Rosvita di Gandersheim

935 - 973
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Scrittrice di monastero o di corte? Gli studiosi dei poemi e dei drammi scritti dalla badessa Rosvita, nata più di mille anni fa, ne discutono. Imparentata con la famiglia imperiale sassone, Rosvita scrisse, lei donna e monaca, una biografia sull’imperatore Ottone I su richiesta espressa del successore. Rosvita non stava dunque sempre chiusa nel chiostro – del resto non lontano da Magdeburgo, sede imperiale – e a corte apprendeva dagli ambasciatori dell’impero le novità del mondo: una volta ascoltò con ammirazione, lo ricorda lei stessa, un resoconto sulle meraviglie artistiche e intellettuali della città di Cordova, allora sotto il dominio arabo, dove fioriva una straordinaria cultura.
Mente curiosa e vivace, Rosvita si interrogava sul mondo a lei contemporaneo e ammirava gli antichi scrittori: la lettura dei drammi del latino Terenzio (II secolo a. C.) la spinse all’emulazione e alla composizione di opere teatrali ( Il Gallicano, la Resurrezione di Drusiana e Callimaco, La conversione di Taide… ) per le quali secoli dopo ebbe l’ammirazione di Anatole France.
A Terenzio, il suo modello, Rosvita deve molto per la struttura della lingua e la forma drammaturgica, ma il suo universo morale è naturalmente diverso e inserito in un quadro, più metafisico che religioso, ispirato all’armonia al di là dal caos conflittuale e crudele della vita. E qui l’influenza filosofica di Boezio (V secolo) è evidente. La «tentazione dell’amore e dei sensi» è il tema principale del teatro di Rosvita, tentazione alla quale i personaggi femminili talvolta resistono e altre volte si abbandonano. Ma alla fine sono le donne a trionfare sulla “crudeltà” degli uomini persecutori e seduttori.
Una lettura femminista dei drammi di Rosvita è anacronistica, ma si deve riconoscere che nel suo teatro le donne sono sempre personaggi positivi mentre gli uomini vengono dipinti per lo più come esseri rozzi e brutali.
Il singolare clima dei drammi di Rosvita è stato ricordato da Antonin Artaud nel manifesto sul Teatro della crudeltà (1932): «è una crudeltà, quella messa in scena, che si combina con un specie di purezza morale che non teme di pagare per la vita il prezzo che è necessario». I drammi di Rosvita presentati, lei vivente, alla corte imperiale come letture sceniche, hanno conosciuto nel secolo scorso varie rappresentazioni teatrali e sono stati tradotti anche in italiano da Ferruccio Bertini (Dialoghi drammatici, Garzanti 1986).

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Mariateresa Fumagalli

Professore di Storia dellafilosofia medievale all’Università degli Studi di Milano, condirettore della Rivista di Storia della Filosofia fondata da M. Dal Pra, e delle collane Quodlibet (Lubrina, Bergamo) e di Filosofia (Franco Angeli).
Ultimi libri: Cristiani in armi (Laterza); Luoghi e voci del pensiero medievale con Riccardo Fedriga (Encyclomedia Publishers); Pico della Mirandola (Laterza); con Giulio Guidorizzi, Corpi gloriosi, eroi greci e santi cristiani, Laterza, Marzo 2012.
Sul medioevo, e sulla filosofiamedievale, vedi la bibliografia al sitohttp://www.mtfbb.com/bibliografia_generale.htm

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