Elizabeth Mackintosh (Josephine Tey)

Inverness 1896 - Londra 1952
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Elizabeth Mackintosh nasce a Inverness, in Scozia, il 25 luglio 1896. Il padre è un venditore di frutta e verdura, la madre un’insegnante. Elizabeth, è la più grande di tre sorelle.

Appassionata di ginnastica, dopo gli studi presso la Inverness Royal Academy, frequenta la Anstey Physical Training College di Erdington (Birmingham) dove si diploma in educazione fisica nel 1917. Lavora come insegnante di ginnastica in diverse scuole, sia in Inghilterra che in Scozia, e durante la Prima guerra mondiale s’impegna come infermiera volontaria.

Elizabeth diverrà una famosa scrittrice, conosciuta per aver scritto romanzi gialli a firma Josephine Tey. Pseudonimo  che unisce il nome della madre con il cognome del nonno.

Scriverà anche altri libri, non gialli, con un diverso pseudonimo, Gordon Daviot. Questo secondo pseudonimo ha un’origine parzialmente ignota, il nome Gordon non si sa a cosa s’ispiri, mentre il cognome Daviot fa riferimento a un paese a circa 8 km da Inverness, dove la famiglia di Elizabeth andava in vacanza.

Dopo aver lavorato come insegnante in diverse città, nel 1923 ritorna a Inverness per assistere la madre malata, che morirà lo stesso anno. Decide allora di restare  e prendersi cura del padre. Ed è proprio in questo periodo che inizia a scrivere.

“Scrivere è sempre stato il suo più grande divertimento” dirà il suo agente.

Nel 1925, con lo pseudonimo Gordon Daviot, escono alcuni racconti su «The Westminster Gazette», «The Westminster Review», «The Glasgow Herald», e su «Litery Review». E nel 1929 scrive il libro Kif che narra gli effetti della Prima guerra mondiale sulla vita di un ragazzino, libro che ebbe un buon riscontro tra i lettori.

Nello stesso anno scrive il primo libro giallo con lo pseudonimo di Josephine Tey, L’uomo in coda. In questo libro, a cui viene conferito il Durton Mystery Prize, compare per la prima volta l’ispettore Alan Grant, di Scotland Yard. Seguiranno altri cinque libri dove Grant è protagonista. Tra questi, La strana scomparsa di Leslie (1950), e Sabbie canore (1952), omaggio alla Scozia e alle sue tradizioni religiose. Nel libro La figlia del tempo (1951) l’ispettore Grant, costretto a letto in ospedale, legge Riccardo III e pensa di investigare per scoprire se davvero il re fece assassinare i suoi due nipoti. Così facendo, Grant indaga e porta a galla la verità. Perché, come dice un proverbio inglese, “la verità è figlia del tempo”. E solo il tempo mette ogni cosa al suo posto.

Nel 1990 La figlia del tempo è stato definito dalla Crime Writers’ Association il miglior romanzo giallo mai scritto ed è stato nei primi posti in classifica della Mistery Writers of America.  Viene anche citato da Winston Churchill nel libro Storia dei popoli di lingua inglese.

Nel 2012 Peter Hitchens dirà: “La figlia del tempo è uno dei libri più importanti mai scritti.”

A causa del carattere riservato di Elizabeth Mackintosh, non è facile recuperare elementi biografici nei suoi libri. Però qualcosa si può scovare. Per esempio, nei suoi testi si trovano riferimenti a due attività che le piacevano molto: la pesca e le corse dei cavalli.

Elizabeth prenderà spunto proprio da un uomo che all’epoca correva con i cavalli per delineare il personaggio di Brat Farrar (Il ritorno dell’erede, 1949).

Un altro aspetto biografico si può trarre dal libro È caduta una stella (1936) dove la protagonista lascia un’eredità al National Trust for England, lo stesso istituto a cui Elizabeth lascerà più tardi i suoi beni. Anche un incidente avuto in palestra, a Obam, nella scuola dove insegnava, sarà usato da Elizabeth in un suo libro per descrivere un omicidio.

