Biancamaria Frabotta

1946 - vivente
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La mela mi insegni è doppiare la metà di sé 1

Di lei colpisce la sensibile determinazione di chi ha vissuto con limpidezza l’esistenza, nelle scelte e nelle circostanze con lo stupore della vita che il tempo spesso travalica malgrado noi. Perché certa nel cuore rimane la forte coscienza-di-sé, di un essere femminile che ha attraversato buona parte della storia del secondo Novecento con l’auto-determinazione dell’allora bambina, della futura ragazza, che non passa invano gli anni Sessanta e Settanta, fedele a se stessa fino all’odierna contemporaneità, dove si conferma per ciò che ha sempre sentito e nutrito: l’opera le coincide.
Ma

“poeta o poetessa? Non come te poeta io sono?/ io sono poetessa e intera non appartengo a nessuno”2.

D’altronde acuta, profonda e partecipata con la propria persona è la consapevolezza dell’identità di sé (sessuata).

“Sin dalla prima infanzia impariamo, senza discutere, a dare un sesso a tutto: persone, animali, cose e concetti.(…). Quasi serbassimo la remota memoria di quello che imparammo immersi nel liquido amniotico (…). Le parole cominciarono a fluire alle labbra più rapide dei concetti che si formavano nella mente e talvolta per qualche misteriosa ragione femminile fanno ressa nella gola occludendola con un ostinato silenzio. Divenni femmina, nel linguaggio, prima che nel corpo. Affeminata3, appunto, sfrontata distorsione di senso, provocazione, proterva venuta alla luce.”4

Vive a Roma, dove è nata “insieme alla Repubblica”5, nel giugno del 1946 da un padre comune ma con un’ammaliante e bella calligrafia inclinata verso destra e che regalava molti libri (che Biancamaria conserva come preziosi feticci) e da una madre di Civitavecchia che sapeva di mare con un grande gusto estetico e abilità manuale. Nessuno in famiglia le trasmette il senso esistenziale del segno politico, mentre dalle vicissitudini da sfollati dei nonni materni nasce il senso di viandanza, altro suo neologismo e una delle sue cifre.
Ègrave; la mediana di tre sorelle. Impara a leggere a 5 anni da quei libri paterni. E non ha mai smesso. A 14 anni aveva già letto Guerra e Pace. Pubblica la sua prima poesia a 16 anni dopo l’esito di un concorso della Banca d’Italia dove lavorava il padre. A 18 anni avrebbe voluto fare l’attrice anche perché con la (propria) bellezza ha sempre convissuto troppo nel bene e nel male. “Ero considerata troppo donna, troppo femminista, troppo intelligente, troppo viscerale, troppo accademica, troppo poco accademica, troppo bella, perfino troppo alta. Insomma ero «troppo» tutto, per essere «solo» poeta”6.
L’incontro con un prete, durante il liceo, condurrà la sua gioventù verso “la rinuncia e il lavoro che precede l’opera”7, attraverso letture consigliate come Marx, Buber,  Rilke. Così s’incammina sulla strada di un certo rigore sessantottino e poi anche di un femminismo separatista. Si laurea in Lettere con una tesi su Carlo Cattaneo, pubblicata con la prefazione di Alessandro Galante Garrone e il Risorgimento rimarrà la passione di studio con la letteratura e Leopardi stesso, grazie alla generosità di Walter Binni che ne coglie la capacità sostenendola a partecipare all’antologia Ideologie politiche del Risorgimento italiano. Dal 1969 è assistente borsista alla Sapienza di Roma, dove era entrata con grande rispetto quasi di riscatto forse dei propri genitori.
Per vivere ha sempre insegnato all’Università coi giovani mantenendo però fede al suo Cattaneo come ne La pianta del pane mai insegnare (solo) per mangiare.
Due anni prima che si laureasse, esplode il ’68 da cui è fortemente attratta e spaventata, priva di esperienza militante trova però temi catturanti (come la critica al consumismo), attacco al cosiddetto mandarinato, col bisogno personale sempre di un proprio contrappeso come fu Cattaneo in quel si scrive bene quando si pensa bene: motto per tutta una vita. Anche al femminismo arriva per l’ansia di giustizia contro la discriminazione e sulla base di uno scatto personale: essere donna con una testa. Non era la carriera pari all’uomo ma la ricerca dell’identità.
Nel 1971 si sposa con il poeta scrittore impegnato Renzo Paris.
Non ha avuti figli. È separata da anni e oggi condivide la sua vita in compagnia di un fisico, Brunello Tirozzi, sposato nel 1993.

“Sono sempre vissuta in coppia e resto fedele a chi non mi opprime con la gelosa ossessività di un amore esclusivo, compresa la poesia cui chiedo la libertà di andare a zonzo per le strade complanari: un romanzo, una trilogia teatrale, radiodrammi lunatici, svariate prose, saggi critici, studi”8.

