Benedetta Barzini

Porto Santo Stefano 1943 - vivente
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Benedetta Barzini è nata il 22 settembre 1943 in Toscana, nella località turistica di Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto.
È figlia di Luigi, noto inviato del «Corriere della Sera» e di Giannalisa Ginziana Feltrinelli, madre di Giangiacomo Feltrinelli (il fondatore dell’omonima casa editrice).
Non ha avuto un’infanzia felice:

Ho avuto una famiglia bizzarra, con cui non ho vissuto.
Potrei essere una specie di orfana ricca.
Mio padre non l’ho visto molto, mia madre viveva la sua vita, ci lasciava alle tate.
Verso i 14 anni li ho mollati tutti, tanto neanche c’erano.
Ed è cominciata la mia odissea.

Nei confronti dei genitori oggi mi rimane un vago nulla, per non dire disprezzo, perché se non mi porti a scuola, se non mi fai un uovo al tegamino, se non mi rimbocchi le coperte, chi sei?

A “scoprirla” fu l’italo americana Consuelo O’Connell Crespi, all’epoca redattrice di moda, che la notò per strada, in modo quasi casuale, ignorando che era figlia di amici di famiglia.

Era l’anno 1963 e Consuelo inviò una foto, scattata dal fotografo Leonbruno Body a Diana Vreeland, la caporedattrice della rivista «Vogue» negli Usa.
Il riscontro fu immediato e la Vreeland le inviò un telegramma in cui la invitava ad andare a New York per posare con il fotografo statunitense Irving Penn, fratello maggiore del famoso regista Arthur Penn.
Cominciò così, a vent’anni il suo esordio nella moda come modella.
Benedetta pensò che sarebbe rimasta lontana dall’Italia solo qualche giorno, invece vi rimase per cinque anni.
Gli obiettivi delle macchine fotografiche di Bert Stern (fotografo di moda e regista statunitense), di Richard Avedon (fotografo/ritrattista statunitense, celebre per i ritratti in bianco e nero) e di altri professionisti della fotocamera immortalarono quel suo particolare “volto antico” che metteva in evidenza una sofisticata interpretazione del look mediterraneo, molto apprezzata dagli americani.

Quando decise di fare ritorno in Italia, diventò una delle modelle predilette di Ugo Mulas (fotografo nativo di un piccolo paese della provincia di Brescia, ma milanese d’adozione).

Ancor oggi, a 76 anni compiuti, è modella evergreen (apprezzata da Armani, Gattinoni e altri) ed è una giornalista che si occupa in prevalenza di moda e di temi sociali su varie riviste del settore.

Benedetta Barzini è stata attivissima nel movimento femminista dagli anni 70. Ribelle, fieramente anticonformista, portò la moda anche a casa di Jackie Kennedy, di Salvador Dalì e di Andy Warhol perché di fatto divenne la top model più richiesta da tutte le principali case di moda dell’epoca.

Una vita molto intensa. La militanza femminista, il giornalismo, quattro figli da due compagni diversi: i gemelli Giacomo e Caterina col regista Roberto Faenza e poi altri due, Irene e Beniamino col grafico, Antonio Barrese. Oggi è anche nonna di Maia, figlia di Giacomo. Una nonna che non nasconde la felicità del suo nuovo ruolo.

Instancabile nella vita come nel lavoro, compare per pochi attimi, nel film del 2012 Tutti i santi giorni di Paolo Virzì.

È un’insegnante molto attiva e appassionata. Insegna “Storia del significato dell’abito nel tempo” presso la Scuola progettisti di moda della Facoltà di Lettere dell’Università di Urbino, “Decodificazione dell’immagine” all’Università dell’Immagine a Milano e “Antropologia della moda” presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA).

Fare la modella non è un mestiere, ma è stata la cosa che mi ha dato occasione di entrare nell’insegnamento, proprio perché venivo da quel mondo.

Anche rispetto all’idea di femminilità, all’immagine delle donne, Benedetta ha le idee molto chiare:

che cosa sia la femminilità è stato deciso da una società maschile. Le donne, anche di fronte a questo, sono state zittite.

Penso alle donne occidentali di oggi, che sono le più emancipate mai esistite, ma che sono mute ed obbedienti, come tutte le donne dei secoli passati.

Altre riflessioni che la rappresentano:

Tradizione e trasgressione sono forze che hanno bisogno l’una dell’altra, sono due forme di conformismo. E io sono sempre stata in mezzo.
Per me la trasgressione deve essere invisibile, se è visibile è esibizionismo.

La vecchiaia qualche vantaggio ce l’ha: puoi avere le rughe in faccia anche se sei stata una super modella (e a 73 anni sfili ancora).

Io sono felice di morire. E sono curiosa di vedere se sono in grado di timonare una morte che mi assomigli, dignitosa, non defraudata della tua persona, fra tubi, medici… Mi chiedo se la morte possa essere in qualche modo anche figlia di un vissuto.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Benedetta Barzini, Storia di una passione senza corpo, Milano, Frassinelli 1992

Intervista a Benedetta Barzini su «Il Venerdì» di Repubblica

Intervista a Benedetta Barzini su IlSussidiario.net

Annamaria Mori, Vi racconto l’inferno della moda, in «la Repubblica», 10 febbraio 1993

Paolo Conti, Consuelo Crespi, una Vita Dolce, in «Corriere della Sera», 21 ottobre 2010

Intervista alla nipote Chiara Barzini

Massimo Kofler

È uno dei soci della Società Italiana di Statistica, dell’Unione Matematica Italiana e di altre associazioni scientifiche.

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