Elisa Maria Boglino

Copenhagen, 1905 - Campagnano 1945
Download PDF

“[…] Elisa Boglino è una donna ma possiede la spiritualità di un uomo. Addirittura mascoline sono le visioni che si concretizzano fortemente nelle sue pitture […].”1

“[…] Ella dipinge con una forza di rappresentazione, con una energia di segno, con una pienezza di colore che davvero non parrebbero femminili […].”2

La critica, spesso per esprimere apprezzamento nei riguardi della produzione artistica femminile, utilizzava gli aggettivi “virile”, mascolina o l’espressione “spiritualità maschile”. Rifletteva la netta separazione tra i due generi femminile e maschile, incrementata dall’ideologia fascista durante il Ventennio.

La pittura e la scultura erano considerate pratiche maschili; le artiste affollavano manifestazioni riservate all’arte “femminile” organizzate dall’associazione, controllata dal regime, A.N.F.D.A.L.3. Poche artiste riuscivano ad aggiudicarsi premi importanti nelle principali manifestazioni del sistema espositivo nazionale, dominato dalla produzione artistica maschile.

Elena Maria Boglino, poi caduta nell’oblio, è stata una delle artiste che riuscì ad affermarsi e a riscuotere un certo consenso in un panorama artistico prettamente maschile. Alcune sue opere come Soccorso e Alienate del 1932, denotano come il suo espressionismo accentuasse gli elementi espressivi e la drammaticità delle situazioni; si contrapponeva alla ricercata “pacificazione” legata ai canoni imposti da quella che voleva essere l’arte di Stato4. Questa tendenza comportò la rappresentazione di un’umanità sofferente, la prevalenza del brutto, la linea rapida, densa e corposa, l’angosciosa deformazione della figura umana, colori cupi e freddi.

Nacque il 7 maggio del 1905 a Copenhagen5. Studiò presso l’Accademia Reale danese. Le sue prime esposizioni risalgono al 1925, 1927 e 1929 a Charlottenburg. Alla fine degli anni Venti si trasferisce a Palermo dove viene in contatto con l’ambiente culturale che ruotava intorno a Pippo Rizzo, segretario regionale del Sindacato di Belle Arti e direttore dell’Accademia di Belle Arti, il quale rappresentò nella sua carriera uno stimolo e un incoraggiamento.

La pittrice nel 1930 partecipò alla Biennale di Venezia con il dipinto Madre e Figlia. In base ad alcune testimonianze, tra cui quella fornita dall’amica, la pittrice Pasqualina Noto, durante gli anni Trenta sembra che l’artista si fosse trasferita a Roma, dove resterà fino alla sua morte6. All’inizio era una disegnatrice “dalle linee nette di orientamento espressionista ricco di motivi e di rigore apparentemente poco femminile”7. La sua produzione iniziale suggerisce una significativa influenza di Munch. Il suo “figurare espressionista” in Sicilia conobbe una progressiva evoluzione verso una maggiore armoniosità.

Il critico Sciortino la descrive:

[…] Nel 1927 a Palermo era anche allora una figurina alta, esile, bionda; anche allora dipingeva e disegnava con caratteristiche ancora direttamente riferibili all’arte della media Europa, ma con un rigore e una virilità che erano il suo dono migliore e che la fecero di primo acchito distinguere […].8

Il 1932 fu un anno importante per Boglino: raggiunse una considerevole notorietà e riuscì a imporsi nello scenario artistico del tempo, attraverso due mostre importanti presso la Galleria d’arte di Roma e la Galleria del Milione di Milano. Sulla stampa venne sottolineato il suo energico segno, la pienezza di colore ritenuti singolari per una pittrice9. L’opera Alienate venne indicata dalla critica come quella maggiormente esplicativa della sua ricerca artistica.

A partire dalla metà degli anni Trenta il suo nome scomparve dai cataloghi delle diverse mostre. Non ci sono notizie certe in merito a questo volontario esilio, si riscontra che dal 1934 fino agli anni Sessanta circa, Boglino non produsse più opere destinate alle esposizioni. Il suo riscoperto interesse per il tema del Sacro in seguito la portò a partecipare a varie mostre dedicate al tema. Nel 1960 espose alla Mostra di Arte Sacra Agostiniana di Roma; tra il 1963 e il 1970: al Premio di Roma; alle mostre degli artisti Romani a Taranto; alle esposizioni di Arte sacra a Grosseto e a Viterbo; alla mostra delle Cinque Pittrici a Napoli; nel 1979 a Copenaghen la sua ultima esposizione personale presso la galleria Hägen-Müller.

Si spense il 6 luglio del 2002 a Campagnano, vicino Roma10.

La sua pittura drammatica e ricca di colore ispirò altre artiste le quali svilupparono, secondo declinazioni personali, la linea descrittiva dell’espressionismo nordico da lei proposto. Le seguenti parole di Pasqualina Noto, pittrice e grande amica di Elena Maria, racchiudono quella che era la condizione delle artiste durante il Ventennio:

[…] per una donna era quasi impossibile venir presa sul serio: una prevenzione razziale relegava la femmina al ruolo dei dilettanti […]. Riuscire a raggiungere una certa considerazione, circoscritta nei limiti della compiacenza maschile, poteva essere relativamente facile agli inizi, ma superare la barriera che ad un certo momento si frapponeva fra la donna ed il conseguimento dei più alti riconoscimenti era praticamente impossibile.

  1. A. Agueci, Cronache palermitane: La Terza Esposizione del Sindacato Regionale Fascista Belle Arti di Sicilia, in Emporium VOL. LXXXV, n. 448, 1932, p. 235.  ^
  2. Loa Sera, Mostra d’arte di Milano. Elisa Maria Boglino, 23 aprile, 1932.  ^
  3. Associazione Fascista Donne Artiste e Laureate  ^
  4. E. Crispolti, A.M.Ruta, Ida Nasini Campanella. Opere dal 1920 al 1972, Edizioni Polistampa, Firenze, 2002, pp. 13-24.  ^
  5. Dati ricavati dalla “ Scheda informativa” dell’Archivio Storico d’arte contemporanea di Venezia, 1930.  ^
  6. S. Troisi ( a cura), Arte in Sicilia negli anni Trenta, Electa Napoli, 1996, p. 149.  ^
  7. G. Sciortino, Elisa Maria Boglino: artista nordica nel sole del sud. Fogli d’un taccuino, in «Fiera Letteraria», Roma, 21 gennaio, 1962.  ^
  8. G. Sciortino, Elisa Boglino, Venti anni dopo, in «Fiera Letteraria», Roma, 21 marzo 1954.  ^
  9. Mostra d’arte di Milano di Elisa Maria Boglino, in La Sera, 23 aprile, 1932.  ^
  10. Anna Maria Ruta, Artedonna. Cento anni di arte femminile in Sicilia 1850-1950, edizioni/passaggio, pp. 163-182.  ^

Irene Manente

Vive a Venezia e insegna nella scuola primaria. È laureata in storia contemporanea con indirizzo artistico; da alcuni anni ricerca e si interessa alla questione di genere nell'ambito della storia dell'arte.

Leggi tutte le voci scritte da Irene Manente