Ana Beker*

Loberia (Buenos Aires), 1921 - Bahía Blanca, 1980
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«Senza i miei cavalli sarei come un uccello senza ali in mezzo al deserto» (Beker A., 1957)

Figlia di immigrati lettoni, Ana Beker nasce nel 1921 a Lobería, a sud della provincia di Buenos Aires, e cresce fra il bestiame nella piccola fattoria di famiglia ad Algarrobo, in piena pampa argentina. La grande passione per i cavalli è molto precoce: già da piccola infatti esce di notte per andare nella stalla e controllare la loro salute. Interessata al mondo dell’equitazione si scontra con gli stereotipi dell’epoca. Anche i suoi genitori preferirebbero per lei una casa, un marito e dei figli.
Le sue prime avventure documentate dalla stampa iniziano quando, non ancora ventenne, compie in 19 giorni una marcia di 1400 km da Algarrobo fino a Luján e ritorno.
Nel 1942 parte poi per un viaggio di 10 mesi, lungo tutto il Paese, con due cavalli messi a disposizione dal presidente argentino Ortiz.
Dopo questi primi successi si sente chiedere spesso: «Perché fai quello che fai?» e risponde sempre: «perché una donna può fare tutto ciò che si propone».

La preparazione del viaggio. Incoraggiata dal buon esito dei primi viaggi, inizia a progettare la sua avventura più ambiziosa: da Buenos Aires all’ambasciata argentina di Ottawa (Canada), il tragitto più lungo mai percorso a cavallo.
Dedica 10 anni alla preparazione del viaggio. Intanto i suoi genitori affermano: «È una disgraziata, ho una figlia pazza!». Propone il suo progetto alla Sociedad Argentina de Marchas a Caballo che afferma: «questo quasi non potrebbe essere realizzato da un uomo, tanto meno da te!». Ana risponde che: «può farlo chi ha tenacia sufficiente e non teme nessun rischio. L’eventualità più grave è quella di perdere la vita, e in questo caso non si può parlare né di rinuncia né di fallimento. Questo può accadere a chiunque».

L’impresa era volta a emulare e superare il viaggio dell’insegnante e avventuriero svizzero, naturalizzato argentino, Aimé Félix Tschiffely; egli aveva infatti percorso a cavallo la tratta da Buenos Aires a New York, tra il 1925 e il 1928. Proprio al termine di una conversazione con lui Ana decide di partire. Dopo una conferenza lo aveva avvicinato per esporgli il suo progetto. Tschiffely la guarda stupito e ammirato: se fosse riuscita a portare a termine tale prodezza lo avrebbe superato e l’impresa sarebbe stata ancora più significativa perché svolta da una donna.

Riceve in regalo due cavalli (Churrito e Príncipe) che addestra per sei mesi, in preparazione del viaggio. La sua impresa viene finanziata e sostenuta da Eva Duarte (Evita, celebre moglie dell’allora Presidente della Repubblica Juan Domingo Perón).

Chilometro Zero. Ana Beker inizia così il suo viaggio il 1° ottobre 1950, a 29 anni, dal cosiddetto Km 0 sito nella Piazza del Congresso di Buenos Aires, accompagnata da una moltitudine di cavalieri fino ai confini della città.

Molti cercano di dissuaderla con tutti i mezzi. Perfino in treno andare fino in Canada risulta estenuante: «A cavallo, ogni chilometro sarà infinito»: vuole dimostrare di essere «disposta a tutto, tranne che tirarsi indietro». Nel suo libro Ana racconta il  lungo viaggio attraverso Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico e Stati Uniti fino a raggiungere Ottawa in Canada.
Tra le molte avventure, Ana racconta la richiesta di matrimonio di un cacicco peruviano e di un facoltoso charro messicano (in entrambi i casi risponde: «ne riparleremo quando tornerò», cioè mai); la guerra civile in Colombia (superata senza difficoltà); l’incontro con un cacciatore di tesori sul lago Titicaca e la fuga dai cacciatori di vigogne. Ha guadato fiumi tumultuosi; rischiato la vita in paludi, scogliere e precipizi; superato il gelo di altopiani a più di 4000 metri.
Dormiva all’aperto, nelle caverne e nelle capanne da cui fuggivano i topi. Ha visto guaritori compiere prodigi inspiegabili e sofferto di colpi di sole, fame e difficoltà. Ha assistito a terremoti e si è trovata faccia a faccia con condor e giaguari, ma le uniche vere preoccupazioni sono il benessere dei suoi animali e il proseguimento del viaggio.

