Maria Pezzi

Milano 1908 - 2006
Download PDF

Nel mese d’agosto a Parigi è stato deciso un gran cambiamento nella moda. I grandi sarti parigini hanno lanciato solennemente la nuova moda dell’inverno 1947-48”.

Con queste parole si apriva il primo articolo di Maria Pezzi per la rivista «L’Europeo» di Arrigo Benedetti che portava il titolo significativo Attente signore, perché cambia tutto. Inchiesta sulla moda 1947-48 di Maria Pezzi.

Siamo nel 1947 e gli strascichi della guerra si stanno lentamente svaporando. Le sfilate parigine del 1947 rilanciano la moda in cui Christian Dior la fa da padrone e il rilancio della moda non significa solo modelli nuovi e nuovi tessuti ma soprattutto eventi mondani, sfilate spettacolari, presenze importanti dal corpo diplomatico ai direttori delle maggiori riviste americane, dai famosi disegnatori alle attrici più conosciute.

Uno stile personale di scrittura, quello di Maria, che si atteneva ai fatti e che era interessato a mostrare i complessi meccanismi del mondo della moda; il termine inchiesta che compare nel sottotitolo ne rivela le intenzioni. Uno stile che si distaccava da quello delle altre sue due colleghe: la famosa Camilla Cederna e la eccentrica Oriana Fallaci.

Del resto Maria non veniva propriamente dal mondo del giornalismo, quello con la G maiuscola, ma dall’ambiente più artigianale e concreto dei disegnatori di moda e a questo mondo era appartenuta fino alla fine diventando un punto di riferimento significativo per tutti coloro che si interessarono alla moda tanto che Guido Vergani la volle come consulente per entrambe le edizioni (1999 e 2005) del Dizionario della moda.

Nata a Milano nel 1908, con la sorella Maddalena, poco più grande, aveva frequentato la Manzoni, scuola femminile in cui venivano educate le figlie della borghesia milanese. Erano gli anni del primo dopoguerra e la modernità stata rivoluzionando Milano e l’aspetto che le donne volevano avere nel mondo. Maria era uno donna curiosa, alla ricerca di un futuro tutto suo. Con la sorella fece viaggi (nel 1926 era stata a Berlino appena diciottenne) e si dedicò ai suoi interessi personali grazie anche ad un padre liberale e colto (fu uno dei soci fondatori del Circolo Filologico di via Clerici).

Dapprima credette di voler diventare attrice, ma subito si rivolse alla pittura prendendo lezioni da Attilio Andreoli.

Nell’aria i venti del fascismo soffiavano forte e la crisi economica si aggravava. Ma per Maria fu un momento propizio: l’idea nazionalista di una moda italiana permise lo sviluppo di un settore che prima veniva considerato frivolo e adatto ai giornali femminili. L’attenzione per l’industria tessile e le sartorie cresceva e Maria si reinventò come disegnatrice di moda.

Nel 1937 andò a Parigi e conobbe René Gruau un affermato disegnatore di moda. Questi la spronò a trasformare quello che era il suo hobby in professione e le fece conoscere Jacques Fath.

Tornata a Milano cominciò a collaborare con varie riviste: dalla prestigiosa «I tessili nuovi» della Snia Viscosa a «Grazia» (nel 1939), da «Fili Moda» (dal 1941) a «La Donna», da «L’Europeo» (dal 1947) a varie altre testate «Settimo giorno», «Illustrazione italiana», «La Domenica del Corriere». Smise di collaborare con L’Europeo nel 1958 e cominciò a collaborare con il «Corriere d’informazione» e con il «Corriere della sera» passando dal mondo dei settimanali a quelli dei quotidiani. Poi nel 1960 passò a «Il Giorno», il primo quotidiano italiano a colori,  che ogni settimana pubblicava un servizio sulla moda illustrato dalle tempere di Maria. Dal 1980 al 1996 tenne su “Donna” una rubrica in cui parlava di moda contemporanea alla luce dei suoi ricordi.

Nonostante fosse immersa nel mondo della moda non si lasciò mai tentare dall’assumere atteggiamenti bizzarri e stravaganti e mantenne una sana separazione tra vita privata e vita lavorativa anche se intrattenne un rapporto strettissimo e speciale con i Missoni.

