Lina Mangiacapre

1946 - 2002
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La vita di Lina Mangiacapre fu un ininterrotto e potente inno alla lotta contro l’ingiustizia, all’amore immenso per il Femminile Originario e per la liberazione delle donne. Femminista separatista e artista eclettica sempre alla ricerca dell’Armonia, dell’Arte e della Bellezza, la sua vita fu caratterizzata da un impegno, politico e creativo, instancabile. Ha scritto moltissimo, tra romanzi, poesie, opere teatrali, saggi e articoli ma considerava soprattutto il cinema quale fine della propria ricerca perché, diceva, la “settima arte” riusciva a sintetizzare tutte le esperienze artistiche:

Il cinema è un insieme di immagini, non c’è astrattezza, ecco perché dalla scrittura sono passata al cinema, sempre in questa mia ricerca di capire da dove nasceva il concetto.”

Nella prima mozione del 29 settembre 1976 per la Rassegna del Cinema Femminista, creata dalle Nemesiache all’interno degli Incontri internazionali del Cinema di Sorrento, si affermava la presenza dell’espressione della donna nel campo del cinema ma con un linguaggio differente:

Il cinema è soprattutto memoria. Memoria anche di realtà soppresse e volutamente cancellate. Un ritorno del valore della storia, uno sguardo sprofondato in modo profano e blasfemo oltre le soglie della morte. Orfeo con la musica del cinema valica le sponde dell’Averno (tempo) e porta alla luce.”

Nella produzione cinematografica del gruppo il protagonismo di Lina Mangiacapre è cruciale, per la scrittura, l’organizzazione, la regia e l’idea di confrontarsi con altre registe appartenenti al panorama filmico e politico a lei contemporaneo, creando scambi e occasioni di commistione reciproca. Da Margarethe von Trotta a Ulrike Ottinger, Gabriella Rosaleva, Lù Leone, Helma Sanders Brahams, Yvonne Scholten, solo per citare alcune tra le tantissime che, nel corso degli anni, hanno partecipato alle giornate sorrentine. La Rassegna del Cinema Femminista organizzata dalle Nemesiache proponeva un cinema fatto da donne per le altre donne, per affermare se stesse, la propria realtà, la propria storia e lottare contro lo sfruttamento, l’uso, la deformazione, la commercializzazione, la riduzione dell’immagine della donna. Senza contrasti e valutazioni diverse tra professionismo e non professionismo.

Lina Mangiacapre venne al mondo nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio del 1946, nel paese campano di Sant’Antimo. Sin da adolescente, quando da tempo la famiglia si era definitivamente trasferita a Napoli, ebbe la capacità di provocare una sorta di “risveglio spirituale” soprattutto nelle donne, capace di condurre a una nuova o accresciuta consapevolezza interiore. Aveva infatti il grande dono di suscitare amore per la conoscenza, la verità, la bellezza; smuoveva le coscienze, apriva nuovi orizzonti, spingeva al desiderio, alla passione. Le sue parole incitavano alla lotta per la giustizia, contro i soprusi e le violenze del pesante e radicato sistema patriarcale. Così, anche se tra ostacoli e difficoltà, a volte posti dalle stesse donne contro se stesse o contro le altre, in tante la seguirono, diventando guerriere, amazzoni, armate di fantasia, poesia, follia … pronte alla lotta, pronte a spostare limiti e divieti, credendo in una possibilità di cambiamento totale della società. La sua figura stimola sin dai tempi dell’Università – si sarebbe poi laureata in filosofia – un forte interesse soprattutto sul piano filosofico.

Ho incontrato Sartre, la passione filosofica, mettere insieme marxismo ed esistenzialismo: … fuggire dall’Università, andare a Mergellina e fare filosofia con i pescatori e i camerieri dei bar che mi chiamavano Socrate. Appena arrivavo si radunavano attorno a me, cominciavano a parlare di questioni filosofiche. Questo è il mio ’68, eliminare caste e rigidità, che ancora c’erano tra gl’intellettuali e la gente che lavorava: operai, artigiani e là ho trovato la mia passione filosofica. Ogni giorno si partiva dal concreto, dal particolare e si arrivava all’universale”.

