Marie Goegg-Pouchoulin

Ginevra 1826 - 1899
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La famiglia Pouchoulin, di discendenza ugonotta francese, aveva a Ginevra un’orologeria e affittava qualche camera a rivoluzionari perseguitati che allora trovavano rifugio in Svizzera. Nel 1826, il 24 maggio, in quella famiglia di tendenze libertarie e socialiste, nacque Marie, destinata, come tante brave ragazze borghesi, finite le elementari, a lavorare nella bottega del padre e, a diciannove anni, sposare un bravo commerciante e dargli subito un figlio.

Ma Marie era pronta a realizzare le aspirazioni imparate in casa e quando si innamorò di un patriota tedesco che alloggiava in casa del padre, senza attendere il divorzio (concesso molti anni dopo con due nuovi bambini) scelse la libera convivenza e con Amand Goegg si trasferì prima a Londra, poi a Parigi: erano entrambi attivi politicamente, per la lotta di classe lui, per la pace internazionale e i diritti delle donne lei. Erano gli anni del “Quarantotto”, quando l’Europa conosceva i primi, importanti – anche se spesso ancora sfortunati – tentativi di indipendenza e democrazia dei suoi popoli.

Dopo che nel 1795 Kant aveva pubblicato Per la pace perpetua, erano sorti sodalizi, leghe, movimenti illusi di realizzarla nell’immediato. Prevalse la visione imperialista e assolutista delle grandi potenze; ma intanto era nato il grande e sconosciuto pacifismo ottocentesco di cui, nel 1867, Marie fu interprete quando, con Amand e pochi altri, fondò la Lega Internazionale per la Pace e la Libertà con l’intento di aprire la strada al progetto di unificazione degli Stati europei in una grande federazione. La Lega ebbe sede a Ginevra, nella Svizzera repubblicana e neutrale, e Marie ne fu la grande animatrice, mantenendo per oltre vent’anni le cariche di Segretaria e Tesoriera. Ma il suo principale contributo fu la pubblicazione della rivista «Les Etats Unis d’Europe» che rimane per gli europeisti un fatto storico di grande rilievo simbolico: fu destino che durasse fino al 1939, quando i preparativi di quella che sarebbe stata la Seconda Guerra Mondiale tolsero ogni speranza ai soci che, al 33° Congresso, ne deliberarono la chiusura.

La causa della pace sostenuta dall’impegno personale di Marie aveva appassionato non solo modeste minoranze: molti intellettuali si impegnarono a dare spazio all’affermazione del diritto alla pace pericolante nella previsione negativa dei dispotismi che, perpetuando di fatto il passato di conflitti e sfide risolti sempre e solo con le armi, non negavano cortesi telegrammi di plauso ai Congressi della Lega sapendo di accantonare le raccomandazioni etiche relative al mantenimento della convivenza civile, critiche del militarismo, orientate alla conservazione del bene supremo della pace. La rivista «Les Etats Unis d’Europe» si era rafforzata e usciva anche in edizione tedesca e, saltuariamente, in inglese, italiano e spagnolo. Faceva eco alle prese di posizione dei Congressi della Lega, fin dal primo, presieduto da Garibaldi, in cui Victor Hugo pronunciò il celebre “Verrà un giorno, in cui le armi vi cadranno dalle mani… in cui le pallottole e le bombe saranno sostituite dal suffragio universale”.

Partecipando ai congressi, Marie si rese conto che gli uomini che intendevano promuovere un mondo migliore, senza eserciti e democratico, mancavano della presenza femminile e, da protofemminista in una Svizzera liberale, non solo introdusse nella Lega la rappresentanza di genere, ma ricorse – e fu un’invenzione sua – alle petizioni come metodo per allertare le istituzioni e ottenere i benefici di provvedimenti legittimati. D’altra parte i problemi della pace (e, soprattutto, della guerra) impegnavano le donne anche in altri paesi: Marie veniva ormai considerata troppo radicale e si formarono nuovi gruppi, con proprie caratteristiche e reciproca collaborazione, non senza qualche conflitto.

