Luisa de Molina Sanfelice

Napoli 1764 - 1800
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Luisa de Molina Sanfelice, icona della rivoluzione giacobina napoletana, è una figura controversa: biasimata in Italia per la sua condotta mondana e la mancanza di impegno, esaltata in Francia come eroina romantica e rivoluzionaria, è diventata protagonista di romanzi, biografie romanzate e fiction per le sue vicende d’amore e per la sua morte ingiusta.

Nata a Napoli il 28 febbraio 1767 da Pietro de Molina, ufficiale dell’esercito spagnolo giunto in Italia nel 1733 al seguito dell’infante Carlo III di Borbone (1716-1788) e da Camilla Salinero, figlia di una famiglia di militari genovesi, Luisa sposa nel 1781, con matrimonio combinato dalla madre, il cugino Andrea Sanfelice (1763-1808), cadetto della famiglia dei duchi di Lauriano (oggi Laureana Cilento) e Agropoli. Il marito si rivela amante del gioco, sfaccendato e sperperatore. La loro vita sarà caratterizzata da continui problemi economici e dai tentativi del re di risanare le loro finanze. Dalla loro unione nascono tre figli: Gennaro, Maria Giuseppa e Maria Emmanuela. Per il rischio di dissesto, e su richiesta della madre di Luisa, la corte ordina ai coniugi Sanfelice nel 1787 di recarsi in campagna a Lauriano e rinchiudere i tre figli in convento: il figlio a Montecassino, le figlie nel monastero della Trinità a Magnocavallo, mentre i loro beni vengono affidati all’amministratore, il marchese Tommaso de Rosa.

Da Lauriano i coniugi si trasferiscono ad Agropoli, dove Luisa conduce la vita di castellana e dove arrivano le prime notizie di moti francesi e repubblicani a Napoli. A causa della loro vita dissipata, il re su proposta di de Rosa li separa: Andrea finisce in un monastero di Ciorani a Nocera, Luisa nel conservatorio S. Sofia di Montecorvino Rovella vicino a Salerno. Dopo un anno si riuniscono proprio a Salerno a casa del cognato; presto Luisa è di nuovo incinta, probabilmente di un secondo maschio.

De Rosa la rimanda nel conservatorio di Montecorvino Rovella; il 7 marzo 1794 Luisa e Andrea fuggono insieme con un espediente a Napoli nella loro casa. Nuovamente inquisito per debiti, Andrea diventa realista e riesce a ottenere incarichi pubblici. Luisa frequenta indifferentemente ambienti monarchici e repubblicani, corteggiata da monarchici come l’ufficiale di cavalleria Gerardo Baccher, rampollo di una ricca famiglia svizzera, e repubblicani come il procuratore dei suoi beni Vincenzo Cuoco (1770-1823) e il cancelliere Ferdinando Ferri.

Quando nel gennaio 1799 si forma la repubblica, frequenta appassionatamente gli ambienti repubblicani, che instaurano a Napoli una repubblica democratica al posto della monarchia borbonica, difendendo il diritto all’insurrezione, la lotta all’omertà, l’abolizione del feudalesimo, la separazione fra stato e chiesa, ispirandosi direttamente alla Rivoluzione Francese. Dopo la festa rivoluzionaria del gennaio 1799, per Sanfelice comincia un periodo di impegno: assistenza ad anziani e bambini, cura dei malati, distribuzione di materiale di divulgazione dei principi rivoluzionari; Canta al Teatro San Carlo l’inno patriottico scritto da Domenico Cimarosa (1749-1801); conosce le opere di Jean-Jeacques Rousseau (1712-1778), soprattutto il Contratto sociale e La nuova Eloisa; legge le gazzette francesi che arrivano a Napoli e scrive testi rivoluzionari educativi per il Teatro dei Burattini; guida delegazioni francesi a Ercolano e Pompei per educare il popolo all’amore per l’arte e l’antichità.

Il 13 aprile 1799 un articolo del «Monitore repubblicano» a firma di Eleonora Fonseca Pimentel (1752-1799) rivela che Luisa ha scoperto con Vincenzo Cuoco una congiura filoborbonica e l’ha denunciata; qualcuno le aveva confidato che nella notte di san Bartolomeo sarebbero stati uccisi i giacobini senza bollettino di fedeltà ai Borbone e le navi inglesi e siciliane avrebbero bombardato Napoli. Ricevuto molto probabilmente da Gerardo Baccher un salvacondotto da esibire in caso di pericolo, consegna al Ferri il biglietto che riferisce della congiura nei confronti del governo rivoluzionario.

Luisa diventa salvatrice della repubblica e madre della patria, attirandosi il desiderio di vendetta del re Ferdinando IV (1751-1825). Un sacerdote, Michelangelo Ciccotti, le dedica una poesia di elogio, le donne le fanno festa sotto casa. Gerardo Baccher viene arrestato con il padre e il fratello.

Quando il 13 giugno 1799 il cardinale Fabrizio Ruffo (1744-1827) attacca le truppe repubblicane per riprendere Napoli, i repubblicani vengono fucilati per vendetta, mentre i lazzari dei rioni popolari e le bande sanfediste si scatenano in brutalità. Luisa, nascosta dalla madre in una soffitta, viene scoperta e arrestata; gli avvocati Gaspare Vanvitelli e Moles tentano di dimostrare che non c’è legge che condanni a morte chi scopre una congiura. Luisa nell’interrogatorio si assume la responsabilità della denuncia della congiura per salvare vite umane senza rivelare il nome di chi l’ha informata.

Condannata a essere decapitata, si susseguono gli ordini di sospensione ed esecuzione: Luisa dichiara di essere incinta e i medici pietosamente confermano. Tuttavia l’indulto emanato dal re non viene applicato; a luglio viene convocata a Palermo, resta una trentina di giorni nella prigione della Vicaria e nella Real Casa di Correzione in vicolo sant’Uffizio, dove viene visitata e dove la menzogna sulla gravidanza viene scoperta.

Al re, ritornato a Napoli fra feste di piazza ed elargizioni di doni e ricompense, la principessa Maria Clementina, moglie del principe ereditario Francesco (1777-1830), che ha partorito un maschio e ha diritto di richiedere tre grazie, ne chiede una sola, quella per Luisa, ma non la ottiene. Luisa viene ricondotta a Napoli e la sentenza di morte viene eseguita l’11 settembre 1800. Vincenzo Cuoco e Ferdinando Ferri, che più tardi diventerà ministro borbonico, sono condannati all’esilio e alla confisca dei beni.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Alexandre Dumas, La Sanfelice, Milano, Adelphi 1999

Benedetto Croce, Luisa Sanfelice e la congiura dei Baccher, Bari, Laterza 2004

Maria Antonietta Macciocchi, L’amante della rivoluzione. La vera storia di Luisa Sanfelice e della Repubblica di Napoli del 1799, Milano, Mondadori 1998

Milena Esposito, Luisa Sanfelice, supplemento al periodico «Davvero!», Vallo della Lucania, 2008

Giuseppe Campolieto, Luisa de Molina Sanfelice. Eroina per caso, «Storia e Dossier» n.142, Ottobre 1999, Firenze, Giunti

Paolo e Vittorio Taviani, Luisa Sanfelice, miniserial tratto dal romanzo di Alexandre Dumas, Rai, 2004

Rosangela Lupinacci

Nata a Nesso (Como), nel 1957, è giornalista professionista freelance, laureata in Scienze Politiche a Bologna, ex allieva dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, collaboratrice di quotidiani e periodici per esteri, cronaca e cultura e promotrice della lettura.

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