Simona Weller

Roma 1940 - vivente
Download PDF

A Simona Weller

La scrittura corre veloce verso la fine
della tela, si srotola
e raggomitola in matasse ora fitte
ora rade,
dove si piega l’erba
in un lieve sussurro,
s’arricciano le onde del mare,
dondola lungamente
il grano ingiallito
da un sole che brucia
il nero dei corvi.
La pittura non termina
nei quattro lati del rettangolo del quadro
ma respira aria, spazio,
cuore, cervello, sensi,
si dilata, s’espande
in una catasta d’immagini;
Fenice che accende un rogo
Per poi rinascere dalle sue stesse
ceneri.
La pittura è difficile e semplice come l’amore.1

Simona Weller (Simonetta Lione), pittrice scrittrice, nasce a Roma il 10 maggio 1940. Dopo gli studi classici si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma con Ferrazzi e Mafai. Dal 1960 al 1963 è vincitrice di due borse di studio UNESCO, grazie alle quali viaggia e lavora in Thailandia ed Egitto. La sua prima mostra personale è stata a Bangkok nel 1960 e la seconda al Museo d’Arte Moderna del Cairo nel 1963.

Nel 1964 vive e studia sei mesi a Madrid.

Nel 1970, comincia a insegnare come assistente di Giulio Turcato, al Liceo Artistico di Roma. Seguita e incoraggiata da critici come Palma Bucarelli, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Marcello Venturoli, Giuliano Briganti, Murilo Mendes, Cesare Vivaldi, Marisa Volpi, Fabio Mauri, e molti altri scrittori e critici d’arte. A loro deve le prime importanti affermazioni: nel 1973 esordisce alla Quadriennale di Roma con grandi tele di pittura-scrittura. In questi anni è segnalata al Premio Bolaffi da Giuliano Briganti, Marcello Venturoli e Cesare Vivaldi, tra i giovani artisti più interessanti del momento.

Nel 1976 pubblica il primo saggio sulle artiste italiane del XX secolo: Il complesso di Michelangelo (La Nuova Foglio), opera sino a oggi ineguagliata non soltanto dal punto di vista dell’elenco delle artiste presentate, spesso riscoperte, ma soprattutto dell’impostazione analitica della ricerca adottata. Da questo momento in avanti la sua ricerca pittorica sarà sempre affiancata da quella saggistica e letteraria con un’attenzione peculiare al mondo delle donne, alle affinità e alle differenze, senza mai offrire un’ottica univoca né l’adesione pedissequa a una specifica direzione di ricerca.

Nel 1977 viene invitata, sia come artista che come consulente, all’International Kunstlerinnen a Berlino; nel 1978 è invitata alla Biennale di Venezia, al F.I.A.C. di Parigi e alla Biennale di San Paolo del Brasile. Nel 1979 espone alla Columbia University di New York nella collettiva From page to space curata da Mirella Bentivoglio, che segnerà un momento proficuo della sua carriera. Simona Weller verrà infatti invitata a esporre in varie gallerie internazionali, da Berlino a Praga, da Amsterdam a Bucarest, da Barcellona a Bilbao, da Budapest a Vienna, da Edimburgo a Belfast, da Stoccolma a Rodi, da San Paolo del Brasile a New York, da Pechino a Shangai.

Nel 1980 terrà la sua prima antologica alla Pinacoteca di Macerata. Dallo stesso anno modellerà regolarmente l’argilla per oggetti e sculture, presso la fabbrica L’Antica di Deruta. Si confermerà una delle artiste più importanti della sua generazione.

Inizia nel 1980 anche la collaborazione al mensile «Noi Donne», dove avrà una sua rubrica fino al 1996, in cui proporrà storie e opere di artiste di tutto il mondo. Questa collaborazione le procurerà l’incarico dalla rivista «Minerva» di curare un numero monografico dedicato alle donne artiste dal Medioevo ai giorni nostri.

Autrice di racconti, nel 1994 vince il premio Studio 12 per la pubblicazione de Il pantano del diavolo. Nel 1998 esce invece per Avagliano Ritratto di Angelica, romanzo storico ispirato alla vita della pittrice settecentesca Angelica Kauffmann. Con questo volume, tradotto anche in Germania, unisce la ricerca d’archivio all’esperienza della scrittura:

Spesso mi chiedono se ho avuto un’infanzia felice. Non so mai cosa rispondere. Forse la domanda dovrebbero farla ai miei genitori. Per loro ero una bambina prodigio e i bambini prodigio, si sa, devono sfruttare il proprio talento. Lavorarci sopra, perfezionarlo e guadagnare.2

Sì, è necessario – pensava – che alcuni artisti raccontino il proprio tempo. Questo non impedisce che altri, come me, difendano il proprio stile.3

La serie dei romanzi storici monografici proseguirà con la vita di Suzanne Valadon, più nota come madre di Utrillo. Tale storia verrà raccontata in due volumi: Una rosa nel cuore che esce nel 2000, e riceverà il premio Acri nel 2001, e Suzanne, le stagioni di Montparnasse che uscirà nel 2002.

