Lulu Hendley

detta Lulu White

Selma (Alabama) 1868 - California ?
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Aveva gli occhi azzurri più belli della città, che brillavano su un viso dalla pelle ambrata incorniciato da capelli neri. La figura era alta e prorompente.
Lulu White era la prostituta più famosa di New Orleans. Le date della sua nascita e della sua morte sono ancora incerte. Perché Lulu, all’anagrafe Lulu Hendley, schedata più volte dalla polizia nel corso della sua vita, era solita mostrare documenti falsi. Su di lei abbondano aneddoti e leggende.
Nacque in una fattoria dell’Alabama, vicino alla cittadina di Selma da una famiglia creola di origini umilissime. È una “octoroon”: nelle sue vene scorre un ottavo di sangue nero. Poco più che bambina, nel primi del Novecento scappa di casa e si trasferisce a New Orleans, Louisiana, dove in quegli anni prendeva forma il melting pot di francesi, spagnoli, italiani, creoli e africani che avrebbe dato vita a una delle città più creative e colorate del mondo.
Il porto sul fiume Mississipi nella “Crescent City” – come veniva chiamata New Orleans per via della sua forma che ricorda quella di una luna crescente – attirava ogni giorno marinai, contrabbandieri, ricchi commercianti e malavitosi di ogni genere. Il commercio di pietre preziose era una delle attività più redditizie portate avanti dalla borghesia locale, composta – appunto – da facoltosi commercianti o da proprietari terrieri di origini francesi. Lulu ha circa 15 anni (anche se la data di nascita ufficiale, il 1868, è quasi sicuramente falsa) quando viene fermata per la prima volta dalla polizia. L’accusa: il furto di un anello prezioso, in una gioielleria del porto. La cronache locali raccontano che, dopo aver dichiarato false generalità, Lulu riuscì a farsi rilasciare poche ore dopo perché lo sceriffo fu stregato dalla sua sensualità. Secondo alcuni racconti creoli, Lulu era solita praticare incantesimi di magia bianca.
Non ha neanche sedici anni quando comincia a lavorare prima come cameriera, poi come entraineuse, nel distretto a luci rosse “Storyville”. Il quartiere, animato da musicisti e artisti, diventa ben presto la culla degli esperimenti musicali di creoli e africani, ai quali è proibito suonare la musica classica. Pentole e improbabili arnesi sostituiscono gli strumenti. La rapsodia, la rabbia e l’improvvisazione nutrono la culla del jazz.
Storyville è il regno di ogni genere di vizio: alcol, gioco d’azzardo e, ovviamente, la prostituzione. Lulu White fiuta l’affare. Con i soldi messi da parte come prostituta, compra una palazzina che diventa il suo primo bordello: la “Mahogamy Hall Stomp”, al civico 245 di Basin Street. L’edificio in stile vittoriano rivestito da mattonelle color ocra – le era costato quarantamila dollari – diventa ben presto la casa di piacere più frequentata di tutta la città. Alle sue dipendenze lavorano 40 donne. Anche loro octoroon e bellissime. Ma Lulu White, più che una maîtresse, è un’imprenditrice. Per far conoscere il suo bordello agli uomini d’affari di passaggio fa distribuire in città un pieghevole pubblicitario in cui si esaltano l’ottima educazione delle sue ragazze e il lusso dello stabilimento, indubbiamente una delle case meglio arredate di tutta New Orleans.
Composta da cinque saloni, fra cui la “mirroring Parlor”, una stanza sontuosa provvista di cristalli pregiati, e quindici camere ognuna con un proprio bagno. Ad arredare il tutto, poi, preziosi dipinti a olio, tessuti pregiati e argenteria di Tiffany.
A incantare i clienti c’è anche la musica. Nel pianobar della Mahogamy Hall Stomp si esibiscono i musicisti più promettenti della città – che Lulu ingaggia di persona – i quali hanno il compito di suonare musica non forte, ma melodiosa. I più celebri sono il pianista Tony Jackson, Jelly Roll Morton e Louis Armstrong. Fra “Satchmo” e Lulu si crea da subito un legame forte e profondo, che durerà per molti anni. Musica e prostituzione agivano infatti da collante in quella irripetibile coesistenza fra etnie. Nonostante il “Noir Code” indetto dal governatore locale, che stabiliva pene severissime nei confronti di chi favoriva la promiscuità razziale.
Nel bordello di Lulu, negli anni del proibizionismo, si continuano a servire sottobanco bevande alcoliche. Inoltre, infrangendo ogni legge, la maîtresse mette in piedi un saloon. Questo le costerà numerosi arresti e denunce.
Proprio in quegli anni uno dei giornali di impronta cattolica della città, il conservatore «Times Picajune», inizia una crociata contro le case chiuse e la musica jazz, definita «una storiella oscena ritmata e sincopata, che offende qualsiasi società decentemente educata». Una notte nel quartiere Storyville divampa un incendio, che lo distrugge quasi interamente. Quel rogo sarà il pretesto, da parte dell’autorità cittadina, per sgomberare il distretto. Per i suoi abitanti è l’inizio di una diaspora.
Molti dei musicisti jazz si spostano a New York, Chicago, Dallas o Memphis. Le prostitute emigrano al Nord. Di Lulu White si perdono le tracce. L’ultima foto segnaletica la ritrae invecchiata, appesantita, stanca. Probabilmente si trasferisce in California, dove trascorre in anonimato l’ultima parte della sua vita. Al civico 245 di Basin Street resta però la Mahogamy Hall Stomp, ormai disabitata, che viene adibita a centro per i disoccupati. Demolita nel 1949, non sarà mai più ricostruita.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

AA.VV., Storyville, New Orleans, University of Alabama Press, 2000

Rose Al, Miss Lulu White de Basin Street, Nouvelle Orléans, Paris Gaston Lachurie, 1991

Armstrong L., Satchmo: la mia vita a New Orleans, Garzanti, 1970

Ancelet B.J., Cajun and Creole Folktales: The French Oral Tradition of South Louisiana, New York, Garland Publishing, 1994

Asbury H., The French Quarter: An Informal History of the Town New Orleans Underworld, New York, Thunder’s Mouth Press, 1936

Su YouTube: Louis Armstrong - Mahogany Hall Stomp - New York, 5.3.1929

Arianna Giunti

Laureata in Lingue e Letterature Straniere con specializzazione in letteratura angloamericana, dopo aver lavorato negli anni dell’università come traduttrice e interprete oggi è giornalista professionista specializzata in cronaca nera, giudiziaria e inchieste. Ha scritto per «Panorama», «Linkiesta», «Vanity Fair», agenzie di stampa, quotidiani locali e collabora con Radio Capital. Nel 2010 ha vinto il premio come migliore cronista dell’anno “under 30” per un’inchiesta su un caso di malagiustizia minorile.

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