Eugenie Niboyet pubblicò il settimanale «La Paix des Deux Mondes» e Marie prontamente collaborò con un articolo in cui, per sostenere la posizione della nuova rivista contraria al militarismo prussiano, insisteva sulla necessità di ri-educare le madri perché correggessero il modello guerresco e violento che il sistema trasmetteva ai figli maschi. Con la propria responsabilità diede vita all’Association Internationale des Femmes – AIF, fondata sul principio della totale uguaglianza delle donne, come aveva proposto già nel 1854 la svedese Fredrika Bremer, socia della Lega nell’impegno di reale parità nei salari, nella famiglia, nell’educazione e nelle leggi, che volle nel suo paese un’associazione composta esclusivamente di donne e specializzata nei problemi della pace.

Altre figure femminili, in diversi paesi del continente ripresero a cercare di favorire il progressivo avanzamento delle donne nella società e di impegnarle nella lotta per i diritti umani, civili, economici e politici. Obiettivi audaci per un Ottocento conservatore che, quando la AIF aderì alla Comune di Parigi, preoccupò le donne non rivoluzionarie che misero in discussione la stessa leadership di Marie Goegg – che non per questo cessò di battersi. Infatti, nel 1869 fondò anche la prima rivista femminista della Svizzera, «Le Journal des Femmes»; una sua petizione aveva indotto il Parlamento di Ginevra a votare una legge che consentiva uguale accesso sia dei maschi che delle femmine all’Università; se, una alla volta, le città svizzere abolirono la tutela che limitava i diritti delle nubili e delle vedove e nel 1912 fu cancellata dall’ordinamento federale, fu merito della sua tenacia; con un’altra petizione portò in Svizzera la campagna di Josephine Butler a sostegno delle prostitute e della Federazione Abolizionista Internazionale nel cui Consiglio fu eletta.

Quando la sua AIF fu sostituita da Solidarité, Association pour la défense des Droits de la Femme, partecipò subito con altre fondatrici francesi, tedesche, inglesi e l’italiana Cristina Lazzati e ne difese la presidenza fino allo scioglimento del 1880.

Invecchiando non cessava la collaborazione al periodico «Gli Stati Uniti d’Europa» e altre testate; le giovani del nuovo femminismo svizzero la vollero vice-presidente dell’Unione delle Donne di Ginevra, carica che terrà fino a 72 anni. Nel 1878 partecipò a Parigi (25 luglio-9 agosto) al primo dei Congres des Intérets féminins, segnato dalla maggior internazionalizzazione dei diritti di genere: più di 600 rappresentanti di 11 paesi divise in sezioni di lavoro riguardanti l’educazione, la formazione, la storia delle donne e i diritti femminili. Per la storia, «Le Figaro» ne diede notizia così: “assistevano donne brutte, donne belle, vecchie signore e giovani signorine… si sono aggregati alla graziosa assemblea alcuni uomini: due o tre senatori e deputati, e diversi consiglieri municipali”, mentre l’eco di quell’evento si faceva ancora sentire nel Congresso del 1921, quando non si mancò di sottolineare come già cinquant’anni prima le donne, pur essendo ancora lontane dalla nuova emancipazione, avevano posto le basi per l’avanzamento degli interessi che Marie Goegg aveva elencato nel discorso inaugurale dell’AIF: “la rivendicazione di tutti i diritti umani, civili, economici sociali e politici” e, dunque, in concreto “l’uguaglianza tra uomini e donne, la parità salariale, l’uguaglianza nell’istruzione, l’uguaglianza nel matrimonio, il suffragio”. Il nuovo secolo credeva di possedere un femminismo ormai europeo e riteneva che, superata la passione ingenua – un tempo ritenuta audace – della Goegg, fosse vicina la conquista del voto. Eppure, proprio ragionando sul voto “universale” – e soprattutto pensando con qualche sconforto ai tempi perduti dall’umanità intera nel voler negare a un intero genere i diritti di libertà – ci si rende conto che la Svizzera federale ha concesso il voto alle donne nel 1971, mentre i cantoni vi diedero attuazione integrale solo nel 1990.

Marie morì nel 1899. Il signor Goegg nel 1874 aveva lasciato Marie a cavarsela da sola con la crescita dei tre bambini: una condizione che, come sappiamo, capita spesso alle donne. Tuttavia, a lui dobbiamo un documento prezioso: il 7 aprile 1868 Giuseppe Garibaldi gli aveva scritto per congratularsi con lui, perché aveva una moglie che si era assunta “la noble initiative de lancer le beau sexe dans les rangs des émancipateurs de la raison humaine, suffoquée par la tyrannie et par les prêtres“.

Giancarla Codrignani

Docente di letteratura classica, giornalista, politologa, femminista. Parlamentare per tre legislature.

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