Sul piano filosofico-politico merita di essere approfondita l’analisi di Lina sul sapere delle donne, che affonda nei corpi prima che nei libri, che è impresso nelle cellule che agiscono un sapere che non sappiamo di conoscere. Lina ha sempre molto approfondito ed elaborato il Mito che non solo ha riscritto ma ha rimesso al mondo, come più volte affermò lei stessa. Nel 1972, con il suo metodo di una diversa autocoscienza, che aveva chiamato psicofavola, compose la prima opera femminista: Cenerella, trascritta poi per il cinema con l’omonimo titolo.

La psicofavola è una forma di liberazione psicoemotiva che intende porre, come storia e realtà della nostra dimensione, il femminile, riprendendo le tracce storiche dei contenuti culturali, volutamente confinati nella dimensione irreale del sogno o della fantasia o della leggenda. Con il suo metodo Lina intendeva viceversa porle come storia/memoria e soprattutto come realtà nel presente, nel quotidiano. L’amico delle Nemesiache Francesco Ruotolo, consigliere partenopeo della Terza Municipalità, uomo della resistenza, antifascista, amante di Napoli, sempre in prima linea nella lotta per i diritti e purtroppo prematuramente scomparso nel 2020, si impegnò per ottenere dal Comune di Napoli la targa posta il 1° aprile 2017 con cerimonia di intitolazione sul Belvedere Posillipo e dedicata a “Lina Mangiacapre, artista, femminista”. Francesco in Lina Mangiacapre, la biografia di un pensiero tra le altre cose scriveva: “la creatività di Lina Mangiacapre esplode e si materializza prima nella pittura (“sono pittrice”, rispondeva a chi le chiedeva “cosa fai nella vita?”). Pittrice dunque, con lo pseudonimo di “Màlina”. Ma Lina oltre che con i pennelli, dipingeva anche con le parole (la poesia, i saggi e gli articoli), con le immagini, allorché “scopre” il cinema lungo il suo percorso artistico.”

Molti gli scritti di teoria femminista elaborati dal gruppo storico femminista delle Nemesiache di Napoli, da lei stessa fondato nel 1970 insieme alla amatissima sorella Teresa/Niobe, la cui vita si spense nel maggio del 2018. Ma è a Nemesi che va riconosciuta quasi tutta la originalità dei contenuti. Così per esempio nel Manifesto delle Nemesiache o in quello Metaspaziale.

Delle Nemesiache all’inizio fece parte un manipolo di giovani donne, cui la stessa Lina attribuì un nome tratto dal Mito. Non a caso ma sulla base di affinità nel vissuto o per suggestioni e sue potenti intuizioni. Molte furono successivamente quelle che vi entrarono per periodi più o meno lunghi e tantissime quelle che, pur non considerandosi nemesiache, hanno molto dato e molto preso nella frequentazione amichevole e nel confronto talvolta turbolento con Nemesi e con le altre del gruppo ma anche e soprattutto nella partecipazione attiva e collaborativa alle sue attività. Gran parte della valenza filosofico-politica si trova nei suoi libri e nelle opere cinematografiche e teatrali realizzate con le compagne, quasi tutte a partire da sue sceneggiature e sempre con la sua regia.

Le Nemesiache nel marzo del 1977 si costituirono nella Cooperativa “Le Tre Ghinee” che poi divenne associazione omonima. L’intera produzione artistica, culturale e tutte le azioni politiche e manifestazioni o eventi organizzati da Le Tre Ghinee/Nemesiache hanno avuto da tanti anni ed hanno ancora, in pieno terzo millennio, grande risonanza in Italia e all’estero da dove sono state e continuano ad essere numerose le richieste al gruppo, anche attraverso il sito, da parte di laureande e laureandi, dottorande e dottorandi che scelgono tesi sul cinema e sul teatro femminista in Italia o più specificamente sulla produzione cinematografica e/o teatrale di Lina e delle Nemesiache. Inoltre la produzione filmica in particolare è spesso in tutto o in parte richiesta in occasione di rassegne e festival del cinema delle donne in molte città non solo italiane e, insieme a quella teatrale, è inoltre oggetto di studio e ricerca presso vari prestigiosi organismi ed enti preposti a livello istituzionale, accademico, culturale ed artistico. Vastissima fu la produzione di opere di Lina Mangiacapre.

