Carlotta Ferrari

Lodi, 23 gennaio 1831 - Bologna, 1907
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Compositrice e poeta, Carlotta Ferrari nasce a Lodi il 23 gennaio 1831, dove trascorre infanzia e adolescenza; dopo aver vissuto a Milano e Torino con la sorella minore, nel 1875 si trasferisce con la madre a Bologna, e ivi morirà nel 1907.

Nel 1844 entra nel Reale Conservatorio di Milano, dove si distingue nel pianoforte, ma soprattutto nelle materie letterarie. Chiamata da Dall’Ongaro “la Saffo italiana” e da Rochefort la “Doppia stella di Lodi”, così viene descritta dal critico Bersezio nella «Gazzetta Musicale» di Milano del 2 agosto 1857:

Carattere principale della sua poesia e musica è la felicità dell’ispirazione, la scorrevolezza melodica […] italiana nel gusto, e donna essenzialmente, val quanto dire castigata e gentile, anche nella qualità dell’ingegno.

Il necrologio dedicatole da «Ars et Labor», la rivista edita da Ricordi, si conclude così: “Ebbe, ad onta di un talento non comune, vita quanto mai travagliata”. E infatti, nonostante il grande successo e i numerosi riconoscimenti, non ebbe una vita economica tranquilla e tanto meno agiata.

Come poeta Carlotta si cimenta nella lirica e nella melodrammatica, nel poema e nella cantica. Per i componimenti Dante, Lotario, Meditazione, In morte di Cavour fu lodata da Alessandro Manzoni, Aleardo Aleardi (poeta veronese), Carlo Tenca (letterato e patriota milanese), Felice Romani (poeta genovese, librettista e critico musicale). I suoi scritti del periodo 1857-1878 vennero raccolti e pubblicati in tre volumi nel 1879 e contengono sia rime – odi, sonetti, terzine, poemi e drammi lirici – che prose, tra cui un’autobiografia musicale. Come critica letteraria, Carlotta ottiene nel 1889 la presidenza del fiorentino Comitato femminile per il sesto centenario della scomparsa di Beatrice Portinari, in virtù dei suoi scritti su Dante, Beatrice e Gemma Donati.

In qualità di musicista compone due drammi lirici in quattro atti: Ugo, rappresentato per tre sere di fila al Teatro Santa Redegonda di Milano nel luglio 1857 con grande successo, e Sofia, messo in scena a Lodi nel 1866 e successivamente a Torino e Milano; entrambe le opere furono elogiate anche dalla stampa straniera, tanto che da Parigi arriva l’invito a musicare un Vaudville, invito che Carlotta rifiuta in quanto ritiene il genere immorale e incompatibile col suo stile. Sofia, però, pur ottenendo un grande successo di pubblico, fu stroncata dalla «Gazzetta musicale».

Ugo è una combinazione di amore idealizzato, sentimento religioso e spirito patriottico, come molte opere coeve (Verdi in primis), che vedono la luce in un periodo storico caratterizzato da moti rivoluzionari e guerre d’indipendenza e permeato di romanticismo.

Nel 1871 viene rappresentato a Cagliari il dramma lirico Eleonora d’Arborea; di tutte le sue opere Carlotta scrive anche i testi, circostanza definita straordinaria dalla coeva «Gazzetta musicale».

Prima compositrice professionista riconosciuta dell’Italia unita, Carlotta riceve la prima commissione pubblica dal municipio di Torino, che la incarica di comporre un Inno alla deputazione romana eseguito il 12 ottobre 1870; il governo, nella ricorrenza del decimo anniversario della nascita del Regno d’Italia, le commissiona un Requiem in commemorazione di Carlo Alberto1, che debutta sempre a Torino nel 1871. Queste opere, un Inno a Garibaldi e i numerosi versi patriottici le guadagnano un posto nel Dizionario del Risorgimento nazionale2.

I drammi lirici, però, scompaiono in breve tempo dalle scene, probabilmente per gli eccessivi costi di allestimento. Quando nel 1875 si trasferisce a Bologna, viene eletta socia onoraria dell’Accademia filarmonica.

Scrive anche sei romanze (che le valgono l’appellativo di “Bellini in gonnella”) su testi noti e alla moda come Rondinella Pellegrina di Tommaso Grossi e Povero fiore che non ha profumo di Leone Fortis, ma anche su testi propri come Sull’orma del mio gregge (che riprende l’antico tema popolare della pastora innocente) e Natura tace, tristissima canzone d’amore: “Del mondo vano ho il gaudio schivo, per te sol vivo mio dolce amor, ma sia l’arcano sepolto in cor”. Della poeta Adele Curti3 grande talento stroncato da una morte precoce all’apice del successo, mette in musica la poesia Son figliuola di una fata. Le romanze sono tutte in tonalità minore, quindi malinconiche; l’accompagnamento pianistico ricorda molto l’Agnus dei della Messe Solennelle di Rossini (la Pétite, composta nel 1863), opera estremamente ardita e innovativa, la più bella di tutta la musica sacra dell’Ottocento, che lasciò il segno su tutti i musicisti contemporanei, Carlotta compresa, e futuri.

Molto nota in vita e anche dopo la morte, oggetto di monografie e raccolte biografiche, viene celebrata dalla città di Lodi con un concerto il 27 maggio 2015, in cui viene eseguita la prima assoluta della sua Messa da requiem per soli, coro e orchestra.

La scrittrice lodigiana Elena Cazzulani (1920-2007), autrice tra l’altro delle pregevoli biografie di Cristina di Belgioioso e di Giuseppina Strepponi (soprano, seconda moglie di Giuseppe Verdi, anche lei lodigiana), le ha dedicato un importante lavoro, Carlotta Ferrari da Lodi. Poetessa e musicista4.

  1. Opera di solennità ottocentesca a volte caricata di un gusto romantico un po’ pesante.  ^
  2. Vallardi 1993.  ^
  3. Milano 1810-1845, in Dizionario biografico delle donne lombarde, a cura di Rachele Farina, Baldini e Castoldi 1985.  ^
  4. L’immagine, Lodi 1992.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Note femminili. Compositrici lombarde dal XVII al XIX secolo. Una storia della musica al femminile, a cura della Provincia di Milano, 2000, Libro più CD: direzione artistica: Massimo Gentili-Tedeschi

Sito www.mondorosashokking.com
Sito www.ilcorrieremusicale.it

Sandra D'Alessandro

Nata a Pesaro, sono milanese di adozione. Laureata in Filosofia, insegno e collaboro occasionalmente con case editrici e riviste culturali. Non avendo avuto figli, ho potuto dedicarmi a un sacco di cose belle e interessanti: musica (suono il piano e ho cantato in diverse corali), letteratura (di ogni luogo e tempo), lingua russa (ho tradotto dei racconti inediti di V. Garshin, grande scrittore russo della seconda metà dell'Ottocento, sconosciuto ai più), Tai Chi Chuan, attività politica, sindacale e volontariato.
Il sogno di tutta la mia vita: che nessuno debba soffrire fame e sete, e che i bambini e le donne di tutto il mondo abbiano stessi diritti e opportunità.

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