Marie de France

metà XII sec. - ?
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Prima voce femminile della letteratura antico-francese e una delle scrittrici più autorevoli del medioevo, Marie de France fu attiva nella seconda metà del XII secolo, ma i suoi versi eleganti e pieni di fascino sono giunti fino a noi con intatta capacità di suscitare forti emozioni.
La firma di Marie de France compare in tre opere attribuite alla stessa mano, databili fra il 1160 e il 1190: le Fables, l’Espurgatoire saint Patrice e i Lais, alle quali la critica in modo ormai pressoché concorde aggiunge, sulla scorta di una solida analisi stilistica e linguistica condotta da June Hall McCash, anche una quarta opera, ovvero la Vie sainte Audree, poemetto agiografico anglo-normanno su Eteldreda di Ely, regina e badessa sassone nonché santa.
La materia trattata, così come la lingua e gli elementi interni alle sue opere, riconducono l’attività poetica di “dame Marie” alla corte anglo-normanna di Enrico II Plantageneto e di Eleonora d’Aquitania, dove alcuni dei suoi Lais trovarono grande apprezzamento, come testimonia lo scrittore anglonormanno a lei contemporaneo, Denis Pyramus, nella Vie de seint Edmund le rei.
Quanto all’identità storica della celebre poetessa, essa risulta avvolta da un mistero, che Ezio Levi non ha esitato a definire «beffardo, canzonatorio, esasperante», e che riguarda il suo stesso toponimico, dal momento che si deve a un erudito del XVI secolo, Claude Fauchet, l’idea di chiamare l’autrice Marie de France sulla scorta del famoso verso 4 delle sue Fables: «Marie ai nun, / si sui de France» («Mi chiamo Maria e sono di Francia»).
Numerose sono state le ipotesi proposte dalla critica nel tentativo di risolvere la vexata quaestio dell’identità dell’autrice. Fra le molte identità assunte nel tempo, nei testi di critica letteraria, da Marie “de France” vi è quella di Marie de Beaumont de Meulan, ipotetica figlia di Garelan IV de Meulan († 1166), uno dei milites litterati, dei cavalieri cioè più colti e raffinati della corte anglonormanna di Enrico II, che conosceva il latino e amava comporre versi d’occasione, il quale fu peraltro il dedicatario della prima versione della Historia Regum Britannie di Goffredo di Monmouth (1136), sebbene non risulti aver avuto alcuna figlia di nome Marie. Questa ipotesi, sostenuta da Urban T. Holmes e riproposta da Yolande de Pontfarcy, sarebbe conseguita, stando a quanto è stato documentato da Carla Rossi, a una banale confusione, una negligenza colpevole nella lettura delle carte d’archivio, perché proprio negli archivi è ampiamente attestata l’esistenza di una Maria de Meulan, nata però attorno all’anno Mille, in Francia, da Galeran II de Meulan (un avo di Galeran IV) e Oda de Conteville, che ebbero almeno un figlio maschio, Ugo II (1018-1053) e un’altra figlia, Adeliza, Alisende o Amice.
Priva di alcun fondamento storico sembra essere anche la proposta di Levy di identificare la poetessa con “Mary, badessa di Reading”, in quanto questo monastero non ospitò mai comunità monastiche femminili.
Agli inizi del Novecento, nell’estenuante ricerca di Marie de France fra le mura di conventi inglesi, J. C. Fox credette di aver finalmente trovato una pista a Shaftesbury: si trattava di un’apparentemente longeva badessa (Fox la credette nata nel 1134), dal nome latino Maria Ostelli, che resse per trentacinque anni questo convento (1181-1216). La congettura del ricercatore britannico non convinse però mai pienamente gli addetti ai lavori, soprattutto per via del fatto che si volle attribuire, intenzionalmente, alla badessa una parentela illegittima con Enrico II d’Inghilterra.
Nel tentativo di sconfiggere l’anonimato di Marie de France, Antoniette Knapton elaborò invece l’ipotesi che si trattasse di Marie de Blois, contessa di Boulogne e principessa d’Inghilterra, morta nel 1182, che all’età di circa vent’anni, nel 1145, divenne badessa del monastero di Romsey. Ma i pessimi rapporti intrattenuti da Marie de Blois con il re Enrico II collidono aspramente non solo con la vicinanza culturale all’ambiente di corte di Marie de France, ma anche con la dedica della raffinata autrice medievale al “nobile re” presente nel prologo dei suoi Lais.
Una nuova teoria in merito alla biografia dell’autrice si deve di recente a Carla Rossi, per la quale Maria di Francia sarebbe da identificarsi con Maria Becket, la sorella minore di Tommaso Becket, cancelliere del re Enrico II e primate di Canterbury.
La dichiarazione di appartenenza alla Francia della poetessa (Marie ai num, si sui de France) altro non sarebbe, secondo la studiosa, che una sorta di posture d’auteur di Maria Becket, giustificata da particolari motivi biografici o ideologici; una rivendicazione cioè di appartenenza culturale e sentimentale a quella “terra franca”, cui forse l’autrice appartenne in un particolare momento della sua vita (si fui). Maria Becket era cresciuta, infatti, in una famiglia normanna a contatto con l’élite laica di origine normanna, ed era stata esiliata in Francia per molti anni, con gli altri familiares dell’arcivescovo.
In quanto sorella del potente, colto ed ambizioso cancelliere del regno di Enrico II Plantageneto, Maria era entrata inoltre a contatto con la cerchia dei litterati e degli intellettuali, rappresentanti della rinascita umanistica del XII secolo, che gravitava attorno al futuro primate d’Inghilterra, della quale facevano parte Erberto di Bosham, Pietro di Blois, Walter Map, Gautier de Châtillon, Giraldo di Barri. E proprio le opere di Maria di Francia dimostrano un’influenza degli eruditi dell’entourage di Tommaso Becket: nelle Fables è possibile riconoscere il Policraticus di Giovanni di Salisbury, e nel prologo dei Lais, Maria dimostra di conoscere sia il Metalogicon, sempre di Guglielmo di Salisbury, che l’Epistola 101 di Pietro di Blois.
