Wanda Osiris (Anna Maria Menzio)

Roma 1905 - Milano 1994
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«…è la Wanda!!!»
La vedevo passare dalle finestre dell’ufficio: una signora piccola con un turbante, guidata, quasi portata a spasso da un cane minuscolo. A quel richiamo i colleghi si radunavano svelti per guardarla, lei, il simbolo stesso del Varietà e di un mondo perduto.
Ancora le bastava solo camminare per incantarci tutti.

«Lei recita, canta??»
«No, cammino. Vado avanti e indietro per il palcoscenico, faccio la passerella, prendo questo po’ po’ di applausi e credo di avere ragione io.»

Figlia di un palafreniere di Umberto I°, ha una passione per il teatro che i genitori non condividono. Loro avrebbero voluto che studiasse il violino. Così, a 16 anni sceglie la sua strada.

«…Quali studi ha fatto?»
«Quelli che bastano per andare avanti nella vita!»

È il 1923. Anna Maria Menzio si presenta al teatro Eden, a Milano: capelli neri lunghi e lisci, grandi occhi chiari già molto truccati, una ferma volontà di recitare. Il suo aspetto ricorda una dea egizia, l’impresario ne intuisce il talento, o almeno la personalità, e la fa debuttare nella rivista Il vile pedone con il nome di Jole Anna Menzio.
In breve tempo Anna Maria trasforma l’immagine del suo personaggio, i capelli diventano platinati, si copre di cerone color ocra, caricando l’esotismo del suo personaggio. Il suo nome d’arte diventa Osiris, Wanda Osiris… L’autarchia fascista toglierà solo per un breve periodo una “s” al suo nome (che diventa Osiri), nel tentativo di italianizzarlo.
Il primo vero trionfo è agli inizi degli anni Trenta, all’Excelsior di Milano, accanto a Totò ne Il piccolo cafè.
Con la fama viene coniato per lei un superlativo assoluto, fino ad allora riservato agli aggettivi: diventa “la Wandissima”, regina del teatro di varietà. Le fa eco una sola rivale, forse, Elena Giusti, ma la sua popolarità non ha confronti in Italia e si misura alla pari di personaggi come Mistinguett, Josephine Baker, Marlène Dietrich, Greta Garbo. Nonostante questa notorietà, voluta e ricercata, Wanda riuscirà a mantenere in una strettissima riservatezza la sua vita privata, persino sulla paternità della figlia, arrivata per lei, nubile, nel pieno del suo successo.
Trascorre a Roma gli anni della guerra. Nel 1945, dopo la Liberazione, torna a Milano, protagonista in Gran Varietà con Carlo Dapporto e partecipa a spettacoli di beneficenza. Il lusso dei suoi spettacoli può sembrare stridente, ma accende un po’ di luce in un paese ferito: i suoi abiti sono fantasiosi, le è consentito qualsiasi eccesso, deve stupire sia il pubblico della platea che quello del loggione. Le sue entrate in scena sono grandiose: in un’occasione vengono cronometrati 11 minuti di applausi al suo solo apparire. Scende disinvolta le grandi scalinate, a volte verosimili riproduzioni di Trinità de Monti o Montmartre: «le scendo con tranquillità, occhi negli occhi al pubblico, nonostante i tacchi e le crinoline». I riflettori, puntati su di lei, le cambiano il colore della pelle che diventa bianca, ocra, azzurra.
Nella sua insolitamente lunga carriera di soubrette Wanda Osiris si esibisce, tra gli altri, oltre che con i citati Totò e Carlo Dapporto, con Macario, Nino Taranto, Walter Chiari, Renato Rascel.
Fra i suoi maggiori successi si ricordano Tutte donne (1939), Che succede a Copacabana? (1943), Al Grand Hotel (1948), sfarzoso spettacolo di Garinei e Giovannini accanto a Gianni Agus, a lungo suo compagno di palcoscenico e di vita. Da questa Rivista sgorgano due canzoni Sentimental e Ti parlerò d’amor, per sempre, da quel momento, associate al suo nome.
