Olive Schreiner

Lesotho 1855 - Città del Capo 1920
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«È meraviglioso essere donna, ma ogni uomo, in cuor suo, ringrazia devotamente il Signore di non esserlo».[1]

«[L]e donne di nessuna razza o classe potranno mai ribellarsi o tentare di rivoluzionare il proprio rapporto con la società, per quanto intensa sia la loro pena e chiara la percezione di essa, fino a quando la prosperità e la perpetuazione di quella società richiederanno la loro sottomissione».[2]

Prima scrittrice sudafricana di lingua inglese a ottenere fama internazionale, a lungo stimata più come intellettuale che come narratrice, Olive Schreiner è stata tra le prime autrici femministe della storia. Donna dal talento imprevedibile e controverso, forse contraddittorio solo quanto la sua personalità, ha consegnato al mondo riflessioni senza precedenti sui diritti delle popolazioni native africane e sull’emancipazione femminile.
Olive Emily Albertina Schreiner nasce in una famiglia di missionari protestanti, nona di dodici figli, da padre tedesco e madre inglese. Vive un’infanzia segnata dall’infelicità e dal nomadismo, crescendo tra una missione e l’altra, in claustrofobici villini dai tetti di lamiera ondulata immersi nella desolazione del karoo sudafricano. A causa della salute già precaria, riceve la prima istruzione in casa, diventando presto un’avida lettrice, ma la sua indole ribelle la porta a un precoce scontro con l’inflessibile educazione religiosa della madre. A nove anni, quando subisce la perdita dell’amata sorella minore, mette in discussione per la prima volta la propria fede cristiana.
Nel 1867 si trasferisce a Cradock assieme a tre fratelli e inizia a lavorare informalmente come governante. Qui, grazie a un fortuito incontro che ricorderà anche in Storia di una fattoria africana, sperimenta le prime letture che illuminano il suo spirito tormentato: i First Principles di Herbert Spencer, il poeta americano Ralph Waldo Emerson, il naturalista Charles Darwin e il filosofo liberale John Stuart Mill che, con il saggio The Subjection of Women, esercita una profonda influenza sull’ancora acerba vena femminista di Olive. In lei germogliano così una visione emancipata dei ruoli di genere e un ideale egalitario di divisione dei compiti tra uomo e donna, lavoro incluso: a quindici anni, con il rifiuto totale della religione di famiglia, si risolve il conflitto della sua infanzia, che le lascia però in eredità una grave depressione. Come ricorderà molti anni più tardi in una lettera al reverendo John T. Lloyd:

«Non sono mai stata in grado di concepire Dio, l’uomo e l’universo materiale come entità distinte. … Quando non ero che una bambina, seduta sola nell’erba alta dietro casa, questa percezione dell’unità di tutte le cose, e del fatto che fossero vive, e che io ero parte di loro, era per me chiara e irresistibile allora come oggi. … L’estremo dolore della mia infanzia, soprattutto tra i nove e i quattordici anni, fu l’impossibilità di conciliare questa percezione diretta … con quello che mi insegnavano».[3]

Nel 1874 Olive diventa istitutrice a tempo pieno per cinque famiglie afrikaner e nel tempo libero si dedica alla scrittura. Assidua paladina dei suoi ideali, non è raro vederla uscire la sera per dare aiuto e conforto alle prostitute del posto, mentre nella scrittura prendono forma personaggi e temi centrali della sua opera: a questi anni risalgono le prime tracce di Storia di una fattoria africana e From Man to Man (romanzo incompiuto, a cui farà ritorno a più riprese, pubblicato postumo nel 1926). Le sue convinzioni liberali, però, la espongono a feroci critiche di familiari e conoscenti, tanto che Olive sogna di rifugiarsi in una società intellettualmente libera, desiderio che riflette nell’Inghilterra idealizzata del suo primo esperimento narrativo, Undine, pubblicato postumo nel 1928.
Grazie all’aiuto di un’amica attivista, Olive raggiunge l’Inghilterra nel 1881 per studiare medicina e pubblicare i suoi scritti. Il clima inglese, però, rende cronica l’asma che aveva sviluppato negli anni passati tra i giacimenti di diamanti di Kimberley, nella provincia del Capo, e la malattia si rivela troppo debilitante perché Olive riesca a sostenere il tirocinio medico. L’anno successivo l’editore Chapman & Hall accetta, non senza riserve, il romanzo parzialmente autobiografico Storia di una fattoria africana, pubblicato sotto lo pseudonimo maschile di Ralph Iron. Il libro riscuote immediato successo e si guadagna le lodi di eminenti figure del tempo, tra cui Gladstone, Shaw e Wilde, soprattutto come primo affresco di vita sudafricana, in cui la natura si erge a simbolo a tratti mistico del cuore umano e del suo agognare per la vita:

