Vittoria Garagnani

Bazzano (Valsamoggia, Bologna), 1918 - vivente
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Il 17 gennaio giorno di Sant’Antonio che era il protettore degli animali, nelle  famiglie contadine usava dar da mangiare agli animali qualcosa di speciale e di benedetto.

La tradizione era che alla vigilia di Natale sulla tavola imbandita si metteva una bottiglia di vino bianco chiusa, una bella ciotola di granoturco e il pane rimasto tagliato a quadretti. Il tutto veniva benedetto dalle preghiere dell’anziano di casa poi accantonato.

Ora le nuove generazioni non credono più a queste cose ma a noi all’epoca con la nostra semplicità sembrava una cosa giusta.

(Dal diario di Vittoria Garagnani)

Le è sempre piaciuto scrivere, anche se ha dovuto lasciare la scuola in terza elementare richiamata agli obblighi dalla famiglia, tutta impegnata in campagna: due braccia in più ai tempi facevano decisamente la differenza. In tarda età ha recuperato l’antica passione per la scrittura cominciando a tenere un diario sul quale annota gli episodi più importanti della sua vita, oltre a proverbi e filastrocche del suo passato.

Questo rispetto e amore della vita si sono tradotte però, all’età di 95 anni, in una nuova passione, quella per il disegno. Fino a quel momento attitudine nascosta, ma venuta alla luce, quasi misteriosamente, all’indomani di un ricovero ospedaliero dove, dopo essere uscita da un’anestesia, chiede carta e penna e comincia a disegnare. E dobbiamo alla sua famiglia l’aver raccolto e sollecitato questa vocazione, che si è tradotta in una produzione di fogli di grande potenza espressiva.

Vittoria firma tutti i suoi disegni a colori, indicando la sua età, quindi con consapevolezza e orgoglio. L’uso sapiente dei colori  si esprime con mezzi semplici come penne e pennarelli. I fiori, gli alberi, i piccoli uccelli, le foglie ricamate raccontano di una donna che nella sua lunga vita ha saputo raccogliere suggestioni, delicatezze, racconti che comunicano pace e forza. Nonostante queste opere abbiano l’energia del disegno infantile c’è in esse una concentrazione che incanta come l’opera di una grande artista, un riverbero della sua vita cosi lunga e ricca.

Vittoria nasce a Bazzano  il 21 novembre 1918, appena finita la guerra, in una famiglia contadina laboriosa e molto unita, quarta di 9 figli: 2 femmine e 7 maschi.

Nonostante la poca istruzione, con orgoglio cita ancora oggi le tabelline e le operazioni imparate a scuola.

La sua vita non è diversa da quella di moltissime ragazze dell’epoca,  i suoi racconti tratteggiano un mondo dove i piccoli accadimenti  del quotidiano reggono la trama di un’esistenza dedicata al lavoro e alla cura dei figli. Nei molti ricordi della sua giovinezza, raccolti con entusiasmo nel suo diario, racconta con quale trepidazione si aspettavano le feste come Natale, l’Epifania, Carnevale, perché erano i momenti allegri dell’anno. Ricorda l’abitudine delle feste da ballo in casa, in famiglia, e come l’invito per le ragazze dovesse essere fatto di persona al padre: anche quando il padre lo permetteva – e lo permetteva quasi sempre – Vittoria doveva andare accompagnata da uno dei suoi fratelli maschi; dato che erano in cinque, tiravano a sorte.

Vittoria ha 22 anni quando scoppia la Seconda guerra mondiale: un lungo periodo triste di apprensione e sofferenza, per la lontananza dei cinque fratelli e del giovane marito,  Bruno Ricci, andato “sotto le armi”. Al termine della guerra fratelli e marito tornano tutti salvi e la vita riprende sui consueti binari di lavoro e famiglia.

Vittoria ha sempre vissuto a Bazzano, e ancora  ricorda perfettamente dove erano i negozi, le botteghe e le molte osterie che lo animavano, sul suo diario descrive con ironia e affetto i personaggi che abitavano il paesaggio paesano. Per molti anni lei stessa ha tenuto un negozio di frutta e verdura che ha gestito con facilità grazie al suo carattere aperto e socievole. 

Nel corso degli anni è entrata anche nel mondo del volontariato, con la Proloco di Bazzano, durante le feste dell’Autunno Bazzanese, ha gestito per diversi anni la vendita di prodotti autunnali, sughi d’uva e torte di castagne fatti da lei; ha collaborato inoltre col Centro Sociale “Renato Cassanelli” di Bazzano nella gestione del bar e le altre attività rivolte agli anziani o alle persone sole.

“La vita vale sempre la pena di essere vissuta”, è una espressione ricorrente di Vittoria anche quando ricorda i momenti più difficili e le pene più tristi della sua vita e la sua espressione artistica, in costante evoluzione ne è il segno più eloquente.

Paola Di Stefano

Nasce a Venezia (1962) e vive con sua figlia a Bologna. Laureata al DAMS negli anni '80, è giornalista pubblicista e ha lavorato nell'editoria, prima a Milano e poi in Piemonte. Dopo aver lavorato all'ufficio cultura e turismo di un piccolo Comune del primo Appennino Bolognese, si è trasferita a Bazzano dove è socia della Libreria CartaBianca.

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