Berthe Weill

Parigi 1865 - 1951
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Berthe Weill è stata in assoluto la prima donna al mondo a svolgere la professione di mercante d’arte moderna. Fu addirittura lei a scoprire e a promuovere per prima nientemeno che Picasso, Matisse e Modigliani, tre grandi geni della pittura del Novecento. Tuttavia, quando nel 1901 aprì la sua galleria d’arte a Parigi al numero 25 di rue Victor Massé, poiché il settore era di esclusivo dominio maschile, per celare la sua identità femminile fu costretta a siglare sia l’insegna della galleria, che la carta intestata, i biglietti da visita e gli inviti con l’acronimo puntato del proprio nome, seguito dal cognome.

Esther Berthe Weill era nata a Parigi in una famiglia ebrea piuttosto numerosa e di reddito modesto. Ancora giovanissima dovette perciò andare a lavorare nella bottega di antiquariato di un lontano cugino, per sua fortuna grande esperto e conoscitore di stampe del XVIII secolo. Fu lì che Berthe apprese il mestiere di mercante d’arte e lì si formò il suo gusto; nel medesimo tempo fece pure conoscenza di collezionisti e di critici che le sarebbero serviti nella sua futura attività di gallerista.

Nel 1897, alla morte del suo datore di lavoro e mentore, aprì un piccolo negozio di antiquariato e di stampe in società con uno dei suoi fratelli. Di lì a qualche anno, però, la differenza di vedute nella gestione degli affari la indusse a mettersi in proprio: fu allora che trasformò il negozio in galleria d’arte dedicata ai giovani artisti esordienti. Uno dei suoi clienti era un giovane industriale catalano, Pedro Mañach, che si occupava di promuovere la colonia di artisti spagnoli residenti a Montmartre: è stato grazie a lui se Berthe è entrata in contatto con Picasso, diventandone la prima gallerista e persino la prima a vendere un suo quadro, nella mostra con cui inaugurò la sua galleria. Tenacia, impegno, intuito, sensibilità artistica e grande talento hanno fatto di lei una delle principali attrici della nascita e dello sviluppo delle avanguardie artistiche del novecento, dal Fauvismo, al Cubismo e oltre.

Nel vasto campo dell’arte moderna, Berthe aveva scelto di occuparsi degli artisti esordienti. Con il motto: “Place aux Jeunes“, dava spazio ai giovani che avevano difficoltà a far conoscere le proprie opere, perché la logica del mercato faceva sì che ai galleristi convenisse (e ancora conviene) esporre le opere di quelli già affermati e soprattutto già quotati. E ha avuto ragione, il suo fiuto da talent scout non ha mai fallito un colpo. Anche se non è diventata ricca, come invece molti dei colleghi suoi contemporanei, più attenti alle questioni economiche, si deve esclusivamente a lei la scoperta dei giovani allievi di Gustave Moreau, da Henri Matisse, ad André Derain, a Maurice de Vlaminck, di cui fu la prima ad esporre le opere già nel 1902, con un anticipo di ben tre anni sul loro “battesimo” Fauves al Salon d’Automne e dalla loro consacrazione a indiscussi mostri sacri dell’arte moderna.

Berthe fece anche un’altra scelta coraggiosa, quella di esporre le tele e i disegni delle donne artiste, come, ad esempio, quelle di Emilie Charmy, Jacqueline Marval, Marie Laurencin e di Suzanne Valadon, promuovendole nello stesso modo in cui promuoveva le opere degli uomini.

Ma Weill vanta anche il primato di aver organizzato, il 3 dicembre 1917, l’unica mostra di Amedeo Modigliani quando questi era in vita. Purtroppo l’esposizione venne chiusa il giorno stesso dell’inaugurazione per intervento dei gendarmi, in quanto i nudi femminili esposti furono giudicati osceni. Tra questi c’erano Nu couchésur le coté gauche – e Nudo rosso, che di lì a un secolo sarebbero stati battuti all’asta a cifre da capogiro. Nella fattispecie, Nu couché è stato venduto da Sotheby’s nel 2018 per la cifra record di 157,2 milioni di dollari. Ma il primato mondiale di quotazione di un Modigliani era già stato stabilito nel 2015 a New York da Christie’s e proprio con “quel” Nudo rosso, aggiudicato a Liu Yiqian (un magnate cinese appassionato d’arte, fondatore a Shanghai di due musei privati, il Long Museum Pudonfg e il Long Museum West Bund) per 170,4 milioni di dollari. Ritornando alla chiusura della mostra di Modì del 1917, va però detto, e non a titolo di giustificazione, che Parigi non era nuova a simili censure: analoga sorte infatti era già toccata, solo pochi decenni prima, anche all’Olimpya di Edouard Manet (fatta oggetto di una vera e propria esecrazione mediatica) e persino le Demoiselles au bord de la Seine di Gustave Courbet avevano generato scandalo e furono osteggiate dalla critica al loro apparire al Salon del 1857.

