Marjorie Barnard

Sydney 1897 - 1985
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Marjorie Barnard nasce a Sydney nel 1897. Brillante studentessa, si laurea a pieni voti in storia nel 1919, ma quando le viene offerta una borsa di studio a Oxford, è costretta a rinunciare a causa dell’opposizione del padre. Sfuma così per lei l’occasione di allontanarsi da un ambiente familiare che, indifferente alla sua crescita intellettuale, la soffoca. Non avendo il coraggio di ribellarsi, Barnard smette di studiare. All’epoca, per una donna di lettere le possibilità di lavorare sono a dir poco limitate: insegnare o fare la bibliotecaria. Barnard ripiega sulla seconda alternativa che, per quanto deprimente e noiosa, ha il pregio di non allontanarla dai libri.[1]
L’università le ha però regalato un prezioso incontro: Flora Eldershaw, «una giovane vivace dai capelli corvini, fonte di energia, idee e risate» [2]. Nel 1928, le due amiche partecipano a un concorso organizzato dalla prestigiosa rivista letteraria «Bullettin». Il risultato è sorprendente: il loro romanzo, A House is Built, vince il primo premio ex-aequo con Coonardoo di Katharine Susannah Prichard. È l’inizio della collaborazione più duratura e produttiva della storia della letteratura australiana. Tra il 1929 e il 1947, sotto lo pseudonimo di M. Barnard Eldershaw, le due donne pubblicheranno ben cinque romanzi, tre saggi storici, un volume di critica letteraria e una lunga serie di articoli, racconti e lezioni.
Le numerose pubblicazioni firmate dalla sola Barnard hanno fatto a lungo supporre che la sua identità fosse la più incisiva all’ombra dello pseudonimo. Il mistero che avvolge questa collaborazione, paragonata dalle autrici a un «segreto da camera da letto», e la resistenza delle due a discutere in pubblico del metodo di lavoro adottato, non aiutano a fare luce sull’argomento. Nella divisione dei compiti oggi concordata dalla critica, Barnard è considerata responsabile dell’aspetto creativo, mentre a Eldershaw è riconosciuto il merito della regia e della struttura dei romanzi. In una lettera a Nettie Palmer sulla questione, Barnard scrive:

«Sin dal principio, o dal concepimento, di un romanzo parlavamo a lungo… pian piano ci facevamo un’idea, la studiavamo a fondo, senza mai mettere mano a carta e penna. Discutevamo ogni aspetto, fino a raggiungere un accordo. Poi lo sviluppavamo assieme, e pensieri e idee si fondevano in un tutto indissolubile. Non esistevano più mio e tuo, solo nostro». [3]

