Rachel Bespaloff

Nova Zagora (Bulgaria) 1895 - New York 1949
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Rachel Bespaloff nasce il 14 Maggio 1895 a Nova Zagora (Bulgaria) da una famiglia di intellettuali in viaggio verso Kiev. Il padre medico, Daniel Pasmanik, è un appassionato studioso di cultura ebraica, di lui si ricorda il saggio Die Seele Israels (L’anima di Israele); la madre Debora Perlmutter ha studiato filosofia a Ginevra, dove si trasferisce con la famiglia nel 1897 aprendo una scuola per fanciulle1. Rachel cresce a Ginevra; studia pianoforte e composizione con grande successo tanto che nel 1919 le viene offerta la cattedra di musica ed euritmica all’Opéra di Parigi. È qui che incontra l’uomo della sua vita, Shraga Nissim Bespaloff, che sposa nel 1922 e dal quale nel 1927 ha una figlia, Naomi, detta Miette. A Parigi frequenta gli intellettuali fuoriusciti dalla Russia dopo l’inizio della censura bolscevica e divora libri di filosofia. Ma Rachel non consuma i libri che legge, dialoga con loro e inizia così a scrivere. L’articolo Lettre sur Heidegger à M. Daniele Halévy, pubblicato nel 1933 sulla «Revue philosophique de la France et de l’Etranger», è uno dei primi studi a introdurre il pensiero heideggariano in Francia. Insieme a Rachel, negli anni Trenta, soltanto altri due filosofi in Francia si confrontano con Heidegger (nel 1930, Georges Gurvitch che lo cita nel libro Les tendances actuelles de la philosophie allemande; nel 1932, Levinas che firma, sempre sulla «Revue philosophique», M. Heidegger et l’ontologie); bisognerà poi aspettare il 1942 per sentire di nuovo il nome di Heidegger nel dibattito filosofico francese, quando Alphonse de Waelhens pubblica La philosophie de Martin Heidegger. Fare filosofia per Rachel vuol dire essere capaci, alla luce di un confronto critico con gli approdi filosofici del proprio tempo, di dare vita a un pensiero che interpreti il mondo attuale e provi a rispondere alle sue domande. Il libro di Rachel Cheminements et carrefours, uscito per Vrin nel 1938, nella collana Essais d’Art e de Philosophie, è una raccolta di saggi su Kierkegaard, e filosofi a lei contemporanei ed amici: Julien Green, André Malraux, Gabriel Marcel e Léon Chestov. Tutti precedentemente pubblicati su importanti riviste, questi scritti costituiscono la prima analisi critica e sistematica del pensiero esistenzialista antecedente a Sartre e Camus. Sappiamo che nel 1939 Camus ricevette Cheminements et carrefours da Jean Grenier, suo professore di filosofia ad Algeri, e che questa opera ebbe una influenza notevole su Le mythe de Sisyphe2. Il 1938 è un anno cruciale nella vita di Rachel. In una lettera datata 8 Novembre e indirizzata dalla clinica di cura di Montana (Svizzera) a Jean Wahl, uno dei suoi più cari amici, Rachel confessa la sua profonda angoscia a fronte degli accadimenti di Settembre e di Novembre di quell’anno: l’annessione dei Sudeti al Terzo Reich il 29-30 Settembre e i pogrom in Germania contro gli ebrei iniziati il 7 Novembre3. Rachel sopravvive allo sterminio ma muore suicida solo pochi anni dopo la fine della guerra, il 6 Aprile 1949 a South Hadley in Massachusetts. Come Primo Levi e Paul Celan, forse anche Rachel non sopravvive al dolore e alla vergogna di essere scampata al destino di morte che travolse milioni di esseri umani. All’inizio di Le monde du condamné à mort, un saggio su Camus pubblicato postumo nel 1950 sulla rivista «Esprit», Rachel scrive di appartenere a una generazione che la storia ha fatto vivere in un clima di morte violenta tra il fumo dei forni crematori. Nel Maggio del 1942, insieme alla figlia, al marito e alla madre, si imbarca a Marsiglia per l’America e arriva a New York il 1 Agosto 1942. Negli Stati Uniti frequenta intellettuali, tra i quali un amico d’infanzia, Jacques Schiffrin, fondatore della Pléiade, e continua a scrivere. Per Brentano’s Inc. pubblica nel 1943 il suo secondo libro, De l’Iliade, con una prefazione di Jean Wahl. Alle origini di questo libro si colloca il rapporto simbiotico che lega una madre alla propria figlia. In una lettera del 12 Maggio 1939 scritta all’amico Daniel Halévy, Rachel racconta di essersi rimessa a leggere l’Iliade con Miette4). Con occhio attento, Nadia Fusini osserva: “È l’amore materno che spinge Rachel a chinarsi accanto alla figlia, per leggere con