Ana viene accolta con entusiasmo in molte città; trova spesso parate in suo onore con giornalisti, scolaresche, gruppi musicali e alti politici. A New Orleans le offrono la chiave della città, nominandola cittadino onorario. A Washington viene ricevuta dalla first lady Mamie Eisenhower e visita la Casa Bianca in sua compagnia. A New York è acclamata dalla folla al Central Park e davanti all’Empire State Building. Riesce a relazionarsi persino con gli indigeni che a malapena parlano spagnolo.

Subisce nel corso della sua avventura tre rapine; evita la quarta grazie ad uno dei suoi cavalli, che prende a calci un ladro armato di machete. Rischia la violenza di cinque uomini e uno di questi le urla: «se non fossi là fuori da sola, non ti succederebbe nulla! Non servi ad altro che per mettere a disagio gli uomini!».

Arrivata in Canada, adulti e bambini formano doppie file per acclamarla e vederla passare mentre si dirige a Nord; fino a quando il 6 luglio 1954 smonta davanti all’ambasciata Argentina di Ottawa. Dopo tre anni, nove mesi e circa 25000 km di marcia; da sola, con i suoi cavalli, Ana Beker raggiunge la meta. L’evento viene trasmesso su Radio Canada e i cavalli ricevono generose razioni di avena, poiché considerati degli eroi.

Il ritorno in Argentina. Il 27 novembre 1954 sbarca in Argentina dal piroscafo Río Tercero, una nave della flotta mercantile argentina. Viene accolta da  «una quantità regolare di persone», un gruppo di cavalieri e nessuna presenza ufficiale. Nel 1955 il nuovo governo militare decide di ignorare le eroiche gesta di Ana Beker, troppo legata alla figura della defunta moglie del deposto presidente Perón.
Nel 1957 Beker pubblica il libro La Amazona de las Américas in 3000 copie, rimaste per lo più invendute. Racconta le sue avventure, la voglia di superare i pregiudizi sulle donne e il grande amore per i cavalli (ricorda infatti con grande tristezza la loro morte).

Negli anni successivi le sue condizioni di salute peggiorano velocemente e deve essere ricoverata in varie occasioni finché i suoi fratelli la trasferiscono in una casa di cura a Bahía Blanca, dove vivevano. Lì muore il 14 novembre 1980, all’età di 59 anni. Le sue spoglie vengono trasferite ad Algarrobo dove, nel 1991, una famiglia amica fa erigere un cubo di granito con quattro fotografie ed una placca metallica che ricorda l’eroico viaggio dell’Amazzone delle Americhe.

*voce a cura di Gregorio Macchinasce a Noventa Vicentina nel 1997, da padre argentino e madre italiana. Dopo la laurea in Scienze Psicologiche Sociali e del Lavoro a Padova, nel 2020 si iscrive alla magistrale in Psicologia delle Risorse Umane e delle Organizzazioni presso l’università di Trento.  I suoi interessi spaziano in diversi ambiti, dalla psicologia alle nuove tecnologie. Negli ultimi anni approfondisce il campo della realtà virtuale e il mondo degli NFTs. Fa parte del gruppo artistico nEXT, attivo in questo settore, come artista e project manager. Partecipa al gruppo SCRIBUNT: (Gruppo di) Scrittura di Biografie – Università di Trento (referenti dott.ssa Maria Barbone; dott.ssa Susanna Pedrotti; prof.ssa Lucia Rodler). 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Bibliografia e sitografia

Beker, A. (1957). Amazona de las Américas. Buenos Aires: La Isla

Lalanne, J. A. (2020). Ana Beker, «la Amazona de las Américas». Zeta Noticias.

https://zetanoticias.com.ar/ana-beker-la-amazona-de-las-americas/ (ultimo accesso il 20 aprile 2022)

Marchena, D. (2019). La amazona argentina que descabalgó a los machistas. La Vanguardia. https://www.lavanguardia.com/ocio/viajes/20191101/471193490437/ana-beker-frank-t-hopkins-oceanos-de-fuego-caballo-grandes-viajeras.html (ultimo accesso il 20 aprile 2022)

Risso, C. R. (2010). Ana Beker - La Amazona de las Américas - A 30 Años del Adiós. La Plata. EscritorCostumbrista: ANA BEKER - La Amazona de las Américas - A 30 Años del Adiós (carlosraulrisso-escritor.blogspot.com) (ultimo accesso il 20 aprile 2022)

 

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