Nilde Iotti

Reggio Emilia 1920 - Roma 1999
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Leonilde Iotti detta Nilde è stata la prima donna a ricoprire la terza più alta carica dello Stato come Presidente della Camera dei Deputati, ma il primato per cui è conosciuta ancora oggi è quello di essere stata deputata ininterrottamente dalla prima alla tredicesima legislatura.

Figlia di Egidio Iotti, ferroviere socialista, e Alberta Vezzani, casalinga, cresce tra Reggio Emilia e Cavriago dove è costretta a rifugiarsi durante la guerra. Il padre viene allontanato dal lavoro per il suo impegno nel sindacato e dopo la sua morte Nilde riceve una borsa di studio che le permette di iscriversi all’Università Cattolica di Milano, ricordando le parole di suo padre “meglio preta che fascista”. Si laurea in Lettere nell’ottobre 1942 e inizia a insegnare in un istituto tecnico reggiano.

Nell’Italia del nord c’è la Resistenza e molte bande partigiane lottano contro i nazifascisti. Nilde Iotti viene in contatto con la parte comunista e nel 1943 inizia a collaborare con loro, diventa staffetta partigiana e porta volantini, viveri, medicine e calze di lana con la sua bicicletta. Partecipa attivamente alla lotta di Liberazione attraverso i Gruppi di difesa della donna e nel 1945 l’UDI (Unione Donne Italiane) le affida l’incarico di indagare sulle condizioni delle famiglie più bisognose. Quello sarà l’inizio della sua lunga attività politica. Il 31 marzo 1946 viene eletta nel consiglio comunale di Reggio Emilia e a ventisei anni nel giugno 1946 entra nel palazzo di Montecitorio insieme ad altre ventuno deputate, prime donne elette nel nuovo Parlamento italiano. Ottiene 15.936 voti nella XIV circoscrizione di Parma, Modena, Piacenza e Reggio Emilia.

Gli anni di lavoro all’Assemblea Costituente sono per lei una grande scuola politica, la prova della sua passione e anche la nascita di un grande amore, quello per il leader del PCI Palmiro Togliatti, sposato con la comunista Rita Montagnana e dalla quale ebbe un figlio di nome Aldo. La loro relazione le procura molte inimicizie e difficoltà a causa della rigida morale comunista e della diffidenza di molti compagni. Il 20 luglio il suo nome insieme a quelli di Angela Gotelli, Maria Federici, Teresa Noce e Lina Merlin viene scelto dalla Commissione dei settantacinque per redigere la Carta costituzionale. La sua relazione sulla famiglia resta attuale ancora oggi e ha contribuito a scrivere gli articoli 29-30-31 della nostra Costituzione. Le lettere d’amore che Nilde e Palmiro si scambiano in quei mesi (dal 5 agosto 1946 al 26 agosto 1947) raccontano di due innamorati che soffrono la lontananza e si dedicano frasi bellissime.

Palmiro:

Quanto ho fatto verso di te e con te non è mai stata un’intenzione frivola […] Ho seguito un impulso più forte della mia volontà […]Mi pare che possiamo e dobbiamo solo andare avanti, come in certi passi difficili di montagna. Questa è la lettera più seria che ti ho scritto, cara, stracciala, bruciala, rendimela. Ma voglimi bene!

Nilde:

Oggi ho avuto una discussione col segretario della nostra federazione. È stato quasi un processo e sono venuta via così profondamente umiliata […] Eppure oggi mi sento animata da uno spirito di ribellione. Mi sento di lottare con le unghie e con i denti per difendere un sentimento che è mio e solo mio.

Gli anni Cinquanta e Sessanta sono difficili, si sente esclusa e messa ai margini nel partito, ma Nilde non si rassegna, continua a lavorare dentro e fuori dal Parlamento e propone una pensione per le casalinghe mai approvata. Alla fine di questo triste momento della sua vita politica, Nilde Iotti viene rieletta deputata con incarichi importanti nel Comitato Centrale, nella segreteria nazionale dell’UDI e nel comitato federale di Reggio. Con la morte di Togliatti a Yalta nel 1964 la vita di Nilde Iotti è destinata a mutare in peggio per la sua vita personale e in meglio per quella lavorativa. Sono gli anni del movimento femminista, della contestazione studentesca e dei mutamenti sociali, si fa fautrice di molte battaglie come la legge sul divorzio (1970), la riforma del nuovo diritto di famiglia (1975) che promuove la parità giuridica e morale dei coniugi e l’equiparazione tra figli legittimi e illegittimi e infine l’interruzione volontaria di gravidanza (1978).