Per contro, Richard Baum non solo ha negato a Marie de France un’identità femminile, ma gliene ha sottratta una tout court. Per diversità stilistiche e strutturali (presunte, a parere della maggior parte degli studiosi) i Lais sarebbero stati eseguiti a varie mani, e in Marie si troverebbe una referenza astratta, una sigla corrispondente ad una pluralità di autori.
Capolavoro della letteratura medievale, i Lais di Marie de France – probabilmente la sua prima opera poetica – sono una raccolta di dodici racconti brevi (raramente infatti superano i mille versi) scritti in versi octosyllabes a rima baciata di argomento prevalentemente fiabesco e cortese. I Lais inaugurano un nuovo genere, moderno, contrapposto al ciclo epico storico e antico, dove la materia di Bretagna, ovvero le avventure leggendarie narrate per tradizione orale dai cantori celtici, si intreccia strettamente alle modalità della fin’amors. La stessa parola lai (laid in antico irlandese) è di provenienza celtica e designa originariamente non tanto un racconto, ossia una forma narrativa, quanto una melodia, una canzone.
Le dodici storie di Marie de France – dove la scelta del numero dodici risulta peraltro altamente simbolica, rappresentando questo numero i mesi dell’anno, gli apostoli, i segni zodiacali, ovvero un’idea di completezza e di circolarità – esordiscono con una decisa dichiarazione di autorità intellettuale femminile, perché Marie, che ha avuto il dono del sapere e dell’eloquenza, pur elogiando l’operato dei predecessori e il loro lavorio di traduzione, di glosse e di rifacimenti moralizzati, annuncia al tempo stesso l’intenzione di fare cosa diversa: anziché tradurre qualche “bone estoire” (bella storia) dal latino al volgare, come hanno già fatto molti autori prima di lei, seguendo un sentiero già battuto e privo di vera originalità, intende rivolgere i propri sforzi ai lais, che aveva ascoltato, fissando così per sempre, attraverso la propria arte e la propria scrittura, quei racconti trasmessi oralmente e destinati a perire nella memoria collettiva. Leitmotive nell’opera di Marie sono infatti l’oblio e la remembrance. «Gloser la lettre en langue vulgaire» è per Marie de France mettere il contenuto, chiarendolo, alla portata del suo pubblico laico che non conosceva a sufficienza il latino, è consegnare il passato nello scritto allo scopo di farlo rivivere, è far comprendere un testo adattandolo alle circostanze, secondo il principio teorico del delectare et docere. E questa strenua volontà di ricordare le storie del passato si coniuga, per Marie, con il desiderio di essere, a sua volta, ricordata sia dai contemporanei che dai posteri: nei Lais, nelle Fables e nella Vie sainte Audree, il nome dell’autrice è difatti costantemente associato al timore della dimenticanza. L’insistenza di Marie sul rischio dell’oblio e sulla funzione salvifica della memoria sembra aderire alla particolare idea – nata sulla spinta dell’insegnamento di Abelardo, e rielaborata nella seconda metà del XII secolo dai pensatori e dagli intellettuali della cerchia dell’arcivescovo Tommaso di Canterbury – secondo cui la memoria è un’arca sapientiae, l’unico mezzo possibile perché le opere possano sopravvivere alla corruzione del tempo.
Ma la poetica della memoria di Marie de France è anche e soprattutto memoria femminile. Al centro di ciascun lai, incontro raffinato tra meraviglioso celtico e mondo cortese, si trova, come in una sorta di miniatura nitida e perfetta, un personaggio femminile, su cui è posta tutta l’attenzione dell’autrice. Come ha ben evidenziato Patrizia Caraffi, fra le figure femminili certamente predilette da Marie de France vi è quella della malmariée, la malmaritata, ovvero una giovane donna, quasi ancora fanciulla, tenuta prigioniera e fatta sorvegliare da un marito geloso, molto più anziano, non amato. Benché avvolto da un alone meraviglioso, il motivo della malmariée assume nei Lais di Marie i tratti di un fine realismo, capace di mostrare «le contraddizioni di pratiche matrimoniali rigide, espressioni di interessi precisi della società feudale del tempo, come la conservazione del patrimonio, l’importanza di un erede maschio, il lignaggio, il controllo sulle donne che dovevano assicurare, con la verginità prima e la fedeltà poi, la purezza della discendenza». Parlando di questo tipo di realismo e di attualità che traspare in filigrana nei Lais di Marie de France, Leo Spitzer ha definito i racconti di Marie come delle Problem-Märchen, ossia delle favole che illustrano ogni volta un problema diverso: «Ella inventa, per così dire, favole-problemi, nel senso che vengono inseriti nel mondo della favola, un mondo misterioso, semplice, fantastico, privo di complicazioni, incoerente e mutevole, problemi concepiti con una razionalità estrema, che però, attraverso la realtà della favola, si spogliano della loro componente razionale. Ma questi fatti meravigliosi, accaduti nel paese delle meraviglie, sono avvenimenti reali […]».
I Lais di Marie de France parlano solo e tutti d’amore. I protagonisti sono coppie che vivono vicende straordinarie, dove l’aventure non è solo elemento esterno con cui confrontarsi, ma un labirinto psicologico in cui trovare o ritrovare la propria verità. Tra i Lais di Marie de France uno, tra i più belli, il Chievrefoil, si lega alla leggenda di Tristano e Isotta.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

