Renée Hamon

Vitré 1897 - Vannes 1943
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«Vuoi conoscere una donna eccezionale (Renée Hamon, la bretone delle dafni) che ha appena fatto da sola il giro del mondo…? Ha navigato in golette indigene, senza Bianchi, ha girato tutta la Caledonia con 400 franchi, visitato atolli privati dove ci sono solo uccelli, così tanti uccelli che non si può posare il piede senza schiacciare uova, nuovi nati, covate. Magra e pallida prima, rientra con un aspetto magnifico, dopo aver lavato ponti e dormito ovunque. Naturalmente vuole ripartire e girare pellicole cinematografiche. In questo momento le manca solo il denaro, ma sono sicura che riuscirà a trovarlo. (…) La piccola Hamon ha 38 anni, non li dimostra affatto, è sposata, separata. Ha un po’ l’aria dell’ “io l’ho fatto”, ma senza questo tratto del suo carattere non avrebbe fatto tutte queste cose. Per avventurarsi attorno al mondo, è necessaria una grande fiducia in sé stessi».1

Con queste parole Colette presentava alla figlia la figura di Renée Hamon che l’aveva affascinata sicuramente per la sua esuberanza e vitalità e di cui era diventata amica e confidente. Viaggiatrice per mare eccentrica e instancabile, il piccolo corsaro (così affettuosamente la chiamerà sempre Colette) Renèe Hamon nasce il 24 giugno 1897 a Vitré (Ille-et-Vilaine). Il padre, Florian-Louis Hamon, è impiegato delle imposte; nel 1900 la madre, Anne-Louise Gontier abbandona la famiglia, divorzia e si risposa, e così Renée viene cresciuta dalla nonna a cui rimarrà teneramente legata fino alla morte. Una vita sentimentale sfortunata, due mariti e un figlio morto prematuramente, non le impediscono tuttavia di sperimentare quello che per una donna, agli inizi degli anni Trenta, è ancora una chimera, quella di viaggiare. Nel milieu artistico-culturale parigino di pittori e fotografi, incontra il grande sarto Paul Poiret (siamo nel 1924) che l’aiuta a intraprendere una pseudo carriera da modella e, che, soprattutto, la metterà in contatto con Colette, con la quale stringerà un’amicizia che durerà fino alla morte. 2
Nel 1936 si imbarca su La Pérouse per le Nuove Ebridi, ma è nel 1937 che Pierre Borel, biografo, fra gli altri, di Maria Baskircev, Maupassant e Courbet, riesce ad ottenere, per la vagabonda Renée Hamon, grazie al direttore delle «Messageries Maritimes» Georges Philippart, un passaggio a bordo de La Recherche, che da Marsiglia avrebbe raggiunto Tahiti, via Martinica e canale di Panama. Renée Hamon infatti aveva deciso di seguire le tracce di Paul Gauguin. I suoi reportages sono pubblicati, dal 1936 al 1938, sulle riviste «L’Intransigeant», «Ève», «Vu», «Beaux-Arts», «Voilà» e spesso corredati dalle sue stesse fotografie. Colette scrive in una breve nota di presentazione a uno di questi reportage:

«Conosciamo il nome di Renée Hamon, un pezzo di donna che si è messa in testa, da un po’ di mesi, di andare a vedere dall’altra parte della terra! Il suo caso si spiega in una sola parola: è bretone. Mai, in nessun momento, né i capricci del mare, né il borsellino vuoto hanno impedito a un bretone di andare a vedere cosa succede in un mare sconosciuto, di scoprire la riva dall’altra parte del mare. Leggera di valigie quanto di denaro, Renée Hamon c’è andata. Sembra una gatta magra, con begli occhi e capelli rossi. Non teme Dio, né il diavolo, né gli uomini, né i climi mortiferi, né vagare per il Pacifico su una goletta dov’è l’unica donna, dove non c’è nemmeno un Bianco! Buona fortuna, allora, a questo piccolo Corsaro che, partito con le mani vuote, riporta un bottino da poeta, fiori d’Oceania, conchiglie bisbiglianti per offrirli a coloro che, immobili, sognano viaggi lontani!». 3

