Maria Teresa d’Austria

Vienna 1717 - Vienna 1780
Download PDF

Nell’uso corrente dell’italiano, alcuni termini che esprimono funzione o professione (assessore, avvocato, deputato, direttore, medico, ministro, sindaco, sottosegretario e tanti altri) sembrano non avere forma femminile, percepita forse come adatta a definire ruoli “minori” – come nel caso di “segretaria”. In altre lingue la forma femminile viene usata per indicare la consorte (come nel tedesco Frau Doktor X, Frau Professor Y, che non sono una dottora X o una professora Y, bensì le mogli dei signori X e Y). Benché l’Inghilterra ci abbia assuefatti, fin da Elisabetta Prima, Regina a pieno titolo, nel mondo germanico “Imperatrice” era sempre e soltanto la sovrana consorte, anche in ragione della “legge salica”.
Finché non arrivò Maria Teresa. Della quale è ancora viva e presente la memoria: monete d’argento con il suo ritratto circolano nel Corno d’Africa, col nome di talleri, mentre Trieste è fiera del “Borgo Teresiano”, Milano del Teatro alla Scala, della Pinacoteca e dell’Accademia di Brera e altre testimonianze dell’età teresiana; tutto il Lombardo Veneto loda ancora il Catasto teresiano. Ci vorrà un secolo perché compaia una sovrana ancor più potente e duratura, Queen Victoria, sovrana di un impero mondiale. Si parla di “età vittoriana” per indicare uno stile e una cultura; analogamente si è avuta una età teresiana, che ha lasciato dietro di sé, anche, una grande nostalgia.
Dovevano essere state dotate entrambe di energie gigantesche per affrontare tutte le questioni dei rispettivi imperi e contemporaneamente procreare e allevare nove figli in ventiquattro anni Victoria, sedici in ventotto anni Maria Teresa (che ne portò undici a vita adulta e due figlie al trono, tra Maria Antonietta, quella delle brioches, che andò a Parigi e vi perse la testa).
Aveva un forte orgoglio dinastico e una volontà di ferro. Un potente istinto materno la porterà anche a pensarsi come madre dei suoi sudditi, o di terre da cui la definizione di “Landesmutter”, sovrana madre di terre. Aveva uno sviluppato senso della giustizia, capacità organizzativa, fede nella forza dell’unità familiare e dello Stato.
Nata a Vienna il 13 maggio 1717, alla morte del padre (1740) ereditò la corona d’Austria, divenne arciduchessa regnante e candidata, tramite il marito venuto di Toscana, al titolo imperiale. Indicarne nome e titoli era complicato: Maria Theresia Walburga Amalia Christina von Habsburg, Arciduchessa regnante d’Austria e regina regnante d’Ungheria e Boemia, Regina regnante di Croazia e Slavonia, Duchessa regnante di Parma e Piacenza, Imperatrice consorte del S.R.I., Regina consorte di Germania, Granduchessa di Toscana. I suoi quarant’anni di regno furono un caleidoscopio di alleanze e conflitti, accordi e guerre guerreggiate su tutto lo scacchiere continentale allo scopo di consolidare l’impero.Ma non c’era soltanto la geopolitica: c’era da condurre tutti i complicati affari correnti di un grande e composito impero, una varietà di lingue, nazionalità, religioni, usi e costumi (un secolo dopo Franz Josef apriva il discorso del genetliaco, 16 agosto, coll’appellativo “Ai miei popoli…”). Maria Teresa fu considerata “sovrana illuminata” grazie alle numerose riforme che attuò durante il suo regno. Si basò sui principii del giurisdizionalismo, divise i poteri finanziario e amministrativo da quello giudiziario, accentrò l’amministrazione statale e conferì ad un Consiglio di Stato il ruolo di coordinamento.