Wanda non è una ballerina. Spesso rimane ferma mentre i suoi boys le danzano attorno. Quasi non le viene chiesto di recitare, canta con una voce sottile, allunga e allarga le vocali, le braccia accompagnano ogni verso. È un sogno, una presenza radiosa, sorride, ringrazia, lancia al pubblico le rose Baccarat, comprate a sue spese e da lei personalmente cosparse con il suo profumo Arpège, scelta che le farà dichiarare: «il teatro fu per me un magnifico deficit».
Seguono altri trionfi tra i quali: Il Diavolo custode (1950, Garinei e Giovannini), Galanteria (1951, Galdieri) che, a causa della satira politica, avrà problemi con la censura, Gran Baraonda con il Quartetto Cetra (1952) e Made in Italy (1953) nel quale si ricompone il duo con Macario. Festival (1954), con Lionello, Pisu, Pandolfi, che pure vanta Luchino Visconti alla consulenza di regia, incontra solo una tiepida accoglienza da parte del pubblico.
Wanda ha amato il cinema e le sue grandi muse: Marlène Dietrich, Greta Garbo. Interpreterà alcune commedie, solo sporadicamente e nei panni di se stessa: Non me lo dire, con Macario (1940, Mario Mattoli), I pompieri di Viggiù (1949, Mario Mattoli) e Carosello del varietà (1955, Aldo Bonaldi).
Alcuni episodi sfortunati caratterizzano la parte finale della sua carriera: una sera al Lirico, impegnata in La granduchessa e i camerieri (1955 – musiche di Gorni Kramer), scivola e la compagnia deve fermarsi per alcuni giorni. Segue Okay fortuna (1956), ma un cornicione crolla sulle ballerine e infine, al Politeama di Napoli, con un grande cast per I Fuoriserie, Bramieri, Vianello, Durano (1957), un incidente brucia i costumi e le scenografie.
Riappare, nel 1963, nella parte della suocera, in Buonanotte Bettina di Garinei e Giovannini con Walter Chiari e Alida Chelli.
Le sue prime gareggiavano con quelle della Scala ma con l’avvento della televisione i costi delle Riviste sono ormai insostenibili e i teatri si svuotano. Il vento è cambiato e la leggerezza del varietà verrà cantata da Fellini, ma forse proprio perché perduta per sempre. Wanda nel 1974, torna in palcoscenico, nel teatro di prosa, con lo spettacolo Nerone è morto? di Hubay.
Molto religiosa ma anche superstiziosa, non sopporta il colore viola e gli uccelli, neppure di stoffa. Una certa incredibile consapevolezza della sua arte così effimera le consente di apparire sorridente e ironica in alcune trasmissioni televisive: è “la Wandissima” anche mentre canta la sua Sentimental, su una scala da imbianchino, accompagnata solo da un pianoforte…
Wanda si ritira dalle scene quando intuisce che un diverso modo di porgersi si sta imponendo nei gusti del pubblico. Ha la capacità di uscire di scena all’apice del successo quasi indicando che uno spazio vuoto, fatto di nulla o di illusione deve restare tale.
Vivrà sempre a Milano (che, seppure in periferia, le dedica un giardino), in compagnia della sua unica figlia Cicci e della nipote Fiorenza, nella casa di via Verri vicina al teatro Nuovo, dove aveva tante volte trionfato.

«Ti parlerò d’amor e coglierò una rosa, non c’è più dolce cosa.. per far felice il cuor»

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Rita Cirio e Pietro Favari, Sentimental

Orio Vergani, Misure del tempo - Diario 1950 – 1959

La voce Wikipedia di Elena Giusti

La voce Wikipedia di Mistinguett

La voce Wikipedia di Josephine Baker

La voce Wikipedia di Marlene Dietrich

La voce Wikipedia di Greta Garbo

Su YouTube: Sentimental e Ti parlerò d'amor

Luigi Cesareo

Luigi Cesareo (1953) scrive raramente. Si interessa di Spagna e del mondo che ruota intorno alla Corrida e alla tauromachia, dal quale è rimasto folgorato una mattina di luglio, a Ronda. Ha scritto alcuni racconti su questi temi. Altri incontri decisivi: Totò, Achille Campanile, Eduardo, Van Morrison. Suona il basso elettrico e ha due bambini.

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