Vanna Scolari Ghiringhelli

Reggio Emilia 1934 - vivente
Download PDF

Vanna Scolari fa parte dell’Accademia Ambrosiana Classis Asiatica (area indiana). Già vicepresidente del Centro di Cultura Italia-Asia di Milano, ha rivestito dal 1977 al 2001 l’incarico di docente di lingua hindi presso l’IsIAO (Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente). Dal 2001 al 2009 è stata docente di lingua hindi presso l’Università degli Studi di Milano (Corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale).
La signora delle lame è una signora dai modi gentili e minuta, i capelli candidi e gli occhi vivacissimi. L’epiteto le deriva dalla sua grande conoscenza delle armi bianche orientali e in particolare del Kris Indonesiano e Malese, patrimonio dell’umanità Unesco per gli alti valori artistici, simbolici e tradizionali: la collezione iniziata insieme al marito Mario è una delle più importanti in Italia.
Vanna è nata a Reggio Emilia nel 1934 in una famiglia agiata; figlia unica, è circondata dalla tata Artemisia, dal padre Giuseppe, avvocato, e dalla madre Velia, che ricorda così:

“La mia mamma era un tipo molto originale; leggeva moltissimo, era un po’ distante da tutto, doveva invitare le signore a bere il tè per questioni sociali ma per lei era difficile, lo faceva perché doveva farlo ma preferiva di gran lunga la lettura… ricordo che leggeva per me; in fondo alla sala c’erano due poltrone di velluto grigio io in una poltrona e lei nell’altra… ero abituata alla lettura perché in casa c’erano molti libri e i primi sono stati quelli tipo I Pirati della Malesia di Salgari, mi piacevano molto queste avventure di pirati e sognavo di essere come il Corsaro Nero, la mia passione era questa…”

Le cose cambiano completamente con la Seconda guerra mondiale; la famiglia viene sfollata e nel 1947-48 emigra in Argentina. Vanna ha 13 anni e impara lo spagnolo, completa gli studi liceali e intanto sperimenta nuoto, pattinaggio sul ghiaccio insieme a tanta vita sociale (“tutti a Buenos Aires vanno al club e alle feste”). È l’età delle amicizie e dei primi flirt; uno dei suoi amici la introduce alla pittura, e Vanna si appassiona al punto da dipingere anche di notte. Grazie a questa passione, a 18 anni, decide di tornare in Italia, non senza turbare l’armonia familiare: “Mio padre, da migrante, aveva trovato un lavoro in dogana e da uomo intraprendente qual era aveva investito realizzando la fonderia di piombo più alta del mondo, a 3400 metri al confine con la Bolivia; fu un grande successo perché il piombo arrivava dalla Bolivia e poi doveva scendere a Buenos Aires risparmiando così due o tre giorni di trasporto”.
Nonostante questo i genitori la seguono di buon grado: la famiglia si stabilisce a Roma. Vanna vorrebbe studiare chimica, ma in seguito a disguidi burocratici legati al riconoscimento dei corsi già frequentati, orienta repentinamente i suoi studi verso le lingue straniere. Si iscrive così alla Scuola Interpreti (Institut des Hautes Etudes d’Interpretariat di Roma) dove poi conseguirà il diploma di traduttrice-interprete di inglese e spagnolo.

“Un giorno sono in tram, a Roma, e vedo un manifesto giallo scritto in piccolo piccolo che pubblicizza i corsi di lingue dell’Istituto Italiano per il medio ed estremo oriente Is.MEO; decido di andarci, perché mi ricordai che quando ero piccola – ed era la mia prima volta a Roma -, in una pensione, incontrai una ragazza egiziana, una speaker del giornale-radio della mezzanotte, e che mi chiese se volessi imparare l’arabo; io accettai, così quando mi trovo nella segreteria dell’Is.MEO, decisa, dico di voler approfondire l’arabo, ma la richiesta viene respinta perché l’arabo non faceva parte delle aree geografiche e delle lingue trattate dall’Is.MEO. Allora, in quel momento, poiché stavo leggendo Il pellegrinaggio alle sorgenti di Giuseppe Lanza del Vasto, che narra il lungo viaggio in India del filosofo siciliano per incontrare Gandhi, decido lì per lì di iscrivermi al corso di lingua hindi”.