La sua vita privata era semplice e familiare: Maria visse sempre nell’appartamento in Foro Buonaparte (che era appartenuto ai suoi genitori) che venne diviso in due parti comunicanti: da una parte Maria dall’altra la sorella che si era sposata ed aveva avuto due figli.

Maria non si sposò mai, restò sempre uno spirito libero e indipendente e si attorniò di tanti amici, giornalisti ed intellettuali.

Importante la sua amicizia con Dino Buzzati che, iniziata alla fine degli anni ‘40, durerà tutta la vita.

Dino è stato l’amico della mia vita, un compagno di giorni, di mesi, di anni senza che fra noi ci fosse alcun gioco di corteggiamento, alcuna ambiguità. […] Da lui ho imparato tutto: il modo di scrivere e di giudicare, il gusto vero e profondo per l’arte. Era un uomo semplice e lo rimase sempre, anche nei momenti di maggior successo. Diventammo amici”.

Frequentò il salotto di Nora De Sabata, moglie del grande musicista triestino che fu direttore dell’Orchestra della Scala, in cui si riunivano Dino Buzzati, Giorgio Bocca, Emilio Radius, Silvio Bertoldi, Alberto Cavallari, Alfio Russo, Gaetano Afeltra, Arrigo Benedetti, Raul Radice, Carlo Giulini e tanti altri. Fu amica di Giorgio Scerbanenco, Alexander Ramek, Mariano Rech, Elisa Massai e Camilla Cederna.

Considerata unanimemente autorevole testimone su un intero periodo di storia della moda, nonostante avesse terminato di scrivere come giornalista già dal 1994, nel 2002 «Specchio» le chiese di scrivere un pezzo sull’abbandono delle passerelle di Yves Saint Laurent, uno dei couturier che Maria aveva maggiormente apprezzato e di cui nel 1957 (anno in cui il giovane Yves subentra a Dior morto l’11 agosto di quell’anno) aveva scritto:

magro, pallido, stupito, il bel viso da adolescente, un piccolo ramo di mughetto al risvolto della giacca, come una decorazione […] non aveva neppure la forza di sorridere, rimaneva immobile fra il delirio delle donne che lo baciavano, complimentavano, elogiavano

aggiungendo anni dopo:

Da allora l’ho seguito costantemente con crescente ammirazione, e per tanti anni il mio guardaroba non ebbe che due firme: Saint Laurent e Missoni”.

Maria Pezzi era una vera signora della moda italiana.

 

 

 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Guido Vergani, Maria Pezzi, una vita dentro la moda, Milano, Skira, 1998

Giulia Borgese, Maria Pezzi, recitare la moda, in  «Corriere della Sera», 24 luglio 2000, p. 19

Roberta Filippini, B. M. Beppe Modenese, Minister of Elegance, Milano, Skira, 2013

Sara Aphouet N'Guessan, Maria Pezzi, disegnatrice di moda, tesi di laurea magistrale, Università IULM, Relatore Enrica Morini, 2010-11

Sara Foglieni, Maria Pezzi, giornalista di moda "Il Giorno", tesi di laurea magistrale, Università IULM, Relatore Enrica Morini, 2012-13

Michela Leone, Maria Pezzi, giornalista di moda "Donna", tesi di laurea magistrale, Università IULM, Relatore Enrica Morini, 2012-13

Enrica Morini, Maria Pezzi, giornalista di moda "L'Europeo" 1947-1958, Milano, enciclopediadelledonne.it, 2017

Manuela Filomena Ottaviani

Scrittrice, autrice di più romanzi, tra cui: L'Ultima Pizia (Manni, 2020), Massimino (Manni, 2019), Achille Ricci (LED, 2019) Maria Maddalena (DAE, 2017), Arianna (DAE, 2016). Laureata in filosofia antica con due master in comunicazione e educazione alla teatralità, conduce laboratori teatrali e di scrittura creativa di preferenza nelle scuole o in contesti sociali e comunitari. Madre di tre figli è da sempre intensamente interessata ai diritti delle minoranze (in quanto mancina ne fa naturalmente parte) che siano genetiche, sociali, etniche, di genere o altro. Da qui il suo interesse per la riscoperta delle figure femminili in ambito culturale. Vive a Milano.

Leggi tutte le voci scritte da Manuela Filomena Ottaviani