Ylla (Camilla Koffler)

Vienna 1911 - Bharatpur (India) 1955
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“Vorrei che una fata con una bacchetta magica mi trasportasse, per un mese, nel mondo animale, in cui, ogni notte e ogni giorno di quel mese magico, sarei in una creatura diversa – in una tigre, in un pesce, in un uccello, in un insetto. Vorrei vedere il mondo di queste creature esattamente come lo vedono loro. Vorrei pensare i loro pensieri, sentire i loro sentimenti, combattere le loro battaglie, e capire il loro linguaggio. Vorrei vivere le loro gioie e paure e le loro soddisfazioni. E poi vorrei tornare un essere umano nella mia vita umana, ricordando con la mente umana tutto ciò che ho visto, pensato e sentito. Se questa esperienza fosse possibile, penso che questo sarebbe l’inizio di una vera comprensione della vita” (Ylla nell’introduzione di Animals, testi di Julian Huxley, Hastings House, New York 1950)

Ylla (Camilla Koffler) è stata la pioniera della fotografia di animali del Novecento, in particolare degli animali selvaggi in Africa e India. Le sue fotografie, i suoi libri pubblicati a Parigi, Londra e New York hanno conosciuto un grandissimo successo e sono stati tradotti in moltissime lingue. Le sue avventure sono state raccontate anche nei due fumetti Histoire vivante, (in «Bonnes Soirées» del 24/03/1957, n.1832) e Ylla, Notre Histoire Complète (in «Line, le journal des chics filles» del 23/05/1957, n. 115) e hanno ispirato il film del regista e produttore Howard Hawks, Hatari! (1962), interpretato da John Wayne, dove il personaggio di Anna Maria “Dallas” D’Alessandro è appunto una fotografa che lavora per uno zoo (interpretata dall’attrice Elsa Martinelli). Anche il film Les pigeons du square (I piccioni della piazza, 1982) di Jean Painlevé rende omaggio alla sua memoria.
Nasce a Vienna, da padre romeno e da madre serba, entrambi cittadini ungheresi. Poco dopo l’inizio della prima guerra mondiale, a causa del divorzio dei genitori, viene inviata a studiare in una scuola tedesca di Budapest, ma nel 1925 raggiunge la madre a Belgrado, dove studia scultura con Petar Pallavicini (1888-1958) alla Scuola d’Arte. Nel 1929 le viene commissionata la prima opera, una serie di bassorilievi per un cinema-teatro di Begrado, ma due anni dopo è a Parigi, dove continua a studiare scultura all’Académie Colarossi e per mantenersi negli studi lavora come assistente della fotografa franco-ungherese Ergy Landau (1918-1967), allo Studio Landau, rue Lauriston. Di ritorno da una vacanza in Normandia Ylla fa vedere a Landau alcune fotografie di animali, Landau rimane fortemente colpita dal grande talento e dalla straordinaria sensibilità di Ylla, tanto da proporle una prima esposizione alla Galérie de la Pléiade che ha un grande successo. Questo la spinge ad aprire un proprio studio fotografico, specializzato nelle fotografie di animali. Attraverso la frequentazione del milieu artistico di Montparnasse a cui la introduce Landau, conosce Charles Rado. Nel 1933 Rado raggruppa attorno a sé alcuni immigrati ungheresi, come Émile Savitry, Brassaï, Landau e la stessa Ylla e crea l’Agenzia Rapho, la prima agenzia di fotogiornalismo in Francia. Le fotografie di Ylla cominciano a essere promosse a livello internazionale; in questo periodo molte sono pubblicate nella rivista francese «Photographie» (Arts et Métiers Graphiques) e nell’inglese «Lilliput». Nel 1937 escono i due primi volumetti illustrati su cani e gatti e nel 1938 uno dei sui libri illustrati più noto, Piccoli e grandi (che sarà pubblicato anche in Inghilterra e negli Stati Uniti); in questo stesso anno inzia una collaborazione molto importante con il biologo evoluzionista Julian Huxley per il libro Il linguaggio degli animali. L’avvento della seconda guerra mondiale e l’invasione nazista della Francia la convincono ad abbandonare il paese – con l’aiuto del giornalista americano Varian Mackey Fry (che da Marsiglia riuscì a salvare migliaia di ebrei e militanti antinazisti) – e a stabilirsi negli Stati Uniti (1940); apre uno studio a New York e riprende la collaborazione con importanti riviste, zoo e case editrici.
