Rosalba Carriera

Venezia 1673 - 1757
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Rosalba Carriera è una delle poche artiste del passato a non essere figlia d’arte: il padre era un burocrate, la madre una ricamatrice. La sua era una casa della piccola borghesia in cui tutt’e tre le figlie avevano ricevuto un’istruzione, conoscevano le lingue straniere, erano musiciste ed erano state educate all’arte; anche una delle due sorelle di Rosalba, Giovanna, soprannominata “Zanina”, divenne infatti miniatrice.

Casa Carriera diventò presto un punto di ritrovo per i pittori veneziani, per gli stranieri amanti dell’arte di passaggio a Venezia e per i collezionisti. Le eleganti miniature di Rosalba, eseguite anche su avorio, erano particolarmente apprezzate dalla committenza che si allargò a livello internazionale: molti inglesi che si trovavano in Italia per il Grand Tour si fecero immortalare da lei. Passò poi alla tecnica del pastello, continuando a specializzarsi nella ritrattistica.

Nel 1720 si recò a Parigi dove restò per circa un anno. Qui ottenne grandi riconoscimenti ed entrò in contatto con i maggiori pittori e intellettuali della capitale francese. Tra questi Jean-Antoine Watteau, di cui eseguì un celebre ritratto e da cui trasse sicuramente ispirazione ed insegnamenti preziosi. Tornata a Venezia, nel 1730 partì per Vienna dove l’attese un successo simile a quello riscontrato a Parigi. 

Di lei si conoscono più di trecento opere di sicura attribuzione, la maggioranza delle quali si trovano alla Gamälde Galerie di Dresda, dal momento che Federico Augusto II e poi suo figlio Federico Cristiano furono tra i suoi maggiori collezionisti e riunirono più di centocinquanta sue opere. Ebbe committenti prestigiosi, tra cui Federico IV, re di Danimarca e di Norvegia, e l’Imperatrice Amalia d’Austria. Oltre ai ritratti, dipinse numerose figure allegoriche, alcuni soggetti religiosi e alcuni celebri autoritratti: se la sua ritrattistica cercava di rendere al meglio i suoi soggetti, cioè di coniugare la verosimiglianza con le esigenze di un leggero abbellimento richiesto dal gusto e dalla committenza dell’epoca, i suoi autoritratti sono invece contrassegnati da una cruda aderenza al vero. Il più famoso è l’ultimo, conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in cui Rosalba, incoronata di alloro, si ritrae impietosamente anziana, con i capelli grigi, radi e spettinati, lo sguardo malinconico, la bocca serrata in un’espressione quasi corrucciata, l’occhio destro appannato, ad indicare gli inesorabili problemi alla vista.

Come dimostrato dal suo copioso carteggio, Rosalba fu sempre afflitta da depressione, anche nel glorioso periodo parigino, ma la sua situazione si aggravò dopo la morte dell’adorata sorella Giovanna e con la cecità, che le impedì di dedicarsi all’arte negli ultimi anni della sua vita. Proprio grazie al carteggio, oggi conservato alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, è stato possibile ricostruirne con precisione la biografia, la tecnica pittorica, il suo entourage, la sua quotidianità e l’aspetto finanziario legato alla sua attività, di cui si occupava direttamente con estrema attenzione.

Rosalba ebbe alcune allieve, tra cui Marianna Carlevarijs (1703–post 1750), la friulana Felicita Sartori (1714 –1760) che successivamente si specializzò nell’arte dell’incisione, Angioletta Sartori, sorella di Felicita, e l’inglese Catherine Read (1723–1778). Ebbe anche numerosi imitatori sia in Italia che all’estero, il più famoso dei quali è Francesco Pavona (1692 –1771). 

Un aspetto moderno della vita dell’artista, su cui si è giustamente molto insistito in anni recenti, è che non abdicò il controllo della sua carriera. Non ebbe mai un mecenate vero e proprio, cosa che le consentì di mantenere la più completa autonomia. Per questo qualcuno l’ha addirittura definita una “businesswomanante-litteram 1

  1. Shearer West, Gender and internationalism. The case of Rosalba Carriera, Carriera as a businesswoman in a European market, 1999.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Clara Gallo, Rosalba Carriera, ovvero la grazia del Settecento in una galleria dei tipi, in “Arte Figurativa”, anno VI, 1958, n. 5, pag. 32 – 35

Caterina Virdis Limetani (a cura di), Le Tele Svelate. Antologia di pittrici venete dal Cinquecento al Novecento, Eidos, Venezia 1996

Giuseppe Pavanello (a cura di) Rosalba Carriera, prima pittrice de l’Europa, Marsilio, Venezia 2007

Bernardina Sani, Rosalba Carriera, 1673-1757. Maestra del pastello nell’Europa Ancien Régime, Allemandi, Torino 2007

Bernardina Sani, La forza della levità, in “Arte e Dossier”, n. 265, pagg. 54 – 59, Giunti, Firenze aprile 2010

Gabriella Romano

È documentarista e ricercatrice con un interesse specifico per la storia orale, dell’omosessualità e delle donne in Italia. Tra i suoi documentari: Pazza d’Azzurro (1996), L’Altro Ieri (2001), Essere Lucy (2011) e Violet Gibson. La donna che tentò di uccidere Mussolini (2009). Tra le sue pubblicazioni: I Sapori della Seduzione (2006), Il mio nome è Lucy (2009), Prodigiose Amazzoni. Opere di artiste a Roma (2012), The Pathologisation of Homosexuality in fascist Italy (2019, trad. it. Il Caso di G., 2019). 

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