«Dal cielo turchino il plenilunio africano riversava la propria luce su tutta l’ampia e solitaria pianura. La terra disseccata e sabbiosa, gli stentati cespugli nani che rivestivano il karoo, le basse colline che lo cingevano, le euforbie dalle lunghe foglie affusolate come dita, tutto, sotto quella bianca luce, era come rivestito da una strana, quasi opprimente bellezza».[4]

Eppure la Fattoria africana non ebbe soltanto elogi, fu anche oggetto di pesanti critiche per la visione fortemente progressista che proponeva riguardo al matrimonio, al sesso e alla religione: la tragica vicenda di Lyndall – ragazzina dal temperamento indomito che si ribella alle aspettative della società su di lei in quanto giovane donna, concepisce un figlio illegittimo e rifiuta di sposarne il padre perché «non lo ama fino in fondo» – simboleggia valori, come il diritto delle donne ad autodeterminarsi, inauditi per i contemporanei di Olive. Tanto che la tormentata Lyndall finisce per morire sola, lontana da tutti, ormai aliena persino a se stessa.
Da questa apparente contraddizione nel destino della sua eroina emerge un tratto distintivo della scrittura di Olive, che ha generato per decenni un pregiudizio sulla sua effettiva abilità di narratrice: la sua tendenza a disperdere la forza immaginifica della narrazione in derive dottrinali, ammantate di una retorica disincarnata, che finiscono per rivelare un bisogno di trascendere l’amarezza della vita quasi opposto all’impegno sociale che l’autrice propugna negli intenti dei suoi scritti. Eppure questo carattere didascalico, quasi prosaico, non è che un aspetto di una scrittura eclettica, che intreccia pagine di riflessioni moraleggianti a scene spassose, in cui emerge tutta l’intelligenza di Olive come caratterista, attenta osservatrice del genere umano, abile nel tratteggiare con ironia e leggerezza i suoi lati più grotteschi. La sua scrittura, seppure fondata sulla potenza dell’allegoria e delle riflessioni metafisiche sull’esistenza, è un costante dialogo con la cultura del tempo, su cui l’autrice esercita la propria disapprovazione in termini ora rigorosi, ora sarcastici, ma sempre con il contegno e la delicatezza tipiche di una grande penna femminile – da cui deriva la sua forte influenza sulle autrici femministe del XX secolo.
Grazie al successo di Storia di una fattoria africana, Olive viene accolta a pieno titolo nella cerchia dei pensatori più all’avanguardia della società londinese. Sono anni di grandi stimoli intellettuali, in cui Olive sviluppa le idee sulla condizione sociale e spirituale della donna che troveranno compimento nel saggio Woman and Labour di molti anni più tardi. D’altro canto gli anni londinesi instillano in lei a poco a poco una profonda infelicità e, con il passare del tempo, le sue lettere tradiscono una personalità ossessiva, tormentata da continue afflizioni spirituali e fisiche, e da una penosa autocommiserazione:

«Il mondo è ingiusto, Harry, io non ho tante colpe più degli altri da dover essere perseguitata in questo modo. … Sono una donna geniale, una celebrità, e domani tutta questa gente sarebbe pronta a calpestarmi».[5]