È il 1959 e la famiglia si trasferisce a Milano. Qui Vanna prosegue i suoi studi presso la sezione lombarda dell’Is.MEO, e consegue il diploma di lingua hindi. Nel 1964, su richiesta del direttore (Guglielmo Scalise), ne diventa segretaria; è un incarico prestigioso che Vanna ama moltissimo, poiché l’Is.MEO costituisce in questi anni l’unico punto di riferimento culturale per chi voglia studiare, conoscere e viaggiare in Oriente. L’Istituto era ospitato nell’Università Statale e il Presidente onorario era il rettore dell’Università, Giuseppe Menotti De Francesco.
All’Is.MEO Vanna incontra Mario Ghiringhelli che diventerà suo marito nel 1968. I ragazzi che frequentano l’Istituto organizzano viaggi alternativi, molto diversi da quelli attuali; si muovono in macchina verso l’India attraversando Turchia, Afghanistan e Pakistan e incontrano realtà ancora non contaminate dal turismo di massa. Vanna e Mario condividono il grande desiderio di esplorare, di conoscere culture e genti diverse. Intanto avviano una collezione di armi bianche europee: “tra noi si parlava di armi europee e io mi ricordo che gli regalai una spada persiana in un’asta e poi per il nostro fidanzamento gli regalai la spada del boia di Nordlingen” racconta Vanna ridendo. Si focalizzano poi sui kris malesi e indonesiani, per il background culturale di questo particolare pugnale e per la sua appartenenza al mondo indiano, scoprendo che negli anni Settanta, in Italia, non c’è alcuna bibliografia sui kris; i pochissimi testi esistenti sono in indonesiano o si riferiscono solo ai kris malesi. Intanto continuano a viaggiare in Africa e in Asia, e prendono contatti con altri collezionisti stranieri. Vanna, che nel frattempo insegna hindi, diventa mamma di Mila, che seguirà i genitori in alcuni viaggi. L’esperienza giovanile della pittura e la sua sensibilità artistica emerge e nutre le sue ricerche, e la spinge verso lo studio delle strutture simboliche – forme, colori, – dei linguaggi artistici dell’Oriente.
La collezione si arricchisce di splendidi pezzi, lame e impugnature, opere di altissimo pregio. Vista l’assenza di testi esaustivi in Italia, nasce l’idea di raccontare e documentare la collezione prima con un articolo nel 1990 sul n.ro 118 della rivista “Antiquariato” e poi con un libro scritto a quattro mani: un ricco testo introduttivo, illustrato con bellissime immagini, di fatto un prezioso regesto: nel 1991 viene pubblicato Kris gli invincibili, in italiano e inglese, un successo editoriale 3000 copie vendute. Due anni dopo, durante un viaggio in Indonesia, per un malore viene a mancare Mario.
Nonostante siano momenti molto difficili, Vanna è determinata nel voler valorizzare la collezione: “A me preme far capire come nel mio caso, quantunque fosse una collezione di armi un po’ al di fuori di quello che in genere piace a una donna, io sono riuscita a portarla avanti.”
Questo impegno si traduce in diversi scritti apparsi su riviste specializzate prima fra tutti “Arts of Asia”, prestigiosa rivista internazionale, dove nel 1995 pubblica un articolo sui materiali delle impugnature dei kris, naturalmente con le immagini dei più importanti kris della collezione. Nel contempo però Vanna approfondisce molteplici aspetti della cultura indiana partecipando come relatrice a diverse conferenze e scrivendo saggi e articoli sulla lingua hindi, l’induismo e gli artisti contemporanei indiani con il Progressive Artists Group di Bombay. Dopo alcuni anni dedicati essenzialmente alla figlia e alla docenza, nel 2007 decide di scrivere un altro libro a corredo della collezione The Invincible krises 2 (edizioni Saviolo). Ormai Vanna Scolari è considerata una grande esperta italiana di kris; nel 2011 le viene richiesto di scrivere di un’altra importante raccolta, la collezione Lanfranchi (Kris Hilts Masterpieces of South-East Asian Art, edizioni 5 Continents). Nel 2013 viene pubblicato a cura del Centro di Cultura Italia-Asia Katana e Kris il suo nuovo libro in inglese The invisible world of the kris un compendio sugli aspetti esoterici, leggendari, mitologici e magici del kris, sugli antichi racconti e credenze a testimoniare come la ricerca sia tenacemente e vivacemente portata ancora avanti da Vanna Scolari, che scrive:

“Ho aspettato tanto tempo sperando che qualche esperto o amante del kris scrivesse un libro sul mondo invisibile che sta al di là di quest’arma. Ormai non posso più aspettare e ho deciso di riunire in un solo scritto tutte le informazioni che ho letto, in tanti anni, nei vari libri, sull’aspetto non tangibile di quest’arma….Esistono molti più aspetti invisibili di quelli che ho raccolto qui, ma non riesco a inserirli in questo libro perché, senza l’aiuto di esperti indonesiani, sono per me incomprensibili sia per un fatto di cultura che di lingua. Mi chiedo spesso se gli occidentali che si interessano di kris abbiano capito che si sono costruiti un mondo del kris semplificato, adatto a loro, molto diverso da quello indomalese”.