lei in greco il testo di Omero”5. Studiare e scrivere dell’Iliade, questo il libro che legge con la figlia, diventa per Rachel il modo per combattere la propria personale battaglia contro la guerra nazifascista, forse l’unico che sente di avere. Di questo suo libro, Rachel avrebbe detto essere il suo “method of facing the war”.6. A differenza di Simone Weil, che come lei, nel pieno dell’Olocausto, ritorna ad Omero con il libro L’Iliade ou le poème de la force, Rachel, nel suo saggio su Omero, non condanna la guerra. Nella sua Iliade la Troia che resiste gli Achei rappresenta in qualche modo l’Europa che si ribella alla Germania nazista. L’Ettore di Rachel è l’eroe che resiste; il suo Ettore, come osserva Jean Weil nella prefazione, è “la forza che difende, la forza che sa di avere molto da perdere, e Achille, la forza che distrugge e si autodistrugge, e ama perdersi in un malinconico furore”. Rachel non è una pacifista. Per lei l’unico modo per sbarazzarsi di Hitler è fargli guerra: fa propaganda democratica lavorando per la VOA (The Voice of America) da cui trasmette in francese; è scriptwriter per la sezione francese dell’ufficio di informazione di guerra (l’OWI, Office of War Information; ufficio di propaganda democratica attivo in America e all’estero dal 1942 al 1945).7. Verrebbe da dire, che per Rachel la rivolta è l’unica risposta sensata alla tragicità della vita. In Réflexions sur l’esprit de la tragédie, uscito su Deucalion (1946/1947), Rachel scrive dell’eroe sofocleo Filottete queste parole: “ce que Philoctète chérie plus que la vie – la révolte”.
Partecipando a Deucalion, insieme, tra gli altri, a Bataille, Benveniste, Fondane, Levinas e Arendt, Rachel è tra gli intellettuali che si adoperano per ricostruire, dal fumo delle macerie, le basi della filosofia in Europa. Il suo articolo Réflexions è una critica serrata al testo The christian tragic hero che Auden pubblica nel 1945 su «The New York Times Book review». Per Auden la tragedia antica è la tragedia della necessità, la tragedia cristiana invece (per esempio Moby Dick) è la tragedia della possibilità. Contro questa appropriazione cristiana del pensiero greco Rachel sostiene che non si dà tragedia cristiana: la cultura cristiana non può che ignorare il tragico in quanto essa si fonda sull’idea di una libertà redentrice. Secondo Rachel, inoltre, la tragedia non si dà mai come tragedia della possibilità; parlare in questi termini del tragico è una distorsione cristiana. Antica o moderna (Shakespeare e Corneille), la tragedia non esprime un conflitto tra libertà e necessità che lascerebbe intravedere la possibilità di un intervento taumaturgico da parte di Dio, la possibilità dunque di un riscatto. Il discorso tragico – scrive Rachel – “se heurte au silence de Dieu”. Presso i Greci, come presso i moderni, il pensiero tragico esprime un conflitto insanabile tra finalità ineluttabile e caso.
In America, all’attività di scrittrice Rachel affianca l’insegnamento di letteratura francese al Mount Holyoke College, dove Emily Dickinson studiò per un anno nel 18488. Gli anni all’Holyoke College sono intellettualmente molto intensi. Dal 1942 al 1944 il College ospita gli “Entretiens di Pontigny”, seminari annuali della durata di dieci giorni che si tennero a Pontigny (Francia) dal 1910, sospesi con l’inizio dell’occupazione e trasferiti in America. In occasione di questi seminari, nell’Agosto del 1944, Rachel incontra Marc Chagall e Hannah Arendt la quale sottopone alla discussione degli Entretiens un intervento sulla forza della burocrazia in Kafka che già contiene in nuce le considerazioni sulla violenza sviluppate più avanti nella Banalità del male. Nel 1945 Jean Wahl rientra a Parigi e dal 1945 i seminari avranno di nuovo luogo a Pontigny (nell’immediato dopoguerra vi parteciperanno, tra gli altri, Jacques Lacan, Jacques Derrida e Marguerite Duras). La partenza del carissimo amico Jean e, per la ripresa dei seminari a Pontigny, il definitivo rientro in Europa degli intellettuali cui si sentiva così legata, acuiscono in Rachel la sensazione di vivere un esilio forzato. Anche lei vorrebbe tornare, ma non può farlo: la madre è troppo malata e la figlia studia ad Harvard. Prima di darsi la morte nel 1949, scrive al direttore del college: “Ne cherchez d’autre raison pour mon suicide que mon extrême fatigue”.