L’irrequietezza emotiva e la salute aggravata spingono Olive a fare ritorno in Sudafrica nel 1889. A questo periodo appartiene gran parte degli articoli di riflessione politica e sociale che il suo futuro marito (e biografo) pubblicherà nella raccolta Thoughts on South Africa nel 1923. Sempre in questi anni Olive lavora a un’altra opera, Dreams, pubblicata nel 1891. Si tratta di una raccolta di aneddoti allegorici scritti tra l’Inghilterra, l’Europa e il Sudafrica, in cui Amore, Piacere, Dolore, Dio e gli angeli, si avvicendano sullo sfondo di una natura empatica e rivelano quanto la conoscenza della verità sia per il singolo un cammino estenuante, al punto da generare una sorda sfiducia nelle possibilità di sviluppo morale dell’uomo.
In Sudafrica Olive conosce di persona Cecil John Rhodes, allora primo ministro del paese, ma le convinzioni imperialiste dello statista e la sua politica aggressiva nei confronti dei boeri portano presto a un aspro diverbio tra i due riguardo allo sviluppo politico e sociale del Sudafrica: in una serie di articoli polemici Olive condanna le mire espansionistiche di Rhodes, affermando l’inutilità e il pericolo di una guerra contro i boeri e difendendo apertamente i diritti delle popolazioni indigene.
Per le sue battaglie politiche Olive trova un valido alleato nell’allevatore sudafricano Samuel Cronwright, che sposa il 24 febbraio 1894. Cronwright condivide le sue posizioni liberali, tanto da aggiungere al proprio cognome quello della moglie, e la incoraggia nella scrittura. Il 30 aprile dell’anno successivo Olive partorisce una bambina che vive solo qualche ora; come per la morte della sorella molti anni prima, viene colpita da una forte depressione e il rapporto con il marito a poco a poco si deteriora. A questi anni di intenso impegno politico risalgono Trooper Peter Halkett of Mashonaland (1897), un pamphlet allegorico di denuncia delle ingiustizie perpetrate sugli abitanti della Rhodesia, e An English South African Woman’s View of the Situation (1899), vano appello che Olive rivolge al paese per scongiurare lo scoppio di una guerra tra inglesi e boeri nel Transvaal.
La guerra anglo-boera (1899–1902) è un colpo durissimo per Olive: la sua casa viene saccheggiata, le carte distrutte e lei stessa viene messa al confino per più di un anno a causa del suo appoggio pubblico agli afrikaner. Nel periodo di reclusione cerca di rimettere ordine tra i suoi scritti e inizia a lavorare al manifesto femminista Woman and Labour, pubblicato nel 1911, destinato a diventare la “Bibbia femminista” del primo Novecento. Con uno sguardo sociale lucidissimo Olive analizza la posizione della donna del suo tempo come moglie, madre e lavoratrice, e cerca di rivoluzionare i modi in cui la società attribuisce valore alle donne, denunciando ogni forma più o meno esplicita di sottomissione all’interno di un’istituzione – il matrimonio – che Olive identifica come unità di misura essenziale dello stato di salute della società intera.
I lunghi anni di asma cronica finiscono per indebolire il cuore di Olive che, nel 1914, decide di fare un viaggio in Italia per prendersi cura della propria salute. Lo scoppio della prima guerra mondiale, tuttavia, la spinge a tornare in Inghilterra, dove rimane per tutta la durata del conflitto, sostenendo i diritti degli obiettori di coscienza e lavorando a un nuovo libro ispirato a ideali pacifisti. Le sue lettere di questi anni sono gravate da un cupo senso di malinconia e abbandono:

«Negli ultimi mesi ho tanto desiderato essere ancora felice, anche solo per una volta; e ora, quando ricordo quel sogno, sono felice. … Non penso che la solitudine assoluta faccia bene a nessun essere umano».[6]

Nell’autunno del 1920, convinta dell’imminenza della propria morte, Olive torna in Sudafrica. Muore di infarto qualche mese dopo. Nel testamento specifica che non desidera siano pubblicate altre opere oltre al «Preludio» di From Man to Man e all’antologia di articoli politici Thoughts on South Africa. Ciononostante il marito, unico erede ed esecutore del testamento, negli anni successivi alla sua morte pubblica tutti i manoscritti in suo possesso, insieme a una raccolta integrale delle lettere di Olive e a una biografia, The Life of Olive Schreiner.