Solo per citare alcune tra le personali di arti visive, da “L’Orrido Vero” – oli su tela e poesie – Sottopassaggio di Piazza del Plebiscito’, a Napoli – 1965 a “Riprendiamoci il Corpo Mare” – Azione d’Arte in occasione della mostra di Kounellis curata dal gallerista Lucio Amelio, indiscusso protagonista della scena artistica partenopea – Villa Pignatelli, Napoli – 1977. Tra le numerose partecipazioni a collettive, in Italia e all’estero, il Premio Nazionale MACI – Palazzo Maddaloni, Napoli, 1968 “Delusione” olio su tela; Utopie et Fémminisme – La Spirale, Parigi –Francia – 1977; Manifesto della Creatività e Mostra – Galleria l’Incontro e Occupazione simbolica della Palazzina Salvator Rosa con l’opera collettiva “Sinfonia Ininterrotta di Parole e Lenzuola” – Villa Comunale, Napoli – 1977; a La Femme et La Méditérranée (Convegno e mostra Internazionali), Rodi (Grecia) – 2001.

Per il teatro, dopo Cenerella messa in scena più volte tra il 1973 e il 1975, Lina Mangiacapre scrisse e diresse la performance teatrale Prigioniere politiche (1978) in cui venne rappresentato l’essere ogni vita, soprattutto quella delle donne, imprigionata, confinata, bruciata sui roghi di tutte le culture e le ideologie. Seguono Faro (1979); Per Ofelia (1980); Eliogabalo (1982); Eleniade (Premio Fondi La Pastora – 1983); Biancaneve (1984); Viaggio nel mito di Capri (1992). Tra le opere cinematografiche, oltre Cenerella (1974) realizzò Autocoscienza (1976); Antistrip (1976); Le Sibille (1977), premiata per la miglior regia al Festival di Fantascienza di Trieste.

Tra i film particolare importanza ha Follia come poesia, preziosa testimonianza e documentazione filmica di un evento rivoluzionario, a conclusione di un precedente percorso finalizzato alla apertura dei manicomi in concerto con Sergio Piro e le operatrici del e nell’Ospedale psichiatrico “Frullone” di Napoli. Il percorso fu caratterizzato anche e soprattutto da molteplici momenti di comunicazione e liberazione per e con le psichiatrizzate della sesta divisione dell’ospedale, attraverso musica, danza, animazione. Il film fu acquistato dalla 2° rete della RAI nel 1980. Ricciocapriccio è una favola multimediale del 1981. Infine perfetta sintesi della composita attività artistica di Nemesi fu la Videomostrapersona Io/Il Mistero/Le S, realizzata nella Sala della Colonne di Castel dell’Ovo a Napoli nel 1986, performance in cui coesistevano le sue creazioni in musica, teatro, pittura, cinema, videoarte.

Lina per GR2 Radio ideò e condusse il programma radiofonico in 6 puntate Ho fatto un sogno (1984). Nel 1987 Mangiacapre creò il Premio cinematografico “Elvira Notari”, assegnato fino al 2001 da una giuria, da lei presieduta, alla “Biennale di Venezia”. Il premio, sospeso nel 2002, anno della scomparsa di Nemesi, è stato ripreso l’anno successivo e da allora intitolato “Premio Lina Mangiacapre”. Nel 1987 diresse il lungometraggio Didone non è morta, presentato in vari festival tra cui ad Annecy in competizione, al festival di Tetouan in Marocco, al festival di Taormina, alla Rassegna di Sorrento e, unico film sul tema Didone ed Enea, richiesto al convegno mondiale tenutosi alla Sorbonne Nouvelle di Parigi. Di Didone non è morta Lina disse: “Il mio film io l’ho fatto per Didone e per Napoli. Mi auguro che entrambe siano viste e amate nel loro vero volto, senza facili riduzioni o folclorismi” (intervista per “Repubblica” del 11/12/86).È del 1991 il suo secondo lungometraggio Faust/Fausta, tratto dal suo romanzo omonimo, opera originale e inquietante in cui l’autrice compie un viaggio nell’inferno dell’inconscio umano, penetrando nella sfera emotiva di un giovane androgino. L’autrice e regista compose anche le musiche del film. A proposito del quale disse: “La mia storia dimostra che mai come oggi Faust è presente. La vicenda ruota intorno all’idea che la vita ha sempre le sue carte da giocare: cambiare sesso, cambiare destino“. Il suo terzo lungometraggio fu Donna di cuori, in cui il soggetto e la sceneggiatura erano di Luciano Crovato, regista insieme a lei nonché tra gli interpreti con Corinne Clery. Nel 1996 a lei fu affidata la realizzazione dello spot Da elettrici a elette per i 50 anni del voto alle donne da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Commissione Pari Opportunità.

