Alicia Gimenez-Bartlett

Almansa (Castiglia) 1951 - vivente
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Alicia Giménez-Bartlett nasce il 10 giugno 1951 a Almansa (Castiglia – Mancha); nel 1975 si trasferisce a Barcellona. Laureata in Letteratura e Filologia moderna all’Università di Valencia, consegue successivamente il dottorato il Letteratura, disciplina che insegnerà per tredici anni, dedicandosi poi esclusivamente alla scrittura grazie al successo dei suoi libri. Esordisce nel 1981 con un saggio sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester; il suo primo romanzo, Exit, viene pubblicato in Spagna nel 1983.

Molto riservata nella vita privata, della quale non trapela nulla, si concede però con grande generosità ai lettori, che la amano molto, ed è una presenza garbata nei media, nei convegni e simili. Nei suoi romanzi ci sono molti elementi autobiografici e una messa in gioco personale autentica e sentita.

Il successo della serie poliziesca con protagonista Petra Delicado ha oscurato i coraggiosi romanzi di Alicia Gimenez-Bartlett su temi quali il diritto di vivere, e quindi di morire, il sesso libero, la critica ad ogni forma di normalizzazione, che rivelano un pensiero anticonformista, a volte iconoclasta e di forte matrice libertaria.

Dove nessuno ti troverà (Sellerio 2011), ultimo romanzo pubblicato (se si esclude la serie di Pedra Delicado) è forse quello meglio rappresentativo della scrittrice spagnola, che gli ha dedicato dieci anni di studio: infatti vi si incontrano tutte le tematiche care all’autrice, intrecciate tra loro in una sintesi molto felice.

Vincitore del Premio Nadal nel 2011, il romanzo è ispirato a un personaggio storico, Teresa Pla Messeguer (1917, 2004), detta “La pastora “ perché porta al pascolo gli animali. Emarginata per l’ambiguità sessuale (la madre non capendo se si trattasse di uomo o donna, l’aveva iscritta all’anagrafe con sesso femminile per evitarle il servizio militare) anche dalla famiglia, rompe l’isolamento quando entra nel Maquis per combattere contro il regime fascista di Francisco Franco. Incarcerata a causa di un tradimento nel 1960, sconterà 17 anni di prigionia; nel 1980 le viene riconosciuto il genere maschile e assume all’anagrafe il nome di Florencio, suo nome di battaglia nella guerriglia. Costruito come un thriller, il romanzo racconta di uno psichiatra parigino, studioso di menti criminali (della Pastora e dei suoi compagni si diceva che fossero anche dei banditi) che, accompagnato da un ambiguo giornalista, si reca nella regione montuosa, pietrosa, ostile dell’Ebro catalano, dove la Pastora ha vissuto, nella speranza di incontrarla per poter esaminare la sua mente. Nel corso della ricerca la Pastora prende le sembianze del mito: la forza, il coraggio, la disperazione e soprattutto l’immensa solitudine della Pastora assumono nel romanzo una dimensione cosmica. L’omaggio che l’autrice rende alla Pastora, in quanto combattente per la libertà e vittima del pregiudizio sessuale, testimonia il legame profondo che lega la scrittrice e molti della sua generazione a quella precedente, che ha combattuto una guerra feroce e cruenta contro un regime crudele e spietato, di fatto sostenuto da democrazie molto imperfette, compresa la nostra. Ma ci dice anche dell’interesse di Alicia per le questioni, e le discriminazioni crudeli, legate alla sessualità e al genere, che portano all’emarginazione e impediscono di vivere liberamente e pienamente.

E lil tema della libertà sottende tutti i romanzi della Bartlett, in primo luogo libertà di vivere come si vuole e, quando questo non sia possibile, di morire con dignità, scegliendo liberamente almeno la propria morte. È proprio questo il tema del suo romanzo di esordio, Exit (Spagna, 1984; Sellerio, 2012). Exit è una clinica dove si va a morire con eleganza, allegria e bellezza. Gli ospiti vivono come in un lussuoso albergo tra banchetti luculliani, danze e musica di ogni genere, passeggiate nella campagna circostante e, perché no?, facendo anche sesso. Con ironia e leggerezza, Alicia ci conduce nel mondo dei suicidi, nessuno dei quali ha apparentemente un motivo per andarsene; il dramma che vivono gli ospiti, dunque, non è quello della morte ma quello della vita, dell’impossibilità di trovarvi armonia e bellezza. Ma anche delle difficoltà legate alle relazioni amorose, che non risparmiano neppure la coppia di giovani lesbiche Clarissa e Pamela.