I suoi romanzi sono scritti con uno stile semplice e moderno, a tratti ironico. E i personaggi femminili sono donne forti e libere come lei.

Elizabeth scrive anche opere teatrali.

Nel 1932, sotto lo pseudonimo di Gordon Daviot, esce Riccardo di Bordeaux, un’opera prodotta dall’Arts Theatre. È proprio quest’opera a rendere celebre l’attore John Gielgud che diverrà suo amico e con il quale Elizabeth realizzerà altre opere teatrali.

“Era orgogliosa senza essere arrogante, era ostinata, sebbene non presuntuosa” scriverà Gielgud di lei nel 1953.

Grazie al successo avuto, Elizabeth vive a Londra per un anno presso il Cowdray Club, al 20 di Cavendish Square, un club femminile di cui faceva parte.

D’un tratto arriva il cinema, ed Elizabeth se ne innamora.

Nel 1937 dal suo libro È caduta una stella, Hitchcock  trae un film: Giovane e innocente. Negli anni dopo la sua morte, alcune sue storie arriveranno sullo schermo, come Il livido sulla spalla (1948), ispirato a una vicenda del diciottesimo secolo, e Sabbie canore (1952) adattato per la televisione nella serie Detective, nel 1969, con John Carson nel ruolo di Grant. E anche il personaggio di Brat Farrar è stato riadattato negli anni Ottanta per una serie televisiva.

È del 1931 il romanzo The expensive halo, 1937 pubblica Claverhouse, in cui riabilita la figura di John Graham, primo visconte Dundee, nel 1947 Miss Pym e nel 1952 The privateer, sulla vita del corsaro Henry Morgan.

Jennifer Morag Henderson ha pubblicato nel 2015 la sua biografia Josephine Tey: a life, nella quale sono riportati anche manoscritti inediti e lettere private. La prefazione è curata da Val McDermid, che descrive Elizabeth come l’autrice che ha spianato la strada a scrittori come Patricia Highsmith e Ruth Rendell. Molti altri scrittori come Ian Rankin, Sarah Waters e Stephen King si sono ispirati a lei.

A causa della sua riservatezza, quando scopre di essere ammalata di tumore al fegato, non si confida con nessuno. Si trasferisce a Londra, al 20 di Cavendish Square, dove alloggiava quando si recava in città e muore poco dopo: il 13 febbraio 1952.

Le  sue ceneri vengono sparse a Daviot da sua sorella Moire.

A noi non resta che aprire uno qualsiasi dei suoi romanzi e lasciarci catturare dalla sua scrittura. Un libro dopo l’altro, con la voglia di non finire mai. Perché, come dice P. D. James, “i lettori italiani proveranno lo stesso piacere che provo io ogni volta che rileggo un romanzo di Josephine Tey.”

 

 

 

 

Pozzo-Martini

PAOLA POZZO Ottenuto il diploma presso lo Ied, illustra libri per ragazzi in Italia e all'estero, ed. San Paolo e Grimm Press di Tawian; lavora nella moda per Giorgio Kauten; disegna biglietti augurali e carte regalo per La Carterie di Panini e Auguri Mondadori. Illustra poesie per B. Mondadori Scolastica.
Per le ed. San Paolo pubblica un libro per ragazzi sulla pace.
Giornalista pubblicista, scrive recensioni presso una rivista. Vince vari concorsi letterari di narrativa breve, tra cui GialloMilanese e Keltia edizioni.
Pubblica racconti su tre antologie di genere Steampunk.
Vive a Milano.

BARBARA MARTINI Ha scritto per la scolastica racconti e filastrocche sulle guide agli insegnanti per TreSei I Saperi edizioni; scrive anche racconti per ragazzi sui giornalini Arcobaleno e GBaby (ed. San Paolo). Vince diversi concorsi letterari di narrativa breve tra cui GialloMilanese e Keltia edizioni.
Pubblica racconti su tre antologie di genere Steampunk.
Vive a Milano.

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