I suoi libri vengono pubblicati con testi di grandi scrittori e giornalisti come Louis Roger, Margaret Wise Brown, Paulette Falconnet, Marie Dormoy, C. A. Cingria, Niccolò Tucci, Georges Ribemont-Dessaignes, Crosby Newell Bonsall, ma anche di poeti, quali Jules Supervielle, Arthur Gregor, Frédéric Massy (Claude Roy) e Paul Léautaud. In particolare, si può ricordare, nel 1947, il libro Le Petit Lion, con testi di Jacques Prévert. La pubblicazione conosce una lunga eco di polemiche – testimoniata dallo scambio di lettere fra Prévert e la casa editrice. Artes et Métiers Graphiques taglia circa tredici parti del testo: per motivi di spazio, afferma, per il poeta francese si tratta invece di censura. Il libro narra la storia di un cucciolo di leone nato in cattività che fugge la vita monotona e triste dello zoo per ritrovare la libertà e l’ambiente selvaggio che la madre gli ha più volte raccontato. Un bambino lo trova e lo porta a vivere in città, ma il cucciolo si rende conto che neanche questa è la vita che tanto aveva immaginato. Soltanto in sogno potrà ritrovare il paesaggio tanto vagheggiato. La storia non ha alcun intento moralizzante e in effetti molte delle parti amputate costituiscono un atto d’accusa contro la visione antropocentrica del mondo degli animali, utilitaristica, ma anche di sopraffazione e violenza; come quella in cui presenta la vita in gabbia del tutto simile a quella di una prigione, o l’altra in cui il cucciolo racconta al bambino le atrocità commesse dai cacciatori. Il libro costituisce la testimonianza di una concezione moderna e avanguardistica del mondo animale, concezione profondamente condivisa da entrambi gli artisti.
Ylla compie numerosi viaggi, in particolare trascorre vari mesi in Africa (1952), fra Kenya e Uganda, fotografando animali selvatici nel loro ambiente naturale per il libro Animali d’Africa (1953) del paleantropologo Louis Seymour Bazett Leakey (1903-1972). Questa esperienza è sicuramente la più importante della sua vita: il contatto diretto con animali selvatici in luoghi dall’habitat quasi inalterato la spingeranno ad accettare nuove proposte di viaggi, come quello in India (1954-55), inizialmente promosso dal regista Jean Renoir. Invitata dal Marajà di Mysore – a cui aveva inviato una copia di Animali d’Africa – per il Dasara Festival del 1954, viene nuovamente chiamata dal Marajà di Bharatpur per il festival annuale. Il 30 marzo del 1955 mentre stava fotografando dalla sua jeep una pericolosa corsa di carri di buoi a Bharatpur, cade dalla macchina e viene ferita mortalmente.
Le fotografie di questo ultimo viaggio e le annotazioni personali appariranno nelle opere postume L’elefantino (Losanna, 1955), una delle sue opere più popolari, e Animali delle Indie (1958). Non avendo una propria famiglia, Ylla – attraverso Charles Rado e dopo la morte di questi – lascia i suoi beni, compreso il suo archivio fotografico a Pryor Dodge (che diventerà un grande collezionista), figlio del suo miglior amico, il ballerino, coreografo e critico Roger Pryor Dodge.
Anche la grande scrittrice svedese Astrid Lindgren, certamente commossa dalla grande capacità di Koffler di cogliere l’individualità degli animali, i loro ‘volti’, la loro anima, (un’empatia che la scrittrice ben conosceva e condivideva nelle sue storie e nell’impegno civile per la salvaguardia e il rispetto degli animali), decide di promuovere il suo lavoro, redigendo lei stessa il testo dell’adattamento svedese dei libri Due orsacchiotti (1955), L’elefantino (1956), e Cuccioli (1959), pubblicati dalla casa editrice Rabén e Sjogren dove all’epoca lavorava.
In Italia sono state pubblicate le traduzioni: Un leone cucciolo, trad. di Nini Agosti, Ed. S.A.I.E., Torino 1950 (Le Petit Lion, testi di Jacques Prévert, Arts et Métiers Graphiques, Paris 1947); I due orsacchiotti, trad. di Nini Agosti, S.A.I.E., Torino 1954 (Deux petits ours, testi de Paulette Falconnet, Harper & Brothers, New York 1954): L’elefantino, trad. di Velia Giacosa, S.A.I.E., Torino 1956 (Le Petit Eléphant, testi di Paulette Falconnet, La Guilde du Livre, Lausanne 1955) e 85 gatti, trad. di Jacky Goupil, S.A.I.E., Torino 1956 (85 chats, e prefazione di di Dominique Aury, testi di Paulette Falconnet, La Guilde du Livre, Lausanne 1952). Animals in Africa, testi di L.S.B. Leakey, Harper & Brothers, New York 1953 (Harvill Press, London; Delpire/Revue Neuf, Paris; Christian Wegner, Hamburg).