Ancora il suicidio è il tema, o quantomeno il pretesto per porsi una serie di interrogativi sulla vita di un romanzo di Alicia scritto trent’anni dopo il primo: Segreta Penelope (Sellerio 2006). Si tratta di una critica spietata ad una generazione – quella che è stata giovane negli anni Settanta, dopo la morte di Franco – che, volendo riscrivere il mondo secondo modelli rivoluzionari, è finita con il farsi fagocitare dal sistema che aveva ferocemente criticato, riappropriandosi di tutti i cliché di cui si era illusa di liberarsi. Sara, al cui funerale si trova un gruppo di vecchi amici, “regina dei cazzi” nella definizione un po’ brutale della narratrice, è “una donna capace di vivere nel caos più completo pur di scopare bene”. E questo è quanto gli amici, per i quali “il sesso era temperato dai sentimenti e zavorrato dalla teoria” , non riescono a perdonarle. Sara trovava ispirazione per quello che faceva solo in se stessa, e saranno i tentativi di normalizzarla orditi dalle sue amiche, donne apparentemente realizzate ma sostanzialmente frustrate e invidiose della sua libertà, che la porteranno al suicidio.

Se in questo romanzo Alicia non risparmia nessuno, neanche le donne, in Una stanza tutta per gli altri (Spagna, 1997; Sellerio, 2003), col coraggio che la contraddistingue, demolisce, come si evince dal titolo, uno dei grandi miti del movimento femminista europeo, Virginia Woolf, rivelando con ciò un’altra qualità rara: quella di non avere idoli da custodire e venerare ad ogni costo. Ci si fanno molti nemici, quando si toccano gli intoccabili. Attraverso la finzione del ritrovamento del diario di Nelly Boxall, che dal 1916 al 1934 fu domestica presso i Woolf, la scrittrice spagnola indaga gli aspetti privati del gruppo di Bloomsbury. Ne emerge un ritratto spietato di come la borghesia inglese, intellettuali compresi, trattasse la propria servitù, sfruttandola fino allo sfinimento senza riservarle alcun diritto, men che meno una stanza tutta per sé, rivendicata però da Virginia per se stessa e solo per le donne privilegiate – come spazio vitale. Dunque la questione che Alicia pone è quella dei rapporti di classe, prioritaria rispetto a quella femminile: se la padrona è una donna, esercita il potere conferitole dal denaro e dal ruolo, negando non solo diritti ma anche la dignità di persona alla serva. L’immagine di Virginia Woolf esce molto ridimensionata e sminuita da questo romanzo: la donna spregiudicata e rivoluzionaria si rivela meschina e miserabile, anche se la protagonista ne subisce comunque il fascino e, in fondo, impara la lezione, visto che alla fine riesce a cacciare dalla propria stanza, conquistata in anni di durissimo lavoro, la padrona amata e odiata.

Un po’ meno impegnativi gli altri due romanzi scritti da Alicia. In Vita sentimentale di un camionista (Spagna, 1993; Sellerio, 2004) Alicia si diverte a mettere alla berlina un classico sciupa femmine alla continua ricerca di un cambiamento sia di luoghi fisici che di donne, che sembrano ossessionate dal bisogno di legarlo a sé. Quando però incontra una donna che si comporta esattamente come lui, il nostro Don Giovanni va in crisi, crisi che si concluderà col ritorno alle confortevoli e rassicuranti prostitute, che tanto danno senza chiedere altro che un po’ di denaro; le donne, invece, riescono tutte a liberarsi del fardello dei propri uomini, ricorrendo a risorse che neanche sapevano di avere. In Giorni d’amore e d’inganno (Spagna, 2006; Sellerio, 2008) i destini di quattro donne e dei loro mariti si incrociano in un villaggio per mogli di tecnici stranieri, costruito ex novo in una desertica regione del Messico. L’arrivo di Paula, scrittrice fallita, cinica ed alcolista, sconvolge tutti gli equilibri e fa emergere frustrazioni e incomunicabilità latenti. Attraverso una catarsi dolorosa ma rigeneratrice, ognuno troverà nuovi percorsi che realizzino bisogni più veri di quelli imposti dai cliché sociali e dai pregiudizi culturali.