NOTE
1. Storia di una fattoria africana. Traduzione di Riccardo Duranti, Firenze: Giunti, 1986, p. 177.
2. Introduzione a Woman and Labour, http://www.gutenberg.org/files/1440/1440-h/1440-h.htm#2H_INTR, ultima consultazione il 7 ottobre 2012.
3. Lettera a John T. Lloyd del 29 ottobre 1892. Questa e tutte le altre lettere consultabili al sito: http://www.oliveschreiner.org/vre?page=home.
4. Vedi nota 1, p. 13.
5. Lettera all’amico Havelock Ellis del 18 marzo 1889.
6. Lettere al marito, Samuel Cronwright-Schreiner, del 6 dicembre 1918 e 14 novembre 1919.
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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Opere di Olive Schreiner:

The Story of an African Farm, London: Chapman and Hall, 1883.

Dreams, London: T. Fisher Unwin, 1890.

Dream Life and Real Life. A Little African Story, London: T. Fisher Unwin, 1893.

The Political Situation in Cape Colony, London: T. Fisher Unwin, 1896 – with Samuel Cronwright-Schreiner.

Trooper Peter Halket of Mashonaland, London: T. Fisher Unwin, 1897.

An English South African Woman's View of the Situation, London: Hodder & Stoughton, 1899.

Closer Union: a Letter on South African Union and the Principles of Government, London: Fifield, 1909.

Woman and Labour, London: T. Fisher Unwin, 1911.

Thoughts on South Africa, London: T. Fisher Unwin, 1923. (†)

Stories, Dreams and Allegories, London: T. Fisher Unwin, 1924. (†)

From Man to Man, London: T. Fisher Unwin, 1926. (†)

Undine, London: Ernest Benn, 1928. (†)

Edizioni italiane:

Storia di una fattoria africana. Traduzione di Riccardo Duranti, Firenze: Giunti, 1986.

Preludio. Traduzione di Riccardo Duranti, Roma: Empiria, 1987.

1899: racconti. Traduzione di Annalisa Oboe, Roma: Edizioni Lavoro, 1988.

Sogni. A cura di R. Maresca, P. Ruggieri, traduzione di Renata Lo Iacono, Teramo: Galaad Edizioni, 2009.

Elenco delle fonti consultate:

Schreiner, Olive. The Story of an African Farm. London: Penguin Classics, 2005.

Jacobson, Dan. Introduction to The Story of an African Farm. London: Penguin Classics, 2005.

Adey, David, Beeton, Ridley, Chapman, Michael and Pereira, Ernest. Companion to South African English Literature, Johannesburg: Ad. Donker Publisher, 1986.

Blain, Virginia, Clements, Patricia and Grundy Isobel. The Feminist Companion to Literature In English, Women Writers From the Middle Ages to the Present, London: B.T. Batsford Ltd, 1990.

Chapman, Michael. Southern African Literatures, London: Longman, 1996.

Sage, Lorna. The Cambridge Guide to Women’s Writing in English, Cambridge: Cambridge University Press, 1999.

Biografia online di Olive Schreiner:
http://africanhistory.about.com/library/weekly/aa021402a.htm

Archivio epistolare di Olive Schreiner:
http://www.oliveschreiner.org/vre?page=home

Project Gutenberg per Dreams e Woman and Labour
http://www.gutenberg.org/wiki/Main_Page

Risorse multimediali su Olive Schreiner:
http://heritage.thetimes.co.za/memorials/WC/OliveSchreiner/

Gabriella Basso Ricci (NOE ISIT-Dipartimento di lingue Fondazione Milano)

Dopo la laurea in traduzione letteraria (inglese e nederlandese), conseguita nel 2011 all’ISIT con una tesi su F.S. Fitzgerald, ha frequentato il Master in editoria libraria della Fondazione Mondadori, che sta concludendo con un tirocinio nell’ufficio stampa di Iperborea. Fa parte della compagnia teatrale Atopos di Milano, il cui lavoro indaga principalmente il tema dell’identità di genere e le possibilità espressive che il teatro offre in questo ambito.

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