Elsa de’ Giorgi

1914 - 1997
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Io una sola cosa ho chiesto a Dio, a mio padre. Il miracolo, la grazia dell’arte.”


Elsa de’ Giorgi, intelligente, ironica, bellissima, nella sua vita è rimasta sempre fedele a questa sua vocazione. Nelle molteplici esperienze in cui si è calata: attrice cinematografica e teatrale, scrittrice, scultrice, animatrice di salotti culturali, regista, non ha mai smesso di cercare la sua voce, originale e autentica, e di metterla al servizio dell’arte, in tutte le sue forme.

Elsa nasce il 26 dicembre del 1914 (ma amava festeggiare il mese dopo), a Pesaro, da una famiglia di nobili origini: i Giorgi Alberti di Bevagna e Camerino, patrizi di Spoleto. Giovanissima, partecipa a un concorso di “fotogenia” e le sue immagini, che vincono, piacciono talmente tanto a Mario Camerini che il migliore dei suoi operatori viene mandato a Firenze per farle un provino. Gli anni Trenta la vedono diretta dai maggiori registi del tempo: Camerini, Palermi, Blasetti, Coletti nei film dei cosiddetti “telefoni bianchi” e in una serie di film di cappa e spada. Nonostante reciti in ruoli piuttosto stereotipati e non sempre adatti al suo temperamento e alla sua presenza scenica, ha la fortuna di conoscere i grandi del Teatro del tempo: Angelo Musco, Memo Benassi, Renzo Ricci e, in maniera fugace ma significativa, Marta Abba e Luigi Pirandello.

La guerra è il turning point che la convince a passare al teatro. Storia di una donna bella, l’autobiografia romanzata uscita nel 1970 per la Nuova Sinistra Samonà e Savelli, resta un documento eccezionale di quegli anni. La de’ Giorgi, attraverso Elena, il suo alter ego romanzesco, matura la consapevolezza della meccanicità del cinema che frammenta il corpo in tante immagini che sembrano non appartenerle, di contro all’azione viva del teatro. È il teatro che le dà la “coscienza di attrice” perché è un’arte completa in cui bisogna esserci con tutto il corpo e in cui la voce non è sostenuta da nessuna luce o inquadratura.

Impegnata in ruoli minori, con umiltà e studio costante, fa il suo apprendistato nella compagnia di Andreina Pagnani e Renzo Ricci, che dà i suoi frutti in una mirabile interpretazione di Desdemona nell’Otello (1942). “Mai, prima d’ora avevo sentito formicolarmi nel sangue un personaggio, mai avevo sentito, come ora in me la sua presenza costante, la necessità di dargli vita.” confida a Renato Simoni (Lettera del 12 ottobre 1942).

Simoni, il maggiore e il più temuto dei critici teatrali del «Corriere della Sera», con cui intrattiene una fitta corrispondenza nei primi anni Quaranta, è una delle figure di riferimento di Elsa de’ Giorgi, dopo la morte del padre, insieme a Checco Ciancarelli, un noto primario romano e, più tardi, a suo fratello Edgardo. È proprio a Simoni che apre tutto il suo cuore arrivando a definirlo “la patria del [suo] spirito1. Con lui parla molto di teatro e della sua vocazione di attrice: quando avevo quattordici o quindici anni avevo nel petto un tumulto simile. E mi chinavo febbrile ogni notte sui fogli del mio diario, a scrivere per ore tutti i sogni impossibili, tutte le sensazioni che mi avevano accorata e tormentata durante il giorno e recitavo quasi silenziosamente, per non destare mia sorella addormentata, davanti allo specchio, immobile, commovendomi fino al pianto.2.

Ma quello di Elsa de’ Giorgi è un “doppio talento” che non tarda a venir fuori.  Elsa esordisce alla scrittura con il saggio Shakespeare e l’attore (1950) e nella narrativa con I coetanei (1955), un unicum nel panorama della letteratura resistenziale, tra storiografia, memorialistica, autobiografia, che le valse la prefazione ammirata di Gaetano Salvemini e il Premio Viareggio per un’opera sull’Armistizio.