  1. Vorrei ringraziare mia madre per avermi fatto scoprire Rachel Bespaloff, e insieme a Rachel, quando ero ancora una ragazza, il femminismo italiano (tra i libri che mia madre, con amore e discrezione, mi ha messo tra le mani, quando sui banchi di scuola la sua bambina stava diventando una donna, ricordo Sputiamo su Hegel, Dalla parte delle bambine e i saggi di Maria Corti su Dante e Cavalcanti.  ^
  2. Cfr. Toby Garfitt, Camus et Jean Grenier, in David H. Walker (ed.), Albert Camus, les extremes et l’equilibre, Actes du colloque de Keele, 25-27 Mars 1993, Amsterdam 1994, p. 97  ^
  3. Cfr. M. Jutrin (a cura di), Lettres à Jean Wahl – 1937/1947. “Sur le fond le plus déchiqueté de l’histoire”, Paris 2003  ^
  4. Cfr. Lettres à Daniel Halévy, 1939-1947, II, Conférence 20 (2005  ^
  5. Cfr. Nadia Fusini, Hannah e le altre, Torino 2013, p. 69  ^
  6. Cfr. Christopher Benfey nell’introduzione a War and the Iliad, New York 2005, p. xvii  ^
  7. Cfr. Christopher Benfey, Karen Remmler, Artists, Intellectuals, and World War II: The Pontigny Encounters at Mount Holyoke College, Boston 2006, p. 216; e il sito del Mount Holyoke College che dedica una pagina alla vita di Rachel con l’audio di testimonianze oculari: https://www.mtholyoke.edu/courses/mackmann/webaudio2/wcl/pontigny/bespaloff.html  ^
  8. Alcune testimonianze molto toccanti sull’attività didattica di Rachel possono essere al link di cui sopra  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

La bibliografia su Bespaloff è ancora molto essenziale. Il silenzio critico sull’opera di Bespaloff è da attribuire, almeno in parte, anche al fatto che gli studiosi di Lettere Classiche continuano ad ignorare il suo saggio sull’Iliade (mentre numerosi sono gli studi su Simone Weil in ambito classico). A titolo di esempio, si ricorderà che il recente volume Women classical scholars (Oxford 2015) contiene un contributo sull’Iliade di Simone ma non uno sull’Iliade di Rachel. Per un esamine critico del pensiero filosofico di Bespaloff si rimanda all’unico saggio per ora disponibile: Laura Sanò, Un pensiero in esilio. La filosofia di Rachel Bespaloff, Napoli 2007, con prefazione di Remo Bodei. Una bibliografia completa degli scritti di Bespaloff (inediti e archivi compresi) è consultabile in calce al libro di Sanò.

Giulia Maria Chesi

Ricercatrice in letteratura greca alla Humboldt-Universitaet di Berlino. Ha pubblicato un saggio sull’Orestea di Eschilo (The play of words, De Gruyter 2014); sta terminando la sua tesi di abilitazione su Omero (From Cyclopes to cyborgs. Odysseus technologicus and the future of AI), e insieme a Francesca Spiegel sta editando un volume sulle teorie postumane e la loro applicabilità alla letteratura classica (Undoing the human. Classical literature and the Post-human).

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