Testimonianza diretta, più approfondita, dei suoi viaggi sono i due volumi: A Tahiti et aux Marquises, Gauguin, le solitaire du Pacifique 4 del 1939, e in modo particolare Verso le isole luminose – Tahiti, Tuamotu, Marchesi, del 1940, con la prefazione della stessa Colette 5. Già il 20 marzo 1939, Colette, in una lettera a Renée, dichiara di aver appena terminato una breve lettera-prefazione e di averla scritta prima del suo ritorno, prima addirittura del libro:

«Progetto di lettera-prefazione. Ho ricevuto la tua lettera, mio piccolo corsaro, e le due foto. Alla vista di quella in cui ti si vede arenata sulle tue valigie, al bordo di una spiaggia lontana, non mi sono potuta impedire un gesto di allarme, e anche una sorta di invidia. Una gelosia da anatra dalle ali rognose, che vede passare le anatre selvatiche sopra il mare… Ma c’era anche pena. Tu sei sola e piccola su quella sabbia, sotto quel piumaggio di palma. E so che la tua testa bretone si raddrizza a tutti i venti di mare e che, come tu dici: “più è lontano, più è bello”. Sei come quei pescatori di Sauzon (un tempo ho trascorso un’estate a Belle-Isle) che non sono mai riusciti ad aspettare la fine di una tempesta eccezionalmente lunga. Si annoiavano così tanto a terra che hanno ripreso il mare contro ogni logica. Non è la prima volta che vai dall’altra parte del mondo. Stavolta non ti inebri soltanto del piacere di passare di isola in isola, su una goletta il cui equipaggio è tutto di colore, di guadagnarti il passaggio lavando il ponte, cucinando riso, tirando la rete, al ritmo della canzone malgascia di Ravel che canti fra te e te: “Aoua! méfiez-vous des blancs!” Stavolta oltre le conchiglie, i fiori secchi, i pareo e le foto devi portare un libro. Quando te ne ho parlato, prima di partire, hai assunto la tua aria più testarda, più bretone per rispondermi: “Ma io non lo so cosa bisogna mettere in un libro!”. Dato che non l’ho mai saputo bene neanche io, posso dirti almeno quello che non si deve mettere. Ritrai quello che hai visto. Non guardare mai quello che non ti piace; ma contempla a lungo ciò che ti addolora. Sii fedele alla tua prima impressione, modificala solo per una verità che valga di più. Non ti affaticare a cercare parole ricercate; una parola è ricercata solo quando ha la fortuna di incontrarne un’altra che la rinnova. Non mentire: la menzogna sviluppa l’immaginazione, e l’immaginazione è la peste del reporter. Prendi appunti. Non prendere appunti – cancellare la voce inutile. Non scrivere il libro laggiù, una volta qui lo troveresti irriconoscibile. Non si scrive un libro di passione mentre si fa l’amore. Ma pensa a lui, quel tanto da avvelenarti un po’ l’esistenza. Infine pensa che scrivi per dei sedentari: sono i più difficili in materia di viaggi. Ti abbraccio, mio piccolo corsaro, e con tutto il cuore ti auguro ogni bene». 6

I viaggi di Renée Hamon infatti non hanno niente di turistico, sia negli itinerari che nello spirito, e ricordano semmai il desiderio di solitudine, di giustizia, di libertà, il sentimento di affrancamento dall’orrore borghese dell’uomo bianco che avevano già conosciuto il pittore Paul Gauguin e il grande viaggiatore in solitario Alain Gerbault.
Il tono è vivo, il racconto preciso ed efficace, lo stile afferra il lettore per la sua semplicità. Quello che caratterizza la sua scrittura e che rende le sue pagine interessanti e vive e valide ancora oggi è l’impronta giornalistica, molto moderna non solo nello sguardo, vòlto a superare il cliché dell’avventura e dell’esotico, ma soprattutto la sua viva coscienza, la passione e il coraggio nel denunciare quelle che furono le ingiustizie fatte a una popolazione indigena vulnerabile eppure ricchissima di bellezza e di storia. Testimonianza ne è la chiusa del libro/inchiesta Verso le isole luminose che denuncia gli orrori della colonizzazione e le mancanze del governo francese.

