Sylvia Pankhurst

Old Trafford, Manchester 1882 - Addis Abeba 1960
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Quando Sylvia Pankhurst assistette al primo dibattito politico della sua vita era poco più che ragazzina. Merito della madre, Emmeline Goulden, cresciuta nella Manchester radicale di metà Ottocento e fondatrice del movimento inglese delle Suffragettes, e del padre, Richard Madsen Pankhurst, avvocato e riformatore vicino al partito dei lavoratori.

Nel 1887 la famiglia si trasferì a Londra e l’infanzia di Sylvia divenne un crocevia di donne e uomini che parlavano di politica, sindacato, anarchia, italiani ed ex-comunardi che contribuivano, nella City vittoriana di fine secolo, alla formazione del moderno socialismo britannico.

Non è un caso, dunque, che l’amicizia più profonda e duratura della Pankhurst fu quella maturata con il primo deputato laburista della storia inglese, James Keir Hardie, uomo politico di grande spessore e, di fatto, suo stesso mentore.

Sylvia aveva inizialmente studiato Arte alla Manchester School e in seguito (1904-1907) frequentato l’Accademia veneziana delle Belle Arti, ma decise infine, ispirata da un’adolescenza involontariamente militante, di seguire le orme della famiglia e dei più cari amici.

Tornata a Londra si dedicò interamente alla propaganda suffragista unendosi alla materna Women’s Social and Political Union, primo movimento politico moderno per l’estensione del diritto di voto alle donne. L’impegno procurò alla Pankhurst, come a tante sue coetanee, una lunga serie di arresti e visite delle patrie galere, esperienze, queste, testimoniate da una vivace produzione artistica e poetica ancora oggi consultabile negli archivi personali.

Successivamente gli anni di militanza portarono Sylvia a distaccarsi dalla madre e dalla sorella e alla fondazione di un secondo gruppo antagonista, la East London Federation of the Suffragettes. Lo scontro era destinato a riproporsi su più fronti: la prima guerra mondiale vide infatti l’adesione definitiva della suffragetta a un comunismo ancora clandestino, ma di innegabile portata internazionale. Pacifista e anti-militarista, la Pankhurst finì per radicalizzare la propria azione politica, mentre la famiglia abbandonava la lotta per l’estensione della franchigia a favore di un accorato patriottismo bellicista.

Nel corso di quella che è stata chiamata Grande Guerra, Sylvia aprì nel disastrato East End londinese un centro di distribuzione del latte, una mensa popolare e una fabbrica di giocattoli con un piccolo asilo per i figli delle dipendenti. Continuava dunque a viaggiare in direzione ostinata e contraria, chiamando la guerra «gioco di petrolieri» e sfuggendo al fascino del nazionalismo.

La fede politica e l’impegno pubblicista come direttrice del «Workers’ Dreadnought», giornale di critica al capitalismo, la portarono infine a conoscere nel 1917 l’anarchico italiano Silvio Corio. La passione nacque tra le fila della propaganda comunista: lui, emigrato a Londra per congiungersi al gruppo malatestiano, insegnava Arte all’Università Popolare del quartiere franco-italiano di Soho e conobbe Sylvia nel retrobottega di una piccola agenzia di stampa, l’Agenda Press, che pubblicava gli scritti di Lenin e sosteneva la Rivoluzione.

I due coltivarono una lunga e proficua attività antifascista. Di lì a poco, infatti, Sylvia avrebbe fondato la prima sezione inglese del Comintern, litigato personalmente con Lenin al secondo Congresso di Mosca del 1920 e subito l’ostracismo dal neonato Communist Party of Great Britain, finendo poi per ritirarsi a Woodford Green, nell’Essex, intorno al 1924.

La polemica, tuttavia, non smise di essere la principale occupazione della Pankhurst. L’incontro con la Germania nazista, quasi dieci anni dopo in occasione di un viaggio clandestino a Costanza, la convinse che i regimi totalitari avrebbero presto destabilizzato un’ordine europeo quanto mai precario. Sylvia si dedicò con maggior forza alla propaganda antifascista e l’invasione italiana dell’Etiopia le fornì il pretesto per avvicinarsi definitivamente alla terra africana. Il 5 maggio del 1936, giorno dell’entrata di Badoglio ad Addis Abeba e compleanno di Sylvia, nasceva infatti il primo numero del «New Times and Ethiopia News», settimanale di critica ai regimi nazi-fascisti dal titolo ispirato all’allora recente Modern Times di Chaplin.

Il giornale segnò l’inizio di un intenso lavoro di propaganda in difesa del popolo etiope, che non risparmiò critiche alle potenze vincitrici, anch’esse accusate alla fine della guerra di desiderare la terra d’altri. L’anticolonialismo, residuo indelebile della lotta comunista, valse infine alla Pankhurst l’amicizia personale dell’imperatore Haile Selassie, il quale le conferì il titolo di patriota d’Etiopia.

Alla morte di Corio, Sylvia si trasferì con il figlio Richard ad Addis Abeba. Morì a settantotto anni, dopo aver fondato un secondo periodico, l’ «Ethiopian Observer», scritto la prima storia critica del colonialismo fascista nel Corno d’Africa (Ex-Italian Somaliland, London, Philosophical Library, 1951) e pubblicato una monumentale storia della cultura etiope (Ethiopia: a cultural history, Essex, Lalibela House, 1955).

Fu seppellita nel sagrato della cattedrale di Addis Abeba con il nome ortodosso di Walatta Chrestos, Figlia di Cristo, luogo ancora oggi riservato ai partigiani della resistenza antifascista.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

International Institute of Social History of Amsterdam (IISG), Estelle Sylvia Pankhurst Papers 1863-1960 (-1998), Buste 1, 2, 7 – 15, 22 – 26, 267 – 238A, 247 – 252

Connelly Katherine, Sylvia Pankhurst: suffragette, socialist and scourge of empire, London, Pluto, 2013

Davis Mary, Sylvia Pankhurst: a life in Radical Politics, London, Pluto, 1999

Harrison Shirley, Sylvia Pankhurts. A Maverick Life 1880 – 1960, London, Aurum, 2004

Pankhurst Richard, Sylvia Pankhurst. Counsel for Ethiopia, Hollywood, Tsehai Publishers, 2003

Mitchell David, The fighting Pankhursts: a study in tenacity, London, Cape, 1967

http://www.sylviapankhurst.com/

http://www.marxists.org/archive/pankhurst-sylvia/ (Raccolta di scritti digitalizzati)

Paolo Rosi

Nato a San Cesario sul Panaro pochi giorni prima che a Berlino cadesse un Muro, ha studiato Storia a Bologna e qualcosa di simile in Svezia, soffermandosi in particolare sulle disavventure del colonialismo fascista. È fuggito dall'Italia per amore e alla ricerca d'un lavoro, ma più per amore. Scrive per gli amici e fa volontariato in una bottega di libri usati.

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