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  • Eileen Gray
  • Una poltrona disegnata da Eileen Gray
  • La Maison en bord de mer

Gisella Bassanini

Eileen Gray

Enniscorthy (Irlanda) 1878 - Parigi 1976

Francia, novembre 1972. Gli oggetti e i mobili appartenenti al couturier e collezionista parigino Jacques Doucet vengono messi all’asta. Il paravento in lacca dal profetico nome Le Destin, realizzato da Eileen Gray nel 1914, all’inizio della sua carriera, viene acquistato per una cifra talmente alta da fare scalpore. I giornali del periodo parlano con entusiasmo di lei. Scrivono del suo raffinato talento, della sua audacia di creatrice “rivoluzionaria”. Raccontano episodi legati alla sua ostinata curiosità, al suo carattere riservato. Evidenziano le tappe della sua eclettica formazione che fonda le radici nella pittura e nelle arti decorative di fine Ottocento per giungere dopo un intenso percorso nel cuore dell’architettura moderna. Il fermento generato attorno alla sua persona non sembra però interessarla. Preferisce starsene nella sua casa-studio di Parigi circondata da pochi amici e impegnata nel lavoro che è per lei una vera passione, nonostante le enormi limitazioni alla vista e all’abilità manuale dovute all’età.
Artista, artigiana della lacca, designer, architetta, Gray rappresenta con la sua vita e le sue opere un vero e proprio cammino nel Novecento.
Nasce il 9 agosto del 1878 a Enniscorthy, contea di Wexford, sud-est dell'Irlanda, da una famiglia aristocratica. Frequenta la classe di disegno presso la Slade School di Londra, una scuola collegata all’Università di Londra, luogo conclusivo di formazione concesso alle donne delle classi più agiate. Nel 1902 si trasferisce a Parigi con il desiderio di iniziare una vita più libera e indipendente. Nella capitale francese si iscrive prima all'Ecole Colarossi e poi all’Académie Julian. Dopo un periodo di apprendistato a Londra nel laboratorio di D. Charles, maestro nell’arte della lacca, nel 1907 ritorna definitivamente a Parigi dove apre un atelier in cui si realizzano opere in lacca, in società con il giovane artigiano giapponese Sugawara, giunto nella capitale francese per restaurare i pezzi laccati inviati dal Giappone in occasione dell’Esposizione Universale del 1900. L’arrivo della prima guerra mondiale interrompe provvisoriamente la sua carriera. Si arruola come volontaria con il compito di guidare l’autoambulanza che altro non è che la sua automobile.
Nell’arco della sua lunga vita (morirà a 98 anni) Gray intreccia la propria sensibilità di donna e di artista con le vicende e i protagonisti più importanti della storia dell’architettura e del design moderni. Nel 1929 è tra i fondatori dell’U.A.M (Union des Artistes Modernes), ammirata da Le Corbusier, amica degli olandesi J.J.P.Oud e Jan Wils che tra i primi riconoscono il suo talento, apprezzata da Walter Gropius e da Pierre Chareau.
Nel 1929 conclude in Costa Azzurra la Maison en bord de mer (1926-29), una casa per vacanze affacciata sul mare, poco distante dal centro abitato di Roquebrune Cap-Martin, tra Mentone e Nizza, e progettata con la collaborazione di Jean Badovici, architetto e critico rumeno nonché direttore della rivista «Architecture Vivante», a cui è anche legata sentimentalmente.
Nel 1931 si separa da Badovici al quale lascia questa casa che è anche conosciuta come E.1027 (una sigla che riprende le lettere iniziali del proprio nome e di quelle dell’uomo amato). Tra il 1932 e il 1934 realizza una seconda casa, questa volta per sé, e come d’abitudine le attribuisce un nome: Tempe à Pailla (tempo della mietitura, tempo della raccolta), per riprendere un detto locale che grossomodo recita: “con il tempo e con la paglia i fichi maturano”. Si tratta di un piccolo edificio circondato da ulivi e vigneti, inserito nel paesaggio che dalle Alpi Marittime arriva al mare, sulla strada tra Castellar e Mentone, sempre nel sud della Francia. Agli inizi degli anni Cinquanta questa casa verrà acquistata dal pittore inglese Graham Sutherlan. Tra il 1936 e il 1950, individuando nelle questioni del tempo libero, della cultura di massa e della mobilità una grande occasione per l’architettura, lavora ad alcuni progetti di architettura a carattere sociale (centri vacanze, centri sociali e culturali) purtroppo mai realizzati.
Contemporaneamente si dedica allo studio di “maison minimum”, abitazioni prefabbricate per due, tre e quattro abitanti. Dei suoi progetti rimane molto poco a causa di un bombardamento che nel 1944 coinvolge il suo piccolo appartamento a Saint-Tropez, e che distrugge quasi interamente il suo archivio.
Eileen Gray, muore nel 1976 a Parigi nella sua casa-studio al 21 di rue de Buonaparte, attorniata dai suoi amici e da sua nipote, unica erede. Il suo modo di progettare, la ricerca incessante di un’elegante semplicità, il piacere di giocare anche con le cose più piccole e apparentemente insignificanti, il senso dell’ironia, la sua passione per l’architettura hanno ancora molto da dire.
L’attenzione ai dettagli, che può apparire quasi un’ossessione, è uno degli aspetti più interessanti del suo modo di progettare. Gesti, movimenti, cose, spazi, materiali, tecniche, forme: ai suoi occhi tutto diventa un mondo da esplorare, conoscere, trasformare creativamente convinta che, come lei stessa ha avuto modo di scrivere nel 1929: «un lavoro acquisisce valore solo attraverso l’amore che riesce a manifestare».

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Eileen Gray e Jean Badovici, E.1027. Maison en bord de mer, in «Architecture Vivante», édition Albert Morancé, Parigi, 1929. (In questo numero sono raccolti lo scritto De l’écletisme au doute e la relazione descrittiva del progetto Peter Adam, Eileen Gray, architect/designer., New York, Harry N. Abrams Inc. 1987

Caroline Constant, Eileen Gray, London, Phaidon 2000

Gisella Bassanini, Dialogo con Eileen Gray: la grammatica della soggettività, tesi di dottorato, Politecnico di Milano, 1995

Gisella Bassanini, Eileen Gray. Tempe à Pailla: una casa tutta per sé, Castellar, Francia in Per amore della città. Donne, partecipazione, progetto, Milano, FrancoAngeli 2008, pp. 96-106

Philippe Garner, Eileen Gray. Designer and Architect. 1878-1976, Koln, Benedikt Taschen Verlag GmbH 1993

Stefan Hecker e Christian F. Muller, Eileen Gray, Barcelona, Editorial Gustavo Gili 1993

Sul sito del Museo del Design di Londra

Video su Eileen Grey

Gisella Bassanini

È architetta e dottore di ricerca in Tecnologia dell’Architettura e dell’Ambiente. Insegna Metodi partecipati della progettazione architettonica al Politecnico di Milano, sede di Piacenza. Nella sua attività di progettista e di ricercatrice per conto di istituzioni pubbliche e private osserva e interpreta la città e le sue trasformazioni privilegiando un approccio partecipativo e un’ottica spaziotemporale e di genere. Esperta di storia dell’abitare femminile da più di venti anni è impegnata nella valorizzazione del contributo delle donne all’architettura e alla pianificazione urbana e territoriale. Tra le sue pubblicazioni: Tracce silenziose dell’abitare. La donna e la casa, FrancoAngeli, 1990 e Per amore della città. Donne, partecipazione, progetto, FrancoAngeli, 2008. Vive a Milano con sua figlia Matilde.
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