Oltre agli artisti già citati, tra i big che hanno esposto nella galleria di Berthe Weill si annoverano: George Braque, Paul Cézanne, Marc Chagall, Raoul Dufy, Fernand Léger, Pierre-Albert Marquet, Jules Pascin, Odilon Redon, Diego Rivera, Maurice Utrillo (figlio di un’altra artista della galleria, Susanne Valadon), Felix Valloton, Kees Van Dongen.

Sebbene avesse lanciato artisti del calibro di Matisse, di Picasso e di Modigliani, le cui opere, come si è visto, avrebbero in seguito raggiunto quotazioni iperboliche, questa eccezionale gallerista non si è mai arricchita, anzi è rimasta povera, al punto che, nel 1943, quando la sua galleria ha chiuso definitivamente i battenti, gli artisti che le erano rimasti amici, Picasso e Matisse in testa, hanno organizzato addirittura una colletta per consentirle di vivere in modo decoroso.

Il pittore e critico d’arte André Warnod, attento scrutatore della vita artistica parigina del suo tempo, così aveva scritto nel 1923:

“Osservate anche il caso di una galleria come quella della signorina Berthe Weill. Quando si consulta la collezione dei cataloghi di tutte le esposizioni che ha organizzato nella sua galleria dapprima in rue Victor-Massé, quindi in rue Taitbout e infine in rue Laffitte, si resta stupefatti che lei non abbia alla sua porta una limousine grossa come una locomotiva. Tutti i pittori che oggi hanno un nome, tutti quelli che hanno giocato un ruolo nell’arte contemporanea sono stati da lei accolti al loro debutto nella carriera artistica, quando non erano sostenuti da alcuno. E ci sono tutti i più importanti.” 1

Berthe Weill era talmente autorevole e con l’occhio così lungo, da essersi potuta permettere di aver detto al giovane Modigliani, la prima volta che questi si era presentato alla sua galleria:

“Tornate quando sarete diventato pittore.”

E pittore, Modì, lo divenne di sicuro, e uno dei più eccelsi perfino. Se fu anche per merito della sua prima gallerista, che dietro le spesse lenti da miope vedeva più lontano degli altri, è assai probabile.

Dopo decenni di oblio, finalmente Parigi, la sua città, per celebrare la memoria della prima, gloriosa sede della galleria B. Weill, le ha reso omaggio, apponendo nel 2013 una lapide sulla parete dello stabile al numero 25 di rue Victor Massé, divenuto, nel frattempo, monumento storico. Nel marzo del 2019, è nato Le jardin de Berthe Weill, adiacente al Museo Picasso, una piccola oasi verde, all’angolo tra rue de Thorigny e rue de la Perle, in ricordo di una grande protagonista della cultura europea.

  1. Les berceaux de la jeune peinture, Paris, Albin Michel 1923, p. 271-272.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Berthe Weill, Pan! Dans l'oeil! Ou trente ans dans les coulisses de la peinture contemporaine 1900-1930, Lipschutz, Paris, 1933 (Autobiografia edita in occasione della mostra che celebrava i trent’anni di vita della sua galleria, con disegni di Dufy, Pascin e Picasso. Ripubblicata nel 2009 dalle edizioni L'Échelle de Jacob)

Marianne Le Morvan, Berthe Weill:1865-1951. La Petite Galeriste des Grands Artistes, L'Écarlate, Orléans 2011

Maria Luisa Ghianda, Da Picasso a Modigliani e oltre / Berthe Weill, la gallerista Talent-scout, doppiozero.com, 23.09.2019; https://www.doppiozero.com/materiali/berthe-weill-la-gallerista-talent-scout

Gli Archivi di Berthe Weill, https://www.bertheweill.fr/

Maria Luisa Ghianda

Docente di Storia dell’Arte e scrittrice, ha insegnato alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e in numerose scuole italiane, tra cui l’Istituto Statale d’Arte di Monza nei suoi anni gloriosi. Per Italia Medievale ha pubblicato il romanzo storico I mercanti bizantini scomparsi (2017), con cui ha vinto tre premi letterari. È autrice di numerosi racconti a soggetto storico-artistico, di cui l’ultimo, Un filo di seta, pubblicato da Bolis nel 2018. Il suo amore per il Medioevo va di pari passo con quello per il design, campo nel quale ha maturato una accreditata competenza. Ha scritto per molte riviste d’arte, attualmente collabora con la rivista culturale «Doppiozero». Brianzola di nascita, vive e scrive a Terracina.

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