La politica attiva nel Manifesto-PdUP la porta con Giuseppina Ciuffreda a coniugare l’ideologia con il femminismo, tanto da dar vita al Collettivo Femminista Comunista di via Pomponazzi, a Roma, pur nel grande combattimento interiore di cui la stagione della rivista «Effe» testimonia, aprendo una grande riflessione sull’autonomia del pensiero femminista.
La Viandanza, termine coniato da Manuela Fraire, nella postfazione al romanzo Velocità di fuga (1989) sta a indicare proprio l’animo femminile sospeso tra trasformazione e perdita nella rivisitazione del primario rapporto materno. Si tratta, infatti, di un poemetto nato in viaggio in treno con la madre dopo la morte del padre.
Il viaggio si affermerà comunque come metafora vivente, girando tutto il mondo più che l’Europa: anzi, i luoghi più lontani possibili. Per poi ritornare al senso della terra, come in Terra contigua (1999) nato lungo la strada in Maremma dove ha una sua casa, passando attraverso il parco dell’Uccellina: una lezione appresa nell’ascolto fra civiltà e natura.
Affeminata (1976) nasce anche grazie a Giulia Niccolai, perché una donna non è una femmina: come segno di una rivolta contro la misoginia dominante. Tanto che ne Il rumore bianco (1982), per metafora scientifica, la sua poesia diventa quel luogo per capire e capirsi. Non è un caso che sia dedicato al proprio psicoanalista perché le contraddizioni si sono aperte e la psicoanalisi col femminismo si è intrecciata e rivisitata continuamente. D’altronde il femminismo coinciderà con la (sua) vita. Solo più tardi con Gli appunti di volo(1985) inizia l’uscita dal carattere di parte per una poesia di scavo sì, ma aperta a tutto, fino ad arrivare o a ritornare con Controcanto al chiuso a un’immersione nella corporeità, anche rispetto alla generabilità e a quello che la maternità implica per una donna, come una sorta di “spossessamento” estraniante di fronte al senso del limite.
La riflessione si volge così fino a oggi sul senso della vita, come Da mani mortali (2012) dove raccoglie il dono della natura ca(r)pendone il limite mortale.
In questo è non solo una poetessa per quell’impossibilità di definirsi solo tale perché la poesia viene e si genera quando vuole come la vita: una sorta di chiamata.
E per una donna è una condizione da cui partire e non semplice vanto da esaltare:

“Post coitum test/ Perfino un voto e intorno a me il vuoto/ ma nulla valse a scalfirlo/ quello splendido utero senza costrutto/ quel cavo oscuro imbuto che così/ strenuamente tenne testa/ al capitombolo innamorato del tuo codino/ pavoneggiante./ Eiaculato limpido, viscosità normale./ Soltanto la reazione si dimostrò alcalina/ ma la vitalità spenta in quell’ora dura/ risorse e ancora dura…/ E dire: sarebbe nato un così bel bambino./ E invece: nemmeno fosse un serpente/ da addomesticare/ un sibilo lungo di vento confuse nei mari mossi/ del grembo il tuo biondo vanto di generare” (in Viandanza).

Nel 1976 pubblica la prima importante antologia femminile, Donne in poesia9, con prefazione di Dacia Maraini. Le autrici antologizzate sono ventisei: alcune già note come Margherita Guidacci e Maria Luisa Spaziani, Amelia Rosselli, Anna Maria Ortese, mentre altre agli esordi, come Patrizia Cavalli e Vivian Lamarque. Significativa la frequentazione con la scuola romana di poeti che poi scuola non era e neanche romana considerando la maggioranza di poeti non romani ma fortemente acquisiti: come primo fra tutti Pier Paolo Pasolini da lei letto fin dal 1959 quando al Liceo le chiedono di parlare di Una vita violenta: quasi la sua prima conferenza. Ma poi Alberto Moravia, Amelia Rosselli, Dario Bellezza che recensì, nel 1977, oltre a Elio Pecora, la sua antologia Donne in poesia.
Il 31 maggio 2016 tiene alla Sapienza l’ultima lezione universitaria con una certa obliqua sua malinconia10.

  1. Il rumore bianco, prefazione di Antonio Porta, Feltrinelli, Milano 1982.  ^
  2. Quartetto per masse e voce sola, Donzelli Editore, Roma 2009, p.5.  ^
  3. Affeminata, nota critica di Antonio Porta, Geiger editore, Rivalba-Torino 1976.  ^
  4. La viandanza, 1995.  ^
  5. Quartetto per masse e voce sola, cit., p.6.  ^
  6. Ivi, p. 46.  ^
  7. p.12.  ^
  8. Quartetto per masse e voce sola, cit., p.13  ^
  9. Donne in poesia, antologia della poesia femminile in Italia dal dopoguerra a oggi, a cura di Biancamaria Frabotta con una nota critica di Dacia Maraini, Savelli, Roma 1976.  ^
  10. poesia.blog.rainews.it/2016/05/bianca-maria-frabotta-lultima-lezione/di Luigia Sorrentino.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Poesia
Affeminata, (nota critica di Antonio Porta), Geiger editore, Rivalba-Torino 1976

Il rumore bianco, Feltrinelli, Milano 1982

Appunti di volo e altre poesie, La Cometa, Roma 1985

Controcanto al chiuso, Rossi & Spera Editori, Roma 1991

La viandanza, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1995 (Premio Montale 1995)

High Tide, Dublin, Poetry Ireland LTD (versioni inglesi di poesie tratte da La viandanza)
Terra contigua, Empirìa, Roma 1999

La pianta del pane, Arnoldo Mondadori, Milano 2003

Gli eterni lavori, San Marco dei Giustiniani, Genova 2005

I nuovi climi, Stampa, Brunello 2007

Da mani mortali, Arnoldo Mondadori, Milano 2012

Narrativa
Velocità di fuga, Reverdito, Trento 1989 (Premio Tropea 1989)

Quartetto per masse e voce sola, Donzelli, Roma 2009

Teatro
Trittico dell'obbedienza, Sellerio, Palermo 1996

Arte
Controcanto al chiuso (monologo teatrale con due incisioni di Giulia Napoleone), Edizioni della Cometa, Roma 1994

Ne resta uno (sedici haiku con sei incisioni di Giulia Napoleone), Il Ponte, Firenze 1996

Sopravvivenza del bianco (cartella, con sei maniere nere di Giulia Napoleone), Scheiwiller, Milano 1997

Patrizia Caporossi

Scrittrice, storica e filosofa, qui la voce a lei dedicata.

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