«Nessuno viaggia invano se riporta dal viaggio un nobile sogno.
Io riporto dall’altro emisfero la speranza che si possa salvare quello che rimane – qua e là – della poesia nel mondo.
E che in patria veglino ancora Uomini di buona volontà che non si rassegnano a vedere nel popolo maori un residuo di poetici fantasmi…
Un lungo e progressivo disastro ha strappato ai maori i loro dei, i loro trovatori e le loro terre. Non abbiamo potuto togliergli la loro l’anima, né la loro gentilezza o la loro socievolezza naturali, né l’amore per l’eloquenza.
Arrivano Uomini, tempi nuovi, possono recuperare l’orgoglio della propria razza, la fierezza della propria civilizzazione, l’intelligenza viva e pratica.
Arrivano Uomini nuovi: il dolce maori che acconsente ad agonizzare lentamente agli ultimi accordi della chitarra, possono ancora liberarlo dalla sua sonnolenza mortale, portargli un fraterno soccorso e restituirgli il gusto per la vita». 7

Tornata in Francia sarà di nuovo Colette a metterla in contatto con Georges Mandel, Ministro delle Colonie. E sempre lei a caldeggiare il libro di Renée per il premio Vikings, che tuttavia non otterrà.
La guerra e poi la malattia impediranno a Renée di approfittare di una borsa di viaggio che Mandel, le aveva accordato e il suo unico orizzonte ritorna a essere la sua amata Bretagna, prima La Trinité-sur-Mer, in una piccola casetta di pescatori che chiama Moana, poi la casa di cura di Rohan a Vannes. Nel 1943, poco prima di morire (il 26 ottobre), pubblica il romanzo Amants de l’aventure, dedicato a Colette.
Alla notizia della sua morte, Colette testimonia così il sincero affetto che la legava al piccolo corsaro:

«Siamo a sabato. Forse siete ancora là. Quello che fate è compito di un uomo coraggioso. Quando ci penso, mi ricordo che è qui che voi avete incontrato questo piccolo essere tanto solitario, che se n’è andato via senza far male a nessuno, e che era innocente. Il suo candore ricordava il piumaggio di un elegante uccello. Vi siete caricato tutto sulle vostre spalle. Anche se era leggera, è sempre un peso, il peso totale di un essere che si sarebbe voluto felice. Tutto quello che toccate dopo la sua morte, sono ricordi ancora caldi che scorticano, fino a quella casetta che deve a voi il fatto di stare in piedi. Saremo, penso, molto più sereni quando ci rivedremo. Ho fatto una grandissima fatica per non confessarmi, e ci sono riuscita quasi sempre. Ma non posso rifiutarmi il triste piacere di dirvi che sto male. Se per caso portate da laggiù delle cose che credete di dovermi consegnare, siate così gentile da tenerle con voi per un po’. Non ne ho bisogno. Ho bisogno di non vederle in questo momento». 8

