Luisa Morella Pennini

Ponte Buggianese (PS) 1902 - 1990
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Luisa è fidanzata con Ugo Armando Benedetti, un giovane emigrato con la famiglia a New York, il quale, rientrato per prestare servizio militare durante la prima guerra mondiale, spera di ripartire con lei. Luisa prepara quindi il passaporto, ma le nuove leggi sull’immigrazione decise dagli Stati Uniti dal 1920 impediscono il rientro per un intero gruppo familiare, compresa la nuova coppia di sposi. Così, con quel passaporto, alla nascita del primo figlio, Luisa parte per fare la balia, come tante generazioni di donne di quell’area economicamente svantaggiata hanno fatto: con la Ciociaria e il Feltrino la Valdnievole è un’area del “mercato del latte” destinato agli Spedali dei bambini abbandonati e ai bambini delle famiglie ricche.
La figlia di Luisa racconta che la madre, durante un viaggio in treno per Lione, dove aveva trovato lavoro, ebbe paura per le attenzioni di alcuni uomini, ma un ferroviere le offrì protezione portandola con sé. Anche dopo il secondo figlio Luisa riparte per quello strano lavoro che permetteva che un figlio fosse lasciato senza madre ed affidato ad un’altra donna che lo allattava per un salario molto inferiore a quello che la madre naturale, a sua volta, poteva ricavare come balia.
Durante il secondo baliatico il primo figlio morì annegato in un fosso della Valdinievole. Alla terza gravidanza, la figlia non fu lasciata per un altro baliatico, ed è così stata la testimone della memoria familiare. Ha conservato, tra l’altro, un documento che ha definito «una beffa atroce», l’attestato che il fascismo consegnò a sua madre (come a molte altre donne) per avere fornito un numero di figli adeguati alle aspettative demografiche del regime.
Ormai anziana la madre sognava anche a occhi aperti quel figlio morto mentre lei era lontana e lo chiamava, illudendosi di poterlo riabbracciare; un giorno credette di riconoscerlo nel figlio di una donna venuta in casa sua e non volle lasciarlo per ore, provocando lo strazio della figlia e di tutti i presenti.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Adriana Dadà (a cura di), Balie da latte. Privati e enti assistenziali in Toscana tra XVII e XX secolo, Firenze, Morgana 2002

Adriana Dadà

Ricercatrice con affidamento all'Università di Firenze. Si occupa prevalentemente di emigrazione femminile di ieri e di oggi. Ha ricostruito attraverso materiali di archivi, pubblici e privati, e fonti orali la storia e le storie di balie, migranti stagionali, lavoratrici ambulanti sia con volumi monografici che con videodocumentari. Alcuni lavori sono visibili sul sito: del museo archivio della memoria

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