Ambientati nel XIX secolo, i primi due romanzi della coppia, A house is built (1929) e Green memory (1931), sono essenzialmente racconti di un mondo patriarcale. Il primo narra la saga di una famiglia di coloni che realizza la propria fortuna in una Sydney in piena fase di crescita. La combinazione tra l’elemento romanzesco e quello storico fa privilegiare alle autrici la modalità realistica, rispetto alla sperimentazione modernista. Il linguaggio è semplice, quotidiano, concreto. Interessate a modellare la coscienza nazionale, le scrittrici scavano nel passato per gettare luce sul futuro e, nel farlo, parlano al loro pubblico con una lingua limpida ed efficace. Alla metafora e al simbolo preferiscono immagini dirette che colpiscono dritto ai sensi, vere e proprie composizioni vivide di colori, odori e suoni, al pari della città portuale che fa da cornice alla storia. Le loro descrizioni hanno la cura e la ricchezza dei dettagli di un’incisione, la sintassi è lineare, in nome di una lucidità che non lascia adito a incertezze, aspetti che faranno commentare a una lettrice entusiasta: «Un libro che si può leggere mentre si prepara la cena».[4]
Ampio spazio è dato all’analisi dei personaggi femminili, di cui vengono descritte la frustrazione intellettuale, la vita in stato di semiprigionia, le pressioni familiari e matrimoniali. L’uso del romanzo storico diventa così, in parte, uno stratagemma con cui le autrici mettono di fronte allo specchio le donne della loro generazione. Emarginate dal predominio maschile, che stenta a riconoscere il loro talento artistico, le scrittrici di quel periodo sono costrette a scrivere nei ritagli di tempo, a giostrarsi tra i molteplici ruoli di madri, figlie e mogli e a lavorare per mantenersi autonome e indipendenti. Non a caso in quegli anni, dall’altra parte dell’Oceano, Virginia Woolf scriveva: «Se una donna vuole scrivere romanzi deve avere del denaro ― almeno 500 sterline l’anno ― e una stanza tutta per sé». Il successo di A house is built offre a Barnard il coraggio e la sicurezza che le mancavano per fare il grande salto. Si licenzia, e attingendo ai propri risparmi e a una modesta rendita familiare, prende in affitto una casa a Sydney assieme all’amica e collega Flora, dove resterà fino alla morte del padre, nel 1940, anno in cui sarà costretta, suo malgrado, a riprendere a lavorare in biblioteca per mantenere la madre. La casa diventa un importante salotto letterario per la Sydney di quegli anni, ed è regolarmente frequentata da scrittori e intellettuali.
Quanto Marjorie è timida e riservata, tanto Flora è espansiva e carismatica. Sicura di sé e a proprio agio nei ruoli istituzionali, quest’ultima sarà la prima donna a diventare presidente del FAW (Fellowship of Australian Writers), l’associazione per la promozione della letteratura australiana. È in questo periodo che alle due autrici si accosta la figura di Frank Dalby Davison, lo scrittore, sposato, con cui per otto anni Barnard condividerà un amore clandestino. Pressoché indivisibili, Barnard, Eldershaw e Dalby Davison, d’ora in poi identificati nell’ambiente letterario con il nome di “triumvirato”, divengono politicamente molto attivi. Siamo alla vigilia della seconda guerra mondiale e l’incalzare degli eventi richiede agli intellettuali di prendere una posizione precisa contro il fascismo europeo e il conservatorismo nazionale.In questo clima viene pubblicato l’innovativo e ambizioso Tomorrow and Tomorrow (1947). Pessimista per molti versi, il romanzo confida tuttavia nella possibilità della letteratura di scuotere l’opinione pubblica. Ipotizzando l’avvento di una tecnocrazia socialista, l’opera porta agli estremi le conseguenze politiche del fascismo, della guerra e del capitalismo. Il protagonista è uno scrittore, che si erge a simbolo dell’intellettuale e ha il dovere di farsi critica e coscienza della società. Il testo si sviluppa su due piani, e tempi, narrativi; il XXIV secolo, in cui vive Knarf e il XX secolo, in cui è ambientata la storia da lui scritta. La struttura metaletteraria e l’ambientazione futuristica ne fanno un’opera incredibilmente originale, tuttavia incompresa dal pubblico e dalla critica. Sono passati vent’anni dall’esordio di Barnard Eldershaw, e questo è un libro adulto e complesso. Il ritmo è rallentato, il fraseggio più ampio e strutturato, l’uso della metafora magistrale. Tuttavia, sottoposto a una pesante censura che lo stravolge profondamente, il romanzo riceve una tiepida accoglienza.
L’opera segna il capolinea della collaborazione tra le due autrici. Le deludenti recensioni ottenute dal libro, la cui stesura, interrotta e ripresa più volte, ha messo a dura prova la loro relazione professionale, il trasferimento a Melbourne di Eldershaw, che ha nel frattempo intrapreso una nuova carriera nel servizio civile, la fine della storia d’amore tra Barnard e Dalby Davison e la disintegrazione del “triumvirato” ridisegnano un nuovo scenario, in cui le relazioni fra i tre vengono inevitabilmente sconvolte.
Tradita dall’amante e abbandonata dall’amica, Barnard si rifugia nella scrittura per cimentarsi in quella che è considerata una delle sue imprese più riuscite, la raccolta di racconti The Parsimmon tree and other stories (1943). A seguito di un approfondito studio della corrispondenza privata di Barnard, Maryanne Dever ha individuato nei personaggi e nelle relazioni fallite descritti in queste storie di amore, perdita, umiliazione e solitudine un preciso aspetto autobiografico. Barnard stessa in seguito ha dichiarato che fu proprio il dolore provato allora che le insegnò «infine a scrivere»[5]. È come se in questi racconti Barnard facesse un bilancio della sua vita di donna e di scrittrice. Dal punto di vista stilistico, sono presenti la concretezza e la vivacità dei primi libri, ma anche i multipli piani di significato che caratterizzano le opere più complesse. Ogni parola è frutto di un lavoro di fine cesellatura. Il linguaggio viene portato a un nuovo livello, più consapevole, colto, ricercato, spesso in contrasto con l’assoluta quotidianità delle ambientazioni, di cui viene messa in risalto la struggente poeticità. Il lessico, la sintassi, la costruzione della frase sono il risultato di un artigianato attento e diligente. L’influente critica Nettie Palmer parla di Barnard come di un’autrice il cui fine «è scoprire una forma nell’apparente caos della vita e tracciarne il contorno»[6]. Sta al lettore seguire quel contorno, destreggiarsi tra i suggerimenti di una scrittura che evoca senza spiegare, ed è capace di ricreare con un semplice tratteggio un intero mondo psicologico.

«Ida Barrington si chiese quante permanenti avesse fatto in vita sua. Sentiva di essere stata in posti come quello fin troppe volte. Potevi calcolare l’età di una donna in permanenti. Una volta cominciato, non c’era modo di smettere». [7]

Nello stile, nella struttura e nei contenuti i racconti ricordano molto quelli di un’altra grande autrice dell’emisfero australe, Katherine Mansfield. Sono infatti mansfieldiane la quotidianità delle situazioni, la mancanza di una vera e propria trama, cui si preferisce la descrizione di un momento di crisi, in cui personaggi e sensazioni hanno la priorità rispetto agli eventi e un’ironia avvolgente, spesso al limite del cinismo. In punta di piedi entriamo in un mondo fatto di cocktail party, vernissage, eventi sportivi e altre occasioni che si trasformano in vere e proprie macchine da guerra, pronte a mietere vittime a colpi di malignità sussurrate e sguardi al vetriolo e a lacerare con una fragorosa risata ogni velo di ipocrisia.

