Maria Callas

New York 1923 - Parigi 1977
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Maria Cecilia Anna Sofia Kalogeropoulos (in arte Callas) nata a New York il 3 (forse il 4) dicembre 1923. Morta a Parigi il 16 settembre 1977. Le sue ceneri sparse nel Mar Egeo (forse). Cantante lirica leggendaria. Ha stravolto il mondo del melodramma, nonostante i difetti della sua voce che, pur avendo una gamma di eccezionale estensione, comportava disuguaglianze di registro, disparità timbriche, asperità di vibrazioni. Ma la straordinaria musicalità, il fraseggio, la ricchezza di colori, la giustezza tecnica e la serietà professionale furono ineccepibili. Imperativo il fascino della sua personalità interpretativa. Tra i tanti giudizi di esperti e colleghi sono significative le parole del maestro Carlo Maria Giulini, che la diresse anche nella famosa Traviata “di Visconti” alla Scala:

Fu un’esperienza indimenticabile. Per Maria niente era di troppo. Si costringeva a un tirocinio durissimo. Grande, grandissima professionista, oltre che immensa artista.

Balzata alle vette della celebrità internazionale anche grazie alle sue frequentazioni e alla infausta liaison con l’armatore greco Aristotele Onassis, Maria Callas resta il prototipo del melodramma del XX secolo. Eppure la sua grande carriera fu breve. Meno di dieci anni (1949-1958).

I Kalogeropoulos erano emigrati greci trasferitisi a New York, dove il padre gestiva un piccolo drug store. Avevano perso da pochi mesi un figlioletto di due anni e la madre Evangelia, in attesa di un terzo figlio, sperando ardentemente che il nascituro fosse maschio, rifiutò per quattro giorni di vedere la neonata. Negli anni le preferì sempre la primogenita Yakinty (di sei anni maggiore) riservando a Maria un’educazione rigidissima, soprattutto quando si rese conto di come poter sfruttare le doti vocali fuori dal comune della bambina. Anche se ciò servì a incentivare quella che sarebbe diventata la sua prodigiosa carriera, Maria non perdonò mai alla madre di aver privato la sua giovinezza di una vita normale.

Nel 1937 madre e figlia fecero ritorno ad Atene. La voce di Maria, messa a studiare in Conservatorio, manifestò subito una potenzialità straordinaria. Nel 1938, a quindici anni (mistificati in diciotto) debuttò in Cavalleria rusticana. Fu affidata allora al celebre soprano spagnolo Elvira de Hidalgo, che sarebbe diventata la sua guida assoluta.

Nel 1945, dopo un periodo di stenti dovuti soprattutto alla guerra, Maria tornò in America per rivedere suo padre e cercar fortuna nella carriera, impegnandosi intanto come badante presso varie famiglie. Qui incontrò il tenore Giovanni Zenatello, direttore artistico dell’Arena di Verona venuto negli Stati Uniti in cerca di giovani voci per la prossima stagione italiana. Maria, con il nome scritto con la K (Kallas), ottenne una scrittura per il ruolo di protagonista nella Gioconda di Ponchielli. Debutto: 3 agosto 1947. L’accoglienza fu entusiastica. Nell’estate successiva trionfò alle Terme di Caracalla nella Turandot di Puccini. Nel 1949 cantava alla Fenice in Valchiria di Wagner quando, ammalatasi la collega protagonista de I Puritani di Bellini, Tullio Serafin le propose di sostituirla. Si trattava di un ruolo di agilità, all’opposto di quello drammatico wagneriano. Maria affrontò una performance di cui si sarebbe parlato a lungo, e che in seguito le offrì modo di spaziare anche nel repertorio dei soprani “coloratura”. I critici iniziarono a parlare di fenomeno. Teodoro Celli recuperò per lei la qualifica di “soprano drammatico di agilità” coniata un secolo prima per le mitiche Maria Malibran e Giuditta Pasta.

L’anno 1949, che segnò indelebilmente la nascita di un “caso” del melodramma, doveva concludersi con una data fondamentale anche del privato di Maria Callas: il matrimonio con l’industriale veronese Giovan Battista Meneghini, grande appassionato di opera lirica, titolare di una ditta di laterizi che vendette per dedicarsi alla moglie in qualità di manager. Con il matrimonio Maria trovò sicurezza, stabilità, agi, affetto. Da Meneghini, di ventisette anni più vecchio di lei, Callas si sarebbe separata nel 1959. Per un curriculum “normale”, sia pure di altissima qualità, con il seguito di trionfi, viaggi, trasferte, fans eccetera, la storia potrebbe dirsi completata. Ma la grande epopea di Maria Meneghini Callas doveva riservare ben altre date, avvenimenti, trionfi, tonfi, deliri, insuccessi, vertenze, rivalità, scandali, sorprese, gossip nel pubblico come nel privato, che avrebbero riempito pagine e pagine di giornali.