Lina Mangiacapre diresse varie pubblicazioni e scrisse per numerosi quotidiani e riviste, tra cui «l’Unità», «Paese sera», «Quotidiano donna», «Effe», «Femmes en Mouvement», «Paese delle donne» ed altri. Il Periodico «Mani-festa», fondato dalle Nemesiache nel 1988, da lei diretto e pubblicato per oltre un decennio fino al 1999 nell’edizione cartacea, era un trimestrale di cinema, teoria, cultura. Dal 2000 al 2002 fu disponibile online al sito www.lilu.it.

Tra i suoi libri ricordiamo inoltre Il mare sarà solo (1993) e Pentesilea (1996). Il primo, tra il romanzo ed il saggio la stessa autrice dice: “Filosofia fatta di frammenti di un Ego esploso come una atomica, opera di liberazione e base per l’eliminazione di ogni categoria e appartenenza. Necessità di futura lotta post-femminista.” Il secondo è un romanzo che porta la prefazione di Michele Prisco in cui, tra l’altro, si legge: “romanzo di magmatica veemente appassionata scrittura a volte lancinante come un grido (ma in altri momenti tenero e dolcissimo come un epicedio), in cui Lina Mangiacapre incrocia il mito della regina delle Amazzoni e del suo drammatico confronto con Achille, fatto di amore-odio: personaggio, per quel che abbiamo detto, a lei quanto mai congeniale, che ha già affascinato in passato altri autori e basti citare Heinrich von Kleist e la sua tragedia in versi, opera fra le più grandiosamente ardite e selvagge della letteratura tedesca. Ma a Pentesilea Lina Mangiacapre dà qualcosa di sé stessa (delle sue motivazioni concettuali e ideologiche) e, vorremmo azzardare, persino trepidi indiretti risvolti autobiografici.”

Dal 1986 a Lina Mangiacapre è stata dedicata una sezione al National Museum of Women in Arts di Washington. Nel 1990 la Presidenza del Consiglio dei Ministri le assegnava il Premio per la Cultura.

Il sito delle Nemesiache.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Cinema al femminile, Ed. Mastrogiacomo 1980

Faust/Fausta, L’Autore-libri/Firenze 1990

Il mare sarà solo, Edizioni del Giano 1993

Cinema al femminile 2°, Ed. Cooperativa Le Tre Ghinee-Nemesiache 1994

Donne e unicorni, Ed. Cooperativa Le Tre Ghinee-Nemesiache 1995

Pentesilea Ed. Cooperativa Le Tre Ghinee-Nemesiache 1996

Amazzoni e Minotauri(postumo 2008) raccolta di poesie e grafiche inedite - Raffaelli Editore di Rimini - a cura dell’Associazione Le Tre Ghinee/Nemesiache

Dedicato alla produzione pittorica, grafica e fotografica di Lina Mangiacapre nel 2004 è stato pubblicato il catalogo Dipingere la Poesia a cura dell’Associazione Le Tre Ghinee, ediz. AltraStampa, in occasione della mostra dall’omonimo titolo, presentata a Capri

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Le Nemesiache

Fondato da Lina Mangiacapre nel 1970, il gruppo storico femminista delle Nemesiache non ha mai smesso di esistere e svolgere attività artistiche e culturali, dando anche ampio spazio all’azione politica con iniziative e manifestazioni a Napoli, sul territorio campano e altrove, in Italia e all’estero. Ne fanno ancora parte Claudia Aglione/Elena; Fausta Base; Silvana Campese/Medea; Consuelo Campone/Coca; Conni Capobianco/Nausicaa; Elisabetta De Perini; Bruna Felletti/Karma; Anna Grieco/Dafne; Maria Matteucci/Marea; Rosa Sannino.

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