Teresa d’Avila

Avila 1515 - Alba de Tormes 1582
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«D’improvviso, mentre si prega vocalmente, senza pensare a cose interiori, sembra di udire un ardore delizioso, come se d’un tratto si avvertisse un profumo così persistente, o qualcosa del genere, che si comunicasse a tutti i sensi. Non dico che sia un profumo, ma ricorro a questo paragone, solo per far intendere che lo Sposo è lì».

«(…) staccarsi da tutto ciò che è corporeo e ardere continuamente d’amore va bene per spiriti angelici, ma non per noi che viviamo in corpi mortali»

(Il Castello interiore)

Teresa (Teresa Sánchez de Cepeda Ávila y Ahumada) nasce in una famiglia ricca; il padre era figlio di un ebreo convertito – dunque Teresa fu di origini ebree. La madre trasmette alla figlia l’amore per i romanzi cavallereschi, ma muore quando Teresa ha solo 13 anni.
Diventa una donna determinata, affascinante e trascinatrice, estrema nelle sue scelte e insieme capace di amministrare i monasteri e di trattare con diplomazia coi grandi dell’epoca. Da ragazza convince il fratello a fuggire per andare a combattere contro gli infedeli. Sempre col fratello scrive un romanzo cavalleresco; manifesta, insomma, subito due grandi amori della sua vita: la fede e la scrittura.
È l’epoca della grande crisi della Chiesa, che all’apice della propria magnificenza è percorsa da profonde inquietudini, divisa dalla predicazione di Lutero e Juan de Valdés, una ferita profonda e interna. Teresa ha trent’anni all’epoca del Concilio di Trento (1545-1563), tappa di quella “rifondazione” della chiesa cattolica, che si impegna tanto nella guida delle anime, con la fondazione di nuovi ordini religiosi e la promozione di una rinnovata austerità e spiritualità, quanto nel controllo delle stesse, imponendo nuove e più severe regole monastiche e potenziando i tribunali dell’Inquisizione. In Spagna in particolare, dopo il culmine della potenza raggiunto sotto il regno di Carlo V (1500-1558), suo figlio Filippo II (1527-1598) si fa paladino della ortodossia cattolica. Nonostante la grande potenza coloniale, però, la parabola del dominio spagnolo si avvia al declino.È in questo contesto che Teresa decide, contro il volere del padre, di entrare in convento. Fugge di casa ed entra nel monastero di Avila, ma la sua sete di assoluto non è soddisfatta. È una bella ragazza, di vivace intelligenza, ama le comodità e la conversazione; nel monastero troppe sono le possibilità di relazioni con l’esterno. Ricomincia così la sua ricerca, finché intorno ai 20 anni precipita in una misteriosa e terribile malattia, che alcuni descrivono come una sorta di paralisi durata quasi due anni, che Teresa descriverà abbastanza diffusamente nei suoi scritti.
Sta quasi per morire (anche a causa delle cure sbagliate), quando il padre la porta via dal convento e la affida a una sorella sposata affinché si rimetta in forze. È in questa casa che Teresa racconta di aver scoperto i libri che, a suo dire, la introducono alla esperienza dell’orazione interiore.
Aggravatasi, vuole tornare in convento. Si teme per la sua vita e vien data per morta, ma è ancora il padre ad accorgersi che non è così. Per molto tempo Teresa è preda di forti dolori di origine nervosa (così dice lei) e non riesce a muovere altro che le dita della mano; poco alla volta riesce a muoversi carponi, infine recupera apparentemente la salute. Soffrirà sempre di problemi di stomaco, emicranie fortissime, acufeni – riferisce di sentire cori di uccellini e cascate scroscianti -, dolori al cuore e molte altre infermità.
Nonostante questo quadro clinico è una donna allegra, amante della musica, della poesia, della lettura e della scrittura. Ama anche la pulizia, cosa rara per l’epoca, per la gente comune e persino per le suore, che pure avevano l’obbligo della pulizia nelle loro regole.
«Adesso vedrete ciò che sua Maestà fa per concludere questo fidanzamento che mi sembra si realizzi quando concede all’anima certi rapimenti con cui la fa uscire dai suoi sensi, perché se ne rimanesse padrona, si vedrebbe così vicina a questa grande Maestà che forse non le sarebbe possibile rimanere in vita.»
La malattia è certo un momento fondamentale perché in seguito ad essa Teresa si ritira in un convento più austero, vive anni di vera clausura e coltiva la preghiera interiore. È questo il periodo della grande “turnazione” di confessori, fra i quali il più famoso è un altro grande mistico San Giovanni della Croce, e delle estasi.
Teresa è molto esigente coi confessori, li cambia continuamente e con loro non ha mai un atteggiamento sottomesso, anzi cerca di indirizzarli, cosa che alcuni mal sopportano. Lo stesso atteggiamento ha con le consorelle e con le varie madri superiori del conventi che fonda. Le lettere sono un preziosissimo documento per capire la personalità, il carattere tutt’altro che facile di Teresa, che però sempre si schiera contro le pene corporali ed è educatrice severa, ma insieme tenera, particolarmente con le più giovani.
Le visioni e le estasi restano ovviamente il capitolo più misterioso e interessante della sua vita. La Santa ne parla sia nella Vita (che scrive su ordine del vescovo) sia in altri testi redatti per lo più per le consorelle.
Teresa descrive i diversi stadi delle estasi e delle manifestazioni divine che sono sia visive che uditive. È vista levitare, cadere in deliquio e restare come morta, rigida nelle estasi (proprio come la raffigurerà Gianlorenzo Bernini intorno al 1650), che la colgono ovunque, anche in cucina!