J. C. Fox, Marie de France, «English Historical Review», XXV (1910), pp. 303-306

E. Levi, Il re Giovane e Maria di Francia, «Archivum Romanicum», V (1921), pp. 448-471

R. D. Whichard, A Note on the Identity of Marie de France, in Romance Studies presented to William Morton Dey, a cura di U.T. Holmes, A. E. Engskrom, S. E. Leavitt, Chapel Hill, 1950, pp. 177-181

P. N. Flum, Additional Notes on Marie de France, in «Romance Notes», 3 (1961-1962), pp. 53-56

Richard Baum, Recherches sur les œuvres attribuées à Marie de France, Heidelberg, 1968

A. Knapton, A la recherche de Marie de France, «Romance Notes», 19 (1978), pp. 248-253

Leo Spitzer, Maria di Francia, autrice di favole problematiche, in Saggi di critica stilistica, Firenze, Sansoni, 1985, pp. 15-68

P. Grillo, Was Marie de France the Daughter of Waleran II, count of Meulan?, in «Medium Aevum», 57 (1988), pp. 269-274

G. Lachin, Maria di Francia, la tradizione, la traduzione, il tradimento, in Omaggio a Gianfranco Folena, Padova, 1993, pp. 207-233

Yolande de Pontfarcy Sexton, Si Marie de France était Marie de Meulan, «Cahiers de Civilisation Médiévale», 38 (1995), pp. 353-361

June Hall MacCash, La vie sainte Audree: A fourth text by Marie de France?, «Speculum», 77 (2002), 3, pp. 744-777

Patrizia Caraffi, Figure femminili del sapere (XII-XV secolo), Roma, Carocci Editore, 2003 («Biblioteca Medievale. Saggi», 12)

Carla Rossi, Brevi note su Marie de Meulan (ca. 1000 – 1060) un’improbabile Marie de France, «Critica del testo», VII, 3 (2004), pp. 1147-1155

Carla Rossi, Marie, ki en sun tens pas ne s'ublie. Marie de France : la storia oltre l’enigma, Roma, Bagatto Libri, 2006

Carla Rossi, Marie de France et les érudits de Cantorbéry, Paris, Éditions Classiques Garnier (Recherches littéraires médiévales, 1), 2008

Maria di Francia, Lais, a cura di Giovanna Angeli, Milano, Mondadori, 1983

Per ulteriori indicazioni sulla vastissima bibliografia critica che riguarda Marie de France e i suoi testi, si rinvia al sito web ARLIMA Archives de littérature du Moyen Age

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Serena Modena

È Dottore di ricerca in Scienze linguistiche, filologiche e letterarie (indirizzo di Romanistica) dell'Università degli Studi di Padova, dove è attualmente assegnista di ricerca in Filologia Romanza. Ha svolto attività di ricerca anche presso l'Università degli Studi di Verona e l’Università di Ginevra. Collabora al progetto RIALFrI (Repertorio Informatizzato dell'Antica Letteratura Franco-Italiana) e al sito web ARLIMA (Archives de Littérature du Moyen Âge). Ama il cinema diretto e scrive racconti in versi per bambini.

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