Nei primi anni Novanta Alicia crea il personaggio di Pedra Delicado, per vedere cosa succede quando una donna conquista il potere, ma già nell’ossimoro del nome lo anticipa. Pedra è una ex avvocata, divorziata dal marito avvocato, con cui aveva avviato uno studio di successo, e divorziata anche dal giovane Pepe; uno le faceva da padre, l’altro da figlio, e nessuna delle due cose le stava bene. Cambia casa e lavoro, entrando in polizia, dove subisce discriminazioni in quanto donna; relegata in un ufficio documentazione, solo per mancanza di personale le viene affidato un incarico: trovare il colpevole di uno stupro. Comincia così, con Riti di morte, la fortunata serie dell’ispettrice Pedra Delicado e del suo fido collaboratore Fermìn Garzòn (Spagna 1996, Sellerio 2002), in cui l’immaginazione e la fantasia di Alicia, corredate da un’ inesauribile vena comica e ironia caustica, si accompagnano alla grande sensibilità per le tematiche sociali, familiari e di genere, e dove la partecipazione non diventa mai lacrimosa e patetica.

Ma cosa succede a una donna che pratica ambienti violenti e maschilisti? Col tempo incide sul sistema nervoso e sull’equilibrio, sempre molto precario, di Pedra, che arriva ad avere una reazione tutta maschile al proprio malessere e di provocare una rissa, durante la quale prende a pugni dei giovinastri molesti che rumoreggiano in un bar dove si è recata a bere (Serpenti del paradiso, Spagna 2002, Sellerio 2003). Pedra coglie però il segnale di pericolo che questa sua reazione rappresenta, e cerca di tornare a una modalità più consona al femminile e al rigore etico, che è una costante nello svolgimento della propria professione: indurirsi senza rinunciare alla propria tenerezza, suggeriva Ernesto Che Guevara ai rivoluzionari, e Alicia sembra avere in mente questo grande insegnamento.

Nel 2012 esce l’ultimo romanzo della serie, Gli onori di casa (Sellerio 2013), ambientato in parte a Roma; Pedra è di nuovo felicemente sposata; nonostante si tratti di una relazione molto felice, l’alter ego di Alicia non sembra lasciarsi prendere in trappola, ribadendo l’antinomia tra amore e libertà: “Ogni affetto, per tenero che sia, crea degli obblighi a chi lo riceve; e questi obblighi possono fondarsi sul fatto che non ci va di mandare in pezzi la bella immagine che si è creata di noi chi ci vuole bene. Forse il solo modo di vivere in assoluta libertà sarebbe vivere senza essere amati da nessuno” (pag 378); neppure dal proprio cane!, come ha dichiarato, strappandoci il sorriso, durante la sua partecipazione alla trasmissione televisiva Che tempo che fa!, nel marzo 2013.

I romanzi di Alicia Gimenez-Bartlett si leggono d’un fiato per il ritmo serrato, l’immaginazione potente, la capacità di creare una forte tensione narrativa, che a volte la scrittrice si diverte a spezzare con ironia (irresistibili certe sue battute lapidarie) e levità, onde evitare di rendere certe situazioni troppo pesanti e di prendersi eccessivamente sul serio, senza però mai dimenticare che ci sono cose su cui non si può scherzare.

Fino ad oggi, l’editore Sellerio, oltre a quelli citati, ha pubblicato i seguenti volumi dedicati alla serie di Pedra Delicado: Messaggeri dell’oscurità (1999), Morti di carta (2002), Un bastimento carico di riso (2004), Il caso del lituano (2005), Il silenzio dei chiostri (Sellerio 2009) e alcune raccolte di racconti noir di autori vari. Dai romanzi su Pedra Delicado, la televisione spagnola ha tratto una serie di sceneggiati con un tale successo di pubblico, che è in preparazione una seconda serie.

Digitando su un qualunque motore di ricerca, è facile connettersi al sito ufficiale di Alicia Gimenez-Bartlett e alla sua attiva presenza sulla rete: è richiesta la conoscenza della lingua spagnola.

Sandra D'Alessandro

Nata a Pesaro, sono milanese di adozione. Laureata in Filosofia, insegno e collaboro occasionalmente con case editrici e riviste culturali. Non avendo avuto figli, ho potuto dedicarmi a un sacco di cose belle e interessanti: musica (suono il piano e ho cantato in diverse corali), letteratura (di ogni luogo e tempo), lingua russa (ho tradotto dei racconti inediti di V. Garshin, grande scrittore russo della seconda metà dell'Ottocento, sconosciuto ai più), Tai Chi Chuan, attività politica, sindacale e volontariato.
Il sogno di tutta la mia vita: che nessuno debba soffrire fame e sete, e che i bambini e le donne di tutto il mondo abbiano stessi diritti e opportunità.

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