Questo mondo invisibile che gli oggetti evocano appare durante le sue numerose conferenze, dettagliate e colloquiali, espressione di un modo rispettoso di accostarsi alle culture, che riflette l’amore per la ricerca, la spiritualità, la storia e la cultura umana. Vicinissima al mondo invisibile e insieme a quella distanza di rispetto verso le culture che ha incontrato.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Testi di Vanna Scolari

Kris malesi: costume, mito avventura, con Mario Giringhelli (Marius Ghiri), in Antiquariato n° 118 – settembre 1990 – Giorgio Mondadori

Kris gli Invincibili – The Invincible Krises, Bema Editrice 1991 (con Mario Ghiringhelli)

Kris Hilts Materials – Arts of Asia – Hong Kong – vol. 27 - n°5 - settembre-ottobre 1997

Uso magico delle scritte coraniche nelle pratiche popolari musulmane in Malesia - Quaderni Asiatici n° 40 Centro di Cultura Italia-Asia - gennaio-aprile 1997

Il tempo sacro dell'armaiolo giavanese - A Oriente – La Babele del Levante – anno III n° 7 – primavera 2002

Il potere del Kris - Astrolabe n° 82, giugno 2004, Ben Arous- Tunisie

Il Mandau - Coltelli anno 7 – n° 23 agosto-settembre 2007

The Invincible Krises 2 – Edizioni Saviolo 2007

La daga del Khyber – Coltelli anno 8 – n° 25 – dicembre-gennaio 2008

Lo Zafar Takieh, Il cuscino della vittoria - Coltelli – anno 9 n° 33 aprile/maggio 2009

Kris Hilts Masterpieces of South-East Asian Art - edizioni 5 Continents, 2011

Ritmi poetici nella pittura di Tagore in  “Omaggio a Tagore, un genio dai mille volti” a cura di M: Albanese e L. Santoro Ragaini – Is.I.A.O. Sez. Lombarda e Centro di Cultura Italia-Asia - ottobre 2011

La Tradizione dell'Acqua Santa nell'Induismo di Bali – Mutamenti nella pratica e nel significato – in “Tradizioni religiose e trasformazioni sociali dell’Asia Contemporanea” – a cura di Clara Bulfoni – Biblioteca Ambrosiana – Bulzoni Editore – 2012 e in Quaderni Asiatici n°119 – settembre 2017 Centro di Cultura Italia-Asia

I personaggi del Wayang nelle armi dell'Indonesia – Asia Teatro novembre 2012

Il Kris da esecuzione nel libro “Katana e Kris Arte, tecnica e simbolismo” - Centro di Cultura Italia-Asia 2013

L’Induismo e l'epica indiana nel mondo del Kris, in ibidem 2013

L'ultimo scalino – Ma è meglio non arrivare all’ultimo scalino perché lì seduta c’è la Morte, Mṛtyu, M R T, la stessa radice, anche per gli Arii – La Tigre di Carta - n° 5 settembre 2015

http://www.italia-asia.it/

Laura Di Fazio

Vive e lavora a Milano. Laureata in Lingue e Letterature Straniere e all'Accademia di Belle Arti di Brera, dal 1990 si dedica con passione all'incisione e alla pittura. La sua ricerca artistica si sviluppa e cresce tra la grafica e stampa d'arte, dalle tecniche calcografiche tradizionali sino a quelle più sperimentali. Sue incisioni sono presenti dal 1994 presso la Civica Raccolta di Stampe Bertarelli di Milano. Si dedica inoltre alla curatela di mostre, eventi culturali e rassegne dedicate al libro d'artista. Il suo atelier, Spazio Mantegna, è luogo di confronto tra artisti, di incontri espositivi e laboratoriali.
Nel 2016/2017 è membro della Commissione Artistica della Permanente di Milano. www.lauradifazio.it

Leggi tutte le voci scritte da Laura Di Fazio