Paola Caterina Misefari

Palizzi, 9 novembre 1906 - Tropea, 22 settembre 1986
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Della famiglia Misefari è rimasto nella memoria collettiva il ricordo di Bruno, Enzo, Ottavio e Florindo, ma non della loro sorella Paola Caterina, che pure è stata una delle prime e delle poche donne dell’Italia meridionale a conseguire la laurea in medicina e chirurgia.

Paola Caterina, o più semplicemente Rina come veniva chiamata in famiglia, nasce a Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, e trascorre l’infanzia a Reggio Calabria, in una delle baracche costruite dopo il tremendo terremoto che aveva distrutto la città il 28 dicembre 1908. Grazie all’aiuto di uno zio facoltoso prosegue gli studi fino alla laurea, conseguita all’Università di Messina il 31 ottobre 1933.

Dopo un approfondimento degli studi nell’ambito della dermatologia e della ginecologia sia presso l’Università di Messina, sia all’estero – a Zurigo e Colonia – si sposa con Pasquale Angiò, che si era laureato giovanissimo, all’età di 21 anni, in medicina e chirurgia all’Università di Roma. Dopo la guerra e la nascita delle figlie, esercita la professione nella città di Reggio, messa a dura prova dai bombardamenti e dalla penuria di cibo, con passione e dedizione e, naturalmente dati i tempi, senza alcun compenso, con la gratitudine dei pazienti e soprattutto delle pazienti, ben felici di potersi affidare alle cure di una donna. Ricordo che tutti i giorni andava a piedi nelle campagne che circondavano la città a visitare i malati, portando loro le medicine che poteva avere a disposizione e soprattutto trasmettendo ottimismo, per il suo carattere estremamente aperto e socievole. La sua naturale tendenza all’allegria e all’ironia non erano mai venute meno nonostante le non poche pagine tristi della sua vita: la perdita dolorosissima della prima, bellissima bambina, scomparsa ad appena dieci mesi; quella prematura dell’adorato fratello Bruno, dopo la persecuzione del regime fascista che aveva coinvolto anche l’altro fratello, Enzo, nonché il marito; la lontananza del marito stesso subito dopo il matrimonio a causa della guerra; le non poche difficoltà nel far crescere le due figlie nel primo dopoguerra.

La famiglia del marito, sebbene di tendenze diverse, l’aveva in ogni modo accolta con grande affetto nella dimora familiare di Tropea nel periodo degli eventi bellici. Nella piccola città aveva sconvolto tutti non fasciando le figlie neonate, come a quei tempi ancora si usava.

Quando la situazione economica dell’Italia cominciò ad assestarsi, il suo lavoro si svolse soprattutto nel laboratorio di analisi aperto con il marito. In tarda età aveva voluto prendere la patente di guida e comprare una macchina, con cui andava trionfalmente in giro con le amiche, anche se guidava solo “in seconda” e preferiva rivolgersi con la massima disinvoltura per le manovre di parcheggio ai vigili urbani, che (oggi sarebbe del tutto impensabile!) non si rifiutavano. La sua vecchiaia è stata rallegrata dalla nascita di quattro nipoti.

Grazie all’intelligenza e alla lungimiranza sua e del marito, noi figlie abbiamo potuto avere, parallelamente agli studi normali, un’educazione allo studio delle lingue straniere, anche con soggiorni all’estero a partire dall’età adolescenziale in un periodo in cui non erano assolutamente di moda. Analogamente, ci è stato consentito senza problemi di frequentare l’università abitando lontano da casa, anche dopo la laurea, per ulteriori periodi di studio.

Anche se non ha compiuto azioni eclatanti, Rina Misefari ha lasciato l’esempio della vita di una donna moderna, priva di pregiudizi, che ha saputo anticipare i tempi nella dedizione a un’attività ancora insolita per le donne come il delicato e difficile lavoro del medico e nell’educazione aperta al nuovo delle figlie. Credeva nell’importanza della cultura e della ricerca e per questo si impegnava a incoraggiare allo studio molte delle persone che incontrava, che avrebbero altrimenti del tutto rinunciato, ritenendo di non averne la possibilità o le capacità.

Essere in controtendenza le era connaturato e si alimentava dell’ambiente rivoluzionario in cui era cresciuta.

Anna e Francesca Angiò

Anna, insegnante di Lingua e Letteratura tedesca in pensione.
Francesca, insegnante di Latino e Greco in pensione.

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