  1. Colette, Ma chérie. Lettere con la figlia 1916-1953, traduzione di Annalisa Comes, Donzelli, Roma 2005, p. 226 (anche in R. Hamon, Verso le isole luminose. Tahiti, Tuamotu, Marchesi. Con uno scritto di Colette, traduzione di Annalisa Comes, Voland, Roma 2008, p. 200). Un ringraziamento particolare per molte delle notizie e indicazioni bio-bibliografiche all’amico Claude Delafosse di Vitré, che con infinita pazienza e dedizione si è reso depositario delle memorie della “piccola vagabonda”.  ^
  2. Testimonianza di questa amicizia sono le Lettres au petit corsaire di Colette (texte établi et annoté par C. Pichois et R. Forbin. Préface de M. Goudeket, Flammarion, Paris 1988).  ^
  3. «L’Intransigeant», 12 gennaio 1938 (cfr. anche Lettres au petit corsaire, cit., pp. 37-38), in R. Hamon, Verso le isole luminose, cit., p. 196.  ^
  4. Gauguin. Le solitaire du Pacifique. Avec 41 photographies et documents inédits. Préface de Robert Rey, Vigot Frères Editeurs, Paris 1939). L’8 giugno del ’39, aveva presentato all’École du Louvre la conferenza illustrata del suo film Gauguin le solitaire du Pacifique e aveva dichiarato a una collaboratrice del «Journale»: «Ho trascorso 20 mesi nelle regioni oceaniche. Venti mesi durante i quali ho chiesto a una goletta o a un cutter di farmi conoscere le isole australi, o gli ultimi atolli delle isole Sottovento. Venti mesi durante i quali a Papeete, Morea, Huahine, a Bora Bora o a Maupiti ho ripercorso i luoghi dove ha vissuto Gauguin, per poter ricostruire la sua vita nella solitudine del Pacifico. Questo lungo soggiorno mi ha riservato commoventi sorprese. Così ho ritrovato il figlio di Gauguin a Tahiti, una delle sue figlie nelle Marchesi, e qui e là, alcuni suoi modelli, oggi vecchi, o adolescenti abbronzate che ha così ben fissato nelle sue tele e che ora il mio film rivelerà» (Lettres au petit corsaire, cit., p. 25).  ^
  5. Il primo titolo era Una donna fra i Maori.  ^
  6. Verso le isole luminose, cit., pp. 197-198 (Lettres au petit corsaire, cit., pp. 67-69); sulla prefazione Colette lavora a più riprese, come testimoniato anche dalle lettere del 9 giugno, 27 luglio 1939.  ^
  7. Verso le isole luminose, cit., p. 193.  ^
  8. Lettera a Maurice S***, Parigi, sabato 30 ottobre 1943, Verso le isole luminose, cit., pp. 201-202 (Lettres au petit corsaire, cit., p. 148).  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

R. Hamon, Gauguin. le solitaire du Pacifique. Avec 41 photographies et documents inédits. Préface de Robert Rey, Vigot Frères Editeurs, Paris 1939
R. Hamon, Verso le isole luminose. Tahiti, Tuamotu, Marchesi. Con uno scritto di Colette, traduzione di Annalisa Comes, Voland, Roma 2008
R. Hamon, Gauguin le solitaire du Pacifique suivi de Aux îles de lumière: Tahiti, Tuamotou, Marquises, préface de C. Béry, illustrations de A. Vanier, livre numérique, Collection Corde Raide t. 4, 2015
R. Hamon, Amants de l’Aventure, Flammarion, Paris 1943
Colette, Lettres au petit corsaire, texte établi et annoté par C. Pichois et R. Forbin. Préface de M. Goudeket, Flammarion, Paris 1988
Colette, Ma chérie. Lettere con la figlia 1916-1953, traduzione di Annalisa Comes, Donzelli, Roma 2005
A. Comes, Viaggio Verso le isole luminose di Renée Hamon: itinerari plurilinguistici e multiculturali tra Polinesia e Francia negli anni Trenta del Novecento, in « InVerbis », 1/2014 gennaio-giugno, pp. 73-88

Annalisa Comes

Nata a Firenze nel 1967 vive tra la Francia e l’Italia. Filologa - ha curato l’edizione critica del poeta siciliano Rinaldo d’Aquino (in Poeti della Scuola Siciliana, Mondadori, I Meridiani, Milano 2008) e collaborato all’edizione dell’opera poetica di P.P. Pasolini (I Meridiani 2003); specializzata in Giornalismo e comunicazione presso L’Università di Roma Tre, attualmente svolge attività di ricerca fra l’Università di Nancy e Verona con una tesi di dottorato sulla poesia italiana nella letteratura per l’infanzia e traduce dal francese per diverse case editrici. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea, di poesia e traduzione - e di arte contemporanea. Allieva di Amelia Rosselli, ha pubblicato diverse raccolte di poesia (l’ultima Il corpo eterno, con tre fotografie di Vasco Ascolini, Gazebo, Firenze 2015) e vinto diversi premi, tra i quali il Premio Internazionale Eugenio Montale, Dario Bellezza e nel 2007 il Premio Speciale Città di Roma per la poesia. Nel 2014 ha vinto una Résidence d’écrivain per la poesia di quattro mesi presso il Sémaphore de Créac’h, sull’isola di Ouessant (Associazione C.A.L.I., DRAC Bretagna, Consiglio Regionale della Bretagna).
www.annalisacomes.com

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