Tra le prime “curiosità” fu il dimagrimento. Callas, che aveva trionfato a Verona in Gioconda, era una ragazzona prosperosa dai grandi occhi miopi. Trasferitasi con il marito da Sirmione a Milano, l’ambiente del jet set impose una visita dalla “sarta” più “in”: la Biki (Elvira Bouyeure, amica intima di Wally Toscanini, nipote acquisita di Giacomo Puccini in quanto figlia di Fosca Crespi a sua volta figlia di primo letto di Elvira Leonardi che sposò in seconde nozze Puccini). Nell’atelier di Biki, Maria si accorse di non avere il fisico adatto per indossare i modelli della raffinata stilista. Tornò un anno dopo trasformata: era un’altra donna, longilinea, elegantissima. Si vociferò che avesse ingurgitato il verme solitario. Falsità, naturalmente. Comunque adesso posava per servizi di moda. Cambiato anche il trucco, molto vistoso, tale da mettere in risalto i suoi enormi occhi, miopi ma certo magnetici. La miopia, anzi, le permetteva di agire sul palcoscenico senza dover badare al gesto del direttore, perché non lo vedeva. Sopperiva una inarrivabile sensibilità artistica. Maria era diventata “la Divina”, la regina della Scala. La rivale “in essere” Renata Tebaldi, rifiutandosi a un impareggiabile confronto, preferì trasferirsi in America, dove fu primadonna incontrastata del Metropolitan.

Alla Scala Maria Meneghini Callas, dopo una recita pomeridiana di Aida in cui aveva sostituito Renata Tebaldi indisposta, ottenne finalmente il suo esordio trionfale con I Vespri siciliani di Verdi, diretti da Victor de Sabata (stagione 1951-52) seguiti da Norma (Bellini) e da Il ratto dal serraglio (Rossini), trionfi confermati all’Opera di Roma con I Puritani e al Maggio Musicale Fiorentino con la riesumata Armida di Rossini.

Riconosciuta come una delle cantanti più eminenti apparse nel secolo, la sua ascesa non ebbe freni: fecero epoca l’esordio al Covent Garden di Londra (1952) con Norma e al Maggio Fiorentino (1953) con Medea (Cherubini), opera che poi riprese alla Scala generando un evento storico. Così con la Lady Macbeth dell’opera verdiana, della cui “pazzia” fece un suo cavallo di battaglia ineguagliabile. Saranno quarantasette, in totale, i ruoli interpretati da Callas nella sua carriera, con alcuni dei quali stabilì un modo nuovo di cantare l’opera lirica.

Fino al 1958 il soprano apparve alla Scala in ogni stagione. Memorabili gli spettacoli con la regia di Visconti: La vestale, La sonnambula, La traviata (1955 ripresa nel 1956, spettacolo che fece storia per la scena del “lancio” delle scarpette, che “lancio” non era per nulla. Semplicemente Violetta si sfilava le scarpe da ballo dopo la festa ma il gesto, giudicato trasgressivo per l’eccessivo verismo, suscitò scandalo. Dal loggione piovvero con i fiori i famosi ravanelli che Callas, miope, raccolse scambiandoli per un omaggio floreale). Sempre alla Scala per la regia di Visconti, le riesumazioni di Anna Bolena di Donizetti e di Ifigenia in Tauride di Gluck, con grandioso apparato scenico di Nicola Benois. Delirante l’accoglienza a Callas per Lucia di Lammermoor diretta da Karajan. Il debutto al Met di New York nel 1956 con Norma registrò l’incasso record di oltre settantacinque mila dollari. Nel 1958, l’esordio all’Opéra di Parigi con il secondo atto della Tosca che fu trasmesso in mondovisione.

Ma il 1958 segna anche date nefaste per la carriera di Maria Meneghini Callas. Il 2 gennaio, all’Opera di Roma, il soprano interrompe la recita di Norma a seguito di un abbassamento di voce. Nel palco reale ci sono il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e Signora, che devono tornarsene a casa. È di nuovo scandalo. Si guastano i rapporti con Ghiringhelli (Scala) e Rudolf Bing (Metropolitan). L’artista rompe a breve con i relativi Teatri.

Dal 1959 la sua attività teatrale si dirada. È successo qualcosa: l’incontro con l’armatore greco Aristotele Onassis, avvenuto a Venezia a un ballo organizzato in onore della cantante da Elsa Maxwell, la pettegola della stampa americana. L’immagine di Callas appare ora sull’esclusivissimo panfilo «Christina», accanto a invitati come Winston Churchill. Lei parla cinque lingue, è a suo agio ovunque. Non così il veronese Titta (Gianbattista) Meneghini signorotto provinciale, che già aveva dovuto sforzarsi non poco per adeguarsi all’evoluzione stratosferica della moglie. Callas, travolta da una passione senza ritorno per Aristotele Onassis, chiede la separazione da Meneghini. Sarà la fine di tutto. Nel marzo 1960, nella clinica Dezza, mette al mondo un bimbo che sopravvive solo per qualche ora, a causa di una insufficienza respiratoria. Verrà sepolto nel cimiterino di Bresso, con il solo nome Omero. La stampa renderà pubblica la notizia anni più tardi.