Nel 2004 proseguirà la trilogia sulle donne artiste con Memorie di una pittrice perbene, una sorta di autobiografia romanzesca:

Anche se non dimentico mai di essere prima di tutto una pittrice, il mio tirocinio di essere umano femmina ha percorso le sue tappe obbligate, più o meno dolorose. Essere comunque riuscita a superarle mi rende orgogliosa. Non sono riusciti a umiliarmi né a domarmi, e tutto sommato la mia identità si è rafforzata.4

Ho notato che ciò che manca nelle autobiografie degli artisti uomini è la memoria del sentimento, sia per la donna che per i figli. Per me essere pittrice, fare un figlio, abortire, riprovare ad averne un altro, è stato un atto d’amore, ma anche una sfida verso la mia vocazione artistica, che ho sempre considerato sacra e prioritaria. E non mi importa nemmeno se i miei figli o i miei uomini si sono sentiti traditi dall’impegno verso l’arte. Ribadisco che sarebbe stato molto più grave se avessi tradito una vocazione che considero la più alta espressione di amore per la vita. Solo non tradendola e combattendo per lei, ho potuto permettere che i miei figli fiorissero fuori di me, protetti dall’ombra e dallo spazio necessari al germogliare di un essere umano.5

Nel testo sembra riprendere il senso della poesia-critica di Cesare Vivaldi che apre questa scheda.

Del 2005 è il radiodramma Incontri d’amore a Ravello e, nel 2009, uscirà Niente accade per caso. Nel 2015, invece, pubblicherà Marinetti amore mio dedicato a Benedetta Cappa, pittrice e scrittrice futurista, moglie di Filippo Tommaso Marinetti. Anche qui proseguirà un impegno tra ricerca, rielaborazione di materiali d’archivio e scrittura romanzesca, interpretando in modo nuovo nei contenuti la vicenda personale e storica della coppia di artisti, il loro rapporto con la politica, l’arte e la vita, in particolare ritornando anche su alcuni motivi dei precedenti romanzi, ma inserendo anche alcune riflessioni sulla pratica dell’arte:

Di fronte a quei giudizi tranchant, Benedetta si chiedeva come sarebbe stata vista lei dalla Storia. Lei che voleva tutto dalla vita senza rinunciare all’amore, alla maternità, o a scegliere una forma d’arte invece di un’altra. Voleva scrivere, voleva dipingere, voleva disegnare oggetti. Non conosceva limiti alla propria creatività…6

Mentre aspirava le sensazioni di quella corsa nella notte, le sembrava di sentire nelle narici l’odore pungente dei pigmenti a olio e della trementina, quando il colore le si addensava al margine di ogni pennellata. Pensava che le sarebbe piaciuto poter rendere in pittura quello che stava vivendo: uno stato d’animo sospeso in un’atmosfera di sogno che non prevedeva risvegli.
Sapeva, anche se non ne aveva mai discusso con il marito, che un pittore può riprodurre perfettamente mele, rose e porcellane, eppure essere all’avanguardia come Cézanne. Mentre uno scrittore, che si richiami soprattutto all’occhio è un verista, spesso mediocre, se non riesce a rendere le sottigliezze della realtà con i suoi effetti di luce e di ombra. Atmosfere che vengono spesso soverchiate da un’emozione.
Nello scrivere, Benedetta si era sempre trovata in bilico tra la tentazione di abbandonarsi alla propria intima sensualità e quella più forte di mimetizzarsi dietro un pudore misterioso e ambiguo.
Eppure era maestra nel rendere l’opacità e l’ardore di un animo, lo splendore e il colore della luce che illumina l’amore.7

È del 2018 il suo primo e-book con Amazon Le mie lettere al mondo, in cui ha accluso undici storie brevi riprese da pagine del suo diario.

Alcuni cicli delle sue opere pittoriche hanno come tema “la lettera”. Il più recente è Lettere di una pittrice italiana a Van Gogh che le è valso nel 2003 l’invito per una mostra itinerante in Olanda. Nel 2005 due musei liguri hanno celebrato i quarant’anni di attività di Simona Weller con la mostra antologica Verba Picta. L’8 marzo del 2006, su indicazione del premio nobel Rita Levi Montalcini, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le ha conferito l’onorificenza di commendatore per meriti culturali.

