Marie Howland (Hannah Maria Stevens)

Stati Uniti 1836 - 1921
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Scrittrice e attiva sperimentatrice di comunità utopiche. Per oltre cinquant’anni lavora alla costruzione di modelli di vita comunitaria che siano esemplari e aprano la strada a un profondo rinnovamento sociale. Ritiene che una nuova organizzazione della vita domestica possa sottrarre le donne alla schiavitù della famiglia nucleare con il suo fardello di impegni familiari che incatenano le donne e, a suo parere, sono alla base dell’ineguaglianza tra i sessi.

Il suo vero nome è Hannah Maria Stevens e viene da una famiglia di agricoltori di Lebanon, un villaggio del New Hampshire. A 12 anni, dopo la morte del padre, trova lavoro in una fabbrica tessile di Lowell, nel Massachusetts, e comincia a costruirsi una vita indipendente sia pure a costo di 13/14 ore di lavoro ripetitivo al telaio nel frastuono dei macchinari, per sei giorni la settimana. Insieme alle giovani colleghe, nei circoli letterari e nelle biblioteche di Lowell, può soddisfare la sua sete di conoscenza e sperimentare un primo assaggio di vita comunitaria, Comincia così a prendere forma il sogno utopico che resterà un suo tratto costante lungo gli anni.

Dopo qualche anno trascorso a Boston, nel 1854, a diciotto anni, si trasferisce a New York, dove ha l’opportunità di fare incontri decisivi e costruirsi nuove prospettive di vita. Riprende gli studi, inizia a insegnare in una delle zone più malfamate delle città e completa la sua formazione professionale grazie a corsi serali per diventare infine direttrice di una scuola elementare nel 1857. A dispetto degli impegni di studio e di lavoro, trova il tempo non soltanto per un debutto sulle scene insieme a un gruppo teatrale amatoriale, ma anche per avvicinarsi alle idee di rinnovamento sociale dell’utopista francese Charles Fourier.

Nel 1857 sposa l’avvocato Lyman Chase e insieme a lui va a vivere nell’Unitary Household, un esperimento di vita comunitaria di ispirazione fourierista, nato nel 1858 a New York. Ai suoi occhi l’Household è l’avvio di una sperimentazione sul campo, un primo passo verso progetti futuri più ampi.
Durante un viaggio in Europa con il suo secondo marito, Edward Howland, visita il Familistère di Guise, in Francia, una comunità fourierista dove le famiglie dei lavoratori vivono in appartamenti privati all’interno di un grande Palazzo Sociale. Costruito accanto alla fiorente fonderia e fabbrica Godin, il Familistère offre ospitalità e servizi ai lavoratori e alle loro famiglie. La radicale riformulazione della vita domestica, grazie alle cucine e lavanderie cooperative, agli asili nido e scuole materne, offre alle donne un’incomparabile libertà dal carico dei lavori domestici e delle responsabilità familiari e permette loro di impegnarsi in attività lavorative, se lo desiderano. Marie Howland ritiene che l’indipendenza economica delle donne sia l’obiettivo primario di una riforma radicale della società, la condizione necessaria per renderle padrone della propria vita, per dare loro la libertà di sposarsi per amore e non per necessità economica o di non sposarsi affatto e, anzitutto, per emanciparle dal fardello dei doveri di mogli e madri sui si fonda la condizione di disparità tra i sessi. Il suo romanzo Papa’s Own Girl (1874), ispirato alla comunità di Guise, descrive la vita in un immaginario Palazzo Sociale creato nel New England.

Nel 1886 si unisce alla sfortunata Pacific Colony a Topolobambo, sulla costa orientale del golfo di California, nello Stato di Sinaloa in Messico, una comunità su basi cooperative alla cui progettazione ha contribuito attivamente. Il pamphlet che promuove le idee e i piani di realizzazione del progetto riprende alcuni dei suoi temi preferiti:

ci sarà ristorante, mensa, salotto, biblioteca, sala di lettura, sala conferenze, asilo nido, area giochi, lavanderia, bagni e bottega di barbiere … la donna sarà sollevata dalle fatiche della cucina e delle spese; l’asilo nido sarà un luogo sicuro per i bambini.”

Dopo la morte del marito Edward e il fallimento dell’esperimento messicano, nel 1890 si trasferisce a Fairhope, in Alabama per unirsi a un progetto comunitario nato pochi anni prima. Come lascia intendere il nome stesso della comunità, a guidare Fairhope (=giusta speranza) non è un piano grandioso di rinnovamento radicale della società, ma la ragionevole fiducia nella possibilità di creare le condizioni per una vita solidale e serena in una piccola, ma solida comunità.

Nel vasto scenario del riformismo americano di fine Ottocento, l’originalità del punto di vista di Marie Howland sta nella perseveranza con cui insiste sulla necessità di creare le condizioni sociali e logistiche che possano favorire l’indipendenza economica e la libertà di scelta delle donne – dal libero accesso a tutte le opportunità di studio e di lavoro fino all’offerta di servizi sociali che alleggeriscano il carico dei doveri familiari. Il suo progetto utopico segue un cammino accidentato, segnato da sogni velleitari, qualche delusione e fallimento, che non sembrano scalfire le sue aspirazioni, semmai la portano a riflettere sugli errori e ricalibrare il tiro. A Fairhope, dove promuove la creazione di una biblioteca, può dare un contributo attivo e trova infine un’intensa e gratificante vita comunitaria.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Gaston, Paul M. Women of Fair Hope, Montgomery, AL, NewSouth Books, 1984, pp. 19-61

Blake, Holly Jacklyn. «Marie Howland – 19th-Century Leader for Women’s Economic Independence», in «American Journal of Economics and Sociology», Vol. 74, No. 5 (Novembre, 2015), pp. 878-1190

Hayden, Dolores. The Grand Domestic Revolution: A History of Feminist Designs for American Houses, Neighborhoods and Cities, Cambridge, Mass: MITT Press, 1972, pp. 91-113

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Luisa Cetti

Si è dedicata in particolare alla storia delle donne americane e dei movimenti utopisti di metà Ottocento. Ha pubblicato Un falansterio a New York (Sellerio, 1993); ha curato l’edizione delle Lettere dall’America di Piero Maroncelli («Il Risorgimento», 1995), del diario di viaggio del conte Arese, Da New York al selvaggio West nel 1837 (Sellerio 2001) e di Il giro del mondo in 72 giorni di Nellie Bly (Mursia, 2007). Nel 2010 ha pubblicato Da fronti opposti (Viella), raccolta dei reportage dalla prima guerra mondiale di Edith Wharton e Nellie Bly. Agli anni trascorsi a Roma dalla scultrice Edmonia Lewis ha dedicato Forever Free. Oltre la barriera del colore. Ha da poco completato un volume dal titolo Ottocento americano. Storie di anime ribelli.

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