Violetta De Angelis

Milano 1945 - 2010
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Così la ricordano gli amici: gentile e affabile signora, eppure semplice, addirittura mite, nell’intimo del cuore; rigorosa nella scienza e nella didattica, ma generosa di sé, capace di equilibrio e di dolcezza. E mossa dalla gentilezza sempre, come ha dimostrato quando, vedutasi perduta a causa della malattia, scelse con fermezza di uscire di scena: senza disturbare. All’impegno studioso si accompagnavano i loisir di un’anima forte e armoniosa: la passione, esigente, per le cose belle; l’amore per la natura e per gli animali: gli adorati gatti, la cura paziente e tenace delle proprietà di famiglia, dei giardini, delle coltivazioni. Raffinata intellettuale da un lato, spigliata e pragmatica amministratrice dall’altro, ma sempre con sentimento: poteva inforcare con piglio da campione l’automobile (un’altra sua passione della vita) solo per correre a Positano e subito portarsi a Milano i bei limoni del giardino.
Raccontare di Violetta de Angelis significa, in primo luogo, parlare di una brillante figura di maestra, che nel corso della sua carriera di ricercatrice e docente universitaria ha saputo entusiasmare e formare centinaia di giovani: maestra sia nell’acutezza dell’indagine scientifica, sia nella capacità di trasmettere ai propri allievi la passione che la animava.
Laureatasi in filologia classica presso l’Università degli Studi di Milano nel 1968 con una tesi (seguita dal suo maestro, Ignazio Cazzaniga) dedicata alla tradizione del primo vocabolario medievale impostato in modo sistematico (l’Elementarium, redatto dal grammatico Papia nel sec. XI), operò principalmente presso le Università della Calabria (1977-1988, prima come professore incaricato e poi come associato) e di Padova (1991-1996), per poi rientrare, già ordinaria, all’Università degli Studi di Milano, dove tenne gli insegnamenti di Filologia umanistica (dal 1997) e di Filologia italiana (dal 2003). Tra il 1999 e il 2003 fu anche primo direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Milano (che si era appena formato): del vivo impegno che ne caratterizzò la gestione è importante segnalare, tra l’altro, lo sforzo profuso nell’acquisizione della biblioteca dell’antiquario Edel, che andò poi a costituire uno dei nuclei più rilevanti della Biblioteca di Egittologia; sforzo che può bene ricondursi entro le linee di una grande lungimiranza organizzativa e di un più generale amore per i libri, che ebbe anche come esito l’ingresso di manoscritti, incunaboli e cinquecentine (a volte rari o precedentemente ignoti) nei fondi consultabili presso il medesimo Dipartimento.
La sua attività di ricerca si sviluppò in molteplici direzioni, che possono qui rammentarsi solo in modo sintetico. Il punto di partenza, mai dimenticato durante la sua vita, fu costituito dall’indagine sui glossari e in particolare su Papia, che per primo aveva conferito a un dizionario peculiarità destinate a perdurare anche in epoca moderna: l’ordine alfabetico e la presenza di illustrazioni a scopo didascalico. Il minuzioso scavo nella tradizione manoscritta e nelle plurime fonti avrebbe segnato anche il seguito della sua produzione, che si orientò verso lo studio della circolazione e della ricezione dei classici latini nella scuola medievale (su tutti l’amatissimo Stazio, ma anche Virgilio e Lucano), sino alla dimostrazione della vivace influenza di questi ultimi (e dei rispettivi commenti) sulle origini della letteratura italiana (come ricordano l’esame e la soluzione di non poche cruces interpretative della Commedia dantesca). Non può infine tralasciarsi la menzione dei lavori sul Petrarca (relativi non solo al celebre Virgilio Ambrosiano, ma anche alle epistole solitamente chiamate Varie, di cui stava approntando l’edizione per il Comitato Nazionale del VII centenario petrarchesco) e sull’Umanesimo, come può apprezzarsi, per esempio, dai contributi riservati a Marsilio Ficino.
In una parola, Violetta de Angelis seppe ben impersonare, nella ricerca come nella didattica, il concetto di filologia inteso come amore per il testo, cui infatti si accostava con “profonda adesione” (per utilizzare una metafora a lei consueta): una “adesione” (risultato anche di una mobile curiosità per cui veniva, a suo dire, “intrigata” da ciò che la attraeva) che non le precludeva però di attenersi al testo stesso con attenzione al dettaglio e scrupolo estremo, i quali erano pari alla sua probità e alla sua onestà intellettuale; né le impediva, generosa sempre e disponibile, di posporre le cure personali per incoraggiare – con una confortante chiacchierata, un incisivo consiglio, o anche solo un luminoso sorriso – chi sovente, senza mai ricevere diniego, la interpellava. E tutte queste qualità, non meno delle trascinanti discussioni, restano oggi fermamente impresse, in special modo nella memoria dei suoi studenti: ai quali sempre, nei fatti ancor prima che nelle parole, insegnò (lezione scientifica e insieme morale) come il desiderio di conoscere e l’impulso alla ricerca possano giungere ad alti risultati solo attraverso la non facile via della serietà e dell’applicazione sistematica e rigorosa.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Papiae, Elementarium. Littera A, I-III (a cura di V. de Angelis), Milano 1977-1980

