Nilofar Akmut

Londra 1956 - vivente
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Nata il 7 ottobre 1956 a Londra, Princess Beatrice Hospital, da Arif Akmut e Nasima Temuri
Trascorre l’infanzia a seguito del padre Arif Akmut, diplomatico del governo pakistano e scrittore di testi di poesia ed economia, e della madre Nasima Temuri avvocatessa, tra Londra, l’India e infine il Pakistan. Qui il padre è fra i fondatori del PPP (Pakistani People’s Party), da cui prenderà poi le distanze. Le donne della famiglia della madre hanno una grande influenza su Nilofar, perché nonostante abbiano vissuto il problematico periodo della separazione dall’India (e quindi il trasferimento dal suolo indiano a quello pakistano nel 1947) avevano ricevuto un’istruzione e/o avevano avuto esperienze lavorative fuori casa, a differenza della maggior parte delle donne dell’epoca. L’istruzione superiore di Nilofar ha luogo a Karachi (St. Joseph Grammar School) e a Lahore (National College of Arts), poi a Londra presso la Byam Shaw School of Art (1979) e dal 1986 al 1988 alla SLADE School of Art. Dopo il matrimonio vive qualche anno a Dubai (1995), ma negli ultimi tempi risiede a Londra, Brixton, e quando può trascorre lunghi periodi in Pakistan. Ama viaggiare.
Il percorso artistico di Akmut è iniziato nell’ambito della pittura, unica possibile scelta nel Pakistan del tempo (anni Settanta), ma si è poi indirizzato verso l’installazione e la performance. Attualmente Nilofar è molto attratta dalla fotografia e dal video. Il suo lavoro è impregnato di contenuti sociali e politici; tra i temi che le interessano e di cui si è occupata di più, la dolorosa separazione fra l’India e il Pakistan (partition), le questioni legate alla minacciata libertà di espressione e movimento delle donne nei paesi islamici, il rapporto fra il Pakistan (ex West Pakistan) e il Bangladesh (ex East Pakistan), nonché varie problematiche emerse durante alcuni mesi di vita e lavoro in Afghanistan. E inoltre la decostruzione e successiva, complessa ricostruzione dell’identità nazionale del popolo pakistano, ancora incapace,secondo Nilofar, di provare un senso di appartenenza verso il proprio paese. I temi femministi europei la interessano fin dagli anni Settanta, anche se verifica l’impossibilità di adattarli pari pari alla realtà del subcontinente indiano. Akmut sente la necessità di esprimere quello che lei considera “verità storica”, e non si sottrae a questo scopo anche se può essere rischioso. Il suo linguaggio artistico è una combinazione di ricerca, produzione, mostra e performance.
La prima installazione commissionatale è Partition per il Birmingham Museum & Art Gallery, nel 1993, durante il primo festival delle arti visive del sud-est asiatico, Transition of riches.
Tra le opere più significative: Testimonial, frutto del lavoro di quindici anni, dal 1992 al 2007. Una grande installazione formata da vari oggetti, fra cui leggii, gabbie e soprattutto enormi libri fatti artigianalmente contenenti testi scritti a mano, fotocopie, disegni, mappe e fotografie, una sorta di «diario fatto di presenze e assenze, di visibile e invisibile». I temi «rivelano l’oscura storia del susseguirsi in Pakistan di regimi militari». I libri hanno un’apparenza “occidentale” (codici) ma si sfogliano da destra a sinistra. La loro misura e la loro stazza alludono al peso della storia del genere umano, che «ricostruisce sulle sue rovine solo per ripetere ancora una volta lo stesso ciclo di eventi». Nilofar sceglie di partire dalla sua storia personale, influenzata dalla travagliata storia delle famiglie materna e paterna, per estendersi alle vicende di intere comunità.
Amnesia (2007) è un installazione che comprende anche suoni, luci, testi e una performance. Riguarda il terribile conflitto fra il Pakistan (West Pakistan) e il Bangladesh (all’epoca, East Pakistan), che era stato dal governo pakistano «incamerato come parte del proprio stato, inizialmente, e poi rigettato con una calcolata carneficina nel 1971». L’opera è «una monumentale struttura in acciaio che si ispira al lavoro del costruttivista russo Vladimir Tatlin Modello del monumento per la Terza Internazionale», attraverso cui l’artista chiede “verità e riconciliazione” attraverso il “riconoscimento della colpa”.
They came home to roost (Sono venuti a casa per restarvi) è una performance che ha avuto luogo nel 2006 nelle stradine del quartiere a luci rosse (Diamond Market) della città vecchia di Lahore. Nilofar ha deciso di «sfidare il ridicolo e di portare la sua pratica artistica occidentale nei quartieri più poveri e malfamati di Lahore, trattando un tema di importanza globale, la dominazione del mondo da parte degli Stati Uniti». L’artista si è vestita di una bandiera statunitense e si è posta sul capo una gabbia. Ha camminato per le vie all’indietro, fino a raggiungere una casa dove la performance continua con un urlo che fa rabbrividire, e un uomo su una sedia a rotelle legge la dichiarazione universale per i diritti umani che chiede «libertà, giustizia e pace nel mondo».
Infine Of oranges and apples è una performance dai toni molto forti diretta contro la legge Hudood, che prevede la testimonianza di quattro uomini a favore di una donna per comprovare che essa è stata stuprata e non ha invece commesso adulterio. Anche questo evento ha avuto luogo a Lahore, nel 2005. Un testo esplicativo dell’artista dice che «atti di violenza sono stati commessi sulle donne da tempi immemorabili, sia a livello statale che familiare». La cosiddetta legge Hudood, promulgata il 10 febbraio 1979 durante il dispotico regime militare di Zia ul Haq, viene considerata da alcuni come “divina”, mentre molti gruppi di attivisti per i diritti umani ne hanno chiesto più volte l’annullamento. Il presidente Musharraf ha liberato con un’ordinanza molte donne che marcivano in prigione a causa di questa legge, ma non l’ha annullata. Nilofar lamenta con coraggio e determinazione il fatto che la popolazione femminile del Pakistan sia tuttora nelle mani di un decreto ingiusto imposto da regole patriarcali datate.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Monica Dematté

Nata a Trento, cresce sull’altipiano di Pinè (Trento), si istruisce a Bologna e in Cina. Si dedica alla scoperta e al sostegno di artisti viventi, alla cura di mostre, alla scrittura. Coltiva la memoria.

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