Ada della Torre

Alessandria 1914 - Torino 1986
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Nata in una famiglia ebrea non osservante di piccoli industriali, Ada Della Torre partecipa alla grande storia con la naturalezza di chi non riesce a vivere se non affrontando direttamente le circostanze. È la quarta figlia di Clemente e Giuseppina Sacerdote. La famiglia, travolta dalla crisi del ’29 che aveva determinato il fallimento del pastificio di proprietà, si trasferisce da Alessandria a Milano. Qui, nel 1942, Ada, già laureata in legge e impiegata presso l’editore Corbaccio, dopo aver conseguito la seconda laurea in Lettere (pur vigendo le leggi razziali del ’38 che impediscono agli ebrei l’accesso all’università) dà vita a un cenacolo politico-culturale: è lei, in un primo tempo, a introdurre Primo Levi e Silvio Ortona, amici torinesi appena trasferiti, alla vivacità della vita milanese, di cui già partecipa Eugenio Gentili Tedeschi. Così Primo Levi ricorda il gruppo: “nell’autunno 1942 eravamo a Milano sette amici di Torino […] Euge era architetto, voleva rifare Milano, e diceva che il miglior urbanista era stato Federico Barbarossa. Silvio era dottore in legge, ma scriveva un trattato di filosofia su minuscoli foglietti di carta velina ed era impiegato in un’impresa di trasporti e spedizioni. Ettore era ingegnere alla Olivetti. Lina faceva l’amore con Euge e si occupava vagamente di gallerie d’arte. Vanda era chimica come me, ma non trovava lavoro, ed era permanentemente irritata di questo fatto perché era femminista. Ada era mia cugina e lavorava alle Edizioni Corbaccio: Silvio la chiamava bidottore perché aveva due lauree, ed Euge la chiamava cugimo che voleva dire cugina di Primo, del che Ada si risentiva un poco” 1.
Il gruppo degli amici milanesi si sfilaccia dopo i bombardamenti dell’agosto del ’43 che colpiscono pesantemente la città. Con l’8 settembre ognuno prende la propria strada: tutti diventano partigiani, chi con il Partito d’azione, chi con il Partito comunista.
Nell’agosto del ’43 Ada si trasferisce a Ivrea presso la Olivetti, dove viene impiegata grazie all’intercessione dello stesso Adriano Olivetti. Ma è l’arresto di Primo Levi la scintilla da cui muove il vero e proprio coinvolgimento militante.
“A farmi decidere fu un avvenimento drammatico: l’arresto di Primo Levi e di altri amici, che furono chiusi in prigione ad Aosta, in attesa di essere deportati. Scrissi a Lungo [ndr Silvio Ortona] […] Dick mi presentò ad Ada Gobetti, che mi introdusse nei nuclei del Partito d’Azione e nei Gruppi di difesa della Donna […] fu allora che cominciarono le mie missioni” 2.
Adriana è il nome con cui si fa chiamare fra i partigiani che contatta nella sua attività di staffetta fra Torino, il Biellese e Ivrea. Grazie ad Ada Gobetti, entra in contatto con i gruppi femminili di Giustizia e Libertà, e poi, nell’autunno ’43 ne diventa addirittura ispettrice provinciale (al termine del conflitto, questa attività politica “di genere” la porterà a rappresentare il Partito d’Azione nella nascente UDI).
Parte di questa attività di resistente è descritta nel libro Messaggio speciale e nei racconti di ispirazione partigiana compilati durante il conflitto o negli anni seguenti.
Terminata la guerra, nel 1946 Ada sposa Silvio Ortona (il partigiano Lungo), amico e compagno di lotta. È Silvio a definirla: “straordinaria: insegnante, scrittrice, attiva politicamente”. La coppia Ortona, poco incline a manifestazioni plateali di affetto, è legatissima, condivide impegno civile e morale.