Teresa dice di aver sentito le parole di Gesù, di averlo veduto con gli occhi della mente nella sua fisicità. Parlava con lui, ne seguiva ordini e consigli. All’inizio queste manifestazioni la spaventarono, teme siano opera del diavolo e interpella fior fiore di sacerdoti, alla fine tutti concordano: vengono da Dio.
Il periodo delle estasi corrisponde a un momento di grande crescita spirituale e conoscenza, le sue esperienze cognitive si trasformano anche in riflessione, in pensiero, in scritti. Essendo naturalmente portata per la scrittura e la poesia, i suoi testi mistici sono tra i più chiari, potenti, poetici che siano mai stati scritti. Ma sono anche concreti nelle metafore, nelle similitudini, spesso tratte dalla vita quotidiana; ricorre di frequente l’acqua, cosa che non stupisce poiché Teresa vive per lo più in una terra arida. Il suo capolavoro è il Castello interiore che definisce i vari stadi dell’estasi, immaginati come 7 stanze, 7 diversi gradi di vicinanza a Dio (fino all’unione) o meglio di “trasloco” di Dio dentro il nostro cuore. Paradossalmente quanto più Dio entra in comunione con Teresa tanto più si diradano le estasi e lei raggiunge, come scrive, la vera pace, ma solo dentro di sé, perché proprio allora comincia il periodo più impegnativo della sua vita.
Teresa riceve da Dio, infatti, il compito di riformare l’ordine dei Carmelitani che aveva perso l’antica austerità. La base della nuova regola sarà la povertà assoluta – argomento ostacolato dai carmelitani e dalle gerarchie ecclesiastiche – perché un ordine povero è molto più libero e pericoloso rispetto a uno zavorrato dai possedimenti terreni. Così come è per ogni persona, infatti Teresa non manca mai di rimarcare come la sua grande fortuna sia non avere alcun attaccamento per i beni terreni.
Sia Teresa che alcuni monaci, come San Giovanni della Croce, vengono perseguitati, considerati in odore d’eresia. Ma alla fine Teresa avrà la meglio e nascerà l’ordine riformato dei Carmelitani e delle Carmelitane Scalze, un ordine austero, di grande spiritualità.
Toccherà soprattutto a lei diffondere le nuove idee e accogliere le molte vocazioni che nascono in tutta la Spagna e così, non più giovane, lascia il monastero in cui si trova per la grande avventura delle fondazioni. Tra il 1567 e il 1571 saranno fondati conventi della riforma a Medina del Campo, Malagón, Valladolid, Toledo, Salamanca e Alba de Tormes.
La sua salute è malferma, le condizioni di viaggio, al freddo, al caldo, sono estreme, spesso quando Teresa arriva in un luogo non ci sono i permessi, talvolta i monasteri nascono nel giro di una notte.
La sua vecchiaia non sarà di meditazione e di scrittura, come avrebbe voluto, ma ancora esposta al disagio del viaggio: proprio in viaggio la coglierà la morte. Il suo corpo non avrà pace nemmeno dopo la sepoltura: verrà riesumato, fatto a pezzi perché ogni monastero desidera avere un poco della Santa.
Il nome Teresa di Gesù nasce, come lei stessa racconta, durante un colloquio con Gesù. Questi le chiese chi fosse e lei rispose «Teresa di Gesù» allora Gesù le disse «e io Gesù di Teresa»; perché la costante delle visioni e della religiosità di Teresa è la comunione con la divinità, che può bruciare e far paura, ma che è un’energia, un amore incontenibile: «L’orazione mentale non è altro, a parer mio, che un legame d’amicizia, consistendo essa in un frequente e intimo colloquio con Colui dal quale ci sappiamo amati» (Vita). A lungo Teresa tiene nascoste le manifestazioni più “spettacolari” delle estasi, poiché la vera esperienza mistica è la crescita dell’anima, non le sue manifestazioni esteriori e si completa soltanto nelle opere di aiuto ai sofferenti.
Pur avendo vissuto esperienze mistiche, Teresa esprime sempre nei suoi scritti una sorta di scetticismo verso queste manifestazioni, in primo luogo a se stessa e poi nelle consorelle. Spesso consiglia alle monache che pensano di avere visioni uno stile di vita più equilibrato, arrivando a ordinare loro di mangiare di più e mortificarsi di meno. Teresa pare essere santa e mistica suo malgrado: ripetutamente nella retorica della descrizione essa si annulla come soggetto, per far posto a “Sua Maestà” – Dio – che diventa soggetto e motore delle sue parole, delle sue visioni. Ne risulta così una prosa di grande vivacità, come un contrappunto fra una spinta visionaria e una pacata e spesso divertita razionalità dell’argomentare; un “io” diviso insomma fra l’annullamento di sé, l’esperienza della divinità e la ragione – e la scrittura – che impone prudenza e diffidenza, ma offre anche gli strumenti per descrivere manifestare la vastità di queste dimensioni.
Santa Teresa di Gesù sarà la prima donna proclamata Dottore della chiesa nel 1970 da Papa Paolo VI.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Piuttosto che saggi su Teresa è consigliabile leggere le sue opere: l'Autobiografia, Il Cammino della Perfezione e Il Castello Interiore.

Maria Rosa Panté

Insegnante, vive a Borgosesia. Ha pubblicato un libro di poesie L'amplesso retorico. Voci femminili dal mito, una raccolta di racconti Noi che non fummo muse, un romanzo umoristico Non ho l'età e La scienza delle donne. Equazioni, formule e algoritmi al femminile (Hoepli 2017). Collabora a vari siti, tra cui: Persona e danno;Agora Vox;Griselda on line;Gaianews.it. Ha scritto testi teatrali per le rassegne “Teatro e scienza” e collabora con l'attrice Lucilla Giagnoni (“Big Bang”; “Casorati: arte e scienza”).

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