Tra i personaggi del romanzo figura Sandrino, partigiano e discendente della nota famiglia di collezionisti d’arte Contini Bonacossi, che diventerà suo marito nel 1948. Testimoni di nozze della sposa: Anna Banti e Maria Bellonci. Il matrimonio dura poco, interrotto da una fuga negli Stati Uniti di Sandrino, anzi da una vera e propria sparizione che terminerà misteriosamente con il ritrovamento del cadavere in una stanza d’albergo a Washington nel 1975 e la polizia che ne decreta il suicidio. La vicenda è in gran parte narrata ne L’eredità Contini Bonacossi, pubblicato nel 1981, che è insieme una saga familiare e un giallo. Ma occorre fare un passo indietro e tornare ai giorni della sparizione quando  Elsa de’ Giorgi inizia una relazione con Italo Calvino, l’editor d’eccezione che aveva affiancato l’autrice nella stesura del romanzo per l’Einaudi.

La relazione d’amore e di profondo confronto intellettuale durerà circa tre anni. Negli anni Novanta, alcune delle lettere (se ne scrissero circa 300) vengono pubblicate sul settimanale «Epoca» e ne nasce un vero e proprio affaire. La vedova Calvino difende il diritto d’autore, che vale anche per le lettere e queste, conservate al Centro Manoscritti di Pavia, vengono messe sottochiave. La faccenda getta un’ombra sulla storia d’amore e sulla stessa Elsa de’ Giorgi, che decide di difendere il ricordo della relazione e di ridargli dignità. Nasce con questo intento Ho visto partire il tuo treno, pubblicato nel 1992. Insieme a un discorso costante tra due personalità sui temi della letteratura, dell’arte, della politica, della società, nel libro sono presenti anche alcuni ritratti indimenticabili come quelli di Anna Magnani e Pier Paolo Pasolini, entrambi figure centrali nella vita di Elsa, legati a lei da una profonda amicizia. Come ha scritto Elio Pecora in anni recenti, la de’ Giorgi “racconta degli altri con le qualità e le acutezze dello storiografo”. Se nell’autobiografia e nelle biografie de’ Giorgi dà il meglio di sé non sono mancate altre prove importanti, come il romanzo L’innocenza (1962), che ottenne un grande successo in Francia, e le poesie di La mia eternità (1962) e di Dicevo di te, Pier Paolo (1977).  

Continua anche l’impegno in saggi e interventi sul mondo del teatro, su Shakespeare, Pirandello, Tasso, la Duse. Le riflessioni si focalizzano sul ruolo dell’attore, sul personaggio, in un continuo intersecarsi di attività letteraria, saggistica, teatrale e in cui il gusto della messinscena non viene mai meno. “Sono bionda, occhi azzurri rimarchevoli, avvezza a sentirmi guardata” con una “espressione da attrice ingenua che interpreta una regina” confida al lettore il personaggio del suo romanzo Un coraggio splendente (1964). Difficile non pensare a un suo riflesso, tanto più che poco prima il suo personaggio ha risposto a “un telefono bianco, come quello dei film fascisti”.

Non abbandona mai del tutto le scene teatrali e nemmeno quelle cinematografiche. Diretta da Visconti e Strehler a teatro, da Pasolini al cinema (nel ruolo della Signora Maggi in Salò o le 120 giornate di Sodoma), nel 1970 fonda la scuola di recitazione “Il Vivaio” e nel 1974 rivisita e porta in scena una Lauda umbra, confluita poi nel film, da lei diretto e interpretato, Sangue + fango = Logos Passione. Tra gli anni Settanta e gli Ottanta de’ Giorgi scrive, pubblica volumi di prosa e versi, dirige spettacoli da Tasso, Carlo Goldoni e Pietro Aretino, partecipa a incontri e convegni, progetta film e spettacoli all’avanguardia. Nel 1976 alla Galleria La Torretta di Roma espone le sue sculture, i volti in bronzo di Pasolini, Ortese, Morante, Calvino, Visconti, Magnani.

Nel 1980 porta in scena In principio era Marx, di Adele Cambria, che debutta al Teatro La Maddalena di Roma, a cui segue una fortunata tournée in Italia e all’estero. L’amicizia con la Cambria la avvicina al gruppo femminista delle Nemesiache, con cui nasce una collaborazione e la partecipazione al programma radiofonico Ho fatto un sogno. Nel 1985 fonda a Bevagna un Laboratorio di arti sceniche e tecnologie avanzate. “Artista” è il termine in cui più si è riconosciuta, dichiarava in un’intervista confessione a Sottovoce, in cui spiegava il significato che ha assunto per lei questa parola: essere artista è dare “più attenzione alle cose e avere una particolare attitudine a sentire e a vedere le cose”, è dunque “un’intelligenza delle cose”.

