Caterina Percoto

San Lorenzo di Soleschiano, 12 febbraio 1812 - San Lorenzo di Soleschiano, 15 agosto 1887
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Unica figlia femmina del conte Antonio Percoto e della sua sposa Teresa Zaina, Caterina diviene una scrittrice e poeta italiana. Ma andiamo con ordine!

Caterina Percoto nasce il 12 febbraio del 1812 a San Lorenzo di Soleschiano, in provincia di Udine. Alla morte del suo amato padre, nel 1821, la famiglia si trasferisce a Udine e viene condotta nell’Educandato di Santa Chiara, oggi conosciuto con il nome di Educandato Uccellis, una scuola gestita da suore. In questo particolare periodo della sua vita, in Caterina nasce una forte avversione verso l’educazione monacale. Rimane a Santa Chiara per otto lunghi anni, fino ai 17 anni di età. Nel 1828 incontra il primo amore: un ragazzino di origini ebraiche. La relazione tra i due giovani viene subito troncata dalla madre e dalle suore a causa della religione del ragazzo. Finalmente nel 1829, per ragioni puramente economiche, Caterina lascia il convento. Tornata a casa, la giovane si dedica all’azienda di famiglia e all’educazione dei fratelli minori con la collaborazione di Don Pietro Comelli, sua guida spirituale e amico sincero. Tuttavia, Caterina continua a studiare da autodidatta, avvicinandosi alla lettura di classici italiani come Dante e Manzoni.

La giovane trascorre gran parte della propria esistenza in solitudine nella sua città natale, fino al trasferimento definitivo con sua madre nel 1836. La carriera letteraria dell’artista ha inizio nel 1839, quando Don Comelli invia segretamente alcuni suoi scritti, un commento alla traduzione di Andrea Maffei e alcuni brani della Messiade di Klopstock, alla «Favilla», un giornale culturale triestino. Nei brani Caterina critica la traduzione infedele della Messiade, giudicandola non degna di essere attribuita al poeta Maffei. Inizia così il suo rapporto con l’editore Francesco Dall’Ongaro, che diventerà anche il suo mentore. L’editore oltre a ringraziarla per i “suoi eruditi articoli di critica letteraria” le consiglia di dedicarsi anche a “qualche scritto da donna” e di “descrivere i mille aspetti della natura, i costumi, le tradizioni, le vicende, gli affetti di quei campagnoli”. Caterina accetta il consiglio e a partire dal 1844 comincia a pubblicare regolarmente alcune opere dal tema rustico. Pubblica il suo primo volume di narrativa nel 1845 intitolandolo: Lis Cidulis. Scene carniche. Il libro viene consigliato da Pacifico Valussi, che diventerà un grande amico di Caterina tanto da chiamarla amichevolmente “contessina contadina”. Da questo momento altri giornali la pubblicano come «Il Giornale di Trieste» e la «Giunta domenicale del Friuli».

Nell’agosto del 1847 pubblica anche per la milanese «Rivista europea» diretta da Carlo Tenca, una novella dal titolo L’album della suocera. Ma Caterina non vuole mettersi al centro della scena, desidera solo scrivere. Per questo collabora anche con riviste e periodici del Lombardo-Veneto e di Torino. A questo punto, Pacifico Valussi scrive cinque lettere intitolate La donna italiana, tra le colonne della «Ricamatrice» che la esortano pubblicamente ad occuparsi dell’educazione delle donne delle classi inferiori. Caterina accetta l’invito e comincia una corrispondenza di quattordici lettere pedagogiche intitolate Una pagina del giornale della zia – Corrispondenza di un’associata tra l’aprile e il luglio del 1858. Lettere in cui spiccano l’indottrinamento di Raffaello Lambruschini e le letture di Jean Jacques Rousseau.

Nei suoi racconti di impostazione didattico-pedagogica Caterina, con vivacità, mostra una sua idea completamente nuova sull’educazione delle donne, un nuovo registro di formazione che faccia loro acquisire un registro linguistico nazionale. Nel 1848, con la Prima Guerra d’Indipendenza, Caterina si ritrova testimone oculare dei Fatti di Jalmicco. La vicenda la sconvolge al punto tale da rendere i suoi scritti politicamente più impegnati: scrive La donna di Osoppo e La coltrice nuziale, opere che riscuotono grande successo tra i patriottici. Il 30 gennaio del 1859 la Percoto viene nominata socia corrispondente dell’Accademia di Udine e ne diventa socia onoraria il 5 aprile del 1878.

La scrittrice vive gli ultimi anni della sua vita in preda a precarie condizioni di salute accompagnati, tuttavia, a grandi successi. Nel 1866 viene insignita dell’Ordine del merito civile, un riconoscimento ottenuto per intercessione di Gino Capponi e Cesare Cantù. L’anno successivo incontra a Udine Giuseppe Garibaldi e a Firenze comincia a frequentare il salotto di Francesco Dall’Ongaro, riuscendo a incontrare politici e letterati dell’epoca. Nel 1868 rifiuta la nomina a direttrice dell’Educandato di Santa Chiara e nel 1871 accetta la nomina del ministro Cesare Correnti a ispettrice degli istituti femminili nelle province venete. Una vita piena che si spegne il 15 agosto del 1887. Caterina Percoto muore a San Lorenzo di Soleschiano, viene sepolta a Udine, accanto alla tomba del poeta Pietro Zorutti.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Ines Cesarano, Cenni sulla vita e sulle opere di Caterina Percoto, 2 febbraio 1888

Parole lette alle alunne dell'Istituto Barbieri in occasione della distribuzione dei premi, 19 maggio 1895, Padova

Tommaso Scappaticci, La contessa e i contadini. Studio su Caterina Percoto, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1997

Caterina Percoto e l'Ottocento, Udine, Biblioteca civica «V. Joppi», 2008

Adriana Chemello, Caterina Percoto e l'educazione della donna, in AA. VV., Donne al lavoro, ieri, oggi, domani, Padova, Il Poligrafo, 2009

Antonella Iacobbe, Le voci di una donna - scrittrice. Caterina Percoto e il mondo contadino, Trento, UNI Service, 2009

Giusy Marzocca

Classe 1989, nata e cresciuta in Puglia, lavora come educatrice e presta servizio presso alcuni enti di volontariato. Dottoranda in Lettere e Filosofia, scrive per alcuni blog in cui si occupa di cultura generale, arte e letteratura.

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