Rābi‘a al‘Adawiyya

BaSra (Iraq) 713 - 801
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Rābi‘a al ‘Adawiyya è la più importante rappresentante della ricerca teologica islamica del II secolo dell’Egira, VIII della nostra era; è stata soprannominata dalla tradizione musulmana “la testimone dell’amore di Dio”. (ŝāhidat al‘iŝq al-ilāhī) [1].
Nacque in una famiglia poverissima, quarta figlia, (da qui il nome Rābi‘a). Venne venduta giovanissima come schiava a causa di una grave carestia che si abbatté sulla regione, ma il suo severissimo padrone fu conquistato dalle sue straordinarie parole e la lasciò presto libera.
Della sua vita sappiamo molto poco e spesso la leggenda, che vuole giustificare la sua santità, per marcare meglio la sua conversione, le attribuisce una vita di ballerina o di suonatrice di liuto, e naturalmente di peccatrice. Questi elementi non ci appaiono nuovi in quanto ricordano la descrizione di Maria Maddalena nei Vangeli.
Di certo sappiamo che, liberata dalla schiavitù, si ritirò nel deserto dove visse la sua lunga vita nella povertà, nella preghiera e nella ricerca di Dio.
Il suo pensiero si sviluppa in una via mistica molto semplice ma molto impegnativa: amare solo Dio escludendo le creature, desiderare ardentemente di incontrarlo e amarlo per se stesso e non per esserne ricompensata.
La vera fede consiste nel dimenticare le prove che vengono da Dio per pensare solo a Dio [2].
Unica nella storia dell’Islām, compie l’esperienza del deserto.E, altra eccezionalità all’interno della tradizione religiosa a cui appartiene, rifiuta tutte le proposte di matrimonio ricevute.
Così si esprime su questo argomento:

«Il matrimonio è obbligatorio per chi è libero di scegliere. Ma io non ho la libera disposizione di me stessa, perché appartengo a Dio. È a Lui che bisogna domandare la mia mano
Nella vita ci sono tre cose che mi preoccupano: se qualcuno me ne libererà, prenderò marito.
La prima: dopo la morte potrò o non potrò presentare la mia fede in tutta la sua purezza?
La seconda: nel giorno della risurrezione mi verrà o non mi verrà messo nella mano destra il libro delle buone azioni?
La terza: in quale direzione sarò condotta in quel giorno, quando alcuni saranno portati a destra verso il paradiso e altri a sinistra verso l’inferno?
Dovrei preoccuparmi di un marito quando ho simili problemi su cui meditare?» [3]

La tematica affrontata da Rābi‘a è audace e scandalizzerà non poco i rigoristi della prima e della seconda generazione musulmana. È audace parlare di Dio come trascendente assoluto che non può essere misurato con il metro e i parametri delle creature umane. Così è audace parlare poi del rapporto Dio/donna in termini pervasi di erotismo; ma tutta la ricerca successiva farà invece tesoro delle intuizioni di Rābi‘a e, usando i suoi termini, parlerà di Dio come dell’Amato Bene.

NOTE
1. È lo stesso termine utilizzato da ‘Abd al Rahman Badawi, Ŝāhidat al‘iŝq al-ilāhī Maktabat al Nahdah al-Misriyyah, Cairo 1953, nel quale raccoglie i detti di Rabi‘a conservati soprattutto dalla tradizione Sufi.

2. Probabilmente si riferisce alla sura di Giuseppe (Corano 12) 22-32. Una esauriente spiegazione di questi versetti si può trovare in: J. Guardi-R. Bedendo Teologhe, Musulmane, Femministe, Effatà, Cantalupa (TO) 2009, pp 83-91.

3. Montgomery Watt – Lelong – Caspar – Cragg Le grandi figure dell’Islām, Cittadella Editrice, Assisi 1989, p. 121.

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Fonti, risorse bibliografiche, siti

R. Caspar, Rabi‘a et le pur amour de Dieu, in IBLA 121/1, Tunis 1968 pp. 76-95

C. Valdrè (a cura di), I detti di Rabia, Adelphi, Milano 1979

V. Vacca (a cura di), Vita e detti di santi musulmani, Tea, Milano 1988

Voce “Rābi‘a al-‘Adawiyya al-Kaysiyya” in Encyclopédie de l’Islam, Nouvelle Édition, E. J. Brill, Leiden 1995, vol. VIII (Ned - Sam) pp. 367-369

C. Greppi, Rābi‘a: la mistica, Jaca Book, Milano 2003

Renata Bedendo

Laureata in lingua e cultura araba a Venezia. Licenziata in Teologia alla Pontificia Università del Laterano. È membro del Consiglio di Presidenza del CTI (Coordinamento Teologhe Italiane). Socia di ESWTR “European Society of Women in Theological Research”. Ha fondato il CADR (Centro Ambrosiano di Documentazione per le Religioni). È membro della Commissione Diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo di Milano. Collabora con l’Università Statale di Milano ed è Ambasciatore di Pace di IIFWP (Interreligious and International Federation for World Peace). Ha vissuto in diversi paesi arabi e si occupa da sempre di dialogo islamo-cristiano in particolare con le donne.

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