Saranno vari gli altri riconoscimenti e le mostre che la coinvolgono. Nel 2009 vince il concorso indetto dalla Città del Vaticano per la Medaglia Ufficiale Annuale del quinto anno di pontificato di Benedetto XVI. Il 21 novembre dello stesso anno viene invitata dal Santo Padre, insieme ai duecentosessanta artisti tra i più rappresentativi delle varie discipline, a visitare la Cappella Sistina. Successivamente, gli stessi vengono invitati dal Cardinal Gianfranco Ravasi a una mostra nell’aula Paolo VI, per festeggiare il 60esimo anniversario di sacerdozio di Benedetto XVI. In questa occasione, l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) acquista l’opera In principio era il Verbo, e viene donata al Santo Padre e successivamente acquisita dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. Nella stessa Biblioteca, alcuni anni dopo, è stata collocata, come omaggio del Cardinale Raffaele Farina, una seconda grande opera: Il sole è una parola sacra.

Nel 2012, Weller tiene con l’architetto Paolo Portoghesi una mostra-confronto intitolata Dalla Parola allo Spazio nel Palazzo baronale degli Anguillara di Calcata (VT).

A maggio 2014 torna a Milano con la personale Pagine di mare alla Galleria Scoglio di Quarto, presentata da Flaminio Gualdoni e Paolo Bolpagni. È di ottobre dello stesso anno la sua partecipazione alla collettiva, organizzata da Gabriella Brembati e curata da Giorgio Bonomi, intitolata Aspettando l’Expo allo Spazio Soderini di Milano.

A Narni, nella Rocca dell’Albornoz nel dicembre 2015, si terrà la mostra antologica Dipingere con le parole curata da Micol Veller Fornasa. A settembre del 2016, al Palazzo baronale degli Anguillara di Calcata (VT), ha presentato la mostra Stagioni senza tempo. Oltre alla collettiva Magma nel 2018 ha presentato nello stesso Palazzo la mostra Compagne di scuola Elisabetta Catalano-Simona Weller.

Il 21 marzo 2018 a Napoli, presso la galleria Tiziana Di Caro, ha inaugurato la mostra personale La pittura è facile e difficile come l’amore. Il 4 aprile 2019 ha partecipato con uno stand personale della Galleria Di Caro, a MIARTE e contemporaneamente ai Frigoriferi Milanesi partecipa alla rassegna Il Soggetto Imprevisto. 1978, Arte e Femminismo in Italia sponsorizzata da Dior.

  1. Cesare Vivaldi – 1974  ^
  2. pp. 24-25  ^
  3. pp. 96-97  ^
  4. p. 202  ^
  5. p. 214  ^
  6. pp. 140-141  ^
  7. p. 235  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

www.simonaweller.com
Bibliografia essenziale

Il complesso di Michelangelo, Macerata, La Nuova Foglio 1976

Il privato come politica. Antologia di saggi di autrici varie sui temi scottanti del femminismo negli anni Settanta, Lerici Editori 1976

La guerra, il cuore, la parola. Antologia di riflessioni delle maggiori scrittrici italiane sulla guerra del Golfo, Siracusa, Edizioni Ombra 1991

Il Pantano del diavolo, Roma, Edizioni Studio 12, 1994

Ritratto di Angelica, Cava de' Tirreni, Avagliano Editore 1998

Una Rosa nel Cuore, Cava de' Tirreni, Avagliano Editore 2000

Suzanne. Le stagioni di Montparnasse, Cava de' Tirreni, Avagliano Editore 2002

Memorie di una pittrice perbene, Cava de' Tirreni, Avagliano Editore 2004

Niente accade per caso, Roma, Edilet 2008

Marinetti amore mio, Marlin Editore 2015

Formato e-book:

Le mie lettere al mondo, Amazon 2018

Dalle cinque alle sette, Amazon 2018

E quindi?, Amazon 2018

Una trilogia tutta da scoprire, Amazon 2019

Alessandra Trevisan

Alessandra Trevisan (1987) sta completando un dottorato in Italianistica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa dell’opera di Goliarda Sapienza cui ha dedicato una monografia, Una voce intertestuale (La Vita Felice 2016), e vari altri contributi in volumi, riviste, a convegni e in occasione di partecipazioni pubbliche. Ha scritto articoli su Milena Milani, Clara Sereni e sulla poeta “performativa” Silvia Salvagnini, con cui condivide un progetto aperto tra poesia e musiche di Nico de Giosa.
Sperimentatrice vocale, musicista, lyricist e performer, partecipa a progetti di electronicgirls e a Vertical Waves Project, tra danza verticale e suono. Collabora con i musicisti elettronici Solar Plex ed Enrico Coniglio. Cura la comunicazione di Live Arts Cultures, scrive per il lit-blog «Poetarum Silva» e fa parte di quarantaduelinee | circolazione culturale di Mogliano Veneto.

Leggi tutte le voci scritte da Alessandra Trevisan