Marie de Rubatin-Chantal, Marquise de Sévigné

Parigi 1626 - Grignan 1696
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Al signor de Coulanges,
Parigi, lunedì 15 dicembre 1670
Sto per dirvi una cosa la più stupefacente, la più sorprendente, la più meravigliosa, la più miracolosa, la più trionfale, la più vertiginosa, la più inaudita, la più singolare, la più straordinaria, la più incredibile, la più imprevista, la più grande, la più piccola, la più rara, la più comune, la più esplosiva, la più segreta fino a oggi, la più brillante, la più degna d’invidia; in definitiva una cosa di cui si trova un solo esempio nei secoli passati, e pure quest’ esempio non è soddisfacente; una cosa che non si può credere a Parigi (come si potrebbe credere a Lione?); una cosa che fa esclamare di stupore tutti; una cosa che colma di gioia Madame de Rohan e Madame d’Hauterive; una cosa, infine, che si farà domenica, quando quelli che la vedranno crederanno di avere le traveggole; una cosa che si farà domenica e che non sarà forse fatta lunedì. Non so decidermi a dirla, indovinatela, ve la do a tre: rinunciate? Ebbene! Bisogna proprio che ve la dica: il signor de Lauzun sposa domenica al Louvre, indovinate chi? Ve la do a quattro, ve la do a dieci, a cento. 1

Marie de Rabutin-Chantal nacque a Parigi, nell’attuale Place de Vosges, il 5 febbraio del 1626 e morì a Grignan, presso il castello del genero, il 17 aprile del 1696. Ricordata come importante scrittrice francese, mai si considerò tale. Figlia di un nobile originario della Borgogna e di una ricca borghese, rimase orfana in tenera età, ereditando un vistoso patrimonio e uno fra i più bei nomi di Francia. Ma soprattutto poté disporre di una raffinata educazione grazie al suo tutore, lo zio Christophe de Coulanges, abate di Livry, che le affiancò come maestri G.Ménage e J.Chapelain: ricevette un’istruzione ai nostri occhi moderna, mentre come autodidatta imparò l’italiano e lo spagnolo, lingue a quei tempi considerate essenziali per il canto: “Sopra siffatto tronco di soda cultura, poté in seguito innestare ogni maggior perfezione spirituale”1. La promettente giovane accettò un matrimonio combinato, come era costume dell’epoca, sposando, nel 1644, Henri, Marchese de Sévigné, benestante di origine bretone, con cui andò a vivere presso il castello Les Rochers, che le divenne molto caro. Dal matrimonio nacquero Françoise Marguerite, nel 1646, e Charles, nel 1648.
“Monsieur de Sévigné mi stima, ma non mi ama, io lo amo, ma non lo stimo”. 2.
Marie rimase presto vedova e, legata alla figlia da un irrinunciabile affetto, non volle più risposarsi, probabilmente anche per la paura di nuove gravidanze, causa frequente di morte per le giovani madri. L’esperienza del parto infatti era stata per lei traumatica, e con timore visse le sei gravidanze della figlia, due delle quali furono particolarmente complicate. Nonostante le numerose offerte di matrimonio e opportunità, Marie si dedicò completamente all’educazione dei figli, all’amministrazione oculata del suo patrimonio e soprattutto alla vita in società, la sua vera passione: la regina Anna d’Austria, moglie di Luigi XIII, l’accolse giovanissima a corte.

Nel 1671 il matrimonio della primogenita Françoise: “la plus jolie fille de France” 3 con il conte di Grignan portò la giovinetta in Provenza e questo distacco, all’inizio fonte di vera disperazione per la marchesa, fu all’origine di un epistolario durato oltre 25 anni, che divenne il nucleo principale e più famoso delle Lettres (circa 1500), considerato fra i più importanti nella letteratura europea. Scriversi era per le due donne un modo dell’intimità, che compensava le difficoltà di relazione: iniziarono a scriversi anche quando vivevano sotto lo stesso tetto, poiché, parlando, temevano di ferirsi.
Madame de Sévigné trascorse la sua vita fra Parigi, la Provenza e Les Rochers, sempre presente nei salotti più importanti, per esempio quello di Nicolas Fouquet, ministro delle finanze di Luigi XIV, implicato poi in uno scaldalo e in un processo che fece molto parlare e che coinvolse suo malgrado anche la marchesa; oppure quello dell’amico cugino Roger de Bussy–Rabutin. I nomi del bel mondo francese si rincorrono nelle sue lettere e testimoniano la fitta rete di amicizie, anche molto profonde, su cui Marie poteva contare: Boileau, Racine, Bossuet, Mademoiselle de Scudéry, F. de la Rochefoucauld, amicizie che erano qualcosa di più di un legame sociale ma rappresentavano nella sua cerchia un valore assoluto. In particolare il rapporto con Madame de La Fayette, conosciuta nel 1651, incarna un sodalizio durato 40 anni: “Credetemi, mia carissima – scriveva la contessa a Madame de Sévigné – voi siete la persona che ho più sinceramente amato al mondo”. 4
Un’altra occasione per un nutrito corpus di lettere fu, nel 1676, una malattia che Marie volle curare a Vichy. Le lettere dalla cittadina dell’Auvergne rappresentano un piccolo gioiello per l’acume con cui la nostra ritrae la quotidianità di quei luoghi e di quegli anni che molti anni dopo Maupassant immortalerà nel suo romanzo Mont-Oriol.
Nel 1696, quando aveva già perso cari amici e parenti, mentre si trovava presso la figlia a Grignan, Madame de Sévigné morì, forse di polmonite, il 17 aprile.
“Spiritosa, allegra, vivace, estroversa, originale, mutevole, camaleontica, decisa a piacere: è questa l’immagine di Madame de Sévigné che emerge dalle testimonianze contemporanee e che spiega le ragioni del suo successo”. 5
Stile della scrittura e carattere: forse per questa congiunzione fra scrittura, arte e vita – individuale e pubblica – restituita dalle lettere, Proust la riteneva sua fonte ispiratrice, paragonandola nella Recherche – alla pari del pittore Elstir o di Dostoevskij – a quegli artisti che dispongono la propria materia “nell’ordine delle nostre percezioni, mostrandoci innanzitutto l’effetto, l’illusione che ci colpisce” 6, per considerarne solo in seguito le cause. La scrittura così diviene un prisma della vita, sintesi e riflesso, e per questo Virginia Woolf avrebbe avvicinato M.me de Sevigné al romanzo del Novecento. Forse Proust poteva paragonare questo vasto affresco “intimo” compiuto da M.me Sevigné di una intera società, alla sua prospettiva, “interna” alla società parigina emergente nei salotti alla vitalità intellettuale e relazionale dei salotti seicenteschi e delle Preziose francesi.

