Titina Rota

Milano 1899 - Anacapri 1978
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Titina Rota nasce a Milano in una famiglia “musicale”: il nonno materno, Giovanni Rinaldi, è compositore e autore di Casa Ricordi, la madre e la zia apprezzate pianiste concertiste, il cugino, che le sarà sempre vicino nella vita, è il famoso Nino Rota.
Ancora giovane, violinista, Titina frequenta Igor Stravinskij, Alfredo Casella e Gabriele d’Annunzio, grande ammiratore dei suoi disegni. A venti anni è già indipendente dalla famiglia, studia e lavora come vetrinista e disegnatrice; a trentadue debutta curando i costumi della Locandiera di Goldoni con Tatiana Pavlova all’Odeon di Milano (1931). Poi approda, chiamata da Guido Salvini, alla Scala e crea indimenticabili scene e costumi di opere liriche anche per il Maggio Fiorentino, il teatro Comunale di Firenze, l’Opera di Roma. Alla Fenice di Venezia, dove aveva già curato le scene e i costumi di due opere liriche, firma nel 1948 la sua ultima messa in scena per un’opera di Giancarlo Menotti, Il telefono o l’amore a tre. Si dedica anche al teatro di prosa collaborando con famosi registi come Max Reinhardt e Renato Simoni e interpreti di primo piano: Elsa Merlini, Eva Maltagliati, Memo Benassi, Eva Magni, Sara Ferrati, Rina Morelli, Renzo Ricci, Marta Abba, Carlo Ninchi, Laura Adani, Tatiana Pavlova, Gino Cervi …
La sua estetica si ispira all’art déco, il tratto del disegno è deciso e insieme leggero, coloratissimo e talvolta surreale; nelle commedie i costumi hanno un’impronta umoristica molto originale, ma la sua cifra si espande nelle realizzazioni molto diverse delle opere che affronta, che spaziano da Monteverdi alla musica contemporanea. Fino ad allora i costumi di scena, secondo un uso ottocentesco, venivano generalmente presi a nolo da sartorie esterne: la Rota si mette alla guida di una équipe di sarte che lavora all’interno del teatro alla Scala e per la prima volta gli abiti di scena nascono per “quegli” attori e per “quello” spettacolo, diventando parte integrante della regia. La fantasia e l’eleganza della Rota – notano i critici – «sono speziate di ironia».
Nel cinema Titina Rota cura i costumi in alcuni film di Mario Camerini (Il documento, 1939) e Carmine Gallone (nelle trasposizioni d’opera o nei film di ambiente teatrale).
Dagli anni Cinquanta la pittura ad acquarello diventa la sua forma d’espressione preferita e Anacapri, dove trascorre la maggior parte dell’anno – una Anacapri invernale nei vari toni del grigio-azzurro, senza figure umane, silenziosa e fuori dal tempo – il suo soggetto più amato.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Vittoria Crespi Morbio, Titina Rota alla Scala, Allemandi 2005

Mariateresa Fumagalli

Professore ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università degli Studi di Milano dal 1979 al 2015, nel direttivo della "Rivista di Storia della Filosofia" fondata da M. Dal Pra dal 1980 al 2017
Libri recenti : Volando sul mondo, Opicino da Canistris con Roberto Limonta, Archinto ed., Cristiani in armi, Laterza ed.; Luoghi e voci del pensiero medievale con Riccardo Fedriga, EMPublishers; Pico della Mirandola (Laterza); Corpi gloriosi, eroi greci e santi cristiani,con Giulio Guidorizzi, Laterza, marzo 2012.
Vedi la bibliografia completa al sito http://www.mtfbb.com

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