Rebeca Matte Bello

Santiago del Cile 1875 - Fiesole 1929
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“Audacia” è la parola che definisce meglio questa artista, dall’aspetto minuto e dal grande talento. Già da bambina stupì suo padre che le aveva portato da un viaggio un pezzo di cera: dopo pochi minuti la piccola Rebeca lo aveva trasformato in una graziosa figurina, lui la portò con sé per tutta la vita. La mente di sua madre volò lontana alla nascita di Rebeca, la fece crescere priva delle sue carezze e baci che ella rimpianse per tutta la vita.

La nonna materna, la Vequita, insieme a suo padre la circondarono d’amore e la accompagnarono nel mondo della cultura e delle arti.
Suo padre Augusto fu il primo a credere in lei. Era un diplomatico e la portò con sé in Europa: prese lezioni di scultura a Parigi, all’Académie Julian e a Roma, dove incontrò lo scultore Giulio Monteverde, il quale la mise subito alla prova e dandole un po’ di gesso le chiese di modellare una mano. Rimase sbalordito dal risultato e diventò il suo maestro.

Rebeca, si sposò con Pedro Felipe Iñiguez, e da questa unione venne al mondo sua figlia Lily, Eleonora Iñiguez Matte, da lei amatissima.
La scultura la portò in luoghi insospettati e frequentati quasi esclusivamente da maschi. In Europa era possibile per esempio assistere a lezioni di nudo dal vivo, cosa impensabile a quell’epoca nel suo Paese d’origine.

Affermarsi come donna nel mondo della scultura non era di certo facile, e Rebeca è costretta a sopportare che sempre il suo nome e le suo opere siano riportate facendo riferimento al suo bisnonno, il famoso filantropo Andrés Bello, o all’importante pittore Vittorio Corcos, insigne rappresentante della “Belle Epoque”, molto amico della famiglia Iñiguez Matte e ritrattista postumo di Rebecca e di sua figlia Lily. Corcos sostiene e riconosce l’arte di Rebeca e parlando di lei afferma “modella e scolpisce come un uomo, ma pensa e crea col suo cuore delicato da donna “.

Nel 1900 partecipa ai Salon di Parigi con la sua opera Militza, oggi esposta al Museo de Arte y Artesanía de Linares. Le viene conferita la Prima Medaglia con Menzione d’Onore. Rebeca ha venticinque anni ed è per lei un importante riconoscimento del suo talento.

Un altro riconoscimento le viene conferito nel 1901, la Terza Medaglia alla Mostra Internazionale di Bufalo, negli USA.
Poi vennero monumenti come La Guerra (1913) oggi a Palazzo della Pace all’Aia, che provocò grande eccitazione nel suo piccolo rifugio in Toscana, a Fiesole. Varie personalità del mondo intellettuale italiano vennero a Villa La Torrossa per ammirarlo. Alcuni giornali commentarono il fatto, Lily ricorda nel suo diario un titolo: “Grande è l’audacia, ma l’artista è più grande dalla stessa audacia”.

Nel 1917 arriva la laurea ad honorem dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Conferita per il suo grande talento oltre che per il suo spirito altruista. Donando il ricavato di alcune sue opere, infatti, aveva contribuito alla “cassa pro-artista”, un fondo istituito per aiutare le famiglie e gli artisti che avevano subito danni dalla guerra. Quanto sarebbe stato orgoglioso suo padre di tutti questi riconoscimenti e delle opere che uscivano delle sue “delicate mani”, ma era deceduto nel 1913.

Nel 1922 muore sua madre. Le dedica alcuni versi “…il bacio in cui si chiude il più puro segreto dell’amore…” quei baci che lei non aveva mai ricevuto.

Ma, sembra che la vita si sia accanita contro di lei, togliendole le persone più care. Il 6 settembre 1926, la tubercolosi portò via la sua amata Lily a soli ventiquattro anni.
Col cuore straziato, torna in Cile. Qui crea la Fondazione Los Nidos, in memoria della sua Lily, istituzione che accoglie ragazze in situazione di rischio sociale.

Senza dubbio Rebeca aprì strade a molte donne che, ancor oggi, seguono con audacia il loro seguono e ascoltano il loro cuore e coltivano il proprio talento.

Il 14 maggio 1929, nella sua amata Villa Torrossa, si spense non solo una grande artista, ma soprattutto una donna audace e di certo all’avanguardia per la sua epoca.

Nel 2019, anno della ricorrenza dei 90 anni della sua scomparsa e dopo una ricerca di diversi anni, è stata ritrovata una sua opera che era stata data per dispersa. Une Vie, opera che presenta una particolarità:, è l’unico marmo che abbiamo firmato dall’artista con la data di creazione, 1913.

Nel suo testamento dona a Firenze diverse opere. A Palazzo Pitti sono conservate La Derelitta, esposta e, in deposito, due bronzi: Donna Giacente e Due Teste. Une Vie si trova al Museo Stibbert.

Altre sue opere si trovano in Cile: a Santiago, Linares e Talca. A Rio de Janeiro, in Brasile si trova l’opera Gli Aviatori.

Ester Gonzalez

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