V. de Angelis, «… e l’ultimo Lucano», in Dante e la “bella scola” della poesia. Autorità e sfida poetica (a cura di A.A. Iannucci), Ravenna 1993, pp. 145-202

V. de Angelis, I commenti medievali alla “Tebaide” di Stazio: Anselmo di Laon, Goffredo Babione, Ilario d’Orléans, in Medieval and Renaissance Scholarship. Proceedings of the Second European Science Foundation Workshop on the Classical Tradition in the Middle Ages and the Renaissance (London, The Warburg Institute, 27-28 November 1992), ed. by N. Mann-B. Munk Olsen, Leiden-New York-Köln 1997, pp. 75-136

V. de Angelis-G.C.Alessio, «Nacqui sub Julio, ancor che fosse tardi» (“Inf.” 1.70), in Studi vari di lingua e letteratura italiana in onore di Giuseppe Velli, Milano 2000, pp. 127-145

V. de Angelis, Marsilio Ficino al dottorato di Angelo Battista Golfo: 12 maggio 1467, in Sviluppi recenti nell'antichistica. Nuovi contributi (a c. di V. de Angelis), Milano 2004, pp. 139-204

V. de Angelis, Varianti d'autore nella “Var.” 42 del Petrarca, in Estravaganti, disperse, apocrifi petrarcheschi. Atti del Convegno di Gargnano del Garda (25-27 settembre 2006) (a cura di C. Berra-P. Vecchi Galli), Milano 2007, pp. 493-534

Elenco delle pubblicazioni recenti

Inaugurazione della Biblioteca di Egittologia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Milano, 2002

Commemorazione inclusiva di alcune parole dell’amico e collega Fabrizio Conca

Filippo Bognini

Nato a Ponte San Pietro (BG) nel 1977, nel 2001 si è laureato in Filologia umanistica presso l’Università degli Studi di Milano, per poi conseguire nel 2005 il titolo di dottore di ricerca in Filologia e tecniche dell’interpretazione presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra i suoi interessi principali si ricordano lo studio dell’ars dictaminis, cioè la teoria relativa alla composizione dell’epistola (per cui ha preparato, tra l’altro, l’edizione critica del Breviarium di Alberico di Montecassino, del sec. XI) e, in generale, l’esame di testi d’età tardoantica, medievale e umanistica legati alla grammatica e alla retorica; sempre in quest’ambito si collocano i suoi lavori sui commenti ai classici latini dei sec. XI e XII (in special modo le chiose di Ilario di Orléans a Virgilio e quelle del “magister Menegaldus” a Cicerone, De inventione). Si è occupato anche dell’incidenza delle tradizioni latine medievali sulla Commedia (e dei rapporti tra questa e le epistole politiche dantesche), con particolare riguardo per Purgatorio XXXII-XXXIII, di cui ha suggerito una nuova proposta d’interpretazione complessiva.

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