Santa Zita

Monsagrati (Lucca), 1218 - Lucca, 1278
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Santa Zita nacque nel 1218 a Monsagrati, a dodici chilometri da Lucca. Il padre Giovanni, detto il Lombardo, era nativo di Succisa, un paese vicino a Pontremoli, mentre la madre, di nome Bona, era originaria di Monsagrati. Dal loro matrimonio nacquero numerosi figli e si pensa che Zita fosse l’ultima della famiglia a causa del nome che, in realtà, era Cita, cioè piccola, ma per la pronuncia paterna si trasformò in Zita. Appena nata subì una frattura all’anca così che restò con un passo asimmetrico, o claudicante, avendo una gamba leggermente più piccola dell’altra.

A dodici anni venne accompagnata dal genitore a Lucca per prendere servizio in casa Fatinelli, in via Fontana, vicino alla basilica di San Frediano, che la ragazza frequentò assiduamente. I Fatinelli erano mercanti di seta e godevano di grandi ricchezze; Zita visse sempre nel palazzo. La famiglia ebbe subito in simpatia la piccola serva che aveva un carattere laborioso e che non si lamentava mai della fatica. Era un periodo di carestia e guerre, ma i poveri che chiedevano a quella porta qualche cosa da mangiare, non andavano mai via a mani vuote, perché c’era Zita che pensava a loro. Infatti, ogni giorno, metteva da parte del cibo avanzato proprio per darlo a chi aveva fame.

Subì un tentativo di violenza da parte di un servo della stessa casa; lei si difese e lo graffiò nel viso, dicendogli che non doveva provarci mai più, ma che non avrebbe raccontato niente ai padroni, poiché lo avrebbero licenziato. Ma Pagano Fatinelli, vedendo il volto del garzone pieno di ferite, volle sapere che cosa fosse successo e, conosciuta la verità dagli altri servi, lo allontanò dalla sua casa.

Con il passare degli anni a Zita venne affidato l’andamento della dimora e l’educazione dei piccoli della famiglia. Anche nel mangiare la donna ebbe una dieta simile a quella dei padroni con abbondanza di carne. La sua vita trascorse circondata da un forte rispetto della sua grande bontà da parte dei Fatinelli e degli stessi abitanti della città, che la consideravano già Santa.
Quando Zita raggiunse i 60 anni cominciò a indebolirsi; veniva spesso assalita da febbri leggere che aumentarono sempre più fino a costringerla a letto. Verso le nove della mattina del 27 aprile 1278 si spense. Al suo capezzale c’era tutta la famiglia Fatinelli e la servitù al completo. La notizia si sparse per Lucca e, dalla moltitudine di persone accorse, non si poté seppellirla perché tutti volevano prendere un ricordo di lei. Di nascosto fu posta in un sarcofago di marmo nella basilica di San Frediano.

Nel Quattrocento un membro dei Fatinelli decise di edificare una cappella dove ancora oggi è custodito il corpo incorrotto. Nel 1696 Papa Innocenzo XII la proclamò Santa e nel 1956 Pio XII la nominò patrona universale delle domestiche. I suoi miracoli più famosi sono il cambiamento dell’acqua in vino, per dissetare un pellegrino, e la trasformazione del pane per i poveri in fiori, dopo che il padrone le aveva chiesto che cosa portasse nel grembiule e lei, per paura di rimproveri, disse che portava dei fiori; il signore vide proprio questi al posto del pane.

Un altro miracolo è quello, così detto, del mantello e questo ci fa conoscere come Zita facesse ormai parte della famiglia Fatinelli. Era la sera della vigilia di Natale e la Santa stava andando nella basilica di San Frediano per le celebrazioni, quando il padrone le diede il suo mantello, rivestito di pelliccia, perché non prendesse freddo. Si raccomandò anche di riportarglielo in quanto era prezioso. Arrivata alla porta sud della chiesa, vide un povero, vestito di stracci, che batteva i denti per il freddo. Mossa a compassione gli mise addosso il mantello, dicendogli di restituirlo al termine delle funzioni perché era del suo padrone. Ella si immerse tanto nella preghiera da non accorgersi che era rimasta sola in chiesa. Quando uscì il povero non c’era più e Zita, disperata per la perdita del mantello, tornò a casa. Il padrone era ancora sveglio e, quando la vide senza il suo manto, cominciò a rimproverarla; ma, ad un certo punto, si udì bussare alla porta di casa e comparve un giovane bellissimo che teneva sul braccio il famoso mantello. Davanti al padrone di casa stupito ringraziò la donna perché lo aveva difeso dal freddo e scomparve in un alone di luce. Era un angelo e da quel momento in poi l’accesso sud della basilica è chiamato “la porta dell’angelo”.

Nella biblioteca statale di Lucca esistono due codici risalenti al XIV secolo che raccontano la vita di Zita e i suoi miracoli, come se fossero narrati da un suo contemporaneo; poi, nell’archivio della basilica è conservato il libro stampato del processo canonico. Molto importante è il primo miracolo post mortem perché ebbe come protagonista un giovane della famiglia Fatinelli. Pietro, questo è il suo nome, era in Francia, esattamente nella Provenza, per controllare gli interessi della famiglia. Là si ammalò gravemente e la famiglia che l’ospitava chiamò tre medici, i quali sentenziarono la sua morte nello spazio di ventiquattro ore. Il giovane, che sembrava incosciente, invece sentì e subito invocò Zita, che lo aveva allevato, chiedendole che, se doveva morire, non fosse in terra straniera. Durante la notte seguente, la Santa gli apparve tutta vestita di seta con una corona decorata di gemme. La donna gli disse di non temere niente, gli pose una mano sulla fronte e immediatamente Pietro capì di essere guarito. Alla serva che lo assisteva chiese da mangiare perché aveva fame. L’infermiera non gli credette, allora il giovane le rivelò l’accaduto e le disse anche che Zita gli aveva rivelato la prossima morte dei tre medici giunti al suo capezzale. E questo successe realmente.

Santa Zita è copatrona della città di Lucca e la sua festa è il 27 aprile con migliaia di persone che vengono ad onorarla anche dall’estero, dove è molto conosciuta. In Portogallo e in Brasile ci sono delle associazioni di donne, lavoratrici della casa, a lei intitolate, a Genova vi è una parrocchia a suo nome, a Palermo c’è l’oratorio di Santa Cita, tutto decorato dal Serpotta, e a Bastia, in Corsica, nel giorno della sua festa, i giardinieri del luogo donano alle donne dei mazzetti di fiori benedetti.

Annarita Fantozzi

Annarita Fantozzi è una docente di lettere in pensione. Si occupa di storia locale di cui è appassionata ed è da più di 25 anni l’archivista ufficiale della Basilica di San Frediano a Lucca.

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