Nel primo dopoguerra la famiglia Ortona vive a Vercelli dove Silvio ha incarichi di partito e alla Camera del lavoro. Ada patisce l’ambiente chiuso e provinciale del capoluogo, dove poche erano state le occasioni per ricreare una cerchia di amicizie valide come quella torinese o milanese. Accoglie quindi con sollievo il trasferimento di Silvio nel 1963 a Torino.
A Vercelli Ada insegna da subito nella scuola secondaria inferiore. La sua attività di insegnante continua, sempre nella scuola media, anche dopo il trasferimento a Torino – dapprima alle Vallette e poi a Borgo San Paolo – fino al 1977, anno del pensionamento. Si occupa, in modo pratico e divulgativo, di pedagogia e di educazione.
Questa sua attenzione verso il mondo dei giovani e il loro rapporto con i genitori, favorisce la partecipazione, con contributi costanti, a «Il Giornale dei genitori»,fondato nel 1959 da Ada Gobetti.
Il favore raccolto dagli scritti di Ada apparsi sulla rivista fa sì che alcuni di questi, pubblicati fra il 1961 e il 1962 nelle rubriche I nostri sbagli (iniziata nel marzo 1961) e Le nostre virtù (iniziata nel marzo 1962, a conclusione della precedente) vengano rivisti ed ampliati nel volume Gli errori dei genitori edito nel 1965.
Nel 1963 Ada inaugura sempre su «Il Giornale dei genitori» la rubrica Colloqui con l’insegnante; segue, dal gennaio 1964, La Scuola di tutti. Nel ’65 è la volta di Cronache familiari. È una sostenitrice della scuola media unificata e appoggia con slancio la partecipazione dei giovani alle contestazioni di quegli anni. I suoi articoli riflettono costantemente le esperienze da lei maturate sia in famiglia, nella relazione con i figli e con gli amici dei figli, sia nell’osservazione costante dei suoi alunni provenienti da quartieri non facili della città operaia.
A Torino Ada riprende a frequentare gli amici degli anni della guerra: Primo Levi, Bianca Guidetti Serra, Luciana Nissim Momigliano e altri. Nel frattempo è diventata madre di tre figli: Guido e Sandro nati nel 1947 e Carla nata nel 1951.
Il 27 maggio 1962 Ada riceve a Salerno il premio Fedeltà per avere denunciato un testo per le scuole medie d’intonazione filofascista (a seguito di tale denuncia Ada verrà condannata dalla Corte d’appello di Firenze). Dello stesso anno è il riconoscimento la Mimosa d’oro.
Dopo il pensionamento, per qualche anno, è stata giudice onorario del Tribunale dei minori di Torino. Le esperienze con i minori, anche in questo caso, vengono ripresentate su «Il Giornale» con articoli intensi, che denunciano uno spaccato italiano inusuale.
Ada Della Torre si spegne nel 1986, al termine di una lunga malattia. La Federazione torinese del Pci, nel necrologio pubblicato su «L’Unità», ne ricorda “l’impegno per gli ideali antifascisti e le riforme della scuola”. Di Ada Della Torre ci rimangono numerosi racconti – alcuni dei quali inediti – ed un significativo repertorio di articoli scritti per «Il Giornale dei Genitori»; lascia i titoli dei suoi libri, fra cui i romanzi Messaggio speciale, e 5000 anni di vacanza.

  1. Primo Levi, Il sistema periodico, Torino, Einaudi, 2014, p. 119  ^
  2. Ada Della Torre, Messaggio speciale, Bologna, Zanichelli, 1968, pp. 13-14  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Il testo è tratto in larga parte da:  Ada Della Torre, La resistenza del quotidiano:  Scritti pedagogici e racconti, Varallo Sesia, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, 2015

Valentina Sonzini

Novarese, classe 1977, dottore di ricerca in Scienze bibliografiche, mi occupo anche di storia contemporanea in un’ottica di genere. Sono una donna dell’UDI con la quale collaboro sia a livello locale, sia a livello nazionale.

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