Zaynab bint ‘Ali

Medina 626/7 - 682
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Zaynab bint ‘Ali è una delle nipoti del Profeta Muhammad da parte della figlia Fatima bint Muhammad e del cugino ‘Ali b. Abi Talib. Sorella di Hasan e Husayn, i due nipoti più amati dal Profeta, Zaynab è molto venerata in alcuni paesi musulmani come l’Iran, la Siria, il Libano e l’Egitto ed è nota nella tradizione sufi e sciita per la sua eloquenza e il suo coraggio. I suoi devoti la chiamano “al-Sayyida Zaynab”, letteralmente “la Signora” Zaynab, e nel corso della storia le sono state attribuite due sepolture oggetto di grande devozione popolare, una al Cairo e una a Damasco.
Le fonti storiche più antiche hanno tramandato poche notizie sulla vita di Zaynab, che risulta alquanto oscura. Zaynab sembra condividere lo stesso destino della madre Fatima, la “Signora della donne”, colei che per prima raggiungerà il padre in Paradiso, della quale si sa pochissimo ma nonostante ciò è una delle donne della famiglia del Profeta più venerate dai musulmani. Le poche informazioni disponibili sulla biografia di Zaynab non hanno impedito lo sviluppo di un immenso culto a lei dedicato. Zaynab era moglie di Abdallah b. Jafar, figlio di un celebre compagno del Profeta, e dal matrimonio nacquero cinque figli.
Zaynab è nota nella storia e nella pietà musulmana perché era presente alla tragedia di Karbala’ (680), uno degli eventi più sanguinosi e drammatici accaduti nel primo secolo dell’Islam che vide scontrarsi le truppe omayyadi guidate da ‘Umar b. Sa’d e l’esiguo esercito di Husayn, il fratello di Zaynab che rivendicava il diritto al potere nella comunità musulmana dal momento che era parente del Profeta e faceva parte degli ahl al-bayt, espressione con cui si designa la famiglia del Profeta. Nelle fonti storiche, Zaynab è rappresentata come la sorella esemplare, sempre a fianco del fratello; ogni parola e azione di Zaynab è finalizzata a difendere le posizioni del fratello davanti ai nemici che non ne riconoscevano la legittimità al potere. Fu a Karbala’, in Iraq, che Husayn fu violentemente ucciso dagli Omayyadi e Zaynab fu testimone dell’uccisione del nipote più amato dal Profeta, evento che ha assunto un significato particolare nella coscienza sciita, per la quale questo martirio ha assunto un carattere mitologico. Dopo l’uccisione di Husayn, Zaynab si prese cura dei malati e dei feriti della battaglia, salvò la vita a Zayn al-‘Abidin, l’unico figlio di Husayn sopravvissuto agli scontri e che gli Omayyadi volevano uccidere, rendendo così possibile la continuazione della linea degli imam sciiti, infine difese la sorella Fatima da un uomo che voleva prenderla come schiava di guerra.
Dopo la battaglia, Zaynab fu portata come prigioniera prima a Kufa poi a Damasco insieme alle altre donne della famiglia di Husayn e ai bambini sopravvissuti; in queste due città Zaynab pronunciò due eloquenti sermoni in cui attaccò i soprusi omayyadi, la violenza con cui era stata sterminato la sua famiglia, il trattamento disonorevole che era stata riservata alle donne della famiglia del Profeta. L’eloquenza di Zaynab dimostra che le donne vissute nella prima epoca dell’Islam non erano passive e docili, ma erano interlocutrici attive nel campo della fede e in altri campi, come dimostrano queste parole tratte da uno dei due sermoni, rivolte al califfo omayyade Yazid responsabile dell’uccisione di Husayn:

“È forse giustizia, figlio di liberti, far velare le tue donne e le tue concubine, e portare in giro le figlie dell’Inviato di Dio, dopo aver strappato loro il velo e aver reso roca la loro voce, distrutte dal dolore, trasportate sui cammelli, portate in giro dai nemici di città in città, non accompagnate e indifese, il vicino e il lontano parlano loro direttamente, senza avere un protettore tra i loro uomini. Come facciamo a fermare coloro che ci detestano e ci guardano con brama e rancore, odio e malizia?”.

I sermoni di Zaynab sono considerati uno dei massimi esempi della retorica araba e hanno contribuito a diffondere la fama della donna nella storia musulmana.
Dopo essere stata portata a Medina, Zaynab scompare dalle cronache storiche. Gli agiografi hanno identificato due finali della sua vita. Secondo gli sciiti, Zaynab è deceduta a Damasco; secondo i sunniti, soprattutto egiziani, la donna è stata mandata in Egitto dal califfo omayyade Yazid perché la sua presenza a Medina era pericolosa dal momento che incitava le persone a vendicare Husayn. La tomba damascena di al-Sayyida Zaynab è meta di pellegrinaggi sciiti, mentre la tomba cairota è oggetto di venerazione di stampo sunnita e sufi.
Zaynab è considerata oggi la patrona del Cairo insieme al fratello Husayn, al quale anche è attribuito un celebre mausoleo al Cairo. Il culto egiziano di Zaynab ha avuto inizio nel XVI secolo, all’inizio dell’epoca ottomana. Gli Egiziani amano molto al-Sayyida Zaynab, tanto da rivendicare con orgoglio la presenza del corpo della donna al Cairo e da considerarla la madre dell’Egitto e la madre degli Egiziani. L’aspetto materno attribuito a Zaynab emerge anche in alcuni epiteti con cui la donna viene chiamata in Egitto: madre degli indigenti, madre dei bisognosi, madre degli orfani e Umm Hašim, “la madre di Hašim”, un antenato del Profeta noto per la sua generosità, del quale Zaynab condivide questa qualità. Al-Sayyida Zaynab è considerata la protettrice delle donne. Ogni anno al Cairo si festeggia l’anniversario dell’arrivo di Zaynab in Egitto con grandi festeggiamenti che durano tre settimane. La scrittrice ed esegeta egiziana ‘A’isha ‘Abd al-Rahman ha scritto nel 1956 una biografia di Zaynab, in cui narra la vita della donna e le sue vicende legate a Karbala’ immaginandone pensieri ed emozioni e delineandone un ritratto molto romantico.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

ʻA’isha ‘Abd al-Rahman, al-Sayyida Zaynab, Dār al-Kitāb al-ʻArabī, Beirut 1995

Nadia Abu Zahra, The Pure and the Powerful. Studies in Contemporary Muslim Societies, Ithaca Press, UK 1997

Al-Tabari, History of al-Ṭabarī, Vol. 19, The Caliphate of Yazīd b. Muʻāwiyah, tr. I. K. A. Howard, State University of New York Press, Albany 1990

Arianna Tondi

Dal 2012 vive tra Italia ed Egitto. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Letterature e Filologie, indirizzo Lingue orientali, presso l’Università del Salento. Ha tradotto dal francese e dall’arabo Gialli d’Oriente. Racconti polizieschi dal medioevo arabo, Manni Editore, San Cesario 2012. Scrive articoli sul mondo arabo e in particolare sull’Egitto.

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