Elisabetta Conci

Trento 1895 - Mollaro 1965
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Costituente e quattro volte deputata per la Democrazia Cristiana, Elisabetta Conci (detta Elsa) nacque a Trento il 23 marzo 1895 – primogenita di cinque sorelle – da Maria Sandri, insegnante di pianoforte, ed Enrico Conci, avvocato e notaio, eletto nel 1886 alla Dieta di Innsbruck. Nel 1897 il padre venne eletto anche alla camera di Vienna, dove si batté per l’autonomia del Trentino; internato a Linz, per il suo manifesto patriottismo, dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al maggio 1917, alla fine del conflitto fu nominato commissario per l’amministrazione della nuova provincia italiana e nel 1920 fu eletto senatore del regno per il Partito popolare, ruolo che mantenne anche nel secondo dopoguerra, con la Dc, fino al 1953.

L’educazione fortemente religiosa ricevuta dalla famiglia segnò in maniera profonda la vita di Elsa. Studentessa esemplare, dopo aver frequentato il liceo privato femminile delle Orsoline a Innsbruck – contemporaneamente si era diplomata anche al Conservatorio in pianoforte, seguendo le orme della madre – raggiunse la sua famiglia confinata a Linz e, in seguito al reperimento di materiali di propaganda nel loro appartamento, contro di lei e la sorella Amelia venne avviato un processo per irredentismo, che però non arrivò alla sentenza per la sopravvenuta amnistia, alla morte dell’imperatore Francesco Giuseppe nel 1916.

Frequentò la Facoltà di Filosofia per tre anni presso l’Università di Vienna e, finita la guerra, all’Università di Roma dove si laureò con lode il 2 dicembre 1920: un saggio tratto dalla sua tesi sarà poi pubblicato sulla rivista «Studium». Durante gli anni universitari Elsa partecipò anche attivamente alla Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) e diventò in seguito presidente della sezione romana.

Nel 1923 vinse la cattedra di lingua tedesca al liceo di Pavia, che però rifiutò poiché non intendeva allontanarsi dall’ambiente trentino dove aveva già iniziato un’intensa opera di organizzazione della gioventù femminile e accettò invece l’insegnamento della lingua tedesca presso un istituto tecnico di Trento, dove rimase per quindici anni, durante i quali fu molto attiva anche in campo assistenziale, dando vita a un doposcuola privato e gratuito per i bambini che ne avevano bisogno.

Iscritta nel 1933 al Fascio femminile di Trento, fu però sempre molto critica verso il governo fascista – come si evince anche da quanto scriveva in un quaderno manoscritto intitolato Cronache 1938-1940 – in particolare per le leggi razziali nel 19381 e poi per l’entrata in guerra dell’Italia.

Alla fine della guerra – durante la quale si dedicò a un’ampia attività assistenziale e contribuì al processo di costruzione della Democrazia Cristiana – partecipò al primo Comitato provinciale provvisorio della DC trentina e al Congresso provinciale del partito, sottolineando che quella era la prima assemblea politica dove si potesse ascoltare anche la voce delle donne. L’intervento che svolse in quell’occasione aveva al centro uno dei suoi temi ricorrenti, quello della critica all’immoralità, identificata in questo caso nei balli pubblici – che ebbero una grande diffusione nel clima entusiastico del dopoguerra – in cui lei vedeva un oltraggio alle miserie del paese e alle persone maggiormente colpite dalla tragedia bellica.

Candidata alla Costituente, svolse la campagna elettorale senza riserve di energie e fu eletta, posizionandosi al secondo posto dopo De Gasperi. Vi fu allora, tra le amiche, una gara di affettuosa generosità per rinnovarle il guardaroba, in modo che a Roma non apparisse troppo sciatta e provinciale. Nell’ambito dell’attività in Assemblea, in quanto membro del “Comitato dei 18” – che aveva il compito di coordinare e armonizzare il lavoro prodotto dalle tre Sottocommissioni – si trovò ad affrontare il nodo degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale in relazione al testo Costituzionale e intervenne in particolare nella discussione sul disegno di legge relativo allo statuto speciale per il Trentino e l’Alto Adige, dimostrandosi disponibile alle rivendicazioni di autonomia degli altoatesini di lingua tedesca, tanto che questi la considerarono la loro unica intermediatrice alla Costituente. Nel frattempo, venne anche eletta nel 1947 vice delegata nazionale del Movimento femminile democristiano – insieme ad Angela Gotelli e sotto la direzione di Maria De Unterrichter – carica che ricoprì fino al 1952.

Deputata nelle liste democristiane per ben quattro legislature, divenne dal 1952, segretaria del gruppo Dc alla Camera; fece parte di numerose Commissioni e fu cofirmataria di numerose proposte di legge, tra cui quelle relative all’adozione di minori in stato di abbandono, alla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri e per l’ordinamento della professione e istituzione dell’albo degli assistenti sociali2. Propugnatrice dell’ideale europeistico, fu anche membro della delegazione italiana al Parlamento europeo e tra le fondatrici dell’Unione femminile europea di cui divenne presidente (1959-1963).

Il suo impegno politico proseguì finché lo stato di salute glielo consentì; si presentò in Parlamento l’ultima volta il 4 maggio 1965, ritirandosi poi nella sua casa di Mollaro in Valle di Non, dove si spense il 1° novembre dello stesso anno.

Conci venne commemorata nella seduta della Camera dei deputati del 18 novembre 1965 con i discorsi del presidente del Parlamento Bucciarelli Ducci e, a nome del Governo, del presidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro, che sottolineò l’amicizia “profonda e devota” che lo legava a lei e ne ricordò “l’assoluta costante fedeltà agli ideali cristiani e democratici, la purezza della vita, il personale distacco, la generosità, il senso del dovere, la cordialità dei rapporti e l’amichevole comprensione per tutti”, concludendo che ad Elisabetta Conci molto doveva il mondo femminile italiano perché

tanta parte della sua battaglia politica fu combattuta nel Parlamento e nel paese per l’emancipazione della donna e la sua partecipazione attiva alla vita sociale e democratica in Italia.

  1. “2 settembre 1938. Tutti gli ebrei immigrati in Italia – anche quelli cui è stata concessa la cittadinanza italiana!! – devono lasciare il nostro paese entro sei mesi. È inumano, ingiusto, davvero degno della nostra tanto vantata civiltà!”  ^
  2. Ricordiamo che Elsa Conci aveva promosso la costituzione a Trento della Scuola Superiore di servizio sociale.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Maria Teresa Morelli, Elisabetta Conci, in http://www.fondazionenildeiotti.it

Patrizia Gabrielli, Elisabetta Conci detta Elsa: la pasionaria bianca, in Eadem, Il primo voto. Elettrici ed elette, Roma, Castelvecchi 2016

Sergio Benvenuto e Andreina Mascagni, Fondo Enrico ed Elsa Conci (1885-1990), in “Archivio trentino” n. 2, 1999

Graziella Gaballo

Già insegnante di materie letterarie, si occupa da tempo di storia delle donne: le sue ultime ricerche hanno riguardato il movimento femminista degli anni Settanta a Genova; la storia dell’Unione Femminile; l’impegno delle mazziniane per l’emancipazione delle donne. È redattrice di “Quaderno di storia contemporanea” e socia della Società italiana delle Storiche (Sis) e della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea (Sissco). Ultimamente sta imparando a fare la nonna, e le piace molto.

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