Le luci del palcoscenico si allontanano sempre più. Ancora qualche contratto rispettato: una Norma e una Medea nel teatro antico di Epidauro, Poliuto e tre recite di Medea alla Scala, regista il greco Alexis Minotis, ma la voce del grande soprano è quasi irriconoscibile. Il 5 luglio 1965 Maria Callas, non più Meneghini, canta per l’ultima volta un’opera intera: Tosca, al Covent Garden, serata di gala presente la Regina Elisabetta. Intanto, il rapporto con Onassis si fa discontinuo. Callas, decaduta dal titolo di regina del mondo dell’opera, interessa sempre meno l’armatore, che la trascura e la svillaneggia. Lei ha rinunciato alle cittadinanze americana e italiana per riprendere quella greca, nella speranza di poter ufficializzare più facilmente la loro unione. Finché, la sera del 20 ottobre 1968, le televisioni di tutto il mondo trasmettono in diretta dall’isola di Skorpios le immagini del matrimonio di Onassis con Jacqueline vedova Kennedy. Callas l’aveva appreso da indiscrezioni della stampa. Non si rimetterà più dall’umiliazione e dallo strazio, anche se la sera delle nozze si farà fotografare ballando fino alle ore piccole da Chez Maxim e anche se, passato poco tempo, l’amante fedifrago si farà ancora vivo con lei.

Seguono esperienze professionali negative: il film Medea girato da Pasolini con e per lei, il tentato recupero della voce e la tournée di concerti con il tenore Pippo di Stefano (con il quale intreccia una storia di breve durata). Unica soddisfazione il master che tiene per alcuni mesi alla Julliard School di New York. Poi la solitudine a Parigi, nell’elegante appartamento di rue Georges Mendel, nel centralissimo quartiere dell’Etoile. Gli amici non ci sono più. Zittiti anche i detrattori, che pure avevano scatenato battaglie furibonde in teatro, all’epoca dei suoi trionfi. Da ultimo, pare che Onassis meditasse un divorzio dalla vedova Kennedy per sposare alla fine Callas, ma muore a Parigi il 15 marzo 1975, non ancora settantenne, affetto da miastenia grave dovuta alla depressione generata dalla morte accidentale dell’unico figlio.

Maria Callas, conscia dell’irreparabile, era partita per gli Stati Uniti, per non dover affrontare i media. Nello stesso anno, il 2 novembre, viene ucciso Pier Paolo Pasolini. Nel marzo 1976 scompare anche Luchino Visconti, il grande amico. Maria Callas, la più grande artista lirica del Novecento, si spegne venerdì 16 settembre 1977, alle 13:30. Non ha ancora compiuto cinquantaquattro anni. I fedeli servitori Ferruccio e Bruna, che manterranno sull’accaduto un silenzio assoluto, non sono in casa. Ipotesi a non finire. Pare che il soprano facesse uso massiccio di Mandrax, un barbiturico per combattere l’insonnia. Il suo corpo viene cremato in tutta fretta, presenti la sorella Yakinty e il marito di lei. L’urna è tumulata nello storico cimitero di Le Père Lachaise (loculo numero 16259, 87.ma divisione). Una lapide bianca di cm 40 x 40 con la scritta Maria Callas. Di lì a poco la tomba viene manomessa e l’urna asportata da ignoti. Dopo alcune settimane le ceneri vengono misteriosamente ritrovate in loco. In quei giorni, per singolare coincidenza, il vecchio marito vilipeso si trovava a Parigi. Un paio di anni più tardi, il ministro della cultura greco a bordo di una nave, spargeva le ceneri di Maria Callas nel mare Egeo, presso capo Sunion (secondo le volontà della defunta, si disse). Sue, le ceneri? Non si saprà mai.

Carla Maria Casanova

Nata a Monza il 1 agosto 1936 da padre italiano e madre belga. Giornalista professionista. Laureata in architettura, dopo uno stage nella scenografia del Teatro alla Scala con Nicola Benois, si è dedicata esclusivamente alla scrittura, con specializzazione Cultura e Teatro musicale. Ha pubblicato un po’ di libri, iniziando con Renata Tebaldi, la voce d’Angelo (Electa, Milano 1981, tradotto in francese, inglese, russo) e terminando (per adesso) con Il gesto e la musica (Zecchini Editore, 2016, terza edizione) che racconta i suoi 66 anni di vita spericolata a tu per tu con i più grandi. Chi inizia a leggere non la smette più.

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