Il 20 giugno 1979 viene incoronata “regina” di Montecitorio al 1° scrutinio con 433 voti e inizia il mandato ancora oggi rimasto imbattuto di Presidente della Camera per tredici anni rieletta poi nel 1983 e 1987. Sono gli anni di piombo, costellati da violenza, paura e terrorismo nei quali lei mette al centro il ruolo pluralistico del Parlamento e difende le istituzioni democratiche. Iotti è stata un Presidente (al maschile come voleva lei) super partes, attenta alle minoranze e a garantire la massima rappresentanza a tutte le parti, elegante nell’abbigliamento e severa nell’aspetto, Nilde Iotti è stata la prima comunista a ricevere un mandato esplorativo e ha rinunciato alla nomina di senatrice a vita propostale dal Presidente della Repubblica Cossiga. Amica con la democristiana Tina Anselmi negli anni Ottanta le affida l’incarico di presiedere la commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2 e si impegna sul fronte delle riforme istituzionali e della riforma del Regolamento della Camera contro il voto segreto e contingentando i tempi per ridurre l’ostruzionismo dei radicali in aula.

Convinta europeista (fu deputata del Parlamento europeo dal 1969 al 1979), Nilde Iotti è stata una donna forte, coraggiosa e tenace che ha fatto delle scelte a volte anche in controtendenza con il suo stesso partito. Nel 1992 per lei si apre la corsa al Quirinale, ma i tempi non erano forse ancora maturi e al nono scrutinio il PDS abbandona la sua candidatura.

Il 18 novembre 1999 con una lettera indirizzata al presidente della Camera Luciano Violante, Nilde Iotti lascia il suo banco di deputata per motivi di salute dopo aver dedicato cinquantatré anni alla politica. Il suo insegnamento più grande è quello di essere stata sempre se stessa, di non aver dovuto scegliere rinunciando per forza a qualcosa e lo dimostra tutta la sua carriera. In una delle ultime interviste televisive rilasciate a Enzo Biagi che le chiedeva che cosa si augurasse per il futuro lei rispondeva:

Io credo che sarebbe un fatto estremamente importante se il giorno che avessimo portato il nostro Paese fuori dal guado potessimo dire che, dall’inizio alla fine della nostra battaglia, comunque ci siamo chiamati e qualunque forma abbiamo dato alla nostra attività politica, noi abbiamo servito per difendere i lavoratori, per garantire la libertà degli individui e la democrazia del nostro paese.

 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Giorgio Frasca Polara, Nilde. Un ritratto appassionato di un grande giornalista che l’ha conosciuta da vicino, in Fondazione Nilde Iotti

Luisa Lama, Nilde Iotti una storia politica al femminile, Roma, Donzelli editore 2013

Oriana Fallaci, Gli antipatici, Milano, Rizzoli 1963

Nilde Iotti, NILDE IOTTI Discorsi parlamentari, vol.2 (1946-1983)-(1983-1998), Camera dei deputati, Segreteria generale-Ufficio pubblicazioni e relazioni con il pubblico, Roma, 2003

Leonilde Iotti detta Nilde, da “Italiani” di Enrico Salvatori, in Rai Play

Chiara Raganelli

Chiara Raganelli (Roma 1993) sogna di fare la giornalista. Nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale con il massimo dei voti in Letteratura italiana, filologia moderna e linguistica presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata e nel 2019 ha frequentato un master di secondo livello in Open Government e Comunicazione istituzionale presso la LUISS. Nel 2016 ha vinto il premio originalità e creatività nella IV edizione del premio letterario e fotografico “Si accende il borgo”. È stata relatrice per varie presentazioni di libri e ha collaborato con la sezione Young del Circolo femminile di Amicizia Europea di Frascati nella promozione e realizzazione di eventi culturali. Nel 2019 si è classificata terza con l’articolo giornalistico “Casa delle donne sotto sfratto” alla terza edizione del concorso Giovani Giornalisti “Giulio Regeni”.
Autrice del saggio storico “Amore e politica nella vita di Nilde Iotti” (Gruppo Albatros il filo, 2017).

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