Anite di Tegea

Tegea (Arcadia, Grecia) - III sec. a.C.
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Anite è una poetessa vissuta nel III secolo a.C. 1 e ricordata dalle fonti come lirica, anche se di lei ci sono pervenuti esclusivamente epigrammi. Considerata l’iniziatrice del filone epigrammatico “dorico-peloponnesiaco”, seguita da Nosside e Leonida, la poetessa ha realizzato componimenti rivolti alla natura e all’infanzia ma anche funerari e votivi; questi ultimi sono proposti sotto forma di iscrizione fittizia in onore dell’antica veste del genere letterario, ovvero come incisione sui monumenti funebri, ma è chiaro che si trattava di componimenti scritti per un pubblico di lettori e magari raccolti anche in una silloge poetica:

Ad una cavalletta, usignolo dei solchi, e ad una cicala, ospite delle querce, tomba comune eresse Miro bambina; e infantili lacrime pianse, ché l’Ade cattivo fuggì con i suoi due balocchi. 2

Questi pochi versi racchiudono moltissime innovazioni letterarie introdotte per la prima volta dall’autrice, specialmente la personalizzazione dell’epigramma; anche le ambientazioni pastorali sono una novità nel genere e probabile riflesso dei suggestivi paesaggi dell’Arcadia in cui la poetessa viveva. A parte la collocazione geografica, comunque, di Anite si hanno ben poche notizie biografiche e ciò ha dato vita alla nascita di stereotipi romanzeschi che nel ventesimo secolo la identificavano come la vergine cacciatrice e mascolina che vive nei boschi. L’immagine è sicuramente affine alla produzione dell’epigrammista che, pur essendo eterogenea, rivela una predilezione per l’ambiente bucolico:

Siedi, chiunque tu sia, sotto i rami fiorenti d’alloro, e al bel ruscello un’acqua dolce attingi, sì che le membra ansanti di grevi travagli d’estate si riposino al tocco della brezza.3

Tra le tematiche affrontate non manca l’attenzione per il mondo femminile, tipica di Saffo e poi anche di Nosside: nel caso di Anite viene manifestata negli epitaffi, in particolar modo quando la sua sensibilità si concentra sulla morte delle fanciulle decedute poco prima delle nozze:

Piango la vergine Antibia. La brama di lei, pretendenti spinse alla casa di suo padre a frotte, per la nomea di beltà, di saggezza. la Parca funesta rotolò via, di tutti, le speranze. 4

Non mancano ispirazioni di tutt’altro genere, dalle connotazioni patriottiche ai toni epici, per questo la poetessa è stata spesso definita come mascolina 5: proprio l’epiteto di “Omero donna” (A.P. IX, 26) potrebbe essere dovuto infatti al grande utilizzo dell’immaginario omerico e alla presenza di epitaffi per soldati morti in battaglia, caratterizzati da una nuova prospettiva personale:

Il tuo valore Proarco ti uccise nella mischia e la tua fine gettò in tetro lutto la casa del padre Fidia; ma sopra di te la pietra canta questo messaggio bello: moristi combattendo per l’amata patria6.

Anite, inoltre, è pioniera dell’epitimbio per animali, sottogenere dell’epigramma funerario, con cui ricorda teneramente i piccoli amici defunti (e.g. A.P. VII, 190, 208,), motivo che avrà molto successo anche nella letteratura latina (chi non ricorda il passer di Lesbia cantato da Catullo?). Non si può escludere, infine, che la poetessa si sia spostata dall’Arcadia, principalmente perché nei suoi epigrammi dimostra di conoscere bene la realtà marina, quando descrive nei dettagli un delfino, oppure una statua che guarda il mare:

È sacro a Cipride il luogo, poiché fu caro a lei sempre scorgere dalla riva il luccicante mare, per dar felice la rotta ai navigatori: dintorno trema l’onda alla vista della sua fulgente statua. 7

Questo dettaglio potrebbe far entrare la poetessa nel novero delle poetesse vaganti, ovvero quelle artiste che, in età ellenistica, ottennero la possibilità di viaggiare per le sedi del mondo greco per proporre le loro opere di città in città.

  1. La cronologia più convincente è stata data da Baale, M.J., Studia in Anytes poetriae vitam et carminum reliquias, Haarlem 1903, p. 15-45  ^
  2. A.P. VII, 190  ^
  3. A.P. XIX, 313  ^
  4. A.P. VII, 490  ^
  5. Wilamowitz Moellendorff, U., Hellenistische Dichtung in der Zeit des Kallimachos, Berlin 1924, I p. 136  ^
  6. A.P. VII, 724  ^
  7. A.P. IX, 144  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Geoghegan, D., The epigrams / Anyte. A critical edition with commentary, Roma 1979

Coco, L.,  Anite di Tegea, “Cultura e Scuola”, 1994, pp. 46-54

Alessia Pizzi

Nata a Roma nel 1988, si è laureata in Filologia Classica presso l'Università di Roma Tre dopo un soggiorno di ricerca ad Oxford dedicato allo studio delle voci femminili in età ellenistica. Attualmente scrive per alcune testate giornalistiche e lavora per un'agenzia di comunicazione. Nel 2015 ha fondato un sito dedicato interamente alla cultura, Culturamente.it. Ha pubblicato Teorema del Corpo-Donne scrivono l'eros (2015) e Haiku tra meridiani e paralleli-Terza stagione (2016) con Fusibilia Libri.

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