Marcella d’Arle

Roma 1906 - Tivoli 2002
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Marcella parlava correntemente cinque lingue; ha viaggiato per i cinque continenti ed è l’unica cristiana mai entrata a La Mecca. È autrice di moltissimi romanzi in lingua tedesca e italiana.
Sua madre, Oda Oldberg, proveniva da un’antica famiglia prussiana di esploratori, e conobbe suo padre, Giovanni Lerda, nell’ambiente del socialismo europeo. Dopo frequenti attentati squadristi e la morte del padre a Torino, Marcella e sua madre fuggono da Roma per Vienna. Negli anni del nazismo Oda, che trafficava passaporti falsi per gli ebrei, scappa in Argentina. I nazisti, trovando i passaporti falsi nella casa di Vienna portano in carcere la giovanissima Marcella, che non capisce niente di politica. La rilasciano dopo undici giorni con l’obbligo di abbandonare l’Austria, in quanto cittadina italiana. Per rimanervi, Marcella sposa il suo fidanzato austriaco, l’avvocato Carlo Bochskandl, con cui avrà due figlie: Oda e Margareth.
La sua carriera di scrittrice inizia a Vienna, dove il romanzo El Harem ha un certo successo e lei, giornalista ed autrice di lingua e cultura tedesca, diventa nota come profonda conoscitrice del mondo islamico. Nel 1948 Eva, Mutter der Welt (Eva madre del mondo) è pubblicato anche in italiano, da Garzanti. Si tratta di un romanzo in cui l’esperienza del parto è raccontata nei suoi più svariati aspetti: come confine tra la vita e la morte, come momento di tragedie enormi (negli anni in cui è ambientato, erano molti i casi di decesso delle partorienti e/o dei nascituri) e come spazio di espressione e creatività dell’archetipo femminile, che torna, attraverso una scrittura cruda ed espressiva, ad ognuno dei molti parti descritti, e assume intensità ancora maggiore nel «volto terribile, eroico, disperato di tutte le madri di fronte al figlio morto», o ai figli appena nati da difendere dalla morte: «Millenni di civiltà gravavano sulle sue gracili spalle, sulla sua piccola anima, ma giù, nel segreto della sua carne, del suo sangue, ella era ancora la femmina delle caverne, che veglia nuda e terribile, colle unghie ad artiglio accanto ai figli dormienti» (Eva madre del mondo, pag. 130, Garzanti 1948).
Intorno ai primi anni ottanta, rimasta vedova, si trasferisce in Italia, pur non rinunciando a viaggiare. Il luogo che più ama è la costiera Amalfitana: lì con la macchina da scrivere sulle ginocchia, sotto l’ombrellone di fronte al mare, scrive molti dei suoi romanzi in lingua italiana. Nell’ultimo periodo della sua vita le ristrettezze economiche la costringono a fermarsi a Cave, dove sopravvive spendendo poco e continuando a scrivere fino alla morte. Purtroppo il 14 novembre del 2001 un incendio distrugge tutti i suoi documenti, compreso l’unico manoscritto del romanzo dedicato a Giulia Gonzaga, la castellana di Fondi cantata da Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso e che il pontefice Pio V avrebbe condotto sul rogo, come eretica e peccatrice.
L’autobiografia di Marcella, solo ripetutamente tentata, inizia con questa immagine: a Vienna, durante gli ultimi feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale; in una cantina sottoterra ci sono lei e le sue due bambine. Grazie all’interessamento di quello che sarebbe stato l’ultimo imperatore d’Austria erano state trasferite in un posto ritenuto sicuro, appena fuori città. Bussano alla porta ed è… il principe di Borbone, che la invita a trasferirsi al palazzo perché i Russi sono arrivati. Lei lo ringrazia. Lui esce. Inginoccchiata di fronte alle sue due bambine chiede loro se vogliono andare al palazzo. Loro piangono e le dicono di no perché, ogni volta che la mamma li porta a casa di principi, devono sempre lavarsi. Così, con le pentole in testa per difendersi dalle bombe, rientrano nella loro casa di Vienna, trascorrendo gli ultimi giorni della guerra in mezzo al pericolo, fra i palazzi che cadono.
«Ma l’abbiamo scampata. Sa, – mi confidava in un’intervista del 1997 – in quel periodo c’erano bombe dappertutto e macerie e distruzione ed io mi muovevo un po’ per segni, per sentimento… Del resto quella di scampare i pericoli, quasi senza conoscerli, è una caratteristica della mia vita. Così è stato quando ho nuotato dall’Africa all’Asia in un mare pieno di pescecani, e quando ho attraversato il deserto, quando ho scalato una montagnola dove c’erano delle vipere velenose e quando sono finita in prigione a Palermo per aver cercato il bandito Giuliano fra i dirupi di Montelepre».
Il piccolo appartamento, «zingaresco lussuoso» pieno zeppo di oggetti esotici, in un palazzo un po’ diroccato, quasi sventrato, dove ero andata a trovarla a Cave non era la sua vera casa. Perché la vera casa della signora Marcella, come amava essere chiamata, era tutto il mondo, Africa, America Latina e, soprattutto, il medioriente.
La sua carriera di avventuriera inizia a ventuno anni, gratis in prima classe verso l’Egitto. Marcella aveva stretto un accordo con la società di navigazione, accettando di farsi intervistare a ogni porto: non che fosse famosa, ma era bella, bionda, e portava dei bellissimi sandali tedeschi, che nessuna donna avrebbe osato indossare nel 1927.
Dei molti paesi attraversati ha sempre voluto imparare lingua, costumi e cultura. È stata beduina nel deserto e donna harem, ricoperta dal velo, nei paesi islamici. Ha abitato per lungo tempo in Arabia Saudita: soprattutto a Jiddah che «significa nonna e, secondo la leggenda la nonna di noi tutti è Eva che è sepolta lì». Il motivo dei suoi lunghi soggiorni in questa città è legato al desiderio ossessivo che l’ha accompagnata fino al 1954, quando finalmente, grazie all’intercedere di un principe saudita e all’aiuto di un misterioso religioso, riesce a visitare La Mecca, città proibita ai non musulmani. Ma la pietra nera non l’ha vista e nel tempio non è entrata, per rispetto del luogo sacro. «E poi –confessavva – c’è un altro motivo: non era la pietra nera ciò che cercavo. Io credo nella reincarnazione e sono certa di essere morta una volta sulla soglia della Mecca. Volevo semplicemente ritornare sul luogo della mia morte».
Un’altra ossessione, nella lunga vita di Marcella, è stata la spiritualità, che ha ricercato in tutte le religioni: «Due anni fa mi sono decisa a battezzarmi – raccontava nel 1997 -, speravo che questo mi risolvesse tanti dubbi. Invece il battesimo non mi ha cambiato. Non mi ha dato né più pace né meno bisogno di capire. Speravo che, dopo il battesimo, non avrei più considerato le altre religioni. Ed invece, pur non cercandole, se mi capitano le mangio. Del buddismo, per esempio, mi piace la poesia, impari un versetto, lo ripeti e per un po’ te ne senti accompagnata. Ho bisogno della forza della fede, ne ho bisogno per affrontare la morte. Ma non so ancora a quale religione appartenere. Se accettavo l’invito di re Saud a farmi musulmana, chissà…»
Forse non è un caso che la sua poesia preferita fosse Geoffredo Rudel di Carducci, Amore di terre lontane… E il libro che più di ogni altro ha amato per tutta la vita è stato Via col vento di Margaret Mitchell. In novantasei anni di vita, Marcella non aveva ancora trovato un luogo che sentisse davvero suo e ancora desiderava scoprire cose nuove e viaggiare. Chissà l’ultimo viaggio dove l’avrà portata.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Marcella d’Arle, La traversata, Garzanti 1941