Elsa aveva anche un’altra dote, quella di amare i suoi amici e distribuire il suo amore, come scrive Elio Pecora ne Il libro degli amici. I già citati Pasolini e Magnani, Carlo Levi, Palazzeschi, Savinio, Paola Masino e Massimo Bontempelli, Gianna Manzini e Enrico Falqui, e ancora Zavattini, De Filippo, Sandro Penna, Alba De Cespedes, Maria Luisa Spaziani: impossibile elencare tutti coloro che hanno fatto parte della cerchia di amicizie di Elsa de’ Giorgi. Famosi i giovedì di Villa Ada, in cui si riuniva tutta la Roma intellettuale e le serate alla casa dal cancello rosa al Circeo.

La sua è stata una ricerca costante di occupare lo spazio scenico per raggiungere una verità di vita. E tutti non potevano che porsi nei suoi confronti come il giovane Calvino, quando l’aveva amata, “uno spettatore teatrale attratto da un personaggio dal quale si aspettava continua meraviglia”.

  1. Lettera a Renato Simoni, 27 febbraio 1944  ^
  2. Lettera a Renato Simoni, 16 ottobre 1942  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

La corrispondenza tra Elsa de' Giorgi e Renato Simoni è conservata presso l'Archivio del Novecento dell'Università La Sapienza di Roma. Il primo stralcio, che fa da incipit al testo, è tratto da una lettera di Elsa de' Giorgi a Renato Simoni del 2 novembre 1942.

Elsa de' Giorgi, I coetanei, Feltrinelli, Milano 2019.

Elsa de' Giorgi, Ho visto partire il tuo treno, Feltrinelli, Milano 2017.

Elsa de' Giorgi, Storia di una donna bella, Edizioni Samonà e Savelli, Roma 1970.

Elsa de' Giorgi, Un coraggio splendente, Sugar Editore, Milano 1964.

Aa. Vv., Elsa de' Giorgi e il Circeo, a cura di Vittoria Zileri Dal Verme, De Luca Editori d'Arte, Roma 2021.

Elio Pecora, Il libro degli amici, Neri Pozza, Vicenza 2017.

Adele Cambria, Nove dimissioni e mezzo, Donzelli, Roma 2010.

L'intervista rilasciata a Gigi Marzullo a Sottovoce, in occasione dell'uscita del libro Ho visto partire il tuo treno del 1992 è montata in un ricco repertorio di filmati e interviste nel documentario “Elsa de' Giorgi. La bellezza e l'intelligenza”, a cura di Vittoria Zileri Dal Verme, realizzato dalla White Light per il comune di San Felice Circeo. Una sintesi del documentario, a cura della Made in Tomorrow si trova su youtube a questo link 

Marialaura Simeone

Marialaura Simeone è laureata in Lettere moderne (Università degli Studi di Napoli “Federico II”) ed è Dottore di ricerca in Comparatistica: letteratura, teatro, cinema (Università di Siena). Si è occupata dei rapporti tra cinema e teatro in tre progetti cinematografici di Luigi Pirandello nel volume Il palcoscenico sullo schermo. Luigi Pirandello: una trilogia metateatrale per il cinema (Franco Cesati Editore, Firenze 2016).
Per la collana Ciliegie della stessa casa editrice ha pubblicato i saggi divulgativi Amori letterari. Quando gli scrittori fanno coppia (2017) sulle influenze reciproche in diciotto coppie di scrittori e Viaggio in Italia. Itinerari letterari da Nord a Sud (2018). Ha partecipato a diversi convegni in Italia e all’estero, occupandosi dei rapporti interdisciplinari tra letteratura, cinema, teatro, arti visive e ha pubblicato in riviste specializzate (Between, Cinergie, Quaderni di Cinema Sud, Sinestesie) e volumi collettanei.
Si è occupata di scrittrici, registe e attrici (Annie Vivanti e Anna Vertua Gentile, Elvira Notari, Soava Gallone, Greta Garbo e Marta Abba) e sta spostando sempre più il suo interesse verso l'universo femminile creativo e narrativo (progetti editoriali in corso su Colette, Elsa De Giorgi, Sibilla Aleramo, Anna Banti e sulle scrittrici impegnate nella Resistenza). Collabora alla rivista «Leggendaria» con una rubrica di aneddoti e consigli di lettura sulle scrittrici.

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