Proust aveva potuto ispirare il suo tentativo di restituire le complicate dinamiche dei salotti parigini – luogo di un incontro totale fra la politica, il gusto, l’arte – al vasto affresco “intimo” compiuto da M.me Sevigné di una intera società di Antico Regime ma spregiudicata, e alla vitalità intellettuale e relazionale dei salotti seicenteschi e delle Preziose francesi.
Le dame dei salotti del ‘600 parigino, lontane dalla corte, sancirono infatti un nuovo patto di convivenza tra donne e uomini. Presero la parola con sicurezza su tutte le questioni che riguardavano i rapporti sociali e, seppur indirettamente, divennero molto influenti circa l’etica individuale e quindi la vita politica. Il movimento delle “preziose” nacque nel più famoso e frequentato salotto della capitale, quello di Catherine Vivonne-Savelli de Rambouillet, che era solita ricevere distesa sul letto della sua chambre bleue. Qui gli ospiti, uomini e donne, si dedicavano all’arte della conversazione, affrontando i più svariati argomenti e raccontandosi storie in maniera piacevole e brillante, cercando di dare prova del proprio esprit. Le frequentatrici del salotto incominciarono a salutarsi chiamandosi “ma précieuse” e “preziosa” divenne così l’appellativo per designarle e quello entrato nell’uso per le donne che, da questo primo nucleo, diedero origine ad un vero e proprio movimento, una moda culturale, uno stile di vita e una precisa posizione di pensiero: la Preziosità.
Spesso per Madame de Sévigné è stato usato l’aggettivo “luminoso” e non a caso: insieme ad altri due nomi illustri del tempo, la contessa La Fayette e il duca de La Rochefoucauld, ha spianato il terreno per la grande rivoluzione dei lumi del secolo successivo, dove “il rigore estetico non faceva distinzione fra la letteratura e la vita”.7
Complessa fu la diffusione delle Lettres e non privo di colpi di scena fu l’iter che caratterizzò la loro diffusione da parte degli eredi, in primis una nipote, figlia della figlia, Pauline de Simiane, che operò una forte censura sulle lettere della ormai famosa nonna. In seguito il lavoro di ricostruzione degli originali costò non poca fatica a filologi e a critici.
La prima è l’edizione dei Grands Ecrivains pubblicata da Hachette nel 1862: 14 volumi comprensivi di album, appunti critici, note, indici; attualmente la più autorevole risulta quella curata da Roger Duchene, Correspondance de Madame de Sévigné, 3 voll. Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard, Paris 1972-1978.

  1. 1. Marchesa di Sévigné, Lettere scelte, trad. di M. Cerati, Sonzogno, Milano   ^
  2. Tallemant, Historiettes, Gallimard, Paris 1960-1961, vol. II, pag. 429  ^
  3. Madame de Sévigné a Bussy-Rabutin, 4 Dicembre 1668  ^
  4. Madame de La Fayette a Madame de Sévigné, 24 Gennaio [1692], in BENEDETTA CRAVERI, La civiltà della conversazione, ibidem, pag.270  ^
  5. Benedetta Craveri, La civiltà della conversazione, Adelphi, Milano 2011, pag.252  ^
  6. Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto. All’ombra delle fanciulle in fiore, trad. F. Calamandrei e N. Neri, Milano 1970, pag. 230  ^
  7. Benedetta Craveri, ibidem, pag.287  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Benedetta Craveri, La civiltà della conversazione, Adelphi, Milano 2011
Marchesa di Sévigné, Lettere scelte, trad. di M. Cerati, Sonzogno, Milano

Raimonda Lobina

Nata a Lambrate, Milano, nell’Ottobre del 1955, si trasferisce a 15 anni in Svizzera dove studia e lavora, laureandosi a Zurigo con una tesi di Dottorato sulla Medea di Corrado Alvaro e dove è molto attiva nell’ambito dell’immigrazione italiana. Dal 1982 vive a Cremona, città in cui ha messo al mondo un figlio, ha accudito una mamma anziana e dove insegna Lettere al Liceo Classico. Collabora da tempo con riviste e siti locali e da alcuni anni ha ripreso l’impegno nel Terzo Settore e nel mondo del volontariato, svolgendo vari incarichi e ricoprendo diverse cariche.

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