«Madamoiselle Paulette entrò. Era minuta, sbarazzina, sui trent’anni e aveva fatto della sua naturale bruttezza l’uso più vantaggioso possibile. Si valutarono a vicenda all’istante. Ida pensò: “Francese no, Paulette nemmeno e men che meno mademoiselle”. Mademoiselle pensò: “Bambolina di legno laccato che comincia a scalfirsi”». [8]

Si tratta dell’ultima opera narrativa pubblicata dall’autrice, che a partire da questo momento si dedica esclusivamente alla saggistica storica e alla critica letteraria, contribuendo in modo vivace e originale al dibattito critico con testi quali Macquarie’s Word (1941), Australian Outline (1943) e History of Australia (1962).
Barnard muore nel 1987. Nel 1983 le era stato assegnato il Patrick White Literary Award. Oggi è considerata un’affascinante e importante protagonista della cultura e della letteratura australiana.

NOTE
1.E. Nelson, Marjorie Barnard ― Writer, historian, reluctant librarian, «National Library of Australia News», Vol XIV, N°. 11, p. 10..
2.M. Dever, Eldershaw, Flora Sydney (1897–1956), Australian Dictionary of Biography, National Centre of Biography, Australian National University .
3.M. Dever, M. Barnard Eldershaw. Plaque with laurel, essays, reviews and correspondence, University of Queensland Press, St Lucia, 1995, p. XII..
4.tM. Dever, ibidem, p. XVIII.
5.Fifty books from fifty years: celebrating a half century of collecting – virtual exhibition, Monash University Library.
6.. Modjeska, Exiles at home: Australian Women Writers 1925-1945, Sirius Book, London, 1981 p. 82.
7.M. Barnard, The Parsimmon Tree and Other Stories, Clarendon Publishing Company, Sydney, 1943, p. 26.
8.Ibidem, p. 27.

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Bibliografia

Romanzi e racconti:

Marjorie Barnard, The Persimmon Tree, and Other Stories (1943)

M. Barnard Eldershaw, A House is Built (1929)

M. Barnard Eldershaw, Memory (1931)

M. Barnard Eldershaw, The Glasshouse (1936)

M. Barnard Eldershaw, Plaque with Laurel (1937)

M. Barnard Eldershaw, Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow (1947)

In italiano è possibile leggere:

Un albero senza terra, in Rose d’Oceania, a cura di Edmonda Bruscella, Roma, edizioni e/o, 1995

Saggistica:

Marjorie Barnard, Macquarie’s World (1941)

Marjorie Barnard, Australian Outline (1943)

Marjorie Barnard, A History of Australia (1962)

Marjorie Barnard, Miles Franklin: A Biography (1967)

M. Barnard Eldershaw, Phillip of Australia: An Account of the Settlement of Sydney Cove, 1788-92 (1938)

M. Barnard Eldershaw, Essays in Australian Fiction (1938)

M. Barnard Eldershaw, The Life and Times of Captain George Piper (1939)

M. Barnard Eldershaw, My Australia (1939)

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Webby, Elizabeth (a cura di), The Cambridge Companion to Australian Literature, Cambridge University Press, New York, 2000

Wilde, William H., Hooton, Joy, Andrews, Barry, The Oxford Companion to Australian Literature, Oxford University Press, Melbourne, 1985

E. Nelson, Marjorie Barnard Writer, historian, reluctant librarian, «National Library of Australia News», Vol XIV, N°. 11

D. Modjeska, Exiles at home: Australian Women Writers 1925-1945, Sirius Book, London, 1981

M. Dever, M. Barnard Eldershaw. Plaque with laurel, essays, reviews and correspondence, University of Queensland Press, St Lucia, 1995

M. Dever, Wallflowers and witches – Women and culture in Australia 1910 – 1945, University of Queensland Press, St Lucia, 1994

R.D. Walshe, Speaking of Writing… Seventeen leading writers of Australian and New Zealand fiction answer questions on their craft, Reed Education, Sydney, 1975

Fifty books from fifty years: celebrating a half century of collecting - virtual exhibition, Monash University Library

M. Dever, Eldershaw, Flora Sydney (1897–1956), Australian Dictionary of Biography, National Centre of Biography, Australian National University

M. Dever, The bonds of friendship: the demise of M. Barnard Eldershaw

M. Dever, Reading Other People’s Mail

Nausikaa Angelotti

Si è laureata in lingue (inglese e russo) presso l’Università di Pisa. Ha vissuto a lungo in Inghilterra, per motivi distudio prima e di lavoro poi. Dopo avere lavorato presso diverse agenzie di traduzione, in Italia e all’estero, è diventata traduttrice free lance. Nel 2010 ha frequentato un Master in traduzione di testi postcoloniali presso l’Università di Pisa e ha in seguito pubblicato per Metropoli d’Asia e Zona Editore, oltre che per le riviste online «El Ghibli» e «Sagarana». Collabora con il festival Babel, dedicato alla traduzione letteraria.

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