Dovrebbe essere chiara l’importanza fondamentale dell’istruzione, pubblica naturalmente, per il funzionamento di un tale impero: su questo l’essere tedesca prevalse sull’essere devota apostolico-romana, visto che nell’Europa meridionale le autorità secolari e religiose erano concordi nell’ostacolare l’istruzione popolare. Era stato Lutero, due secoli prima, a perorare la causa della scolarità universale: la sua Lettera ai Borgomastri e ai Consiglieri di tutte le città tedesche perché istituiscano e mantengano Scuole cristiane (1524) non è affatto un documento teologico, ma una vigorosa arringa politica a sostegno della nazione germanica. (In Italia la prima città che assunse la responsabilità di sostenere scuole di base fu Lucca: città dove la Riforma era attecchita e poté resistere per un certo tempo). Un altro esponente del dispotismo illuminato, il luterano Federico II di Prussia, chiamò Johann Ignaz von Felbiger ad organizzare le scuole del regno (si noti che in tedesco la scuola di base si chiama Volksschule, cioè “scuola del popolo”). Felbiger non solo era cattolico, ma addirittura canonico dell’ordine agostiniano. Il “metodo normale” (di qui la “scuola normale” che, anche in Italia, era quella che formava i maestri elementari) era tanto dettagliato e minuzioso da permettere agevolmente di gestire dovunque i corsi della scuola di base: una sorta di “taylorismo”, o “catena di montaggio”, della scuola primaria.
Concentriamoci sulle politiche scolastiche del quarantennio teresiano. Garantita la sicurezza dell’Impero con un’amministrazione corretta e con la costituzione di un esercito potente, Maria Teresa mise mano alla scuola. «Il popolo va tolto dall’ignoranza, ad esso va data istruzione al fine di poter migliorare la propria condizione, essere utile a se stesso, allo Stato, alla prosperità della collettività». Nel 1774 introdusse l’istruzione primaria obbligatoria dai 6 ai 12 anni e finanziò le spese della pubblica istruzione con i beni requisiti alla Compagnia di Gesù, soppressa qualche tempo prima. A richiesta dell’imperatrice, Felbiger andò a Vienna nel 1774 e vi fu nominato commissario dell’istruzione per tutti i territorii di lingua tedesca dell’impero. Pubblicò l’ordinanza sulle scuole e l’anno successivo il Methodenbuch für Lehrer der deutschen Schulen. Il metodo era efficace e perciò si estese anche alle aree di altre lingue. Per l’area italofona Rovereto fu un centro di grande importanza: per studiarne il metodo lo visitarono due frati napoletani, che lo fecero conoscere nel Regno di Napoli e un abate catanese se ne fece tramite in Sicilia. Naturalmente si diffuse anche nel regno Lombardo-Veneto. In Lombardia nel 1774 venne emanato da Maria Teresa il “Regolamento generale per le scuole normali, principali e comuni”, che rispecchia quello redatto da Felbiger per l’Austria, in cui si diceva che il territorio di ogni parrocchia avrebbe dovuto dotarsi di una scuola pubblica per il popolo; la riforma fu parzialmente attuata anche grazie all’opera del padre somasco Francesco Soave: nel 1788 nacque a Milano la prima scuola pubblica per la preparazione dei maestri (detta scuola di metodo). Nel 1791, poi, si pervenne con Leopoldo a un generale riassetto delle scuole pubbliche della Lombardia austriaca. È significativo che la legge spina-dorsale della scuola in Italia sia stata scritta, nel 1859 a Torino, dal conte Casati, che era stato suddito dell’impero e che si era formato, a Milano, in scuole di rito austriaco.
Il complesso dell’imperatore, in cui lo scrittore triestino di lingua slovena Carolus Cergoly esprime con tanta eloquenza quella nostalgia mitteleuropea, era stato originato da Maria Theresia, Landesmutter.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Jean-Paul Bled, Maria Teresa d'Austria, Bologna, Il Mulino 2003

Edward Crankshaw, Maria Teresa d'Austria - Vita di un'imperatrice, Milano, Mursia 2007

Edgarda Ferri, Maria Teresa. Una donna al potere, Milano, Mondadori 2008

Franz Herre, Maria Teresa. Il destino di una sovrana, Milano, Mondadori 2000

Eva Manethová, En 1774 un decreto estipulaba seis años de escolaridad obligatoria

Carlo Pancera, Cronologia di storia della scuola

[social_share]

Marco Todeschini

Marco Todeschini ama i soprannomi, che attribuisce e riceve. Tra quelli ricevuti apprezza “caminante”, che gli hanno dato a Montevideo, “andarilho” avuto a Porto Alegre e “vagamundo”, che si è dato da sé. Per osservare l'educazione in modo comparativo, gira il mondo; finché possibile, a piedi.
Fino al 2008 è stato docente di storia della pedagogia all'Università degli studi di Milano.

Leggi tutte le voci scritte da Marco Todeschini