Marcella dell’Aventino

Roma IV - V secolo
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Marcella è una donna romana, morta in età matura in seguito alle violenze subite durante il sacco di Roma del 410.
Come spesso è accaduto, la storia ne ha cancellato gli scritti, ma non ha potuto eliminare le sue tracce: la sua memoria è conservata nelle risposte date alle sue lettere da una massima autorità della chiesa, Girolamo (epp. 23-29; 32; 34; 40-44; 59; 97; da Paola ed Eustochio: 46; a Principia, in memoria: 127).
Anche così, cioè solo indirettamente, la figura di Marcella emerge con una autorevolezza assoluta, e le risposte di Girolamo risultano quindi molto più potenti di qualsiasi encomio.
Marcella è animatrice di un gruppo (frequentemente denominato Circolo dell’Aventino dal luogo in cui si riunivano): soprattutto donne, ma anche alcuni uomini che si riunivano per leggere e commentare la Bibbia. Capita sovente di leggere che sarebbe stato fondato da Girolamo, ma non è così: egli stesso infatti racconta (ep. 127) che mentre si trovava a Roma insieme a due vescovi, era stato avvicinato da una certa Marcella che, insistendo, l’aveva convinto a partecipare alle loro riunioni e a portare il contributo della sua conoscenza biblica.
Dunque l’iniziativa è di questa donna, vedova, che viveva insieme alla madre in una casa sull’Aventino. Molti i nomi di donne coinvolte nell’iniziativa, primo fra tutti quello di Paola e di una delle sue figlie, Eustochio. Girolamo deve difendersi dall’accusa di perdere tempo con delle donnette! Sempre dalle stesse lettere sappiamo che quando si incontravano pregavano i salmi in ebraico e leggevano e commentavano la Scrittura confrontando le versioni latina, greca ed ebraica. Una conferma di questo viene proprio dalle risposte a precise domande di Marcella («non si arrendeva mai – scriverà in seguito – alla prima risposta…») che riguardano passi o termini difficili, presi, appunto, sia dal greco che dall’ebraico.
Riusciamo così a sapere che il tremendo Girolamo ne aveva un po’ soggezione: in una lettera (ep. 29) si scusa perfino di essere arrugginito nello stile latino e di essersi espresso in modo non adeguato alla sua corrispondente. Un dettaglio poi è di estremo interesse: mentre inveisce con la consueta verve polemica contro alcuni che lo criticano (ep. 27), interrompe improvvisamente il racconto e scrive: «sono certo che mentre leggi queste cose corrughi la fronte in segno di disapprovazione e se fossi qui mi metteresti le dita sulle labbra per farmi chiudere la bocca e non farmi dire queste cose». Segno che Marcella non si comporta come una devota sottomessa e silenziosa.
Questi tratti appaiono coerenti con i particolari biografici: ad esempio, con la risposta addirittura sfrontata con cui Marcella dissuade un ricco e vecchio pretendente; e ancora con quanto sappiamo da una lettera che le scrivono da Betlemme Paola e la figlia. Le due erano profondamente affezionate a Girolamo e avevano deciso di seguirlo in Palestina, per vivere là insieme l’ascesi, la preghiera e lo studio della Scrittura. Marcella non va: ha iniziato a Roma, resta a Roma. Allora le amiche, secondo qualcuno su suggerimento o addirittura dettatura di Girolamo, tentano di persuaderla (ep. 46), confermando il suo ruolo di iniziatrice: «noi tue discepole, tu la maestra», «quando ancora il nostro desiderio era incosciente tu ne hai fatto sprizzare la scintilla, ci hai stimolate con la parola e l’esempio, ci hai radunate come una chioccia i pulcini». Ancora, affastellano citazioni bibliche per convincerla, ma poi si scusano: «dirai che le citazioni non sono fatte nel giusto ordine». Marcella non ha bisogno di spostarsi: il suo deserto è a Roma, anche lì c’è il Regno di Dio, anche lì si può vivere nella chiesa (ep. 127). L’autorevolezza di Marcella è testimoniata ancora in un altro passo di Girolamo (ep. 127), scritto successivamente alla morte di lei: quando lui era ormai assente da Roma «se sorgeva qualche disputa a proposito di un testo della Scrittura, si ricorreva al suo giudizio». Allora Marcella, interpellata, rispondeva, ma senza dire che l’opinione era sua ed attribuendola invece a Girolamo stesso o a qualche altro: certo, perché così mostrava quello che dobbiamo essere nei confronti della Scrittura, cioè discepoli e testimoni, non maestri. Ma anche, nota con finezza Girolamo, «per non umiliare il sesso virile e i sacerdoti che l’interrogavano», forse poco propensi a farsi discepoli di una donna.»
La sua morte è legata agli eventi drammatici del 410, quando Roma viene prima assediata, poi saccheggiata dai soldati di Alarico. Girolamo, in particolare, percepisce questo fatto come segno di un crollo epocale. Come in tutte le guerre alla devastazione si accompagna il furto e alla rapina lo stupro. In casa di Marcella, ormai anziana, vive una ragazza giovane, Principia, destinataria della lettera 127 In memoria. Quando i soldati arrivano vogliono i soldi e soprattutto la ragazza. Marcella si mette in mezzo, la difende: le picchiano tutte e due ma poi le lasciano andare. Dopo breve tempo, però, Marcella muore.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Cristina Simonelli

È nata a Firenze (1956). Docente di teologia patristica (Studi teologici San Zeno e San Bernardino a Verona e Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale a Milano) e socia del Coordinamento delle Teologhe Italiane (CTI). Fa parte della redazione di «Esperienza e Teologia» (Verona), e «Evangelizzare» (EDB).

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