Marcella d’Arle, Eva madre del mondo, Garzanti 1948

Marcella d’Arle, Tende nel deserto rosso, La Sorgente

Marcella d’Arle, Il piccolo mendicante di Tangeri, Janus, 1971

Marcella d’Arle, La figlia del Sahara, Le Monnier, 1984 (uscito anche con il titolo Kadisha (la figlia del deserto), La Sorgente, 1985

Marcella d’Arle, Le sepolte vive, Trevi, 1986

Marcella d’Arle, Il gigante dai piedi d’argilla, Beta, 1988

Marcella d’Arle, Ninfa del lago, Beta, 1989

Marcella d’Arle, Il mistero della torre saracena, Beta, 1990

Marcella d’Arle, Lilli e il tesoro, La Scuola

Marcella d’Arle, Dal Pacifico al Rio delle Amazzoni, Ed. del noce 1992

Marcella d’Arle, La fuga di Antonello, Ed. del noce 1992

Giovanna Providenti

È autrice di Goliarda Sapienza, NovaDelphi Edizioni, 2016 (http://www.novadelphi.it/passatopr_providenti_sapienza.html) e La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza (premio Calvino 2009, Villaggio Maori Edizioni, 2010). Si è laureata in lettere e filosofia a Milano e dottorata in Dottrine politiche e questione femminile all’Università Roma Tre. Ha collaborato per anni al mensile «Noidonne» e al master in gender studies di Roma. Oggi continua a scrivere e insegna lettere nelle scuole superiori. Ha pubblicato racconti e numerosi saggi in riviste e libri e curato due volumi: La nonviolenza delle donne (Lef, 2006) e Spostando mattoni a mani nude. Per pensare le differenze (Franco Angeli, 2003).

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