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Bibliografia completa dei libri illustrati, riviste, ecc. in: http://www.pryordodge.com/Ylla_Books.html
e
http://www.pryordodge.com/Ylla_VariousPublications.html

Catalogo delle esposizioni in:
http://www.pryordodge.com/Ylla_Exhibitions.html
Pryor Dodge in:
http://www.pryordodge.com/ylla.html
Antoine Tille, Le livre photographique pour enfants: quelques exemples de la Guilda du Livre  (http://wp.unil.ch/livre-photo/le-livre-pour-enfants/introduction/)

Roland Jaeger, Bilder für Groß und Klein: Kinder in Fotobüchern und Fotos in Kinderbüchern, in Autopsie. Deutschprachige Fotobücher 1918 bis 1945, ed. Manfred Heiting et Roland Jaeger, Steidl, Göttingen 2012.

Laurence Perrigault, Un livre de photographies destiné aux enfants: Le petit lion de Jacques Prévert et Ylla, in « La revue des livres pour enfants », 2006 (228), s. 71-80.

Elisabeth Lortic, Michel Defourny, Flash sur les livres de photographies pour enfants des années 1920 à nos jours, Paris, Bibliothèque de La Joie par les livres, 2001.

Christian Bouqueret, Les Femmes Photographes de la Nouvelle Vision en France 1920-1940, Editions Marval Paris, 1998, s.v.

The Animal in Photography 1843-1985, ed. Alexandra Noble (The Photographers’ Gallery), London, 1986.

Charles Rado, 71, of Photo Agency; Developed Popular Books from Ylla’s Portfolio, New York Times, October 5, 1970.

Charles Rado, Ylla: One of the most skilled and dedicated photographer of animals. They were her life, she loved them all, in  US Camera (annual), ed. Tom Maloney (1959): http://www.pryordodge.com/rado1.html

Natha Caputo, Les images et l’illustration photographique, «Enfance», vol. 9, n° 3, 1956, pp. 159-161: http://wp.unil.ch/livre-photo/le-livre-pour-enfants/introduction/#pn7

John O’ Reilly, Tragedy in India. A famous photographer takes her last picture, in «Sport illustrated» 11 April 1955: http://www.si.com/vault/1955/04/11/619931/man-alone

Janine Kotwica : http://www.janinekotwica.com/publications/ylla-l%E2%80%99aventuri%C3%A8re

Archivio fotografico in: Center for Creative Photography University of Arizona, Tucson AZ 85721

Alcune foto in : http://www.gettyimages.fr/galleries/photographers/ylla

Annalisa Comes

Nata a Firenze nel 1967 vive tra la Francia e l’Italia. Filologa - ha curato l’edizione critica del poeta siciliano Rinaldo d’Aquino (in Poeti della Scuola Siciliana, Mondadori, I Meridiani, Milano 2008) e collaborato all’edizione dell’opera poetica di P.P. Pasolini (I Meridiani 2003); specializzata in Giornalismo e comunicazione presso L’Università di Roma Tre, attualmente svolge attività di ricerca fra l’Università di Nancy e Verona con una tesi di dottorato sulla poesia italiana nella letteratura per l’infanzia e traduce dal francese per diverse case editrici. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea, di poesia e traduzione - e di arte contemporanea. Allieva di Amelia Rosselli, ha pubblicato diverse raccolte di poesia (l’ultima Il corpo eterno, con tre fotografie di Vasco Ascolini, Gazebo, Firenze 2015) e vinto diversi premi, tra i quali il Premio Internazionale Eugenio Montale, Dario Bellezza e nel 2007 il Premio Speciale Città di Roma per la poesia. Nel 2014 ha vinto una Résidence d’écrivain per la poesia di quattro mesi presso il Sémaphore de Créac’h, sull’isola di Ouessant (Associazione C.A.L.I., DRAC Bretagna, Consiglio Regionale della Bretagna).
www.annalisacomes.com

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