Margot Wolk*

Berlino 1917 - 2014
Download PDF

Margot Wölk era una segretaria tedesca, diventata poi una delle 15 giovani donne, che, nel 1942, furono selezionate per assaggiare il cibo del leader tedesco Adolf Hitler al “Wolfsschanze” (“Tana del Lupo” o “ Trincea del Lupo”), uno dei quartieri generali del Führer, in quella che all’epoca era la Prussia Orientale, per due anni e mezzo, per confermare che il cibo era sicuro da mangiare e non conteneva tossine o veleni nocivi. Era l’unica delle 15 “assaggiatrici” sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale e la sua storia non è stata rivelata fino a un’intervista al suo novantacinquesimo compleanno nel dicembre 2012.

Margot Wölk nacque a Wilmersdorf, uno dei quartieri della città di Berlino, il 27 dicembre 1917. Da giovane aveva rifiutato di unirsi alla Lega delle ragazze tedesche, e il padre era stato condannato per essersi rifiutato di unirsi al Partito nazista. Era sposata e lavorava come segretaria durante l’inizio della guerra. A causa di un bombardamento, lasciò l’appartamento dei suoi genitori a Berlino, nell’inverno del 1941, per trasferirsi temporaneamente nella casa di sua suocera in un villaggio della Prussia orientale. Suo marito Karl era in guerra.

A meno di tre chilometri di distanza si trovava il Wolfsschanze, il primo quartier generale militare del Fronte Orientale di Hitler. Era stato costruito per l’inizio dell’Operazione Barbarossa – l’invasione dell’Unione Sovietica – nel 1941. Subito dopo l’arrivo di Margot in Prussia, lei e altre 14 giovani donne erano state selezionate dal sindaco locale e portate nelle caserme di Krausendorf, dove i cuochi preparavano il cibo per le ragazze. Wölk veniva prelevata ogni giorno da un autobus dalla residenza della suocera per recarsi ad assaggiare il cibo. La degustazione avveniva tutti i giorni dalle 11 alle 12. Margot disse in un’intervista: “Non c’era mai carne perché Hitler era vegetariano”, ma la questione è dibattuta tra gli storici perché la cuoca di un hotel, in cui egli si recava molto frequentemente, scrisse in un suo manuale di cucina che Hitler era un grande amante dello stufato di piccioni.

“Il cibo era buono … molto buono, ma non ci piaceva.” L’azione del mangiare per lei è sempre accompagnata dal terrore della morte. Infatti, ogni volta che finiva un piatto scoppiava in un pianto liberatorio, perché significava che era ancora viva.
Tutto ciò perché correva voce che gli Alleati avessero intenzione di avvelenare Hitler. Solo dopo che le donne avevano confermato che il cibo era commestibile ed innocuo, i membri delle SS lo portavano a Hitler nel quartier generale.
Dopo un tentativo fallito di uccidere Hitler, le assaggiatrici non vennero più lasciate nelle loro case, bensì alloggiate in un edificio scolastico. Ogni mattina alle 8, Wölk veniva svegliata dalle SS, che gridavano: “Margot, alzati!” da sotto la sua finestra. Ella ha affermato di non aver mai visto Hitler di persona, ma il pastore tedesco del Führer quasi ogni giorno. “Spesso giocava nell’area all’aperto di fronte al nostro ufficio-baracca.”

Nel 1944, quando l’Armata Rossa sovietica era a pochi chilometri di distanza dal raggiungere il Wolfsschanze, un tenente prese da parte Margot e la fece salire su un treno per Berlino. Dopo la fine della guerra, Wölk incontrò di nuovo il tenente e costui le disse che tutte le altre 14 assaggiatrici di cibo erano state uccise da soldati sovietici.

Quando Margot tornò a Berlino, fu catturata dall’esercito sovietico dopo la fine della battaglia di Berlino. Per due settimane, la violentarono ripetutamente, lasciandole cicatrici inguaribili, tanto che Margot non potrà più avere figli. Fu violentata persino nella scuola dove venivano controllate.

Nel 1946 ritrovò suo marito e tornò a vivere con lui a Berlino fino alla morte di lui, avvenuta nel 1980. Per decenni dopo la guerra, Wölk non ha mai parlato di quello che è successo in Prussia, fino al dicembre del 2012, al suo novantacinquesimo compleanno, quando un giornalista locale di Berlino del giornale “Berliner Zeitung” le ha fatto visita e ha iniziato a fare domande, in seguito alle quali ha parlato di quelli che definisce i peggiori anni della sua vita. Fu allora che, improvvisamente, decise di interrompere il suo silenzio.

“Mi ci è voluto molto tempo per tornare a godere del cibo, ma ce l’ho fatta, non è stato facile ma credo di aver finalmente sconfitto le mie paure”. Il cibo dunque è diventato per lei metafora di morte e paura, ma anche di gioia e ritorno alla vita.

La prima autrice che ha voluto dar voce alle assaggiatrici di Hitler è Rossella Postorino. La scrittrice nel suo libro Le assaggiatrici, ripercorre la storia vera di una delle donne arruolate per scongiurare l’avvelenamento del Führer, ispirandosi a Margot:
“Ho scelto di raccontare la sua storia perché racconta la guerra dal punto di vista delle donne, che restano a casa ma che in questo caso fanno parte a loro volta di un piccolo esercito, un esercito senza armi se non il proprio corpo, e che come soldati sono costrette a sacrificare la propria esistenza per una causa più grande: il Terzo Reich”.

Margot è una donna che ha fatto la storia, ma ha nascosto la sua vita quasi fino alla morte. Forse per paura, o per discrezione o semplicemente per il dolore insopportabile nel far emergere l’orrore vissuto sulla sua pelle. E dal momento che la sua vicenda non si trova nelle pagine dei libri di storia merita di essere presente qui, nell’Enciclopedia delle donne.

Non si hanno informazioni precise sul giorno della sua morte, ma essa avvenne nel 2014.

* Voce redatta dalle ragazze e dai ragazzi della 5^ GA dell’Istituto “G. Galilei” di via Paravia 31 per il Noe (Nucleo Operativo Enciclopedia) dell’I.I.S. Galilei-Luxemburg di Milano. Questa voce è a cura di: Kristina Balan e Alessia Mannino.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Articolo sul Corriere della Sera

NOE IIS Galilei-Luxemburg (coordinato dalla prof. Paola Cartaino)

Leggi tutte le voci scritte da NOE IIS Galilei-Luxemburg (coordinato dalla prof. Paola Cartaino)